<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040</id><updated>2012-02-16T04:58:36.788-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina sui personaggi biblici</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>33</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-8757443649762618344</id><published>2011-05-21T02:00:00.000-07:00</published><updated>2011-05-21T02:01:03.224-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;ESTER&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Spirito di verità, inviatoci da Gesù per guidarci alla verità tutta intera, apri la nostra mente all’intelligenza delle Scritture. Fa’ che possiamo leggere la tua Parola liberi dai pregiudizi, perché possiamo meditare il tuo annuncio nella sua integrità e non selettivamente. Fa’ che impariamo ad ascoltare con cuore buono e perfetto la Parola che Dio ci rivolge nella vita e nella Scrittura, per custodirla e produrre frutto con la nostra perseveranza nella vita di ogni giorno con i tuoi stessi sentimenti e la tua stessa misericordia. Tu che vivi con il Padre e ci doni l’Amore, amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Est 3,8-9; 4,13-17a)&lt;br /&gt;3, [8] Amàn disse al re Assuero: "Vi è un popolo segregato e anche disseminato fra i popoli di tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo e che non osserva le leggi del re; non conviene quindi che il re lo tolleri. [9] Se così piace al re, si ordini che esso sia distrutto; io farò passare diecimila talenti d'argento in mano agli amministratori del re, perché siano versati nel tesoro reale".&lt;br /&gt;4, [13] Mardocheo fece dare questa risposta a Ester: "Non pensare di salvare solo te stessa fra tutti i Giudei, per il fatto che ti trovi nella reggia. [14] Perché se tu in questo momento taci, aiuto e liberazione sorgeranno per i Giudei da un altro luogo; ma tu perirai insieme con la casa di tuo padre. Chi sa che tu non sia stata elevata a regina proprio in previsione d'una circostanza come questa?". [15] Allora Ester fece rispondere a Mardocheo: [16] "Và, raduna tutti i Giudei che si trovano a Susa: digiunate per me, state senza mangiare e senza bere per tre giorni, notte e giorno; anch'io con le ancelle digiunerò nello stesso modo; dopo entrerò dal re, sebbene ciò sia contro la legge e, se dovrò perire, perirò!". [17] Mardocheo se ne andò e fece quanto Ester gli aveva ordinato. [17a]Poi pregò il Signore, ricordando tutte le sue gesta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sfondo storico dello scritto biblico è fittizio: ci riporta all’epoca del re Assuero, il persiano Serse I, morto nel 465 a.C. In realtà, il libro di Ester riflette un periodo più recente di persecuzioni antisemite, quello siro-ellenistico del II secolo a.C. che vide la rivolta dei Maccabei.&lt;br /&gt;Ester, chiamata anche Hadassah (Est 2,7) che in ebraico significa “mirto”, è una delle donne più conosciute e ricordate in Israele, anche perché in suo ricordo ogni anno viene celebrata la festa dei Purìm (= sorti).&lt;br /&gt;La sua vita è descritta nell’omonimo libro ove il nome di Dio, nella versione ebraica, rimane celato, nascosto.&lt;br /&gt;Sembra strano ma Dio più si limita, meno interviene, più è necessaria l'assunzione da parte di ciascuno della sua specifica identità umana. Dio, di fronte all'uomo, non può fare altro - come suggerisce un grande mistico del 1500, Itschaq Luria - che contrarsi, nascondersi in se stesso, fingere di essere nulla: solo così può lasciare uno spazio di autonomia e di responsabilità all'uomo.&lt;br /&gt;Nel libro, infatti, appare una salvezza conseguita attraverso l’abilità di Mardocheo e il fascino di Ester, quindi elementi umani e non mediante intervento divino, anche se si afferma chiaramente che Egli guida le vicende umane e si prende cura del suo popolo.&lt;br /&gt;Ester, «donna di presenza bellissima e di aspetto affascinante» (2,7), vive col cugino Mardocheo che l’ha adottata durante il terrore di una strage di ebrei ordinata da un editto reale, voluto dal primo ministro Aman, fieramente avverso a Israele.&lt;br /&gt;Insieme a questa donna, il cui nome nella tradizione rabbinica significa “la nascosta” mentre in persiano “stareh”, “stella”; la forma originaria è rappresentata dal nome della dea babilonese Ishtar appaiono altre due persone contrapposte: Mardocheo e Aman.&lt;br /&gt;Mardocheo rappresenta quel “resto” (Cfr. Is 10,20ss) che Dio si riserva in ogni generazione per far conoscere il suo nome alle nazioni affinché queste si incontrino con l’Autore della vita.&lt;br /&gt;Aman, invece, è il simbolo del nemico, di Satana, che costantemente insidia e vuole distruggere gli eletti di Dio perché non ci sia salvezza per l’umanità e questi resti «nelle tenebre e nell’ombra di morte» (Lc 1,79).&lt;br /&gt;Ma guardiamo a questa lectio come una parabola che Dio stesso vuole offrirci, per farci comprendere cosa vuole dalla nostra vita. A ciascuno di noi “scoprire il cuore di Dio nelle parole di Dio, perché possa con ardore anelare alle realtà eterne” (San Gregorio Magno).&lt;br /&gt;Il versetto che a mio avviso fa da chiave per noi è il 4,14: «Chi sa che tu non sia stata elevata a regina proprio in previsione d'una circostanza come questa?».Ester è chiamata attraverso la storia al discernimento. Infatti, “La Scrittura è la storia di quel giudizio-discernimento che il Dio vivente compie nella trama dell’esistenza d’Israele e della Chiesa, e in secondo luogo, del discernimento che l’uomo, chiamato nella comunità dei redenti, deve operare per entrare nel piano di Dio” (J. Guillet). Ester è cosciente che «Il Signore Dio la prese e la pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse» (Gen 2,15).&lt;br /&gt;Ester è chiamata a non fuggire dalla sua realtà e dalla propria identità (Cfr. Gio 1,3), neanche quando ci si avvicina al potere che apparentemente tutto risolve: arriva comunque un momento in cui deve rispondere ad una sollecitazione esterna, spesso urgente, se non ad una spinta interna. E questa pressione, nel caso della nostra storia in forma molto evidente, è stretta conseguenza della assenza di Dio (Cfr. 1Re 17).&lt;br /&gt;In questo versetto vi è la chiamata in un pieno silenzio per fermarsi ed ascoltare l’ascolto di Dio, perché Dio è colui che sempre ripete: «Ho osservato la miseria del mio popolo … ho udito il suo grido» (Es 3,7).&lt;br /&gt;È in quest’ascolto che Ester diviene nella sua piccolezza e nel suo nascondimento dono per l’altro, dono per il suo popolo come difesa dal nemico perché sa che «Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita» (Sal 16,5). Sa che non è il potere, le cose della terra che deve possedere, ma le cose di Dio vera ricchezza da trasmettere e da cui tutto il resto deriva (Cfr Est 4,16).&lt;br /&gt;Ester, dopo aver ascoltato, è chiamata - nonostante il suo fascino - a trasformazione e questo lo vuole fare attraverso la preghiera meno pagana e più confidente (Cfr. Mt 6,7-8) realizzando quanto scrive l’Autore della Lettera agli Ebrei: «Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime… e fu esaudito per la sua pietà» (Eb 5,7).&lt;br /&gt;In questa preghiera Ester si confonde con il suo popolo e passa dal singolare al plurale perché la sua voce si trasforma in quella del suo popolo oppresso (Cfr. Es 34,9; Dt 9,26).&lt;br /&gt;Alla base di questa invocazione c'è la certezza dell'invincibilità dell'amore divino il quale interverrà operando un vero e proprio ribaltamento (Cfr. Dn 10,10-12), come quello annunziato dai profeti per il “giorno del Signore”: l'empio che si era esaltato sarà umiliato, il perseguitato sarà intronizzato e glorificato, alla morte subentra la vita, allo sterminio la salvezza (Cfr. Is 2,9; 5,15; Lc 14,11; 18,14).&lt;br /&gt;C’è un percorso umano dove tutti siamo chiamati a preoccuparcene. Questo percorso è l’amore che ci conduce a farci carico dell’altro in ogni sua necessità, ad essere «Partecipi delle gioie e dei dolori degli altri» (1Pt 3,8), a «Portare i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo» (Gal 6,2). Questo percorso è un insegnamento di Dio che a sua volta insegna ad ascoltare per servire.&lt;br /&gt;Quest’insegnamento di Dio passa da una preghiera sofferente, dove vi è la creatività di affidarsi al braccio di Dio, al suo atto creativo. La sua preghiera è un «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori» (1Pt 3,15).&lt;br /&gt;Ester, in quest’atto creativo, ha trovato la parola di Dio per sé e per il suo popolo ed incarna l’intervento di Dio operando sull’uomo nella sua stessa storia: rabbia, pianto, paura, desiderio, attesa, speranza. Incarnare l’intervento di Dio è capire che il piano di Dio non è un destino ma una vocazione e di conseguenza farLo zampillare nella vita di tutti i giorni, «Perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi» (2Cor 4,7). È narrare ciò che il Signore ha fatto per chi crede in Lui (Cfr. Sal 66).&lt;br /&gt;Ester è simile a un fiume d’acqua fresca che tutto feconda, fa fiorire e verdeggiare. «Mardocheo disse: tutte queste cose sono accadute per opera di Dio. Mi ricordo di un sogno: c’era una piccola sorgente che si trasformava in fiume; spuntava una luce, brillava il sole e l’acqua era abbondante. Questo fiume è Ester...! Attraverso lei il Signore ha salvato il suo popolo, ci ha liberati da tutti i mali e ha operato segni e prodigi grandiosi» (dal capitolo 10 del testo greco).&lt;br /&gt;In questa vicenda Ester rivive quanto la Parola di Dio è stata nella sua storia e nella storia del suo popolo accogliendone il monito: «Siate forti nell'osservare ed eseguire quanto è scritto nel libro della legge di Mosè, senza deviare né a destra, né a sinistra, senza mischiarvi con queste nazioni che rimangono fra di voi; non pronunciate neppure il nome dei loro dèi, non ne fate uso nei giuramenti; non li servite e non vi prostrate davanti a loro: ma restate fedeli al Signore vostro Dio, come avete fatto fino ad oggi» (Gs 23,6-8). Infatti, ogni nostra azione, davanti a Dio, supera il tempo e si radica nel cuore dell’eternità e lì parla per noi! (Cfr. Mt 25,31-46).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Hai provato a leggere gli stessi fatti secondo un progetto di cui non riesci forse a capire la trama? Prova a vedere qualche fatto della vita passata che ti ha fatto soffrire e che oggi leggi con occhi diversi.&lt;br /&gt;2. Il dono di Dio ci colma di gioia, ma potrebbe anche sovraccaricarci di responsabilità. Quale fedeltà vivo nel mio cammino di fede? (puoi aiutarti, se vuoi, con il Vangelo secondo Matteo 25,14-30).&lt;br /&gt;3. Quale discernimento nella vita di ogni giorno per amare quanti il Signore fa passare dalla mia vita, “portando i pesi gli uni degli altri”?&lt;br /&gt;4. Con che spirito occupi il tuo posto nella vita? Con gioia, con rassegnazione, con invidia, con frustrazione, con spirito di servizio, in un dialogo d’amore con Dio?&lt;br /&gt;5. Quale “parola ben misurata” (Est 4,17s), cioè “parole opportune ed adeguate”, usiamo nel testimoniare la nostra fede?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;A tutti i cercatori del tuo volto mostrati, Signore; a tutti i pellegrini dell'assoluto, vieni incontro, Signore; con quanti si mettono in cammino&lt;br /&gt;e non sanno dove andare cammina, Signore; affiancati e cammina con tutti i disperati sulle strade di Emmaus; e non offenderti se essi non sanno che sei tu ad andare con loro, tu che li rendi inquieti e incendi i loro cuori; non sanno che ti portano dentro: con loro fermati poiché si fa sera e la notte è buia e lunga, Signore (David M. Turoldo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Agire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Trovare momenti di sosta e di riflessione, per rispondere sempre meglio all’opera della redenzione con l’osservanza del comandamento dell’amore. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-8757443649762618344?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/8757443649762618344/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/ester-invocare-spirito-di-verita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/8757443649762618344'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/8757443649762618344'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/ester-invocare-spirito-di-verita.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-7985065226306767312</id><published>2011-05-21T01:58:00.000-07:00</published><updated>2011-05-21T01:59:19.231-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;AMOS&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;O Spirito Santo, anima dell'anima mia, in te solo posso esclamare: Abbà, Padre.&lt;br /&gt;Sei tu, o Spirito di Dio, che mi rendi capace di chiedere e mi suggerisci che cosa chiedere.&lt;br /&gt;O Spirito d'amore, suscita in me il desiderio di camminare con Dio: solo tu lo puoi suscitare.&lt;br /&gt;O Spirito di santità, tu scruti le profondità dell'anima nella quale abiti, e non sopporti in lei&lt;br /&gt;neppure le minime imperfezioni: bruciale in me, tutte, con il fuoco del tuo amore.&lt;br /&gt;O Spirito dolce e soave, orienta sempre più la mia volontà verso la tua, perchè la possa conoscere chiaramente, amare ardentemente e compiere efficacemente. Amen (San Bernardo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Am 1,1.7,14-15)&lt;br /&gt;1,1 Parole di Amos, che era pecoraio di Tekòa, il quale ebbe visioni riguardo a Israele, al tempo di Ozia re della Giudea, e al tempo di Geroboàmo figlio di Ioas, re di Israele, due anni prima del terremoto.&lt;br /&gt;7,14 “Non ero profeta, né figlio di profeta; ero un pastore e raccoglitore di sicomori; 15 Il Signore mi prese di dietro al bestiame e il Signore mi disse: Và, profetizza al mio popolo Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amos è uno di quei “profeti” e “veggenti”, dei quali si parla in 2Re 17,13 per tornare, con cuore sincero, a cercare il Signore Dio: «Convertitevi dalle vostre vie malvage e osservate i miei comandi e i miei decreti secondo ogni legge, che io ho imposta ai vostri padri e che ho fatto dire a voi per mezzo dei miei servi, i profeti».&lt;br /&gt;Come Osea, di Amos sono state conservate e tramandate le “parole” (Am 1,1; cfr. Os 1,1), contenute in distinte raccolte, che dagli stessi prendono il nome.&lt;br /&gt;Il motivo centrale e unificante di tutto il libro è quello della giustizia; e per questo il suo messaggio è di straordinaria attualità. Amos critica l’ingiustizia che si cela dietro le apparenze di una rigorosa legalità, biasima la perversione di una religione che si compiace di sontuose pratiche cultuali, mentre dimentica il dovere di provvedere ai poveri e di agire secondo equità.&lt;br /&gt;Amos operò durante il regno di Ozia in Giuda (767-739 a.C.) e di Geroboamo II in Israele (782-753 a.C.). Predica nel regno del nord, Regno di Israele, con capitale Samaria, pur essendo "residente" nel regno del sud, Regno di Giuda, poco distante da Betlemme, a Tekòa (18 Km a sud di Gerusalemme), dove faceva di mestiere il pastore (Am 1, 1.7, 14-15). Il regno di Israele sarebbe caduto per opera dell'Assiria (722 a.C.) solo 30 anni dopo la predicazione di Amos.&lt;br /&gt;Il Testo della nostra riflessione non è proprio un racconto vocazionale, ma una autobiografia di Amos. Egli ci parla del sua esperienza di Dio senza staccare la fede dalla vita. Egli non fa altro che rievocare l’esperienza spirituale che ha inciso profondamente nella sua vita (Cfr. 7,1), e che lo ha trasformato da «pecoraio» (1,1) in «profeta» (7,15).&lt;br /&gt;In questa sua esperienza, all’improvviso, il Signore “tuonò” (Cfr. Sal 29) indicandogli la sua vocazione e quel tuono gli era parso una voce simile a quella di un leone. «Il Signore ruggisce da Sion e da Gerusalemme fa udire la sua voce; sono desolate le steppe dei pastori, è inaridita la cima del Carmelo» (Am 1,2; 3,8. Cfr. anche Is 31,4; Ger 25,30; Gl 4,16). Questo ruggito diviene per lui il simbolo tempestoso che irrompe sulla scena della società del tempo.&lt;br /&gt;Cosa significa? In Am 1,1 viene indicato il sostantivo maschile «tempo». Ciò sta ad indicare un momento basilare, ben preciso, nella vita del profeta ma anche di tutto il popolo, in cui Dio irrompe silenziosamente per dare senso alla nostra esistenza.&lt;br /&gt;In questa irruzione si vive l’esperienza della chiamata divina, che dà l’avvio al ministero. Essa si realizza in una triplice fase: un forte incontro con Dio - dialogo; la missione e la consegna delle parole.&lt;br /&gt;Amos vive di questa esperienza (Cfr. Am 7,15; 3,8; Ger 20,7; Is 6,1-5; Ez 1,28) e si fa “icona” per ognuno di noi in quanto, in qualsiasi circostanza della nostra vita ognuno è chiamato da Dio ad essere “icona” per l’altro. Infatti, la grandezza di ogni persona, per la Bibbia, è nell'essere "tu" che Dio istituisce con il suo Tu e alla cui libertà di risposta egli affida il suo amore che non resta sterile, ma è sempre efficace (Cfr. Is 55,10-11).&lt;br /&gt;Amos non era un profeta (nel senso ristretto del termine) né apparteneva ad alcuna comunità profetica. Il Signore rende Amos un nabi’, cioè un profeta. Dio lo strappa dalla sua gente e dalla sua terra per inviarlo nel regno di Israele, cioè fuori della sua terra e ad altra gente (Cfr. Gen 12,1.4-5).&lt;br /&gt;Per Amos (3,7s) nabì è colui che avendo udito la voce di Dio deve profetare, deve “proclamare la parola” (3,1-8) e che proclamandola energicamente mostra di aver sentito la voce divina (3,3-6). In concreto è colui che viene preso, afferrato da Dio e inviato come portavoce al suo popolo (7,15; cfr. 2Sam 7,8; 1Re 19,19ss; Lc 23,26).&lt;br /&gt;Il popolo di Dio aveva perso il ricordo del grande disegno che presiede alla sua storia, per questo Dio chiama Amos dalla sua normale occupazione di pastore e agricoltore per portare una parola (infatti il nome di Amos in ebraico fa “Jahwe ti ha portato”) che i figli di Israele hanno respinto e farli ritornare alla legge del Signore (Cfr. Am 3,1; 4,1; 3,13).&lt;br /&gt;Il Testo usa per noi tre proposizioni nominali atemporali, dichiarando quello che Amos era e quello che non era prima della chiamata divina (7,14) e rivelandosi come un profeta scomodo, tanto che il sacerdote di Betel, vede nella sua predicazione un pericolo per il re e per la casa di Israele e lo denunzia a Geroboamo (Cfr. 7,10-11).&lt;br /&gt;Anche in Am 7,14, come in altri racconti vocazionali, la vocazione è attribuita a Dio ed è espressa dai verbi “prendere” e “inviare”.&lt;br /&gt;In questi due verbi vi è anzitutto la lieta accoglienza divina (Cfr. Dt 33,3; Ger 9,20). Questo significa che all’origine dell’elezione e della vocazione di Amos, come in altre vocazioni individuali e collettive c’è un atto libero e sovrano di Dio (Cfr. Sof 3,7), che lo ha “preso” e lo ha “mandato” a profetizzare. Inoltre, abbiamo una investitura con un compito concreto e generalmente ben delimitato: il verbo “inviare” (eb. Shaliakh) sta ad indicare una persona autorizzata ad agire a nome di un’altra.&lt;br /&gt;In questi verbi abbiamo un rimando ad un’altra “accoglienza” ed “invio” che riscontriamo nel Nuovo Testamento: «Chi accoglie voi, accoglie me» (Mt 10,40). Il discepolo rappresenta Gesù e il suo messaggio. Ciò significa: chi è chiamato a continuare la missione di Gesù e viene accolto, accoglie Gesù e Dio stesso.&lt;br /&gt;Ma Cristo si incontra solo nei suoi messaggeri? Egli si presenta a tutti nelle più misere e bisognose vesti: «Chi accoglie in nome mio uno di questi piccoli, accoglie me» (Mc 9,37).&lt;br /&gt;Nell’immagine del piccolo è racchiusa l’accoglienza, l’amore e il rispetto assoluto perché è il bisogno di ognuno per essere felice (Cfr. Am 7,2-3.5-6). A sua volta, Dio si fa accoglienza donata e ricevuta, amore reciproco. Gesù si identifica col piccolo perché è l’ultimo e servo di tutti (Mc 9,35; Mt 20,26; 23,11; Mc 10,44; 1Cor 9,19).&lt;br /&gt;Dio manda il suo profeta - Amos - in mezzo al popolo, manda ciascuno di noi per essere ultimo e servo di tutti, per accoglierLo nella realtà della vita quotidiana. Accogliere Lui è entrare nella propria verità; è realizzarsi e vivere.&lt;br /&gt;In questo “mandare”, essere “presi” vi è racchiuso un mandato reciproco che invita a farsi “piccolo”. Essere piccoli, significa essere discepoli perennemente smentiti nella propria fede, smentiti non solo dal mondo, ma dalla propria comunità, anche da quelli che pretendono di essere nostri maestri (Cfr. Mc 3,20-21.31-35).&lt;br /&gt;È una ricerca di Dio che si fa solidarietà, voce di quanti soffrono e sono perseguitati e umiliati.&lt;br /&gt;Essere profeti per Amos è credere in Dio e credere ancora nell’uomo. Per questo lo vediamo scuotere le coscienze addormentate e intiepidite dei contemporanei. Infatti, “È inutile rimanere sempre davanti all’immagine del Dio prediletto ed agitare lampade rituali; è possibile invece, ed è più giusto, agitare sempre davanti al nome del proprio Dio la lampada ardente del proprio amore” (Tukaram).&lt;br /&gt;La sua testimonianza per ciascuno di noi è monito non solo per ricercare Dio, ma impegno effettivo di trasformare il mondo per renderlo più umano e più vivibile, cercando di essere solidali con tutti. Questo è possibile perché il fiume della storia non va verso il baratro, ma verso un estuario di pace (9,11-15).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Quale irruzione di Dio nella tua vita?&lt;br /&gt;2. La mia fede ha incisività nella vita quotidiana? E quale incisività ha la mia vita, con i suoi problemi e i suoi successi, nel mio cammino di fede?&lt;br /&gt;3. Ci lasciamo interpellare dalla Voce di Dio, per portare la Sua parola ai nostri contemporanei?&lt;br /&gt;4. Credere in Dio significa anche credere nell’uomo: so dare fiducia agli altri? Riesco a cogliere anche i loro aspetti positivi?&lt;br /&gt;5. Riesco a vivere la vita come un tutt’uno, senza fratture tra fede e vita…. Quali difficoltà incontro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:&lt;br /&gt;egli annunzia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli.&lt;br /&gt;La sua salvezza è vicina a chi lo teme e la sua gloria abiterà la nostra terra.&lt;br /&gt;Misericordia e verità s'incontreranno, giustizia e pace si baceranno.&lt;br /&gt;La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo.&lt;br /&gt;Quando il Signore elargirà il suo bene, la nostra terra darà il suo frutto.&lt;br /&gt;Davanti a lui camminerà la giustizia e sulla via dei suoi passi la salvezza (dal Sal 84).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Agire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;In un'epoca come la nostra, caratterizzata da profonde tensioni sociali, il richiamo del profeta Amos "Preparati o Israele a incontrare il tuo Dio" risulta non solo attuale ma anche opportuno, per vivere ogni giorno questa Parola di salvezza all’insegna della solidarietà. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-7985065226306767312?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/7985065226306767312/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/amos-invocare-o-spirito-santo-anima.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/7985065226306767312'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/7985065226306767312'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/amos-invocare-o-spirito-santo-anima.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-2685618297941981871</id><published>2011-05-21T01:52:00.000-07:00</published><updated>2011-05-21T01:57:45.160-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;&lt;strong&gt;LA DONNA PERFETTA &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ti scongiuro, Padre, prendi compassione del mio affetto, manda Gesù a me, sì che egli non mi parli più per mezzo dei suoi servi, angeli e profeti, ma venga proprio lui e mi baci con i baci della sua bocca, cioè infonda nella mia bocca le parole dalla sua bocca ed io lo ascolti parlare e lo veda insegnare (Origene).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Pr 31,10-31)&lt;br /&gt;1, 10 Una donna perfetta chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. 11 In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto. 12 Essa gli dá felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. 13 Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani. 14 Ella è simile alle navi di un mercante, fa venire da lontano le provviste. 15 Si alza quando ancora è notte e prepara il cibo alla sua famiglia e dá ordini alle sue domestiche. 16 Pensa ad un campo e lo compra e con il frutto delle sue mani pianta una vigna. 17 Si cinge con energia i fianchi e spiega la forza delle sue braccia. 18 È soddisfatta, perché il suo traffico va bene, neppure di notte si spegne la sua lucerna. 19 Stende la sua mano alla conocchia e mena il fuso con le dita. 20 Apre le sue mani al misero, stende la mano al povero. 21 Non teme la neve per la sua famiglia, perché tutti i suoi di casa hanno doppia veste. 22 Si fa delle coperte, di lino e di porpora sono le sue vesti. 23 Suo marito è stimato alle porte della città dove siede con gli anziani del paese. 24 Confeziona tele di lino e le vende e fornisce cinture al mercante. 25 Forza e decoro sono il suo vestito e se la ride dell’avvenire. 26 Apre la bocca con saggezza e sulla sua lingua c’è dottrina di bontà. 27 Sorveglia l’andamento della casa; il pane che mangia non è frutto di pigrizia. 28 I suoi figli sorgono a proclamarla beata e suo marito a farne l’elogio: 29 “Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti, ma tu le hai superate tutte! ”. 30 Fallace è la grazia e vana è la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. 31 Datele del frutto delle sue mani e le sue stesse opere la lodino alle porte della città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo capitolo del Libro dei Proverbi, con un poema alfabetico, viene tratteggiato il profilo di una donna laboriosa, di valore, forte, eccellente, perfetta. Qui gli aggettivi sono tanti, ma le doti di questa donna non hanno paragone (cfr. v. 29).&lt;br /&gt;Qoèlet a riguardo scrive: «Un uomo su mille l’ho trovato: ma una donna fra tutte non l’ho trovata» (Qo 7,28).&lt;br /&gt;Chiediamoci: Chi sarà mai, questa donna perfetta da trovare? Sembra sentire fin dal primo versetto, l’eco del profeta che risuona con questo invito: «Cercate il Signore mentre si fa trovare» (Is 55,6).&lt;br /&gt;Il Libro dei Proverbi è un Testo didattico-sapienziale, perché il suo insegnamento si concentra specificamente sulla “sapienza”; la hokmah.&lt;br /&gt;Davanti ad Essa, troviamo l’atteggiamento da assumere per questa lectio: mettersi in disparte, nel silenzio, per tirare fuori dalle tenebre del passato i gesti, le tenerezze di Dio compiuti nel passato stesso, perché «La fonte della sapienza è un torrente che straripa» (Pr 18,4). È la stessa Parola di Dio che “come l’albero della vita si offre a voi nel deserto, che offre a voi frutti benedetti da ogni parte. È come la pietra che era percossa nel deserto, che diventò una bevanda spirituale per tutti da ogni parte: Mangiarono il cibo dello Spirito e bevvero la bevanda dello Spirito” (Sant’Efrem; cfr. anche Ger 2,7).&lt;br /&gt;La Parola è un cibo che ci viene donato nella misura in cui ascoltiamo (Cfr. Sal 81,9-17) e senza ascolto, non c’è Parola (Cfr. Am 8,11-13).&lt;br /&gt;Allora dobbiamo identificare questa “donna” con la Sapienza, perché Ella stessa “Sale dal deserto colma di delizie?” (San Gregorio Magno; vedi Ct 8,5).&lt;br /&gt;«La sapienza si prende cura di quanti la cercano» (Sir 4,11s; v. 27). Si rivolge a tutti i suoi ascoltatori esortandoli, rimproverandoli e rassicurandoli: «Chi ascolta me vivrà tranquillo e sicuro dal timore del male» (Pr 1,32; cfr. 8, 34).&lt;br /&gt;In questa lectio non abbiamo un personaggio femminile o maschile, in quanto tutti siamo «Uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28) e questo perché la Sapienza è Cristo stesso «Potenza di Dio e sapienza di Dio» (1Cor 1,24). “Tutta la divina scrittura costituisce un unico libro e quest’unico libro è Cristo, perché tutta la scrittura parla di Cristo e trova in Cristo il suo compimento” (Ugo di san Vittore).&lt;br /&gt;Fin dal primo versetto del brano, tutto ciò che è detto della donna perfetta è da riferire a Cristo Gesù. Egli, infatti è la perla di inestimabile valore per la quale vale la pena disfarsi di ogni cosa (Cfr. Mt 13,45-46) e chi la trova «non verrà a mancargli il profitto» (v. 11; cfr. Mt 13,44).&lt;br /&gt;La Parola di Dio - Gesù – è la perfetta padrona di casa, che come una luce illumina la nostra casa a giorno, sì da renderci conto di ciò che più conta nella vita e di ciò per cui non vale la pena perdere fiato (Lc 10,42).&lt;br /&gt;La Sapienza è un continuo “accendere la lampada” e “spazzare la casa” per ritrovare se stessi dove vi è l’immagine di Dio, quella stessa immagine posta fin dal principio (Cfr. Gen 1,26).&lt;br /&gt;Questa luce vuole essere modello della nostra vita, diventare Parola nella vita di ogni giorno ed è la Parola stessa del Padre, l’esegeta del Figlio, che ci indica “la donna perfetta”: «E dalla nube venne una voce che diceva: questi è il mio Figlio, l’Eletto: ascoltatelo» (Lc 9,35). È la voce dell’Amore, è il sentire che Qualcuno ci ama, è un accendersi una luce nella nostra vita (Cfr. Sap 7,22-8,16). «Ciò avverrà, se ascolterete la voce del Signore» (Zac 6,15).&lt;br /&gt;Della donna viene detto «In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto. Essa gli dá felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita» (vv. 11-12), così possiamo dire di Cristo Gesù nel quale noi, sua sposa, confidiamo: infatti, «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunchè di simile, ma santa e immacolata» (Ef 5,25-27).&lt;br /&gt;Nella descrizione di questa donna perfetta vediamo che ella non conosce l’ozio e Cristo dice: «Il Padre mio opera sempre e anch’io opero» (Gv 5,17) e «Ciò che avete ascoltato in me, è quello che dovete fare» (Fil 4,9).&lt;br /&gt;È il cammino vocazionale che trasforma il nostro cuore caldo di fiducia verso Gesù che ci fa stare «Dietro il nostro muro; guarda dalla finestra, spia attraverso le inferriate» (Ct 2,9)&lt;br /&gt;La donna perfetta, sulle orme di Cristo Gesù è colei che trascorre tutta la sua vita a cercare l’amato.&lt;br /&gt;La presenza dell’amato coincide con la primavera: è la risurrezione, è l’amore che fa fiorire la vita e il mondo (Cfr. Gv 5,24). È un continuo ritorno dall’esilio per comunicare la “Buona Notizia” appresa inizialmente dalle pagine della Scrittura (Cfr. Dt 4,29; 12,5).&lt;br /&gt;L’esempio vocazionale che troviamo nei vari gesti del brano biblico è dinamica; è quello di una fede alla “contemporaneità”.&lt;br /&gt;Cristo Gesù – la donna – testimonia il suo essere dal Padre e ci guarda con attenzione (v. 27). Ciò che viene richiesto, affinché la nostra fede sia autentica, è che il soggetto credente venga a contatto con una realtà umana, visibile, storicamente identificabile e che veicoli l’intero avvenimento della rivelazione, rendendolo presente con la propria vita.&lt;br /&gt;Ognuno di noi è stato creato per incontrare Cristo Gesù, per seguirlo ed immedesimarsi con lui, essere a lui assimilato. Questo incontro, attraverso il dono dello Spirito, fornisce una missione assolutamente personale e irripetibile.&lt;br /&gt;Ciascuno è chiamato a vivere la propria esistenza come un dono e secondo il dono che ha ricevuto. A ciascuno è data una missione particolare in cui esprimere e ritrovare se stesso in profonda unità con Cristo e con i contemporanei (1Cor 12,4-7).&lt;br /&gt;In questa maniera la vita di tutti, nella docilità all’azione dello Spirito Santo, è chiamata anche a narrare qualcosa della vita intima di Dio che creando l’uomo in Cristo ed in vista di Lui (Col 1,16; Ef 1,10), ha voluto comunicare se stesso, la sua vita, il suo amore e la sua eterna gioia (Cfr. Gv 3,29).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Nel mio cammino vocazionale il cuore è riposto in Gesù?&lt;br /&gt;2. Come “lavoro” la Parola di Dio per poterla trasmettere ai contemporanei?&lt;br /&gt;3. Sorveglio l’ “andamento della casa”? Narro qualcosa della vita intima di Dio?&lt;br /&gt;4. Sono convinta/o che la mia vita è un dono e che ogni vita è vocazione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.&lt;br /&gt;Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre” (Lc 1,47-55).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Agire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Anche tu, come la donna perfetta, ama quello a cui sei chiamata/o ad essere. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-2685618297941981871?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/2685618297941981871/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/la-donna-perfetta-invocare-ti-scongiuro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/2685618297941981871'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/2685618297941981871'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/la-donna-perfetta-invocare-ti-scongiuro.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-6228803897816920057</id><published>2011-05-21T01:50:00.000-07:00</published><updated>2011-05-21T01:51:55.974-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;&lt;strong&gt;GEDEONE&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;O Spirito Santo, sei tu che unisci la mia anima a Dio: muovila con ardenti desideri e accendila con il fuoco del tuo amore. Quanto sei buono con me, o Spirito Santo di Dio: sii per sempre lodato e Benedetto per il grande amore che affondi su di me! Dio mio e mio Creatore è mai possibile che vi sia qualcuno che non ti ami? Per tanto tempo non ti ho amato! Perdonami, Signore.&lt;br /&gt;O Spirito Santo, concedi all'anima mia di essere tutta di Dio e di servirlo senza alcun interesse personale, ma solo perché è Padre mio e mi ama. Mio Dio e mio tutto, c'è forse qualche altra cosa che io possa desiderare? Tu solo mi basti. AMEN (Santa Teresa d’Avila).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Gdc 6,11-24)&lt;br /&gt;6, 11 Ora l’angelo del Signore venne a sedere sotto il terebinto di Ofra, che apparteneva a Ioas, Abiezerita; Gedeone, figlio di Ioas, batteva il grano nel tino per sottrarlo ai Madianiti. 12 L’angelo del Signore gli apparve e gli disse: “Il Signore è con te, uomo forte e valoroso! ”. 13 Gedeone gli rispose: “Signor mio, se il Signore è con noi, perché ci è capitato tutto questo? Dove sono tutti i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato, dicendo: Il Signore non ci ha fatto forse uscire dall’Egitto? Ma ora il Signore ci ha abbandonati e ci ha messi nelle mani di Madian”. 14 Allora il Signore si volse a lui e gli disse: “Và con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non ti mando forse io? ”. 15 Gli rispose: “Signor mio, come salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera di Manàsse e io sono il più piccolo nella casa di mio padre”. 16 Il Signore gli disse: “Io sarò con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo”. 17 Gli disse allora: “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, dammi un segno che proprio tu mi parli. 18 Intanto, non te ne andare di qui prima che io torni da te e porti la mia offerta da presentarti”. Rispose: “Resterò finché tu torni”. 19 Allora Gedeone entrò in casa, preparò un capretto e con un’ efa di farina preparò focacce azzime; mise la carne in un canestro, il brodo in una pentola, gli portò tutto sotto il terebinto e glielo offrì. 20 L’angelo di Dio gli disse: “Prendi la carne e le focacce azzime, mettile su questa pietra e versavi il brodo”. Egli fece così. 21 Allora l’angelo del Signore stese l’estremità del bastone che aveva in mano e toccò la carne e le focacce azzime; salì dalla roccia un fuoco che consumò la carne e le focacce azzime e l’angelo del Signore scomparve dai suoi occhi. 22 Gedeone vide che era l’angelo del Signore e disse: “Signore, ho dunque visto l’angelo del Signore faccia a faccia! ”. 23 Il Signore gli disse: “La pace sia con te, non temere, non morirai! ”. 24 Allora Gedeone costruì in quel luogo un altare al Signore e lo chiamò Signore- Pace. Esso esiste fino ad oggi a Ofra degli Abiezeriti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella vocazione di Gedeone, si manifesta il modo apparentemente strano con cui Dio sceglie i suoi “strumenti” per intervenire nella storia del suo popolo.&lt;br /&gt;Come in altre vocazioni, che abbiamo già visto, anche per Gedeone l’annunzio è introdotto da una manifestazione divina.&lt;br /&gt;Nei primi due versetti del nostro brano abbiamo due verbi che ci indicano una teofania: “venne” e “apparve”. Sono due verbi che raccontano una storia, qualcosa che è avvenuto una volta e per sempre, e avviene sempre ogni volta che si ascolta.&lt;br /&gt;Chi viene e si siede sotto il terebinto non è uno dei tanti messaggeri di cui la Bibbia parla, ma Dio in persona (Cfr. Gen 16,7.10; 22,11; Is 3,6).&lt;br /&gt;Nel testo, l’angelo del Signore (vv. 11.12.20.21.22) si identifica con Dio stesso, il quale appare a Gedeone in forma visibile, cammina cioè sulla sua strada, si siede accanto a lui, manifesta di conoscerlo e gli parla familiarmente come ad un amico: «Allora il Signore si volse a lui e gli disse… Il Signore gli disse» (vv. 14.16.22.23.24).&lt;br /&gt;L’autore presenta un Dio che cammina, che siede, che appare e che parla, cioè che si manifesta familiarmente a Gedeone, figlio di Ioas, Abiezerita (v. 11) come fece con i progenitori in Eden (Gen 3,8) e con Abramo in Mamre (Gen 18,1.4).&lt;br /&gt;Abbiamo di questa manifestazione divina un richiamo in Es 2,13-25, quando il Signore aveva prestato ascolto al grido del popolo oppresso in terra di Egitto dal Faraone e se ne prese cura chiamando e inviando Mosè (Es 3), così adesso presta ascolto al grido di Israele oppresso dai Madianiti chiamando e inviando Gedeone come liberatore e salvatore.&lt;br /&gt;Dio si presenta a Gedeone mentre sta battendo il grano di nascosto per sottrarlo alla razzia dei Madianiti, come un viandante qualsiasi in cerca di un momento di riposo all’ombra di un albero. Questo modo di presentare il Signore che viene e che si siede sotto un albero (cfr. Gen 18,1-4) esprime familiarità e vicinanza. Ciò che vuole dirci l’autore è che Dio è vicino all’umanità e alla sua storia e che, nonostante il peccato, come già in Eden (Gen 3,8), egli continua a camminare sulla terra a fianco dell’uomo per offrire allo stesso la sua alleanza e tornare a conversare familiarmente con colui che ha creato e voluto a sua immagine e somiglianza.&lt;br /&gt;All’introduzione della manifestazione segue il saluto (v. 12). Tale saluto si compone di due elementi: l’augurio “il Signore è con te”, un’espressione tipica che ritroviamo tutte le volte che Dio chiama e invia qualcuno per una missione particolare e importante (Cfr. Gen 26,3; 31,3; Es 3,12; Dt, 31,23; 1Sam 10,7; Ger 1,8) e l’appellativo “prode guerriero”.&lt;br /&gt;Il primo elemento più che un augurio (Cfr. Rt 2,4) esprime una realtà. Se Dio è con Gedeone ed è presente a lui è una persona da lui assistita e protetta. La presenza divina, indicata nella formula augurale, è percepita da Gedeone come garanzia di protezione divina, rapportata e proporzionata alla difficoltà del momento e della sua stessa missione.&lt;br /&gt;Gedeone non è chiamato da Dio col nome di famiglia, ma con l’appellativo “prode guerriero” (gribbor hehajil). Si tratta di un nome profetico di investitura, capace di esprimere il ruolo attivo che lo stesso Gedeone, per volere di Dio e col suo aiuto, è chiamato a svolgere nel quadro della storia della salvezza.&lt;br /&gt;Come “prode guerriero”, egli è stato eletto è chiamato da Dio a operare la liberazione della sua tribù dall’oppressione dei Madianiti.&lt;br /&gt;All’interno della chiamata divina, abbiamo da parte di Gedeone due obiezioni. La prima mette in questione la stessa affermazione del saluto stabilendo un confronto tra il presente colmo di miseria e un passato glorioso (cfr. v. 13). La seconda, paragonabile a quella di Mosè (Es 2,11; 4,10) o ad alcuni profeti (Cfr. Ger 1,6) anche con motivazioni diverse, riguarda lo stesso Gedeone.&lt;br /&gt;Gedeone non è un personaggio di grande rilievo, lui stesso lo fa notare al Signore che lo chiama: "Signore mio, come salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera di Manasse, e io sono il più piccolo nella casa di mio padre" (v. 15. Cfr. Ger 1,6; 1Sam 16,7; Es 4,10).&lt;br /&gt;Come mai il Signore sceglie uno strumento così debole, così disprezzabile, dalla famiglia più povera e, in questa famiglia, il più piccolo?&lt;br /&gt;Le due obiezioni mettono in risalto la natura delle relazioni tra Dio e il suo popolo Israele. Mentre Dio dice a Gedeone: “il Signore è con te” (v. 12), Gedeone, facendosi portavoce del popolo e solidale con lo stesso, mette in discussione l’essere di Dio con Israele (v. 13), ma è stato Israele ad abbandonare Dio e non Dio (Cfr. Gdc 6,10).&lt;br /&gt;Anche la missione di Gedeone, è formulata in due tempi: «Allora il Signore si volse a lui e gli disse: “Và (imperativo) con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non ti mando forse io?”… Il Signore gli disse: “Io sarò con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo”» (vv. 14.16).&lt;br /&gt;La missione di Gedeone, come quella di Mosè e dei profeti Isaia e Geremia, è espressa con un verbo tecnico: inviare, mandare (salah), che indica sia il compito specifico conferito da Dio ai suoi inviati, sia il rapporto stretto che intercorre tra l’inviato e colui che invia che rende partecipe della stessa autorità (cfr. v. 14). Qualificato col nome profetico “prode guerriero”, Gedeone riceve da Dio il mandato di salvare (jasa) Israele dall’oppressione di Madian.&lt;br /&gt;In questo mandato, Dio offre a Gedeone una duplice garanzia: la prima consiste nella constatazione della stessa forza fisica: “con questa tua forza” (v. 14); la seconda, nella promessa della protezione divina: “il Signore è con te” (v. 16); una promessa che riecheggia ed è formulata negli stessi termini in Es 3,12.&lt;br /&gt;Anche qui, come nella vocazione di Mosè vi è la richiesta di un segno. Solo che in Mosè è Dio stesso ad offrire il segno, mentre in Gedeone è lo stesso Gedeone che, con tanta familiarità e rispetto, si rivolge a Dio per chiedergli un segno (v. 17), capace di attestare l’autenticità della teofania e della missione. Dio offre a Gedeone come segno concreto della sua inequivocabile presenza lo sprigionarsi miracoloso di un fuoco divorante, che trasforma il pranzo che Gedeone ha preparato (vv. 18-19) in olocausto gradito a Dio (cfr. Gdc 13,15-20).&lt;br /&gt;Dio si impegna con Gedeone, come fece con Mosè, per tutto ciò che farà nell’espletamento del suo compito nel mediare la salvezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. A quale tipo di oppressione il Signore mi chiama, oggi?&lt;br /&gt;2. Sono pronto a rispondere a Dio che mi chiama, oppure chiedo “segni” o faccio obiezioni prima del “sì”?&lt;br /&gt;3. Il “non temere” si ripete sempre nella nostra vita. Accolgo l’invito della Parola di Dio per viverla e testimoniarla con coraggio?&lt;br /&gt;4. Come mi impegno, nella vita di ogni giorno, a mediare la salvezza?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria,&lt;br /&gt;per la tua fedeltà, per la tua grazia. Perché i popoli dovrebbero dire:&lt;br /&gt;“Dov’è il loro Dio? ”. Il nostro Dio è nei cieli, egli opera tutto ciò che vuole.&lt;br /&gt;Gli idoli delle genti sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo.&lt;br /&gt;Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono,&lt;br /&gt;hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano.&lt;br /&gt;Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano;&lt;br /&gt;dalla gola non emettono suoni. Sia come loro chi li fabbrica&lt;br /&gt;e chiunque in essi confida. Israele confida nel Signore:&lt;br /&gt;egli è loro aiuto e loro scudo. Confida nel Signore la casa di Aronne:&lt;br /&gt;egli è loro aiuto e loro scudo. Confida nel Signore, chiunque lo teme:&lt;br /&gt;egli è loro aiuto e loro scudo. Il Signore si ricorda di noi, ci benedice:&lt;br /&gt;benedice la casa d’Israele, benedice la casa di Aronne.&lt;br /&gt;Il Signore benedice quelli che lo temono, benedice i piccoli e i grandi.&lt;br /&gt;Vi renda fecondi il Signore, voi e i vostri figli.&lt;br /&gt;Siate benedetti dal Signore che ha fatto cielo e terra.&lt;br /&gt;I cieli sono i cieli del Signore, ma ha dato la terra ai figli dell’uomo.&lt;br /&gt;Non i morti lodano il Signore, né quanti scendono nella tomba.&lt;br /&gt;Ma noi, i viventi, benediciamo il Signore ora e sempre (Sal 115 [113B]).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Agire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Orientare ogni giorno la nostra vita secondo l’invito della Parola di Dio: “Tutto posso in Colui che mi dà la forza” (Fil 4,13). &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-6228803897816920057?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/6228803897816920057/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/gedeone-invocare-o-spirito-santo-sei-tu.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/6228803897816920057'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/6228803897816920057'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/gedeone-invocare-o-spirito-santo-sei-tu.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-2723653503952406842</id><published>2011-05-21T01:49:00.000-07:00</published><updated>2011-05-21T01:50:18.090-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;LA SPOSA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;O Spirito di Gesù Cristo, prendi quel che è suo e dammelo, affinché diventi mio. Fa’ splendere in me la tua luce affinché riconosca la tua verità. Vincola il mio cuore alla fedeltà del credere affinché non mi allontani da essa. E insegnami ad amare perché, senza amore, la verità è morta. Persuasimi dell’amore di Dio e dammi la forza di riamarlo, affinché io rimanga in Lui ed egli in me. O Santo Spirito, che conduci la creazione nuova in un mondo invecchiato, riempimi della convinzione della tua divina potenza (Romano Guardini).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Ct 5,2-8)&lt;br /&gt;5, 2 Io dormo, ma il mio cuore veglia. Un rumore! È il mio diletto che bussa: “Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, perfetta mia; perché il mio capo è bagnato di rugiada, i miei riccioli di gocce notturne”. 3 “Mi sono tolta la veste; come indossarla ancora? Mi sono lavata i piedi; come ancora sporcarli? ”. 4 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio e un fremito mi ha sconvolta. 5 Mi sono alzata per aprire al mio diletto e le mie mani stillavano mirra, fluiva mirra dalle mie dita sulla maniglia del chiavistello. 6 Ho aperto allora al mio diletto, ma il mio diletto già se n’era andato, era scomparso. Io venni meno, per la sua scomparsa. L’ho cercato, ma non l’ho trovato, l’ho chiamato, ma non m’ha risposto. 7 Mi han trovata le guardie che perlustrano la città; mi han percosso, mi hanno ferito, mi han tolto il mantello le guardie delle mura. 8 Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, se trovate il mio diletto, che cosa gli racconterete? Che sono malata d’amore!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Introduciamo brevemente questa nostra lectio, con una presentazione del Libro del Cantico dei Cantici. Il titolo del libro è una forma di superlativo ebraico come a dire: il Cantico sublime.&lt;br /&gt;Rabbi 'Akìva affermava: “Il mondo intero non è tanto prezioso quanto il giorno in cui fu dato a Israele il Cantico dei Cantici, perché tutti gli Scritti sono sacri ma il Cantico dei Cantici è il sacro per eccellenza” (Mishnà Yadayìm 3,5).&lt;br /&gt;Si tratta di un testo per più ragioni singolare nella Bibbia. È un poema lirico o forse una raccolta di poemi, che nel suo senso ovvio canta l'amore di due giovani, a volte con un'arditezza di linguaggio che sconcerta chi non conosce i modi di esprimersi degli Orientali.&lt;br /&gt;Il bellissimo poema è attribuito a Salomone (cfr. 1Re 5,12); sebbene ciò non sia del tutto impossibile, si pensa che l'attribuzione sia dovuta ad un artificio letterario e che l'autore sia piuttosto un ignoto poeta che scriveva tra il sec VI e IV a.C., forse utilizzando materiale molto antico che potrebbe risalire ai tempi di Salomone. È un poema tempestato di simboli, percorso dalla gioia dell’amore ove, al centro di tutto, ci sono Lui e Lei, l’uomo e la donna, accompagnati da un Coro.&lt;br /&gt;Questo bellissimo Libro è stato definito dal teologo protestante K. Barth, “La Magna Charta dell’umanità”. È un messaggio a quanti che attraverso l’amore incontrano l’uomo e il Dio dell’amore.&lt;br /&gt;Il Cantico dei Cantici nel corso dei secoli è stato presentato sempre con varie interpretazioni, rabbì Saadia affermava: “Sappi, figlio mio, che troverai grandi differenze nell’interpretazione del Ct”. E Lutero osservava che “Omnis locus Scripturae est infinitae intelligentiae”.&lt;br /&gt;Siccome la Sacra Scrittura, in particolare il Cantico dei Cantici, è come una serratura con molteplici chiavi, in questa lectio mensile, proveremo ad usarne una.&lt;br /&gt;L’amore di cui si parla nel nostro brano e in tutto il poema, è fieramente umano, ma quest’amore ha in sé un seme divino, che è il paradigma per la conoscenza del “Dio che è amore” (1Gv 4,8.16). Per questo nel versetto 2, vi è una vicenda lineare ed aperta: “Io dormiente, ma il mio cuore vegliante”.&lt;br /&gt;È notte e la donna sta dormendo. È la notte che ogni anima attraversa per poi fare l’incontro. Direbbe Giovanni della Croce: “è un influsso di Dio nell’anima che la purifica dalle sue ignoranze e imperfezioni abituali, naturali e spirituali… mediante la quale Dio ammaestra e istruisce l’anima in perfezione di amore” (Notte Oscura, II, 5,1).&lt;br /&gt;La sposa non poteva riposare perché il cuore era inquieto, “Da una parte infatti, come creatura, sperimenta in mille modi i suoi limiti; d'altra parte sente di essere senza confini nelle sue aspirazioni e chiamato ad una vita superiore” (Gaudium et spes, 10): affamato d’amore (cfr. Gv 3,2). Il suo sonno è disturbato dal ritorno di Dio accanto alla sua creatura: “Dio però ritornò sulla terra il giorno in cui fu donato il Cantico dei cantici ad Israele” (Zohar Terumà 143-144a).&lt;br /&gt;In questa inquietudine e desiderio dell’anima, Cristo è presente con la sua acqua viva; Cristo continua a chiamare e far sentire la sua voce piena di promesse e di speranze (Cfr. Gv 4,26): “Aprimi, mia sorella, amata mia, mia colomba perfetta”.&lt;br /&gt;Il versetto 2 rievoca quanto l’apostolo Giovanni scrive: «Ecco, io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui e cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20).&lt;br /&gt;L’amato che si fa perenne desiderio nella vita di ogni giorno, viene descritto come colui che viene dalla fredda notte orientale ed il suo capo è tutto impregnato di rugiada, come avvenne un giorno al vello di lana che Gedeone mise sull’aia (Cfr. Gdc 6,37-40), perché «Di notte il suo canto è con me» (Sal 42,9).&lt;br /&gt;In realtà in questa inquietudine vi è un segno dell’amore, come l’amore di una sentinella attenta e vigilante ad ogni piccolo segno (Cfr. Ez 3,16).&lt;br /&gt;Essere attenti ad ogni piccolo segno, porta il chiamato (la sposa) a spogliarsi di quanto possiede (v. 3. Cfr. Fil 2,6-7) per vivere dell’unico amore. Questa spogliazione è un rischiare un nuovo esodo della Parola che circoncide il cuore (Cfr. Dt 30,6; Eb 4,13). Tanto è vero che il versetto successivo nella traduzione ebraica è pieno d’amore e di gioia: “Le mie viscere si sono commosse per lui” (vedi la traduzione della “Nuovissima versione”).&lt;br /&gt;Come in ogni pagina biblica, in questo versetto è particolarmente tratteggiata una connotazione femminile: avere viscere materne (in ebraico, “Rahamim”. È un attributo “viscerale” applicato a Dio).&lt;br /&gt;Nella Bibbia le viscere materne sono il segno di un affetto totale, istintivo, illimitato (Ger 4,19; 31,20; Is 16,11; 49,15). Per la Bibbia anche Dio ha viscere materne di bontà e di misericordia.&lt;br /&gt;Nel Vangelo di Giovanni, quando Gesù sta nell'Ultima Cena, (Gv 13,23) vi è scritto: «Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, era seduto a fianco di Gesù». La traduzione letterale dal greco, facendo uso del linguaggio biblico, usa un’immagine dicendo: “Era nell'utero di Gesù”.&lt;br /&gt;Usando queste espressioni, la lingua della Bibbia sente il bisogno di richiamare all'amore che ha una donna, l'amore di una mamma che ti porta nel grembo. Allora, se noi “siamo nel grembo di Gesù”, se noi “siamo nel grembo di Dio” e siamo amati così visceralmente, ci scopriamo non più soli, scopriamo di appartenere al popolo degli amati. Di conseguenza la chiamata si volge ad una continua ricerca disperata di Dio che ci raggiunge, ci conquista e sparisce (v. 6; cfr. Ger 20,7).&lt;br /&gt;Lo stesso Paolo dichiara: «Anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo» (Fil 3,12), e ora «sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,38-39). Questo perché ogni innamorato non solo riconosce il profumo del suo partner, ma, appena lo percepisce, si commuove perché è come se avesse davanti a sé il suo amore in persona. Così è per quanti s’innamorano di Cristo Gesù. Ognuno è chiamato a diffondere il profumo della conoscenza di Cristo nel mondo intero (2Cor 2,14).&lt;br /&gt;Questo profumo è analogo al sale e alla luce adoperata da Gesù (Cfr. Mt 5,13-16), anche se di tanto in tanto ci si ritrova con un’amara sorpresa (cfr. v. 6), Dio ci riempie dello spirito di sapienza e d’intelligenza (Cfr. Is 11,2), per eseguire le grandi opere d’arte del profumiere (Cfr. Es 30,23-25; 31,1-11; 37,29).&lt;br /&gt;È la vocazione d’ogni cristiano che si alimenta quando il tutto si fa incontro. Dio continuerà a manifestarsi apparendo e scomparendo, ma per suscitare nella sposa il desiderio di lui e ogni volta che riappare per scomparire, cresce l’amore, la conoscenza, la comunione con Dio, ma anche verso i fratelli e le sorelle. Infatti, “Più l'incontro con Cristo è profondo, chiaro, irrinunciabile, più il cristiano sa vedere i segni della sua attesa nel mondo, le tracce della sua presenza e della sua azione, i punti dell'incontro” (CEI, L’amore di Cristo ci sospinge, 1). L’amore, vissuto nella reciprocità è l’esperienza più bella che ogni uomo e ogni donna possa vivere: “Celeste è questa corrispondenza d’amorosi sensi, celeste dote è negli umani”, scriveva Ugo Foscolo.&lt;br /&gt;È davvero grande questo dono: conoscerlo, entrare nel profondo della santità di Dio, che è la vita di Dio, in tutta la sua dimensione. Non solo conoscerlo ma partecipare a ciò che Lui è (Cfr. 1Gv 3,2).&lt;br /&gt;L'evangelista Giovanni quando parla di Gesù, lo definisce PAROLA. Una parola che non può mai essere rumore senza contenuto; o vuoto di verità e d’amore, è sempre amore, verità, conoscenza: «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste» (Gv 1,1-4).&lt;br /&gt;Sull’esempio della sposa, c’è qualcosa che va al di là dell’esteriorità, dal quel rumore ascoltato (v. 2); chi è chiamato a vivere dello Sposo (di Cristo) non può fermarsi all’esteriorità, non può attingere in «Cisterne screpolate che non tengono l’acqua» (Ger 2,13), ma deve andare oltre.&lt;br /&gt;Vi è nel brano un’anagogia della Parola. “In Essa infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17,28; 1Ts 5,10) “e beato colui nel quale lui è, che per lui vive, che in lui si muove” (San Bernardo).&lt;br /&gt;È il fuoco dell’amore che urge nella sposa, che si è fatto «Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,14). Questo fuoco in ogni vocazione si fa immolazione per il Vangelo (2Tm 2,9: “Ma la parola di Dio non è incatenata”), perché “malata d’amore” (v. 8), come se la sua fosse una testimonianza della sua stessa fragilità, in cui trova la sua forza: «la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza. Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte» (2Cor 12,9-10. Cfr. Ct 8,6).&lt;br /&gt;La sposa ammette che è l’amore di Cristo a spingerla (Cfr. 2Cor 5,14) e affermare: «Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il vangelo!» (1Cor 9,16).&lt;br /&gt;È un credere all’amore di Dio (Cfr. 1Gv 3,16) “così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita. All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” (Benedetto XVI).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Nella continuità dei miei alti e bassi, gioie e dolori, cose capite e non capite, quale dialogo d’amore tra me e Dio?&lt;br /&gt;2. Quale anagogia della Parola nella mia vita? Mi fermo all’esteriorità oppure vado oltre?&lt;br /&gt;3. Mi lascio conquistare da Cristo perché possa a sua volta portare il suo profumo a tutti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Nella “notte” del presente ti attendiamo, Signore. Aiutaci ad essere vigili e pronti. Nell’ora della gioia non dimentichiamo che tu sei il nostro Salvatore. Aiutaci a essere riconoscenti al tuo dono di amore. Nel tempo del dolore non ci allontaniamo da te. Aiutaci a esserti sempre fedeli, impegnati ogni giorno in attesa del tuo ritorno (Madì Drello).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Agire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Anziché chiudere orecchie ed occhi, mettiti ogni giorno in ascolto della Parola di Dio, per esporti al vento scomodante dello Spirito.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-2723653503952406842?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/2723653503952406842/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/la-sposa-invocare-o-spirito-di-gesu.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/2723653503952406842'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/2723653503952406842'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/la-sposa-invocare-o-spirito-di-gesu.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-5472753999648312427</id><published>2011-05-21T01:47:00.000-07:00</published><updated>2011-05-21T01:48:23.218-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;GIOSUE'&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Spirito di Dio, iniziativa dell’amore, stupore del vivere, silenzio indicibile in cui la vita e l’amore si confondono. Tu vieni a turbarci, vento dello Spirito. Tu sei l’altro che è in noi. Tu sei il soffio che anima e sempre scompare. Tu sei il fuoco che brucia per illuminare. Attraverso i secoli e le moltitudini tu corri come un sorriso per far impallidire le pretese degli uomini. Poiché tu sei l’invisibile testimone del domani, di tutti i domani. Tu sei povero come l’Amore, per questo ami radunare per creare. Oh, brezza e tempesta di Dio! (David Maria Turoldo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Nm 27,18-20)&lt;br /&gt;27, 18 Il Signore disse a Mosè: “Prenditi Giosuè, figlio di Nun, uomo in cui è lo spirito; porrai la mano su di lui, 19 lo farai comparire davanti al sacerdote Eleazaro e davanti a tutta la comunità, gli darai i tuoi ordini in loro presenza 20 e lo farai partecipe della tua autorità, perché tutta la comunità degli Israeliti gli obbedisca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giosuè, figlio di Nun, appartenente alla tribù di Efraim, il secondo figlio di Giuseppe, visse nel XII secolo a.C. e fin da adolescente fu messo al servizio di Mosè (cfr. Nm 11,28).&lt;br /&gt;Originariamente si chiamava Osea, ma Mosè, del quale era uno dei più fedeli discepoli e al quale succedette nella guida del popolo ebraico, trasformò il suo nome in Giosuè, che significa “Jahvé salva” (cfr. Nm 13,6.16).&lt;br /&gt;Nel leggere in queste poche righe della lectio la vocazione di Giosuè, a differenza delle altre vocazioni bibliche, manca qui un intervento diretto da parte di Dio. Infatti, si attua tramite un mediatore: Mosé.&lt;br /&gt;Anche nel NT, nel Vangelo di Giovanni, leggiamo qualcosa di simile: «Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: “Signore, vogliamo vedere Gesù”. Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù» (Gv 12,20-22).&lt;br /&gt;L’incontro con il Signore Gesù non può essere un’improvvisazione individuale, un “affare privato”: può essere celebrato e vissuto soltanto grazie alla mediazione della comunità (Andrea e Filippo) che mette a contatto con il Signore.&lt;br /&gt;Anche Mosè a suo tempo chiese a Dio che vi fosse un capo nel popolo di Israele, perché la comunità «Non sia un gregge senza pastore» (Nm 27,17).&lt;br /&gt;Negli eventi biblici, il Signore tocca il cuore di qualcuno perché fosse pastore e guida del suo gregge in suo nome e secondo il suo cuore, in vista dell’Unico Pastore, il Cristo, che avrebbe guidato il popolo con assoluta fedeltà (Ez 34).&lt;br /&gt;Infatti, «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4,4-5), Egli trovò il suo popolo «Come un gregge senza pastore» e ne provò una profonda pena (Mt 9, 36).&lt;br /&gt;Questa comunità, dice il libro dell’Esodo, è stata chiamata ad essere popolo di Dio, perché “preso” da Dio fra tanti popoli (cfr. Es 6,7), perché si faccia «Un solo gregge, un solo pastore» (Gv 10,16). Nel Vangelo di Giovanni, Gesù chiama a sé queste pecore mediante la predicazione dei messaggeri che egli ha inviati. Esse credono in Lui, sicché egli può dire che deve radunare, o guidare, anche queste. In tal modo i radunati formano la chiesa universale (cfr. Ef 2,11-22; 4,2-6).&lt;br /&gt;Come abbiamo osservato in altri casi, anche nel nostro brano ritorna il verbo prendere (laqah) con il suo significato di eleggere, chiamare. Un modo frequente per indicare il chiamato nella Sacra Scrittura, sia nella vocazione collettiva che in quella individuale. Di ogni chiamato, singolo o collettivo, possiamo dire che è un eletto, un afferrato da Dio (cfr. Ger 20,7).&lt;br /&gt;Oltre al verbo prendere, nel senso vocazionale del termine, la Sacra Scrittura conosce anche l’espressione “prendere per mano” (hazaq bejad).&lt;br /&gt;Questi verbi dicono ed esprimono che c’è un progetto di Dio su Giosuè. Progetto che non gli viene svelato direttamente da Dio, ma indirettamente tramite Mosè (cfr. Dt 31,14).&lt;br /&gt;Chiamato a succedere a Mosè, Giosuè riceve l’autorità per mezzo dell’imposizione delle mani. Grazie a questo rito, egli è riempito dello “spirito di sapienza” (Dt 34,9; cfr. Is 11,2) e gli viene conferita la capacità di esercitare la funzione di capo del popolo di Dio, con relativi poteri (Nm 27,23).&lt;br /&gt;Nella cultura ebraica, il nome esprime la missione e le qualità della persona che lo porta. Nella Bibbia il nome con cui è indicato lo Spirito Santo significa “Soffio di Dio”, “Respiro vitale”, “Vento invisibile, impetuoso e potente”. Ma anche “Conoscenza, Ricchezza, Forza creatrice, Sorgente di nuova vita”.&lt;br /&gt;Questi ed altri attributi sono usati per indicare la presenza misteriosa, ma ben definita, di questo Personaggio presente nel Popolo d’Israele.&lt;br /&gt;Perché lo spirito di sapienza? Nella visione descritta da Ezechiele, Dio dice al popolo prostrato dall’esilio babilonese: «Ossa inaridite, udite la parola del Signore ecco: io faccio entrare in voi lo Spirito e vivrete» (Ez 37, 4-5).&lt;br /&gt;In questa teofania, vi è un invito a riconoscere il Dio della vita, della speranza; un Dio che entra nell'animo di ogni uomo e donna vincendo ogni titubanza e ogni esperienza di male, di debolezza e di rassegnazione.&lt;br /&gt;La presenza e l’azione dello Spirito si fanno più visibili nella vita e nella missione dei Capi che, in nome di Dio, guidano il popolo verso il futuro messianico. Ogni sapienza, ogni spirito di sapienza ci riporta alla parola di Dio che è la vera sapienza ed è l'unica capace di liberarci e di guarirci.&lt;br /&gt;Infatti, Giosuè trovava nello studio della Torà le indicazioni per poter entrare nella terra promessa. Anche ciascuno di noi, andando, stando e fermandosi «con le parole del Signore» (Dt 6,7; cfr. Sal 1,1), saprà ascoltare il Signore che continuamente chiama, senza smarrire la strada che porta alla vita. Perché la Parola di Dio è quella che dà forma all’uomo, che lo plasma secondo il progetto originario di Dio. È necessario che la vita dell’uomo sia organizzata interiormente, non secondo i nostri puri desideri o capricci, ma secondo la Parola di Dio.&lt;br /&gt;È la Parola che dà forma, che decide il progetto di vita e che orienta verso un traguardo autentico la vita dell’uomo. Ma poi, insieme con la Parola, lo Spirito. E lo Spirito vuole dire la forza vitale di Dio, quella forza che davvero vince la morte e mette una energia di vita e di speranza.&lt;br /&gt;Nel brano, per la prima volta, compare sui chiamati l’imposizione delle mani (vv. 18b-19). È Mosè stesso che trasmette l’autorità di “capo e giudice” (v. 20a) e a lui tutto il popolo gli deve obbedienza (v. 20b).&lt;br /&gt;L'imposizione delle mani è gesto biblico importante. È un segno di concreta benedizione (cfr. Gen 48,14-15).&lt;br /&gt;Assieme alla parola, la mano è strumento espressivo di linguaggio: manifesta la potenza e lo Spirito del Signore. Le mani di Dio sono creatrici e salvano. Guidano e accompagnano con amore e premura.&lt;br /&gt;È pure segno di consacrazione ad indicare che lo Spirito di Dio si riserva chi ha scelto, ne prende possesso e gli conferisce autorità e capacità in vista di una missione.&lt;br /&gt;Quindi, imporre le mani su qualcuno, come su Giosuè, è molto più di una semplice benedizione: equivale a conferire l'invio in missione. Sarà l'ultimo gesto del Risorto che ascende al cielo. Chi impone le mani rende l'altro partecipe di ciò che egli è.&lt;br /&gt;Ancora è simbolo di identificazione: ad esempio stabilisce un rapporto tra chi impone le mani e la vittima sacrificale. Questa esprime i sentimenti stessi dell'offerente: adorazione e azione di grazie, comunione, domanda di perdono, espiazione.&lt;br /&gt;Da quel momento, Giosuè ebbe il potere di dare gli stessi ordini impartiti da Mosè e di chiedere al sacerdote di consultare la volontà divina attraverso un oracolo. Egli viene riconosciuto da tutti “pastore” (ro ‘eh), capo carismatico e militare della comunità israelitica.&lt;br /&gt;Questi risponde a Dio con la fede e l’obbedienza, decidendo di servire il Dio dei patriarchi e non gli idoli dei popoli vicini. «Servire», in senso biblico, comporta: fedeltà nella fede, servizio cultuale e risposta positiva alle esigenze dei comandamenti.&lt;br /&gt;Ciò che accompagna il chiamato è l’assicurazione divina: «Io sarò con te, non temere» (Gs 1,9), sono parole piene di conforto, ma soprattutto, per il chiamato è certezza che Dio è fedele alle sue promesse (cfr. Gen 12,7; 15,18; 17,8) e queste giunsero a compimento (cfr. Gs 21,45).&lt;br /&gt;Anche in Gesù troviamo la realizzazione delle promesse, anzi sono il nuovo “sì” (2Cor 1,20). Gesù è l’espressione del “sì” di Dio alle promesse fatte al suo popolo e all’umanità (cfr. Gal 3,16). Inoltre, con la sua libera obbedienza e sottomissione fatta al Padre, diede compimento al disegno divino salvifico nella storia: «Imparò l’obbedienza dalle cose che patì e reso perfetto divenne causa di salvezza per tutti coloro che gli obbediscono» (Eb 5, 8-9).&lt;br /&gt;L’obbedienza di Cristo è l’aspetto della Passione messo maggiormente in evidenza nella catechesi apostolica. «Cristo si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di croce» (Fil 2, 8); «Per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti» (Rm 5, 19); L’obbedienza appare come la chiave di lettura dell’intera storia della Passione, quello da cui questa prende senso e valore.&lt;br /&gt;La Passione fu la prova e la misura della sua obbedienza.&lt;br /&gt;Ma perché è così importante obbedire a Dio? Perché Dio ci tiene tanto a essere obbedito? Non certo per il gusto di comandare e di avere dei sudditi! È importante perché obbedendo noi facciamo la volontà di Dio, vogliamo le stesse cose che vuole Dio e così realizziamo la nostra vocazione originaria che è di essere “a sua immagine e somiglianza”. Siamo nella verità, nella luce e di conseguenza nella pace, come il corpo che ha raggiunto il suo punto di quiete.&lt;br /&gt;Dante Alighieri ha racchiuso tutto ciò in un verso considerato da molti il più bello di tutta la Divina Commedia: “e ’n la sua volontate è nostra pace” (Paradiso, 3,85).&lt;br /&gt;Nella vocazione di Giosuè e in ogni vocazione risuonano sempre queste parole: «Insegnami a compiere il tuo volere» (Sal 142, 10).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Quali “i verbi della nostra vita” che ci mettono in relazione con Dio e con il suo disegno di salvezza?&lt;br /&gt;2. Come faccio agire in me lo Spirito del Signore per il bene dell’altro?&lt;br /&gt;3. Nella mia debolezza, nella mia paura, nella mia inconsistenza, nella mia poca fede chiedo aiuto allo Spirito del Signore e prego così: “Attirami dietro a te, Signore!”.&lt;br /&gt;4. Anche nella mia vocazione risuonano le parole del Salmista: «Insegnami a compiere il tuo volere»?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Padre nostro…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signore Dio, ti ringrazio per la tua Parola che mi ha fatto vedere meglio il tuo volere. Fa’ che il tuo Spirito illumini le mie azioni e mi comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ha suggerito al mio cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;agire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Come Giosuè trovava nello studio della torà le indicazioni per poter entrare nella terra promessa, anche noi fermiamoci «con le parole del Signore», per capire il volere del Padre e non smarrire la strada che porta alla vita e condurre altri a Lui. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-5472753999648312427?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/5472753999648312427/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/giosue-invocare-spirito-di-dio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/5472753999648312427'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/5472753999648312427'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/giosue-invocare-spirito-di-dio.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-5749592166393764440</id><published>2011-05-21T01:44:00.000-07:00</published><updated>2011-05-21T01:46:38.157-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;RUTH&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Padre misericordioso, manda anche me, in questo tempo santo della preghiera e dell’ascolto della tua Parola, il tuo angelo santo, perché possa ricevere l’annuncio della salvezza e, aprendo il cuore, possa offrire il mio sì all’Amore. Manda su di me, ti prego, il tuo Spirito santo, quale ombra che mi avvolge, quale potenza che mi colma. Fin da adesso, o Padre, io non voglio dirti altro che il mio “Sì!”; dirti: “Eccomi, sono qui per te. Fa’ di me ciò che ti piace”. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Rt 2,1-3.8-11)&lt;br /&gt;2, 1 Noemi aveva un parente del marito, uomo potente e ricco della famiglia di Elimèlech, che si chiamava Booz. 2 Rut, la Moabita, disse a Noemi: “Lasciami andare per la campagna a spigolare dietro a qualcuno agli occhi del quale avrò trovato grazia”. Le rispose: “Và, figlia mia”. 3 Rut andò e si mise a spigolare nella campagna dietro ai mietitori; per caso si trovò nella parte della campagna appartenente a Booz, che era della famiglia di Elimèlech. 8 Allora Booz disse a Rut: “Ascolta, figlia mia, non andare a spigolare in un altro campo; non allontanarti di qui, ma rimani con le mie giovani; 9 tieni d’occhio il campo dove si miete e cammina dietro a loro. Non ho forse ordinato ai miei giovani di non molestarti? Quando avrai sete, và a bere dagli orci ciò che i giovani avranno attinto”. 10 Allora Rut si prostrò con la faccia a terra e gli disse: “Per qual motivo ho trovato grazia ai tuoi occhi, così che tu ti interessi di me che sono una straniera? ”. 11 Booz le rispose: “Mi è stato riferito quanto hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuo marito e come hai abbandonato tuo padre, tua madre e la tua patria per venire presso un popolo, che prima non conoscevi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel Regno di Dio» (Lc 13,29).&lt;br /&gt;Con le parole dell’Evangelista Luca, cogliamo il personaggio femminile di Ruth, il cui nome è di difficile interpretazione. Alcuni vi scoprono la radice ebraica di “vedere” e altri quella di “riempire”, mentre c’è chi pensa al significato di “compagna” (re’ut). Altri ancora, e forse adatta anche al nostro brano, hanno assunto l'ipotesi che Ruth derivi da “rwh” che significa “essere irrigato a sazietà” (“riempire” d’acqua) e, per metafora, “essere colmo di beni”, uno dei termini usati dai profeti per indicare la benedizione del Signore nei confronti del suo popolo.&lt;br /&gt;La nostra lectio più che sulla scena, vuole convergere sul nome della donna e in particolare su quest’ultimo significato dato.&lt;br /&gt;Questo perché Dio parla in una maniera adatta all'uomo. Come Gesù, pienezza della Parola di Dio, è veramente Colui che è adatto ad incontrare l'uomo per raggiungere in profondità la totalità del suo cuore.&lt;br /&gt;Infatti, la Parola di Dio non è destinata soltanto all'intelligenza dell'uomo, ma a tutta la persona, proprio perché l'uomo non è solo né primariamente in grado di capire quello che Dio gli vuol dire, ma è capace di ricevere quello che Dio gli vuol dare attraverso la sua Parola: vita, amore, perdono, sapienza e l'uomo perciò riceve ogni comunicazione di Dio, ogni sua «parola» con tutto se stesso, col cuore prima che con l'intelligenza. Perciò Gesù ebbe a dire che il Padre rivela i suoi misteri ai piccoli e ai poveri e li tiene nascosti ai sapienti (Cfr. Mt 11,25): i piccoli si lasciano raggiungere nel cuore, mentre i dotti si lasciano raggiungere solo nell'intelligenza, non sono disponibili a lasciarsi cambiare la vita: perciò la Parola di Dio non riesce a diventare vita per loro, rimane estranea alla loro esistenza.&lt;br /&gt;C’è nella vita di Ruth e di ogni uomo e donna una sete che solo Dio può colmare, una sete che ci conduce certamente a Lui.&lt;br /&gt;L'uomo è veramente un vuoto, un vuoto che attende di essere riempito, irrigato a sazietà, è terra assetata e arida (Sal 63, 2) che attende l'acqua per fiorire, è ossa aride (Cfr. Ez 37) che attendono un soffio vitale per poter rinascere, è tristezza che attende motivi di gioia per cambiare la veste da lutto in abito di danza (Sal 29,12). Donde può mai venire la vita a quest'uomo votato alla morte? (Rm 7,24; cfr. Gv 5,24; Sal 78,11; Ez 31,14).&lt;br /&gt;Forse ci è difficile capirlo, non saremo i primi. Anche l’apostolo Pietro non riusciva a capire con la sua intelligenza perché non usava il cuore, non si faceva irrigare fino in fondo, a sazietà. Gesù infatti gli rispose: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo» (Gv 13,7).&lt;br /&gt;Quando siamo davanti a Lui, davanti alla Parola lasciamoci amare, poi cerchiamo di comprendere: prima obbedire, poi capire. Prima l'incontro cuore a cuore, poi arriva anche l'intelligenza.&lt;br /&gt;Ruth è la donna capace di farsi irrigare fino in fondo prima di fare un’ulteriore scelta di vita, prima di scoprire la grandezza del dono.&lt;br /&gt;C’è una condizione nella vita di ciascuno che, grazie a Ruth, possiamo scoprire insieme al Salmista: «Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente… Le lacrime sono il mio pane… Mentre mi dicono “Dove è il tuo Dio”. Questo io ricordo e il mio cuore si strugge… In me si abbatte l’anima mia; perciò di te mi ricordo» (Sal 42, 2-5.7).&lt;br /&gt;Sia nel nostro brano (il nome di Ruth e lei che va a spigolare), sia nel Salmo troviamo la sete e la fame: una condizione che ci conduce in maniera continua alla ricerca di Dio perché esiliati, cacciati fuori dal luogo di origine, del proprio benessere, dalla propria patria, etc.&lt;br /&gt;In tutti c’è un ricordare e un ritornare a spigolare per rivivere e ascoltare meglio la voce che chiama perché «Chi ha sete venga a me» (Gv 7,37) perché «Chi crede in me non avrà più sete» (Gv 6,35).&lt;br /&gt;Ruth è simbolo di quanti si accosteranno alla voce del Signore, di quanti realizzeranno le parole del profeta Amos: «Ecco verranno giorni – dice il Signore Dio – in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane, né sete di acqua, ma d’ascoltare la parola del Signore» (Am 8,11).&lt;br /&gt;Con una profezia e con una benedizione il profeta annuncia che prima o poi se non altro al momento della morte, non ci sazierà più niente fuori di Dio. Non ci sazierà più il benessere, né la salute, né la fama, né il potere. Anzi avremo sempre più insoddisfazione fino al momento in cui cominceremo ad avere sete e fame della Parola di Dio.&lt;br /&gt;Ruth è la donna che prende coscienza di questo e si fa avanti, va a spigolare perché la sua vita si realizzi in un incontro terreno in preparazione dell’incontro finale con l’Autore della vita, che, a sua volta, sarà Lui a donare a Ruth e a tutti la sua spiga.&lt;br /&gt;Una prima spiga la troviamo nell’albero genealogico del Messia perché questa donna scelta da Dio entri nella storia della salvezza e quindi deve, in qualche maniera, far parte del popolo eletto. Questo privilegio le viene riconosciuto dallo stesso Booz, suo marito: «Tu hai abbandonato tuo padre, tua madre e la tua patria per venire presso un popolo, che prima non conoscevi» (v. 11).&lt;br /&gt;Queste parole, composte in maniera diversa, le ritroviamo nel Vangelo sulla bocca di Gesù, mentre veniva interrogato su come possedere la vita eterna: «Amen vi dico, non c’è nessuno che ha lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi, a causa di me e a causa del vangelo» (Mc 10,29).&lt;br /&gt;Queste sono le parole che ci rendono poveri e piccoli, facendoci scoprire il tesoro inestimabile per il quale si lascia tutto: è una chance che Gesù dona perché tutti possiamo passare, grazie alla nostra povertà, per le porte della vita. Il Regno è amare Lui, che si è fatto fratello per poter essere incontrato e baciato da noi (Ct 8,1). Si è fatto ultimo di tutti, perché amando il più povero, amiamo Lui; e amando Lui amiamo tutti.&lt;br /&gt;In queste persone che vanno dietro a Gesù vi è un rapporto libero da ogni idolatria perché tutto ritorna secondo il disegno di Dio, vivendo il tutto come un dono dall’Alto e da condividere con tutti (cfr. Rt 2, 8-9).&lt;br /&gt;Farsi discepoli significa scoprire nello sguardo di Dio l’unico bene. Discepolo è colui che si lascia conquistare dal Signore, come Ruth, come Paolo, è un lasciar perdere tutto e correre per conquistarlo (Fil 3,8.12). È l’adesione personale a Colui che è povero e che porta la croce e ciò costituisce il momento essenziale della sequela; ogni altro motivo sarebbe insufficiente perché nella parola dell’annuncio evangelico che tutti trovano Gesù e motivano la loro adesione.&lt;br /&gt;La ricompensa avviene già quaggiù sulla terra, perché nella comunione fraterna della comunità cristiana i discepoli trovano ampiamente i beni lasciati (Mc 10,30).&lt;br /&gt;Sia nel Vangelo che nella vicenda di Ruth vi è un centro che fa parte della fede cristiana: lasciare tutto per Cristo Gesù, lasciarsi sedurre dal Dio che ci è apparso in Gesù.&lt;br /&gt;Soltanto chi ha questa «Superna conoscenza di Cristo Gesù» (Fil 3,8), è presso Dio, ha scoperto – spigolando – la perla preziosa (Mt 13,46), abbandona tutto con gioia lasciandosi irrigare dentro e fuori di sé, perché ha la pienezza della vita del regno che è riservato ai poveri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Rileggendo la vicenda di Ruth, prova a richiamare e a vedere quanta forza essa sprigiona ancora nella tua vita: prova a chiederti se il tuo cammino si è fatto tiepido e pigro o se mantiene la freschezza originaria.&lt;br /&gt;2. Ci facciamo irrigare a sazietà dalla Parola di Dio per poi viverla con tutti?&lt;br /&gt;3. Quali esperienze e atteggiamenti interiori favoriscono o impediscono la tua spigolatura così da tradurre in preghiera in tuo “sì” al Signore?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Spirito d'amore, Tu che sei amore in tutta la tua persona, l'Amore unico e ideale, vieni a trasformare in amore tutta la nostra vita. Donaci di amare alla maniera di Dio, il quale non mette limiti all'apertura del suo cuore, tu che ne sei il dono integrale.&lt;br /&gt;Donaci di amare ad esempio di Cristo, che ha testimo¬niato all'umanità una bontà mirabile offrendo per essa il sacrificio della vita.&lt;br /&gt;Donaci di amare con tutta la spontaneità del nostro essere, ma insieme con tutta l'energia spirituale che ci viene da te.&lt;br /&gt;Donaci di amare in maniera sincera e disinteressata, distaccandoci completamente dalle nostre ambizioni personali. Donaci di amare prodigandoci volentieri e senza attendere ricompensa, dimenticando ciò che diamo e ciò che sopportiamo.&lt;br /&gt;Donaci di amare anche nelle delusioni e negli sgarbi, amare fino alla fine anche senza ricevere alcun contraccambio.&lt;br /&gt;Donaci di amare con pazienza instancabile, senza irritarci dei difetti altrui e dei torti ricevuti.&lt;br /&gt;Donaci di amare e di crescere sempre più nell'amore, facendoci scoprire progressivamente tutto ciò che esige quell'amore perfetto che si trova solo in te.&lt;br /&gt;Donaci di trovare la nostra gioia nell'amore e di cercare la nostra vera felicità nel far contenti gli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Agire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Impegnarsi in una vita sempre più piena nella ricerca del Bene assoluto nella continua donazione di sé. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-5749592166393764440?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/5749592166393764440/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/ruth-invocare-padre-misericordioso.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/5749592166393764440'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/5749592166393764440'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/ruth-invocare-padre-misericordioso.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-3827704159641297099</id><published>2011-05-21T01:42:00.000-07:00</published><updated>2011-05-21T01:43:42.934-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;&lt;strong&gt;MARIA DI NAZARETH&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Shaddai, Dio della montagna, che fai della nostra fragile vita la rupe della tua dimora, conduci la nostra mente a percuotere la roccia del deserto, perché scaturisca acqua alla nostra sete. La povertà del nostro sentire ci copra come manto nel buio della notte e apra il cuore ad attendere l’eco del Silenzio finché l’alba, avvolgendoci della luce del nuovo mattino, ci porti, con le ceneri consumate del fuoco dei pastori dell’Assoluto che hanno per noi vegliato accanto al divino Maestro, il sapore della santa memoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Lc 1,26-38)&lt;br /&gt;1, 26 Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28 Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. 29 A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 30 L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. 34 Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. 35 Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. 36 Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: 37 nulla è impossibile a Dio ”. 38 Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’annunzio della nascita di Gesù a Maria di Nazareth, costituisce il centro del Vangelo dell’infanzia secondo la narrazione lucana. Il nome della Vergine Maria, importante per la nostra vita, assume un ruolo misterioso, ma eminente. L’ebraico Mirjam va tradotto con “Illuminatrice del mare” o con “Stella del mare”, traduzione, quest’ultima, preferita da san Bernardo. La prima parola con cui l’autore del Vangelo qualifica Maria è: “Una vergine promessa sposa” (v. 27). Questa descrizione dell’evangelista, come una intuizione, ci trasporta nelle pagine dell’Antico Testamento che aveva visto e desiderato per la donna sterile un destino di grazia: “Beata la sterile non contaminata… avrà il suo frutto alla rassegna delle anime” (Sap 3,13). Maria rappresenta, nella prospettiva del Vangelo, la novità compiuta dalla grazia di Dio.&lt;br /&gt;Ma chi è questo personaggio? È una creatura umana, anzi, l’evangelista Luca ama sottolineare la povertà della sua condizione: è una donna (quindi socialmente debole), è vergine, priva dell’unico valore socialmente riconosciuto alla donna nella società antica: la maternità; vive a Nazareth (oscuro villaggio di una regione religiosamente infida). Ma Dio ama compiere le meraviglie della sua opera proprio nella debolezza della condizione umana; san Paolo ricorda che la potenza di Dio si manifesta nella debolezza (Cfr. 2Cor 12,7-10). Così Maria diventa la “proclamazione della grazia di Dio”; niente in lei è grandezza puramente umana; tutto è opera di Dio nella creatura umana.&lt;br /&gt;Questo brano, contenente il discorso dell’angelo, si apre al v. 28 con un saluto (“Ti saluto”) e un appellativo (“piena di grazia”), seguiti dalla garanzia di protezione divina (“Il Signore è con te”). Nel testo originale greco il saluto “Ti saluto, o piena di grazia” suona così: “Kaire kekaritoméne”; cioè: rallegrati tu che sei stata trasformata (o ricolma) dalla grazia (cfr. Sof 3,14ss.; Zc 2,14). In pratica: rallegrati, Dio ti ha guardato con favore, con benevolenza, ti ha guardato con la ricchezza della sua generosità e ha trasformato la tua vita con il suo dono di grazia; per cui la forma che la tua vita ormai ha assunto è la forma prodotta in te dalla grazia di Dio, dal dono di Dio.&lt;br /&gt;In questo brano, il participio greco usato indica una condizione permanente, quindi sostituisce il nome. Maria è identificata dall’inviato di Dio come colei che è totalmente avvolta da suo amore gratuito e benigno. È il mistero dell’incontro tra l’uomo e Dio che non si può spiegare. Avviene e basta. È un incontro che lascia il segno, e qui sta la grandezza. Questo saluto si conclude con la protezione divina: “Il Signore è con te”. È una espressione familiare che troviamo sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento e ricorda il patto veterotestamentario tra Dio e l’umanità (attesa messianica da parte di Israele) ma da collocare nella novità dell’evento cristiano. La novità è questa: la speranza del popolo trova il suo compimento nella Vergine di Nazareth, Maria, che sta per diventare madre del Figlio dell’Altissimo, del Salvatore del mondo. San Giovanni Crisostomo ci aiuta a capire questa novità con queste parole: “È in te colui che si trova dappertutto; è con te e viene da te, lui che è il Signore in cielo, Altissimo nell’abisso…, Creatore al di sopra dei cherubini…, Figlio in seno al Padre, Unigenito nel tuo ventre, Signore – egli sa come – interamente dappertutto e interamente in te”. Se l’appellativo “riempita di grazia” si riferisce a quello che Dio aveva operato in Maria fin dalla sua esistenza, la formula “Il Signore è con te” è orientata verso il futuro riferendosi alle parole successive dell’angelo (cfr. vv. 35-37), parole che il profeta Isaia aveva annunciato: “Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Is 7,14). Maria è la donna che, nella routine della vita ordinaria, si trova davanti al piano divino (elezione) che Dio intende realizzare per mezzo della sua persona a favore del popolo (vocazione e missione). Davanti a questa cornice, Maria rimane in un soliloquio interiore: “Rimase turbata e si domandava…” (v. 29). Il turbamento che troviamo nella vita di Maria non è un semplice “turbare”, ma un perturbare, sconvolgere profondamente e fa parte del genere letterario delle annunciazioni (cfr. Lc 1,12) corrispondendo alle perplessità che avviene in ciascun chiamato ancora oggi (nella Bibbia possiamo vedere la chiamata di Mosé, Gedeone, Geremia, etc.).&lt;br /&gt;Quante volte capita che davanti alla chiamata di Dio ci si chiede: “perché proprio io?”. Maria in qualche modo si pone la stessa domanda facendo un altro ragionamento dentro di sé, diverso dalle precedenti (o odierne chiamate): cerca di penetrare il senso recondito e la portata di quelle parole che l’evangelista Luca sottolinea in 2, 19.51, quindi cerca di capire ciò che il Signore le sta chiedendo per mezzo del suo messaggero e la missione specifica alla quale l’ha destinata. Il suo turbamento insieme alla sua riflessione interiore, mette in risalto un nuovo aspetto della sua persona: la sua apertura nei confronti della Parola di Dio, il suo lasciarsi interrogare, provocare da ciò che ascolta.&lt;br /&gt;Maria non si accontenta di un monologo, ma grazie alla stessa Parola di Dio che comincia a dare corpo a questa chiamata divina, a capire che “Il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fin dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome” (Is 49,1). Grazie anche alla stessa Parola di Dio (per mezzo dell’Angelo) riceve il “non temere” (v. 30), espressione che se ricordiamo anche in altri contesti biblici si riscontra (cfr. Gen 15,1; Is 43,1.5; Gdc 6,23; Ger 1,8; Ez 2,6). Maria diventa per noi colei che non teme, ma gioisce perché Dio ha posato il suo sguardo benevolo su di lei. Ella capisce che la sua vocazione è quella di dare un corpo, una carne, a Dio che viene a “Visitare il suo popolo” (Lc 1,68). Questo fatto però urta in Maria contro una difficoltà reale, che essa presenta serenamente e lealmente: “Come sarà questa cosa, poiché non conosco uomo?” (v. 34). Sono parole che creano un confusione sia per chi si è trovato davanti a una simile proposta e sia per noi che cerchiamo di capire. Nel profondo cuore di Maria, invece, troviamo il grande desiderio di verginità che la porta ad essere Madre. Questa verginità ci conduce a capire che davanti a Dio non esiste una sterilità (cfr. Lc 1,7.18; Gen 16,1-2; 17,17; 18,10-12), perché nulla è impossibile a Lui (v. 37). Essere vergine per Maria è il segno della presenza piena di Dio: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo” (v. 35), e della consacrazione a Lui: : “Avvenga di me quello che hai detto” (v. 38). Il sì di Maria è il primo sì alla consegna che Dio fa di se stesso nelle mani di ogni uomo e di ogni donna. Gesù è il consegnato dal Padre nelle mani dell’altro. E Maria, attraverso il suo sì, permette questo: permette che attraverso di lei abbia inizio la consegna di Gesù. Il sì di Maria, il mio sì, il nostro sì, permette a Dio di continuare a consegnarsi all’umanità. Il nostro sì permette di dare corpo a Dio, di generare Gesù agli altri, nelle vesti di un consegnato. Maria insegna che consegnare a Dio la nostra vita, i nostri affetti, la nostra volontà permette a Dio di consegnarci a sua volta nelle mani degli uomini. Così che anche noi, come Gesù, siamo dei consegnati. Allora non è più solo: “io consegno la mia vita a Dio”, ma il mio sì permette a Dio di consegnare se stesso agli uomini attraverso la mia vita, attraverso la mia persona, è permettere a Dio di fare di me un consegnato e ripetere sempre “Avvenga di me quello che hai detto” (v. 38).&lt;br /&gt;Impariamo, sull’esempio di Maria, ad ascoltare il Signore che ci parla nelle piccole cose di ogni giorno. Ogni giorno fermiamoci a dialogare con il Signore ascoltando la sua Parola, perché possiamo conoscere, accogliere e vivere appieno la chiamata all’amore per l’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Impariamo, sull’esempio di Maria, ad ascoltare il Signore che ci parla nelle piccole cose di ogni giorno?&lt;br /&gt;2. Sono fedele a me stesso, a Dio che mi ha creato? Senza complessi di grandezza o di inferiorità… come Maria?&lt;br /&gt;3. Come vivo la mia gioia per farne dono all’altro?&lt;br /&gt;4. Come rendo corpo, carne a Dio nella vita di tutti i giorni, per aiutare l’altro a prendere coscienza che anch’essi sono figli di Dio?&lt;br /&gt;5. Sono capace di fare della mia vita un consegnato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;O Maria, facci comprendere, desiderare, possedere in tranquillità la purezza dell’anima e del corpo. Insegnaci il raccoglimento, l’interiorità; dacci la disposizione ad ascoltare le buone ispirazioni e la parola di Dio; insegnaci la necessità della meditazione, della vita interiore personale, della preghiera che Dio solo vede nel segreto. Maria, insegna a noi l’amore. L’amore a Cristo, Amore unico, sommo, totale, amore che è sacrificio per i fratelli. Ottieni a noi, Maria, la fede soprannaturale, la fede semplice, piena e forte, la fede sincera, attinta alla sua fonte verace, la Parola di Dio. Tu sei, Maria, immagine e inizio della Chiesa; risplendi ora innanzi al popolo di Dio quale segno di certa speranza e di consolazione (Paolo VI).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Agire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ogni giorno fermiamoci a dialogare con il Signore ascoltando la sua Parola, perché possiamo conoscere, accogliere e vivere appieno la chiamata all’amore per l’altro. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-3827704159641297099?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/3827704159641297099/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/maria-di-nazareth-invocare-shaddai-dio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/3827704159641297099'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/3827704159641297099'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/maria-di-nazareth-invocare-shaddai-dio.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-5916205837073803805</id><published>2011-05-21T01:40:00.000-07:00</published><updated>2011-05-21T01:41:37.923-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;GIUSEPPE, SPOSO DI MARIA&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Spirito che aleggi sulle acque, calma in noi le dissonanze,&lt;br /&gt;i flutti inquieti, il rumore delle parole, i turbini di vanità,&lt;br /&gt;e fa sorgere nel silenzio la Parola che ci ricrea.&lt;br /&gt;Spirito che in un sospiro sussurri al nostro spirito il Nome del Padre,&lt;br /&gt;vieni a radunare tutti i nostri desideri, falli crescere in fascio di luce&lt;br /&gt;che sia risposta alla tua luce, la Parola del Giorno nuovo.&lt;br /&gt;Spirito di Dio, linfa d'amore dell'albero immenso su cui ci innesti,&lt;br /&gt;che tutti i nostri fratelli ci appaiano come un dono&lt;br /&gt;nel grande Corpo in cui matura la Parola di comunione (Frère Pierre-Yves di Taizé).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Mt 1,18-24)&lt;br /&gt;1, [18]Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. [19]Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. [20]Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. [21]Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». [22]Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: [23]Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. [24]Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presentare questo personaggio importante nella storia della salvezza e nella vita del cristiano di oggi è qualcosa di particolare, in quanto, come la Vergine Maria, sua sposa, si dice poco di lui, ma quel poco è abbastanza per capire che la sua vita è stata una continua donazione.&lt;br /&gt;Ma chi è Giuseppe? È un laico nel senso più pregnante della parola, laico perché non caratterizzato da nessuna funzione ufficiale: è un uomo come tutti, inserito fino in fondo nelle realtà terrene per offrirle come supporto all’Incarnazione. Il Verbo si incarna in una famiglia di cui Giuseppe è il capo e vive nella realtà delle creature umane, nella condizione più universale, che è quella del lavoro e della povertà. Il Nuovo Testamento non ci dice molto di Giuseppe. Ne parlano solo i due Vangeli (Mt e Lc) che riferiscono qualcosa della infanzia di Gesù. Tutti gli episodi che tali Vangeli riferiscono sono appunto legati al periodo che va dal suo fidanzamento ai primi anni di vita del bambino (fino al suo ritrovamento “tra i Dottori del Tempio” di Gerusalemme). Da queste fonti possiamo dedurre che Giuseppe era originario di Betlemme, cittadina che per qualche motivo abbandonò per andare ad abitare a Nazaret. Lì, probabilmente, avvenne il fidanzamento con Maria, figlia di Gioacchino ed Anna.&lt;br /&gt;Il brano scelto per questa lectio mensile, è collegato strettamente alla genealogia (Mt 1,1-17) che l’evangelista Matteo compone con l’intento di sottolineare la successione dinastica di Gesù, il salvatore del suo popolo (v. 21). In queste pagine l’Evangelista non ha intenzione di perdere tempo in “questioni sciocche, dalle genealogie, dalle questioni e dalle contese intorno alla legge, perché sono cose inutili e vane” (Tt 3,9), ma di cogliere nella vita ordinaria la Parola di Dio nascosta per noi: Gesù, perché l’essere partecipi dei misteri del Regno avviene per mezzo di Gesù.&lt;br /&gt;Giuseppe esprime la figura di chi, dal punto di vista fisico, non c’entra in questa nascita, ma che in realtà è fondamentale per la realizzazione del piano di Dio. Ci vuole Giuseppe. “Tu lo chiamerai Gesù” (v. 21). Questa espressione vuole dire che è Giuseppe che deve operare come padre legale di Gesù, perché Gesù sia quel discendente di Davide che adempie le promesse. Gesù deve essere una novità radicale e quindi nasce dalla grazia di Dio, ma deve, nello stesso tempo, realizzare le promesse di Dio nella storia. E allora Giuseppe diventa importante, perché (sia nel caso di Maria che nel caso di Giuseppe) più che la generazione fisica, conta l’atto della fede, l’atto dell’obbedienza. Sant’Agostino l’aveva detto, ed è diventata classica l’affermazione dopo di lui: “Maria, ha generato il Figlio di Dio prima nella fede e poi nella carne”. È la fede che ha aperto il grembo e il cuore di Maria a ricevere il Verbo di Dio. La generazione del Verbo di Dio – la Parola di Dio fatta carne – non c’è al di fuori della fede; questo vale per Maria e vale per la Chiesa. La Chiesa, ciascuno individualmente diventa madre, quando accoglie la Parola nella fede; allora la genera, la mette alla luce in tutte le situazioni storiche, in tutte le condizioni umane, ma in questa prospettiva. Lo stesso vale esattamente per Giuseppe. Giuseppe non c’entra dal punto di vista della carne, ma c’entra dal punto di vista della obbedienza della fede.&lt;br /&gt;La vita di Giuseppe è stata veramente travolta dalle iniziative di Dio, iniziative misteriose, iniziative al di là della possibilità di capire. Giuseppe nonostante tutto, si è lasciato condurre perché era giusto e “giusto” è l'uomo che vive di fede. Il v. 20 vuole indicarci un profilo di quest’uomo. Dove lo porta il Signore? Non lo sa, Dio non glielo dice, non gli spiega niente e lui obbedisce lo stesso. Ha sempre detto di sì con la vita, non con le parole. Non ha mai avuto questioni da sollevare, dubbi da proporre. Egli è l’uomo del silenzio e nel silenzio agisce. E come è fecondo questo silenzio! Esso permette che tra la parola di Dio e l’obbedienza di Giuseppe non ci sia soluzione di continuità. Dio parla e Giuseppe fa. Molte parole suonano nella sua vita fino a capovolgere i suoi progetti: un matrimonio con la sua dolce sposa Maria, avere dei figli e vivere in semplicità davanti a Dio e agli uomini. Ma in lui, oltre a queste cose del tutto legittime risuonano dei verbi:&lt;br /&gt;“Non temere...”, e lui non teme, tutti i drammi sono finiti (v. 20).&lt;br /&gt;“Alzati...”, e lui si alza, eccolo già per strada (v. 24).&lt;br /&gt;“Ritorna...”, ed è già di ritorno (v. 24).&lt;br /&gt;È la bellezza della vita interiore di Giuseppe che convive con il capovolgimento di Dio. Osserviamo le “cose strane” che accadono.&lt;br /&gt;“Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe” (v. 18).&lt;br /&gt;Prima di queste parole c’è la lunga genealogia che, partendo da Abramo, poi da Davide, poi dall’esilio di Babilonia, arriva fino a Giuseppe. E la conclusione della genealogia dice: “Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo” (1,15-16). La genealogia è andata avanti per quaranta volte, ma quando si arriva all’ultimo anello della catena, cambia tutto: “Giacobbe generò Giuseppe”… e non c’è “Giuseppe generò Gesù”, ma: “Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo”. Per capire la paternità spirituale di Giuseppe chiediamoci: Quale la realtà spirituale dell’adozione affidata a Giuseppe e di conseguenza a noi, oggi? Diciamo, che il popolo eletto possiede «La gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse» perché «Essi sono Israeliti e possiedono l'adozione a figli» (Rm 9,4). Anche noi, il popolo nuovo di Dio, in Cristo riceviamo l’adozione a figli perché «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli» (Gal 4,4-5). è questa la salvezza che ci ha portato Gesù. Cristo «Salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21) perché egli è il «Dio con noi» (Mt 1,23) che ci rende figli adottivi di Dio. Gesù nasce da «Maria promessa sposa di Giuseppe» (v. 18a) che «Si trovò incinta per opera dello Spirito Santo» (v. 18b). Matteo non ci da il racconto dell’annunciazione come fa l’Evangelista Luca (cfr. Lc 1, 26-38), ma struttura il racconto dal punto di vista dell’esperienza di Giuseppe, l’uomo giusto. Nella Bibbia gli uomini giusti sono rivelati come gli amati da Dio e che molte volte li sceglie per una missione importante, li protegge e non li accomuna con gli empi (Gen 18,23ss). Nell’Antico Testamento troviamo molti personaggi che sono ritenuti giusti. Pensiamo a Noè «Uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei» (Gen 6,9). Oppure Ioas che «Fece ciò che è giusto agli occhi del Signore» (2Re 12,3). Un’idea costante nella Bibbia è il «sogno» come luogo privilegiato dove Dio fa conoscere i suoi progetti e disegni, e alcune volte rivela il futuro. Ben conosciuti sono i sogni di Giacobbe a Betel (Gen 28,10ss) e Giuseppe suo figlio come pure quelle del coppiere e del panettiere imprigionati in Egitto con lui, (Gen 37,5ss; 40,5ss) e i sogni del Faraone che rivelavano i futuri anni di prosperità e di carestia (Gen 41,1ss). A Giuseppe appare «In sogno un angelo del Signore» (v. 20) per rivelargli il disegno di Dio. Nei vangeli dell’infanzia appare spesso l’angelo del Signore come messaggero celeste (vv. 20.24; Mt 2,13.19; Lc 1,11; 2,9) e anche in altre occasioni questa figura appare per rasserenare, rivelare il progetto di Dio, guarire, liberare dalla schiavitù (cfr. Mt 28,2; Gv 5,4; At 5,19; 8,26; 12,7.23). Molte sono le referenze all’angelo del Signore anche nell’Antico Testamento dove originariamente rappresentava il Signore stesso che guida e protegge il suo popolo essendogli vicino (cfr. Gen 16,7-16; 22,12; 24,7; Es 3,2; 23,20; Tb 5,4). Punto centrale di questa pagina è la verginità descritta dal v. 23: «Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi». La condizione di verginità vuole dire l’impossibilità concreta, umana, mondana, di avere un figlio. La verginità è per Maria, come per Israele, una condizione di immaturità, di povertà e di incompletezza. Maria è dal punto di vista umano in una condizione di povertà; tutto sembra rendere impossibile l’adempimento delle promesse. Qui è il senso dell’intervento di Dio che si manifesta esattamente quando i mezzi umani o le situazioni umane non sono proporzionate al risultato, perché appaia chiaramente che quello che viene fuori è un dono: non è la forza dell’uomo che produce quello che sta per nascere, ma è la grazia di Dio. È dono unicamente di Dio. Questo significa la presenza dello Spirito Santo che diventa il segno della grazia, della forma creatrice di Dio stesso e che opera la meraviglia del compimento delle sue promesse. Non c’è bisogno di capacità di forze o realizzazioni umane e mondane; c’è bisogno solo della disponibilità della fede, perché Dio possa operare quello che lui solo è in grado di fare. Oggi tutto questo Dio lo sta compiendo in ciascuno di noi e particolarmente in te e attraverso di te le sue promesse, i suoi progetti, perché diventi strumento di salvezza di Dio nella storia di ogni giorno.&lt;br /&gt;Per concludere, l’esempio di quest’uomo che va sempre alla ricerca della verità (cfr. Lc 2,41-50), ci insegna come si offra al Cristo il servizio di una vita totalmente inserita nelle realtà terrene.&lt;br /&gt;Egli ci fa comprendere il contenuto del servizio per il Regno e ci aiuta ad essere nella storia della salvezza coloro che in Cristo credono, a Cristo obbediscono e di Lui si fidano lasciandosi travolgere dal Signore e condurre per strade misteriose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Rileggendo il brano, che cosa ti ha colpito di più? Perché?&lt;br /&gt;2. Pensando all’adozione spirituale, Quali sentimenti e pensieri hanno suscitato nel tuo cuore? Che rilevanza possono avere per il tuo cammino di maturazione spirituale?&lt;br /&gt;3. Con quale atteggiamento interiore ti poni davanti alla Parola di Dio?&lt;br /&gt;4. Quale pensi sia il messaggio centrale del brano evangelico per la tua vita?&lt;br /&gt;5. Ti lasci travolgere dal pensiero di Dio lasciandoti condurre per vie misteriose?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;È bello dar lode al Signore e cantare al tuo nome, o Altissimo,&lt;br /&gt;annunziare al mattino il tuo amore, la tua fedeltà lungo la notte,&lt;br /&gt;sull’arpa a dieci corde e sulla lira, con canti sulla cetra.&lt;br /&gt;Poiché mi rallegri, Signore, con le tue meraviglie,&lt;br /&gt;esulto per l’opera delle tue mani.&lt;br /&gt;Come sono grandi le tue opere, Signore, quanto profondi i tuoi pensieri!&lt;br /&gt;L’uomo insensato non intende e lo stolto non capisce:&lt;br /&gt;se i peccatori germogliano come l’erba e fioriscono tutti i malfattori,&lt;br /&gt;li attende una rovina eterna: ma tu sei l’eccelso per sempre, o Signore.&lt;br /&gt;Ecco, i tuoi nemici, o Signore, ecco, i tuoi nemici periranno,&lt;br /&gt;saranno dispersi tutti i malfattori.&lt;br /&gt;Tu mi doni la forza di un bufalo, mi cospargi di olio splendente.&lt;br /&gt;I miei occhi disprezzeranno i miei nemici, e contro gli iniqui che mi assalgono&lt;br /&gt;i miei orecchi udranno cose infauste.&lt;br /&gt;Il giusto fiorirà come palma, crescerà come cedro del Libano;&lt;br /&gt;piantati nella casa del Signore, fioriranno negli atri del nostro Dio.&lt;br /&gt;Nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno vegeti e rigogliosi,&lt;br /&gt;per annunziare quanto è retto il Signore: mia roccia, in lui non c’è ingiustizia (Sal 92)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Agire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ogni giorno fermiamoci e portiamoci dentro una parola per la vita da affrontare con coraggio ed altruismo sano le responsabilità che la vita ci consegna.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-5916205837073803805?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/5916205837073803805/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/giuseppe-sposo-di-maria-invocare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/5916205837073803805'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/5916205837073803805'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/giuseppe-sposo-di-maria-invocare.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-151157092933433392</id><published>2011-05-21T01:37:00.000-07:00</published><updated>2011-05-21T01:39:13.510-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;ANNA, la profetessa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;O Dio, nostro Creatore e Padre, tu hai voluto che il tuo Figlio, generato prima dell’aurora del mondo, divenisse in tutto simile a noi incarnandosi nel seno della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo. Manda su di noi il medesimo Spirito vivificatore, perché possiamo diventare sempre più docili alla sua azione santificatrice, docilmente lasciandoci trasformare dallo stesso Spirito nell’immagine e somiglianza di Gesù Cristo tuo Figlio, nostro fratello, salvatore e redentore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Lc 2,36-38)&lt;br /&gt;2, [36] C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, [37] era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. [38] Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel vangelo di Luca tra i personaggi che sono ricordati attorno al racconto sulla nascita di Gesù Cristo, vi è Anna, una profetessa figlia di Fanuele, della tribù di Aser. L’Evangelista ci offre pochi dati biografici su questa donna ma sufficienti per individuare alcuni aspetti utili per la nostra vita. Ella come Simeone, “Aspettava il conforto di Israele” (Lc 2,24). Il suo sopraggiungere “in quel momento” (v. 38) quando i genitori portarono al Tempio Gesù “per offrirlo al Signore” (Lc 2,22) non fu casuale.&lt;br /&gt;Fermiamoci un attimo e chiediamoci: chi è questa donna per me, per noi? L’ottantaquattrenne Anna, assieme a Simeone cui lo Spirito “aveva preannunziato che non avrebbe visto il Messia del Signore” (Lc 2,26), rappresentano quella parte d’Israele secondo la carne: stanca per il lungo attendere, carica di anni e di esperienza ma sveglia e attenta, pronta a cogliere i segni di Dio e a rallegrarsi per le sue gesta. Anche in noi, spesso, si nota la stanchezza dell’attesa che ci allontana dalla speranza.&lt;br /&gt;Il v. 36 la presenta come una profetessa. Non è la prima donna che sentiamo chiamare col termine “profetessa” (vedi Maria sorella d’Aronne: Es 15,20; Debora: Gdc 4,4; Culda: 2Re 22,14). Ciò non significa che Anna era necessariamente una profetessa, nel senso che “parlava in nome di Dio”, piuttosto una donna consacrata a Dio e interprete dei suoi comandi: particolarmente dedicata al Signore tanto da diventarne portavoce, e a lei, il popolo si rivolgeva per ricevere parole di conforto, di saggezza, di consiglio. Nel dubbio, nell’insicurezza, nella disperazione, uomini, donne e bambini, sapevano di trovarla là, nel tempio, ad accoglierli.&lt;br /&gt;Sapevano che lei avrebbe sempre avuto tempo per loro, per ascoltarli e per comunicare loro la Parola del Signore. Non era un sacerdote sempre indaffarato con le cerimonie del tempio, non era il tipico profeta che arringava folle anonime, non era l’intellettuale maestro della legge che, davanti alla sua classe, faceva erudite disquisizioni. Era soltanto una piccola donna, molto anziana, apprezzata perché particolarmente vicina a Dio. La gente sapeva di poterla trovare lì, nel luogo del culto, perché lei, ogni giorno, da tantissimo tempo, si recava per pregare.&lt;br /&gt;Di questo personaggio è interessante un lato del suo carattere: la fedeltà. Anna, “Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere” (v.37). Probabilmente era tra il numero di quelle donne che “nei tempi stabiliti venivano a prestare servizio all’ingresso della tenda del convegno” (Es 38,8; cfr. 1Sam 2,22).&lt;br /&gt;Anna è la donna della fedeltà. La fedeltà è uno di quei valori di cui oggi poco si parla e poco si pratica. La fedeltà, però, è uno dei principali tratti del carattere di Dio (cfr. Dt 7,9; Sal 146,6; Sap 15,1; 1Ts 5,4; Eb 10,23; 1Gv 1,9).&lt;br /&gt;In questa concretezza e soprattutto in questa piena fiducia in Dio, il Signore ha ascoltato la sua preghiera, l’ha condotta al tempio al momento giusto, e così “si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme” (v. 38).&lt;br /&gt;Anna è la donna che parla del bambino a quanti “erano in attesa” (cfr. Lc 3,15), e realizza le parole del Signore che lo stesso profeta Isaia disse: “Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che è finita la sua schiavitù, è stata scontata la sua iniquità […] Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme” (Is 40,2; 52,9).&lt;br /&gt;Luca di Anna dice ancora che “aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova” (vv. 36-37), quindi era vedova e non si allontanava mai dal tempio (v. 37).&lt;br /&gt;Chi è la vedova? La Sacra Scrittura ne presenta molte tratteggiandone i lineamenti ideali. La vedova è colei che si è “cinta i fianchi di sacco e portava le vesti di vedova. Da quando era rimasta vedova digiunava tutti i giorni … temeva molto Dio” (Gdt 8,5-6.8), e lo serviva notte e giorno.&lt;br /&gt;Il suo servire Dio notte e giorno trova concreta espressione nelle parole del Salmista: “Non mi respingere nel tempo della vecchiaia, non abbandonarmi quando declinano le forze… E ora nella vecchiaia e nella canizie, Dio, non abbandonarmi finché io annunzi la tua potenza, a tutte le generazioni le tue meraviglie” (Sal 7,9.18).&lt;br /&gt;Molte vicissitudini nella vita di questa donna, tanto da potersi domandare: dov’era la fedeltà di Dio nei suoi confronti? Che delusione sarebbe stata per altre come lei quella perdita, dopo che Dio promette al Suo popolo ogni bene! Come avrebbe dovuto reagire a questo fatto? Prendendosela magari con Dio, arrabbiandosi con Lui?&lt;br /&gt;Le sarebbe mancato sostegno economico, la compagnia, qualcuno con cui parlare, con cui lavorare, qualcuno che la sostenesse… La società in cui viveva Anna, nonostante le prescrizioni del Signore, era ostile alle vedove.&lt;br /&gt;“Perché vivere ancora? Che scopo ha la mia vita?”. Anna, però, non se la prende con Dio. Dio l’avrebbe accolta, dandole Egli stesso rifugio e proposito per la sua vita, quello scopo che nemmeno prima avrebbe supposto d’avere.&lt;br /&gt;Lei sapeva che avrebbe potuto trovare rifugio presso Dio: “Difensore delle vedove è Dio nella sua santa dimora” (Sal 68,6). Anna aveva fatto personale esperienza di quanto diceva il Salmo 84, che certamente bene conosceva: “Oh, quanto amabili sono le tue dimore, o Eterno degli eserciti! L'anima mia anela e si strugge per i cortili dell'Eterno; il mio cuore e la mia carne mandano grida di gioia al Dio vivente. Anche il passero trova una casa e la rondine un nido, dove posare i suoi piccoli presso i tuoi altari, o Eterno degli eserciti, mio Re e mio Dio. Beati coloro che abitano nella tua casa e ti lodano del continuo. Beati quelli che ripongono la loro forza in te e che hanno in cuore le tue vie!” (Sal 84,1-5).&lt;br /&gt;Che cosa avrebbe fatto Anna nel tempio giorno dopo giorno? Anna conosceva la Bibbia. Sapeva che in Dt 10,18 c’è scritto che Dio “fa giustizia all'orfano e alla vedova, che ama lo straniero dandogli pane e vestito”. Conosceva l’eco di Davide alla rivelazione di Dio su Sé stesso dov’è scritto: “Padre degli orfani e difensore delle vedove è Dio nella sua santa dimora” (Sal 68,5), come pure: “Il Signore protegge i forestieri, soccorre l'orfano e la vedova ma sovverte la via degli empi” (Sal 146,9).&lt;br /&gt;Nella sua solitudine questa vedova si aggrappa alle promesse di Dio e lavora su queste promesse. Anna sapeva dov’è la “santa dimora” di Dio. La casa dove dimorava con suo marito era vuota, non era più una casa, e qualcuno avrebbe molto probabilmente magari aspirato a portargliela via. Colui che era stato chiamato a proteggerla era morto, ma sapeva di avere però “Colui che protegge” per eccellenza, e così trova casa nel tempio stesso. Luca dice che “non si allontanava mai dal tempio”. Ora il Signore Dio diventa il punto focale della sua vita.&lt;br /&gt;Nel tempio, però, lei non avrebbe pianto e ricordato solo “i bei tempi andati”, né si sarebbe semplicemente rallegrata godendo di questo nuovo suo rifugio, ma si sarebbe impegnata in una vita di servizio, “servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere”.&lt;br /&gt;La combinazione “digiuni e preghiere” suona straniera alle nostre orecchie. Non è nostra abitudine darci a digiuni e preghiere… ma il fedele Israele sapeva dalla Parola di Dio che cosa Egli richiedesse loro.&lt;br /&gt;Quando la gente giunge nel tempio per pregare ed il sacerdote entra nel Santissimo per offrire incenso sull’altare d’oro, Anna si impegna, con digiuni e preghiere, ad invocare il Dio di Israele affinché Egli abbia misericordia di un popolo che solo meriterebbe un giudizio di condanna. Come dice l’apostolo Giacomo, “pregate gli uni per gli altri, affinché siate guariti; molto può la preghiera del giusto, fatta con efficacia” (Gc 5,16).&lt;br /&gt;È questa preghiera che ha fatto di Anna una profetessa. Non ha importanza se ha ricevuto o meno la chiamata o il riconoscimento ufficiale, il fatto sta che in questa vedova dimorava lo Spirito del Cristo che viene, come dice l’apostolo Pietro: “cercando di conoscere il tempo e le circostanze che erano indicate dallo Spirito di Cristo che era in loro, e che attestava anticipatamente delle sofferenze che sarebbero toccate a Cristo e delle glorie che le avrebbero seguite” (1 Pt 1,11).&lt;br /&gt;Anna conosceva il suo Dio, conosceva i bisogni del popolo di Dio e questo era abbastanza per lei da sapere che Dio l’aveva sollevata dalle responsabilità familiari per dedicarsi al servizio del popolo.&lt;br /&gt;I suoi anni non erano inutili. No, il fatto che fosse anziana e sola non significava che Anna non avesse scopo nella vita che i suoi anni fossero inutili.&lt;br /&gt;Per lei si era realizzato ciò che annuncia il Salmo 92, 13-16: “Il giusto fiorirà come la palma, crescerà come il cedro del Libano. Quelli che sono piantati nella casa del Signore fioriranno nei cortili del nostro Dio. Porteranno ancora frutto nella vecchiaia e saranno prosperi e verdeggianti, per proclamare che il Signore è giusto; egli è la mia Rocca e non vi è alcuna ingiustizia in lui.”.&lt;br /&gt;Questa è la donna, dunque, che vide nel tempio, un giorno quattro persone: una giovane donna, suo marito, ed un vecchio di Gerusalemme, con un neonato fra le braccia del vecchio. Lo Spirito di Cristo in lei la rende cosciente che il bambino fra le braccia di quel vecchio laggiù era l’adempimento di tutte le sue aspettative e l’adempimento fedele delle aspettative di tutti i profeti prima di lei.&lt;br /&gt;Non è stupefacente? Le preghiere sono esaudite? Si, il Dio che è fedele risponde all’impegno fedele dei Suoi figli (cfr. 2Tm 2,11-13; 1Cor 1,8-9).&lt;br /&gt;Quel bambino, come aveva detto Simeone, sarebbe stato “luce per illuminare le genti” (v. 32) inclusi quei figli di Aser che erano scomparsi nel vortice delle nazioni. Era giunta la redenzione. Il compito di Anna, però, non è cessato. La vediamo che si volta e se ne va.&lt;br /&gt;Nella Scrittura non c’è di lei una sola parola. Ringrazia Dio e se ne va (cfr. Lc 17,11-19) Dove se ne va? A sprecare il suo tempo ora che la salvezza da parte del Signore è vicina? No, niente affatto. Luca ci dice che “parlava di quel bambino a tutti coloro che aspettavano la redenzione in Gerusalemme” (v. 38; cfr. Sal 22,31).&lt;br /&gt;Ora che le sue preghiere di Anna sono state esaudite, Ella continua ad operare e a dire a tutti ciò che è avvenuto e avverrà. Il suo compito non è finito. Anna, nello stile e nella linea di Dio si fa proclamatrice del Vangelo (cfr. At 22, 14-17.21).&lt;br /&gt;Dio non si priva di chi Lo annuncia fedelmente, anche quando un’intera classe politica e religiosa è corrotta. Il messaggio di Anna su quel bambino è testimonianza vivente della fedeltà di Dio alle Sue promesse, attraverso la fedeltà dei minimi fra il Suo popolo che vive nelle tenebre.&lt;br /&gt;Questa donna è s,e in quanto tale, il messaggio acquista maggiore rilevanza.&lt;br /&gt;Anna non ha paura di distinguersi dalla sua stessa gente, perché sa che certi valori non solo sono vincenti e paganti, ma che la coerenza è più importante della malintesa solidarietà con la sua stessa gente. Ella si impegna in una vita di servizio intercedendo in favore del suo popolo e delle sue miserie. In lei dimora lo spirito di Cristo e non cessa di parlarne, e sa che gli anni che Dio le concede (anche a noi) non sono mai inutili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Cosa intendo per fedeltà? È per me importante?&lt;br /&gt;2. Come vivo la mia fedeltà a Dio?&lt;br /&gt;3. Per me la fedeltà è importante, oppure mi unisco anch’io al moderno coro che considera stupido chi è fedele e persevera?&lt;br /&gt;4. Sono capace di ringraziare Dio in ogni istante della mia vita?&lt;br /&gt;5. Come sull’esempio di Anna, annuncio la Luce di Dio? (leggi anche Mt 5,13-16)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Pregare&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“Ecco ciò che voglio richiamare alla mente, e per questo voglio riprendere speranza. Le misericordie del Signore non sono finite, le sue compassioni infatti non sono esaurite; si rinnovano ogni mattina. Grande è la tua fedeltà! «Il Signore è la mia parte», io dico, «perciò spero in lui».&lt;br /&gt;Il Signore è buono con quelli che sperano in lui, con l’anima che lo cerca” (Lam 3,21-25).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Agire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Fermati a riflettere su questa Parola: “Magnificate il nostro Dio! Egli è la roccia, l'opera sua è perfetta, poiché tutte le sue vie sono giustizia. È un Dio fedele e senza iniquità. Egli è giusto e retto” (Dt 32,3-4) e vivila nella tua vita. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-151157092933433392?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/151157092933433392/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/anna-la-profetessa-invocare-o-dio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/151157092933433392'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/151157092933433392'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/anna-la-profetessa-invocare-o-dio.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-8746797904622836614</id><published>2011-05-21T01:35:00.000-07:00</published><updated>2011-05-21T01:36:33.782-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;GIOVANNI IL BATTISTA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Vieni, o Spirito creatore, visita le nostre menti, riempi della tua grazia i cuori che hai creato. Sii luce all’intelletto, fiamma ardente nel cuore; sana le nostre ferite col balsamo del tuo amore. Luce d’eterna sapienza, svelaci il grande mistero di Dio Padre e del Figlio uniti in un solo amore. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Gv 1,6-8.15.19-23)&lt;br /&gt;1, [6]Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. [7]Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. [8]Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. [15]Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me». [19]E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?». [20]Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo». [21]Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Rispose: «No». [22]Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». [23]Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia». [29]Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! [34]E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio».&lt;br /&gt;Sono vari i brani biblici a cui fare riferimento per parlare del precursore di Cristo. Per la nostra lectio, facciamo riferimento al quarto Vangelo che presenta il Battista come un grande uomo e testimone. Sarà lo stesso Gesù a definirlo tale, quando di lui dice: «In verità fra i nati di donna, non è sorto nessuno maggiore di Giovanni il battista» (Mt 11,11). Nel primo capitolo del Vangelo di Giovanni, egli è grande in tre modi: personalmente, in testimonianza e moralmente.&lt;br /&gt;Il Vangelo, fin dai primi versetti dice che lo Spirito Santo introduce nella storia un uomo, distinto per la sua missione da tutti gli altri uomini: «Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni» (v. 6). Dopo, al v. 8, lo caratterizza con un segno negativo: «Egli non era la luce».&lt;br /&gt;Chiediamoci: quale valore personale aveva dunque quest’uomo, al punto che lo Spirito Santo giudicasse opportuno di dichiarare che egli non era ciò che è Dio nella Sua essenza?&lt;br /&gt;Gesù stesso però di lui dice positivamente: «Egli era la lampada ardente e splendente e voi avete voluto per un breve tempo godere alla sua luce» (Gv 5,35). Come lampada, il suo chiarore era così grande, che quando appariva recava quasi la gioia dell’astro del giorno. Certamente Giovanni nella sua vita aveva pregato quelle parole che definivano lampada la Parola del Signore (cfr. Sal 119,105), convinto che il Signore stava preparando anche per lui una lampada (Sal 132,17). Giovanni Battista con la sua vita anticipa quanto lo stesso Gesù avrebbe detto per ciascuno di noi: «Voi siete la luce del mondo; una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta» (Mt 5,14).&lt;br /&gt;L’affermazione - «Voi siete…» - è al presente. Cristo ha affermato: «Io sono la luce del mondo» (Gv 8,12). Oggi Egli investe di quest’onore e di questa responsabilità quanti lo seguono. Ovviamente Gesù non si riferisce ad una nostra luce che potremmo manifestare, ma, come la luna riceve luce dal sole e la riflette sulla terra, così deve essere il credente che non ha luce propria, ma la riceve da Cristo Gesù. I credenti possono essere luce solo perché, uniti a Cristo, potranno risplendere della Sua luce. Gesù dice anche che la luce non deve essere nascosta. Le città, in quel tempo, erano quasi tutte costruite su monti e alture per ragioni difensive e potevano in questo modo essere viste da lontano. Gesù ribadisce questo principio. Quello che Cristo ha fatto in noi va detto e proclamato, in modo che la luce emani da noi e la gente possa poi glorificare il Padre che è nei cieli (cfr. At 4,21). La Parola del Signore ci conduce a guardare la testimonianza del Battista. In primo luogo Giovanni «Venne come testimone per rendere testimonianza alla luce» (v. 7a) — missione senza precedenti nella storia dell’uomo! Moralmente il mondo era come un paese desolato, sepolto in una notte perpetua; Giovanni Battista viene, annunziando l’apparizione d’un astro che dissiperà le tenebre ed apporterà ai miseri la salvezza, la gioia e la vita. Tale è la prima testimonianza di quest’uomo: Giovanni venne «Affinché tutti credessero per mezzo di lui» (v. 7b); ma l’astro annunziato non fu compreso dalle tenebre, né conosciuto dal mondo, né ricevuto dai Suoi (Israele). Questi hanno ben voluto rallegrarsi, per un breve tempo, alla luce della lampada, ma non hanno voluto venire al sole per avere la vita (Gv 5,35.40). In secondo luogo Giovanni Battista rende testimonianza alla Parola fatta carne (Gv 1,15), a Dio fatto uomo, disceso quaggiù per rimediare il nostro stato e per rivelare il Padre. Quale testimonianza è mai questa, in contrasto con ciò che Dio aveva rivelato nei secoli scorsi! — La legge era venuta per Mosè, ma ciò che rispondeva in grazia allo stato dell’uomo, manifestandolo in pari tempo, era rimasto sconosciuto fino allora. Israele aveva potuto conoscere Dio come l’Eterno; l’unigenito Figlio che è nel seno del Padre, ci ha messi in rapporto con il Padre. Ora la testimonianza di Giovanni comporta questa rivelazione.&lt;br /&gt;Nel v. 19 si trova una terza testimonianza, dove Giovanni dice ciò che egli non è. È appunto a ciò che il Signore quando dice: «Voi avete mandato a interrogare Giovanni, ed egli ha reso testimonianza alla verità» (Gv 5,33). Or questa testimonianza mette Giovanni Battista interamente da parte, perché lui non è né il Cristo… né il profeta annunziato in Dt 18,15-18. La verità è che lui era niente e che il Cristo, questo profeta che egli non aveva ancora veduto, era tutto: Giovanni Battista si annientò per il trionfo della verità. Più tardi, questo Cristo annunziato da Giovanni, dopo essersi annientato Egli pure, comparisce davanti a Pilato, rende testimonianza che Egli è re, e per mantenere intatta la verità, non tiene conto della Sua vita. Giovanni Battista aveva detto: «Io non lo sono» — Gesù dice: «Io lo sono». In questa occasione il Signore avrebbe potuto tacere, ma quando si tratta della verità, Egli parla, risponde, e la Sua parola è come la firma della Sua condanna (cfr. Gv 19,1-16). Ecco ora una quarta testimonianza (Gv 1,29), di un’importanza speciale nella carriera di quest’uomo di Dio. Fin qui Giovanni non conosceva il Signore personalmente; ora «Vede Gesù che viene a lui» ed emette un grido di gioia. Non dice Ecco la luce, o la Parola fatta carne, od il Cristo, ma: «Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!» — Gli appare ad un tempo il valore dell’epoca di Cristo e quello della Sua persona. Scopre in Gesù la vittima perfetta ed il Salvatore, «l’Agnello di Dio», e vede l’opera Sua; egli la vede in tutta la sua estensione, la contempla nei suoi risultati, fino allo stabilimento dei nuovi cieli e della nuova terra, dove la giustizia abiterà, e dove il peccato sarà tolto dalla scena per sempre. Inoltre la contempla nei suoi risultati, quando, rendendo testimonianza, dice: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e fermarsi su di lui..., è quello che battezza con lo Spirito Santo» (Gv 1,32-33). Per questo battesimo il credente è ormai assicurato dell’efficacia di quest’opera in suo favore; è ripieno della speranza d’essere ben presto con Cristo e simile a Lui nel cielo. Giovanni il Battista è per ciascuno di noi modello di conoscenza del Cristo. Nelle poche parole di questa lectio non possiamo dire insieme a Giovanni lo conosco, ma dobbiamo occupare interamente i pensieri del Cristo. Il Battista aveva un’intelligenza estesa di queste cose, solo perché Gesù occupava interamente i suoi pensieri. La conoscenza personale di Cristo allarga nei nostri cuori la conoscenza d’ogni cosa, e nello stesso tempo ci riduce al nulla nella nostra propria stima e nella stima del mondo, o piuttosto nel modo con cui cerchiamo essere stimati da esso. L’apostolo Paolo vedendo le immense ricchezze di Cristo, dice: «Io sono il minimo fra tutti i santi» (Ef 3,8). Questa testimonianza, però, non è propriamente profetica; Giovanni, già insegnato prima, ha capito queste cose come possiamo capirle noi, facendo la conoscenza dell’Agnello di Dio.&lt;br /&gt;Nel v. 34 troviamo una quinta testimonianza: «E io ho veduto e ho attestato che questi è il Figlio di Dio». Egli può dire: Ora ho veduto e reso testimonianza di ciò che ho veduto. Questo uomo, al quale Dio stesso rende testimonianza con la discesa dello Spirito Santo, è il Figlio di Dio. Non è vero, che un testimone come Giovanni Battista avrebbe potuto avere un alto concetto di sé? Ma ciò che lo rende moralmente grande, è che egli si considera meno che nulla ai propri occhi, non perché cerchi di annichilire sé stesso, ma perché per lui Cristo riempie la terra, il cielo, l’eternità, ed il suo proprio cuore, e che è per lui tutto quello che esprimono questi nomi preziosissimi: Signore, Cristo, Profeta, Agnello di Dio, Oggetto del cielo, Figlio di Dio, Sposo. Il suo cuore intero è colpito da questo uomo che viene dopo lui, ma che gli è antiposto. Perciò, quando gli emissari dei Giudei gli domandano: «Che dici di te stesso?» egli rispose: «Io sono la voce di uno che grida nel deserto». - Io non dico verbo di me stesso; sono una voce. Avrebbe potuto dire: Sono il portavoce di Dio; ma no - uno strumento potrebbe ancora considerarsi per qualche cosa, e dice: «io sono la voce di uno che grida» — ciò gli toglie, per così dire, la sua personalità — «che grida nel deserto», cioè una voce che è senza eco, senza valore agli occhi degli uomini! «Perché dunque battezzi?» gli domandano essi; ed egli risponde: «Io battezzo in acqua», — cos’è il mio battesimo di fronte al suo? In Gv 3,26, i suoi discepoli non mostrano d’avere la stessa abnegazione: vengono a lui e gli dicono : «Rabbi, colui che era con te di là dal Giordano, e al quale rendesti testimonianza, eccolo che battezza, e tutti vanno da lui». Essi fanno di Giovanni l’uomo importante, e di Cristo il personaggio secondario (cfr. Mt 16,14). Ecco, dicono a Giovanni, come ti tratta! — Ma egli ricorda ai suoi discepoli la sua testimonianza in quanto al Cristo, poi aggiunge: «Colui che ha la sposa è lo sposo» (v. 29). La sposa non è Giovanni Battista, egli lo sa, ma il grande profeta si contenta d’un posto secondario, poiché possiede Cristo — egli è «l’amico dello sposo». Egli assiste ad espansioni che non si dirigono a lui, ma che lo interessano; sente la voce dello sposo e la sua gioia è compiuta. Altri avranno la loro gioia in relazioni più intime, ma quella di Giovanni Battista è perfetta in una relazione inferiore; il Signore gliel’ha data, e quantunque non sia la più elevata, poiché viene da Lui, basta per quest’uomo di Dio; la sua gioia è compiuta in Colui che è lo Sposo di un’altra.&lt;br /&gt;Che commovente umiltà nel più grande di coloro che sono nati di donna! Non è forse vero che la gioia di Giovanni Battista, il quale si teneva all’infuori, era molto più grande che non è abitualmente la nostra? E noi cristiani, che abbiamo il privilegio di chiamarci la sposa di Cristo, non ci umilia egli questo pensiero? Giovanni apprezzava la nostra relazione, conservava la sua, e non ne desiderava altra. Non c’era in lui maggior gelosia di quanto ce ne fosse negli angeli, quando alla nascita di Cristo, celebravano la pace negli uomini ed esaltavano un opera che non era per loro, ma che s’indirizzava a poveri peccatori perduti. Giovanni «era presente», con gli occhi fissi sul volto dello Sposo e con l’orecchio teso per ascoltarlo; la sua felicità consisteva nel dimenticar sé stesso, come Maria ai piedi del Salvatore, e lasciava che il suo cuore si riempisse, come un vaso, del torrente delle perfezioni d’uno Sposo che non era il suo. «Bisogna che egli cresca» aggiunge, «e che io diminuisca». Cristo è cresciuto, e Giovanni è diminuito fino ad annientarsi. Questo gran testimone, dopo aver reso testimonianza, ha riunito i suoi discepoli attorno a Gesù, ed ha veduto la sua testimonianza interamente surrogata da quella dì Cristo. La sua gloria è d’aver fatto risaltare la gloria di Colui che solo meritava d’essere glorificato. Noi non siamo chiamati a rivestire la grandezza profetica e personale di Giovanni Battista; ma che ci sia dato, nella dimenticanza di noi stessi, di rivestire qualcosa della sua grandezza morale, considerando Cristo come il tutto per le anime nostre!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Anche noi, nel profondo di noi stessi, siamo come il Battista. Viviamo la grandezza della nostra vita in testimonianza e moralmente?&lt;br /&gt;2. Sono convinto che il Signore chiama anche me ad essere lampada tra i miei contemporanei?&lt;br /&gt;3. Come il Battista, so condurre altre persone a Gesù? Lo indico come l’Agnello di Dio?&lt;br /&gt;4. Vivo la mia vita in umiltà come il Battista per essere “l’amico dello sposo”?&lt;br /&gt;5. altre domande da utilizzare sono all’interno della riflessione ….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come il Battista, possiamo non solo ascoltare ma voce tra i nostri contemporanei. Tu che vivi e regni con il Padre nell'unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Agire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Per rendere testimonianza ti invito a meditare e a vivere concretamente quanto troverai scritto in At 22,14-16.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-8746797904622836614?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/8746797904622836614/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/giovanni-il-battista-invocare-vieni-o.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/8746797904622836614'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/8746797904622836614'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/giovanni-il-battista-invocare-vieni-o.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-8629797786753806031</id><published>2011-05-20T02:17:00.000-07:00</published><updated>2011-05-20T02:19:38.590-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;GEREMIA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Spirito di Dio, che agli inizi della creazione ti libravi sugli abissi dell'universo e trasformavi in sorriso di bellezza il grande sbadiglio delle cose, scendi ancora sulla terra e donale il brivido dei cominciamenti. Questo mondo che invecchia, sfioralo con l'ala della tua gloria. Restituiscici al gaudio dei primordi. Riversati senza misura su tutte le nostre afflizioni. Librati ancora sul nostro vecchio mondo in pericolo. E il deserto, finalmente, ridiventerà giardino e nel giardino fiorirà l'albero della giustizia e frutto della giustizia sarà la pace. Spirito di Dio, che presso le rive del Giordano sei sceso in pienezza sul capo di Gesù e l'hai proclamato Messia, dilaga su questa porzione del tuo Corpo mistico raccolta davanti a te. Adornala di una veste di grazia. Consacrala con l'unzione e invitala a portare il lieto annunzio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri e a promulgare l'anno di misericordia del Signore. Liberaci dalla paura di non farcela più. Dai nostri occhi partano inviti a sovrumane trasparenze. Dal nostro cuore si sprigioni audacia mista a tenerezza. Dalle nostre mani grondi la benedizione del Padre su tutto ciò che accarezziamo. Fa' risplendere di gioia i nostri corpi. Rivestici di abiti nuziali. E cingici con cinture di luce. Perché, per noi e per tutti, lo Sposo non tarderà (T. Bello).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Ger 1,4-19; 15,16;16,1-9;20,7)&lt;br /&gt;1,4 Mi fu rivolta la parola del Signore: 5 “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni”. 6 Risposi: “Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane”. 7 Ma il Signore mi disse: “Non dire: Sono giovane, ma và da coloro a cui ti manderò e annunzia ciò che io ti ordinerò. 8 Non temerli, perché io sono con te per proteggerti”. Oracolo del Signore. 9 Il Signore stese la mano, mi toccò la bocca e il Signore mi disse: “Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca. 10 Ecco, oggi ti costituisco sopra i popoli e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare”. 11 Mi fu rivolta questa parola del Signore: “Che cosa vedi, Geremia? ”. Risposi: “Vedo un ramo di mandorlo”. 12 Il Signore soggiunse: “Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla”. 13 Quindi mi fu rivolta di nuovo questa parola del Signore: “Che cosa vedi? ”. Risposi: “Vedo una caldaia sul fuoco inclinata verso settentrione”. 14 Il Signore mi disse: “Dal settentrione si rovescerà la sventura su tutti gli abitanti del paese. 15 Poiché, ecco, io sto per chiamare tutti i regni del settentrione. Oracolo del Signore. Essi verranno e ognuno porrà il trono davanti alle porte di Gerusalemme, contro tutte le sue mura e contro tutte le città di Giuda. 16 Allora pronunzierò i miei giudizi contro di loro, per tutto il male che hanno commesso abbandonandomi, per sacrificare ad altri dèi e prostrarsi davanti al lavoro delle proprie mani. 17 Tu, poi, cingiti i fianchi, alzati e dì loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti alla loro vista, altrimenti ti farò temere davanti a loro. 18 Ed ecco oggi io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. 19 Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti”. Oracolo del Signore.&lt;br /&gt;15,16 Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore, perché io portavo il tuo nome, Signore, Dio degli eserciti.&lt;br /&gt;16,1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2 “Non prendere moglie, non aver figli né figlie in questo luogo, 3 perché dice il Signore riguardo ai figli e alle figlie che nascono in questo luogo e riguardo alle madri che li partoriscono e ai padri che li generano in questo paese: 4 Moriranno di malattie strazianti, non saranno rimpianti né sepolti, ma saranno come letame sulla terra. Periranno di spada e di fame; i loro cadaveri saranno pasto degli uccelli dell’aria e delle bestie della terra”. 5 Poiché così dice il Signore: “Non entrare in una casa dove si fa un banchetto funebre, non piangere con loro né commiserarli, perché io ho ritirato da questo popolo la mia pace - dice il Signore - la mia benevolenza e la mia compassione. 6 Moriranno in questo paese grandi e piccoli; non saranno sepolti né si farà lamento per essi; nessuno si farà incisioni né si taglierà i capelli. 7 Non si spezzerà il pane all’afflitto per consolarlo del morto e non gli si darà da bere il calice della consolazione per suo padre e per sua madre. 8 Non entrare nemmeno in una casa dove si banchetta per sederti a mangiare e a bere con loro, 9 poiché così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Ecco, sotto i vostri occhi e nei vostri giorni farò cessare da questo luogo le voci di gioia e di allegria, la voce dello sposo e della sposa.&lt;br /&gt;20,7 Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso. Sono diventato oggetto di scherno ogni giorno; ognuno si fa beffe di me.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Questo mese presentiamo questa bella pagina dove viene presentata la vita del profeta Geremia. Abbiamo preso il testo biblico da più parti in modo da vedere meglio, con un colpo d’occhio la sua vocazione e missione.&lt;br /&gt;La cosa che notiamo, che è sempre stata di generazione in generazione sulla bocca di tutti, è “Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane” (v. 6). Anche Geremia era giovane (circa 20 anni) quando la Parola di Dio risuonò sulla sua vita per essere inviato al popolo.&lt;br /&gt;Nella prima parte (1,4-16) viene inquadrata la Vocazione di questo giovane. Cosa notiamo? Anzitutto c’è un’epoca (descritta nei primi tre versetti), la nostra epoca dove collocare il messaggio di vita ed è in questa epoca (a differenza della vocazione di Mosé, di Gedeone, di Isaia) che la Parola agisce, irrompe nella vita serena e tranquilla di questo giovane (v. 4). In Geremia non abbiamo una teofania, ma l’azione di Dio (factum dice il testo latino), mediante la Sua Parola, nella strada del giovane. In francese strada fa “route”. Una parola che viene dal latino “rumpere viam” e letteralmente vuol dire “aprire un passaggio, praticare un sentiero”.&lt;br /&gt;La Parola provoca una rottura dentro la storia della vita, la nostra storia, quella di ogni giorno; una volta assimilata, ruminata ci porta ad essere persone che costruiscono la strada di Dio, che tracciano il sentiero.&lt;br /&gt;Perché tutto questo? Perché Dio “conosce” (v. 5) il suo popolo, cioè lo ama: «Ascoltate questa parola che il Signore ha detto riguardo a voi, Israeliti, e riguardo a tutta la stirpe che ho fatto uscire dall’Egitto: “Soltanto voi ho eletto tra tutte le stirpi della terra…”» (Am 3,1-2a) e lo vuole “formare”. Un verbo che non indica tanto una crescita pedagogica, ma che richiama alla creazione (Cfr. Gen 2,19; 2,7-8; Ger 18,2-4; Sal 139,13-16); in questo verbo viene indicato l’uomo plasmato da Dio. Cosa significa?&lt;br /&gt;La vocazione è una realtà che è dentro la persona umana, nel suo essere: è la parte della sua costituzione. L’uomo in quanto tale, è uno che è stato chiamato dalla Parola del Signore (Cfr. Gen 1: “Dio disse…”).&lt;br /&gt;Un altro verbo che ci aiuta è “consacrare”, un verbo che significa “separare”: Dio è santo e proprio perché è santo, consacra, cioè “separa” per una missione. Dio “separa” da tutto ciò che può costituire uno ostacolo alla missione profetica. Ed è in questo contesto che Dio rivolge questa parola: “ti ho stabilito profeta delle nazioni”.&lt;br /&gt;La missione a cui viene chiamato Geremia, ciascuno di noi è un dono di Dio (“ti ho STABILITO” oppure “ti ho FATTO”). È Dio che ci ha FATTO profeta delle nazioni.&lt;br /&gt;Alla luce della Parola di Dio, Geremia prende coscienza che c’è un progetto di Dio su di lui, un progetto che è inscritto sul suo stesso essere uomo… Bisogna andare lontano per scoprire quello che Dio vuole da ciascuno di noi: è sufficiente, alla luce della Parola di Dio, si guardi dentro come è fatto per scoprire il progetto di Dio su di lui. È la gratuità di Dio. Egli ti ha amato sin dall’inizio, ti ha dato la vita, tu sei il frutto delle sue mani, tu sei Suo dono.&lt;br /&gt;La gratuità di Dio è inscritta nel tuo stesso essere. Ciò che tu hai non è tuo, è dono di Dio, la tua intelligenza come tutte le tue qualità che caratterizzano la tua personalità è dono Suo. Tu, non è che non vali niente. Tu sei un valore davanti a Dio, perché sei dono Suo. E poiché il nostro Dio è un Dio generoso che dona “a perdere”, ecco che questo dono – che tu sei – lo dona agli altri, alle “Nazioni”. È sempre Lui che questo dono se lo conserva per sé ma per donarlo agli altri (Cfr. Ef 1,4-14).&lt;br /&gt;Certo, come in ogni storia vocazionale, ci vuole tempo e pratica per riconoscere che siamo un Dono di Dio, per cui poniamo ostacoli (v.6), facciamo le nostre obiezioni davanti a Dio. Qui entrano in gioco le nostre pause di perdere l’autonomia.&lt;br /&gt;L’obiezione di fondo nasconde una paura molto seria: la paura di non essere ascoltato, capito, amato dagli altri che sono più grandi di lui, esperti…&lt;br /&gt;Ma il Signore vuole proprio questo, per questo chiama Geremia (vv. 7-8). Deve essere chiaro a tutti che la missione profetica viene da Dio, è dono suo, è che la parola del profeta è frutto della sapienza di Dio e della sua presenza come un fedele compagno di viaggio. Egli è colui che ripete sempre: “Non temere… io sono con te”.&lt;br /&gt;«La parola che Dio mi metterà in bocca, quella dirò» (Nm 22,38; Cfr. Dt 18,15.18). Dio fa a Geremia, a ciascuno di noi il dono della sua Parola. Non si possiede altro che una Parola, quella di Dio. E attraverso il profeta Dio veglierà sul suo popolo: «Ti ho posto come sentinella alla casa di Israele» (Ez 3,16. Cfr. Os 9,8). Dio non si addormenta mai (Sal 120,4), non cadrà mai nell’indifferenza e apatia. Attraverso il profeta-sentinella, Dio distrugge ciò che non è conforme al suo progetto e costruire ciò che è conforme ad esso.&lt;br /&gt;Concludiamo la lectio con la missione del chiamato alla vita profetica. I vv. 17-19 ci ricordano il movimento da fare: “cingiti i fianchi” – “alzati”, è il movimento della Parola. Il profeta è una persona in cammino, è il mendicante di Dio, il suo viandante (v. 17), è sempre desto. In questo cammino egli deve armarsi di coraggio, perché la Parola che annunzierà susciterà conflitti poiché è una parola esigente, che va alla radice.&lt;br /&gt;In questo cammino risuonerà sempre: “Io sono con te” e nei periodi di crisi vocazionale, più volte farà memoria della prima chiamata (Ger 15,16). Tutto ciò lo ricorda come un innamoramento (Ger 20,7). Dio l’ha affascinato totalmente che Geremia non si sposerà. Il suo celibato è segno dell’amore di Dio per il suo popolo (Os 2,16) e della risposta sponsale che il popolo deve dare a Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Il mio rapporto con Dio è vissuto all’insegna di timidezza e paura oppure di franchezza e schiettezza?&lt;br /&gt;2. So fidarmi di Dio anche quando non capisco le sue vie, i suoi progetti, la sua volontà?&lt;br /&gt;3. Dinanzi alle richieste di Dio guardo solo alle mie capacità o alle mie debolezze o confido nella forza che mi viene dal Signore?&lt;br /&gt;4. Ho il coraggio di testimoniare la mia fede anche a costo di essere “emarginato”?&lt;br /&gt;5. Lascio che la Parola di Dio faccia irruzione nella mia vita e mi guidi per i sentieri di Dio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Signore Gesù, ti chiedo scusa se spesso guardo a me stesso e alle mie debolezze e, impaurito, mi rifiuto di seguirti e assumermi le responsabilità del Vangelo. Ti ringrazio perché a volte usi violenza con me e mi porti lì dove non pensavo e non volevo.&lt;br /&gt;Ti sono grato perché, nonostante le mie fragilità, Tu ti fidi di me e mi affidi la missione di essere tuo gioioso testimone nel mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Agire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ogni giorno sia un abbandono fiducioso alla volontà di Dio. Ripeti: “Non capisco le tue vie, Signore, ma tu sei l’unico che conosce la mia strada”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-8629797786753806031?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/8629797786753806031/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/geremia-invocare-spirito-di-dio-che.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/8629797786753806031'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/8629797786753806031'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/geremia-invocare-spirito-di-dio-che.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-195786571505529596</id><published>2011-05-20T02:16:00.000-07:00</published><updated>2011-05-20T02:17:34.396-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;NOEMI&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;O Gesù, Salvatore e Maestro delle umani generazioni, degnati di effondere nei redenti la tua luce, la tua verità, il tuo Spirito affinché tutti ci santifichi, e fiorisca sulla terra il tuo santo regno… e tu, o Signore, tieni nel cuore le anime alimentandole della grazia e del tuo stesso Spirito, come la vite alimenta del proprio succo i suoi tralci. Amen (beata Elena Guerra).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;lettura&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; (Rt 4,13-17)&lt;br /&gt;4,13 Booz prese Rut, che divenne sua moglie. Egli si unì a lei e il Signore le accordò di concepire: essa partorì un figlio. 14 E le donne dicevano a Noemi: “Benedetto il Signore, il quale oggi non ti ha fatto mancare un riscattatore perché il nome del defunto si perpetuasse in Israele! 15 Egli sarà il tuo consolatore e il sostegno della tua vecchiaia; perché lo ha partorito tua nuora che ti ama e che vale per te più di sette figli”. 16 Noemi prese il bambino e se lo pose in grembo e gli fu nutrice. 17 E le vicine dissero: “È nato un figlio a Noemi!”. Essa lo chiamò Obed: egli fu il padre di Iesse, padre di Davide.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noemi forse il nome l’abbiamo già sentito o letto perché suocera di Rut la moabita. Il nostro brano biblico racconta la vicenda finale, a lieto fine, della sua storia. Infatti, Noemi nella sua vita è una donna che ha molto sofferto. Emigrò col marito e i due figli da Betlemme nella terra di Moab. Qui dopo dieci anni il marito morì e quando i figli sposarono donne di Moab, morirono anche loro.&lt;br /&gt;Allora Noemi decide di ritornare al suo paese e Rut rimane con lei anche se Noemi, sebbene la sua nuora fosse per lei un sostegno e un conforto, in cuor suo è amareggiata perché desiderava che ritornasse nella sua terra per sposarsi.&lt;br /&gt;Noemi ritorna a Betlemme e le donne del paese l’accolgono con gioia pensando al significato del suo nome “la mia dolcezza” anche se Ella desidera essere chiamata Mara, “l’amara” (Cfr. Rt 1,19-21).&lt;br /&gt;Il Signore, come il solito, è Colui che ci fa stare bene che trova sempre il modo perché i suoi figli non soffrano. Egli è Colui che cambia la tristezza di Noemi in gioia (Cfr. Ger 31,13) e il nome di Noemi si rivela come una vera profezia, così come dice il detto latino: nomen est homen.&lt;br /&gt;Quale valore insegna questa grande donna, se non quello di saper trovare la gioia nella sofferenza! Le prime parole del v. 13, indicano l’unione sponsale di un uomo e una donna. Questi riempiono di gioia quell’amarezza di cui, Noemi, si era impadronita per il resto dei suoi giorni, come del resto anche la parte finale del brano completa questa gioia.&lt;br /&gt;La via della gioia non è sempre facile, forse perché vorremo arrivare subito alla gloria, alla realizzazione della nostra vita, ma per arrivarci, bisogna passare prima per la via dell’umiltà (Pr 15,33). Infatti, Cristo «Pur essendo di natura divina, (…) spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo (…) umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; (…) e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre» (Fil 2, 6-11).&lt;br /&gt;Questa via, anche se non facile, se accolta, permetterà certamente di giungere alla meta. L’umiltà è una via di purificazione che conduce alla maturità di Cristo (Ef 4,13). Perché soffrendo in Cristo, il cristiano accoglie quella situazione dolorosa «Per amore degli eletti, affinché essi pure raggiungano la salvezza» (2Tm 2,10), trovando «Gioia nelle sofferenze che sopporto per voi, e completo nella mia carne ciò che manca alle tribolazioni di Cristo per il suo corpo, che è la Chiesa» (Col 1,24).&lt;br /&gt;Il brano biblico della nostra lectio ci richiama a vivere una maternità, non tanto fisica ma spirituale cercando di vivere quegli stessi sentimenti di maternità di Dio.&lt;br /&gt;La vita di Noemi non è abbandonata nel sepolcro (Sal 16,10). Anzi, c’è un sepolcro da cui bisogna uscire (Cfr. Ez 37,12-13), per poter dar vita alla realtà. Basta pensare a Gesù, anche Lui è una madre. Nell'ora della sua morte da vita ad una nuova realtà: la Chiesa, quando dava il suo Spirito... "... e uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua" (Cfr. Gv 19,28-30; 34).&lt;br /&gt;Il cuore di Gesù fu come una caverna vitale. È il mistero della femminilità di Dio che i mistici del medio evo non esitavano a chiamare Gesù una Madre. Anche Dio, l'Abbà di Gesù è il nostro Abbà, ma non è solamente Padre, è anche Madre.&lt;br /&gt;Ognuno di noi può vivere questa dimensione. La Parola di Gesù lo conferma: «... chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, Sorella e Madre» (Mt 12,50).&lt;br /&gt;Quindi, noi siamo "consanguinei" di Gesù: l'uno è dell'altro, in appartenenza reciproca d'amore. La nostra parentela con Dio si fonda sul fare la volontà del Padre, che si esprime nella Parola del Figlio. Uno diventa la parola che ascolta e che fa. È la stessa Verità che afferma Gesù nel Vangelo di Giovanni: “Colui che mi ama, sarà amato dal Padre mio, e io pure l'amerò; noi verremo a lui e porremo in lui la nostra dimora” (Gv 14,23). Questo significa che l'anima non solo è collaboratrice di Dio nel generare figli per il regno, ma vivendo spiritualmente la dimensione materna, è dimora della Trinità.&lt;br /&gt;Per vivere questa dimensione, Noemi proietta molto tempo prima a ciascuno di noi il mistero trinitario del Dio-per-noi; del Dio-in-noi; del Dio-con-noi. È un mistero che ci riguarda, un mistero da balbettare nella vita di tutti i giorni cogliendone la sua dimensione esistenziale. Diceva il filosofo austriaco L. Wittgenstein nella sua opera “Pensieri diversi”: «Il cristianesimo non è una dottrina, non è una teoria di ciò che è stato e sarà dell’anima umana, ma una descrizione di un evento reale nella vita dell’uomo», cioè quel mio rapporto con Gesù, il “mio” Signore che amo come lui mi ama (Cfr. Gal 2,20). Ed è in questo evento reale che il Dio-per-noi, il Dio-in-noi sono realtà non confinate nell’astratto, ma ci toccano da vicino, interessano la nostra ferialità. Direbbe san Tommaso d’Aquino: «È la salvezza che germoglia nel cuore dell’uomo strappandolo dal male e dalla disperazione».&lt;br /&gt;Noemi nella sua sofferenza ha vissuto di questo mistero, perché legato alle sue vicende. Un mistero che l’ha trasformata davanti alla sua gente, un mistero che l'ha fatta rivivere insieme alla sua gente. Il mistero è una realtà dinamica, come la stessa Parola di Dio, perché Dio agisce a favore dell’umanità.&lt;br /&gt;In questo mistero Dio è Padre e Madre per ciascuno dei suoi figli, i quali sono chiamati a loro volta, con il loro "sì" al Padre, ad esserlo per gli altri. Infatti, Dio nasce in ogni uomo che è aperto, che ascolta e accetta la Parola di Dio come Noemi.&lt;br /&gt;La nostra dignità, la nostra vocazione e missione – insegna Noemi - è inimmaginabile. La nostra grande vocazione è diventare Madre del Signore: dare corpo al Figlio di Dio, portandolo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo del divino amore e della pura e retta coscienza, fino alla statura piena (Cfr. Ef 4,13): generandolo attraverso le opere in modo che «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,16).&lt;br /&gt;Quali sono le opere che l’evangelista e Noemi ci vogliono indicare, perché possiamo viverle nella vita di tutti i giorni? Sono le opere dell’amore. Il profeta Isaia (58,7-10) specifica questa esigenza della vita cristiana facendone un elenco. Tale elenco è racchiuso in un’espressione che il profeta porta per ciascuno di noi «Non distogliere gli occhi dalla tua gente» (Is 58,7) (ovvero “da chi è tua carne”). C’è una fatica umana per capire questo, ma prossimo è colui che non ti è estraneo ma è “carne tua”; non lo puoi opprimere né disprezzare né dimenticare.&lt;br /&gt;La vicenda finale di Noemi è la nostra stessa carne che urla di fronte alle sofferenze di chi è una parte di noi, non ci permette l’indifferenza. Avere il cuore di Dio Padre e Madre è sentirsi parte di questa sofferenza. E se sarà così, «la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto» (Is 57,8).&lt;br /&gt;In Noemi è rispuntata quella luce, simbolo evidente della vita. Noemi ha ricevuto quella luce necessaria da parte di Dio perché a sua volta sia ella stessa sorgente di vita per chi è debole.&lt;br /&gt;La sua vocazione è essere luce, come un piccolo riflesso della luce e dell’amore di Dio per gli altri.&lt;br /&gt;Finalmente Noemi ha capito che la sua vita era una continua donazione e il Signore il suo continuo compenso (Cfr. Ger 31,16), e tu?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Spesso nella vita mi ritrovo davanti a una scelta. Mi lascio guidare dall’azione dello Spirito di Dio, perché sia sempre Lui a sostenermi e possa, con il Suo aiuto, scegliere sempre bene e servire meglio la società?&lt;br /&gt;2. Cerco di vivere la paternità e maternità di Dio, dando corpo al Figlio di Dio portandolo nel cuore e nel corpo per mezzo del divino amore e della pura e retta coscienza, generandolo attraverso le opere?&lt;br /&gt;3. Di fronte alle sofferenze dell’umanità, come rispondo? Quali opere di bene vivo e testimonio ogni giorno?&lt;br /&gt;4. Sono pronto/pronta ad essere una continua donazione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Dal Salmo 22 [21])&lt;br /&gt;Lodate il Signore, voi che lo temete, gli dia gloria la stirpe di Giacobbe,&lt;br /&gt;lo tema tutta la stirpe di Israele;&lt;br /&gt;perché egli non ha disprezzato né sdegnato l’afflizione del misero,&lt;br /&gt;non gli ha nascosto il suo volto, ma, al suo grido d’aiuto, lo ha esaudito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sei tu la mia lode nella grande assemblea, scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.&lt;br /&gt;I poveri mangeranno e saranno saziati, loderanno il Signore quanti lo cercano:&lt;br /&gt;“Viva il loro cuore per sempre”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra,&lt;br /&gt;si prostreranno davanti a lui tutte le famiglie dei popoli.&lt;br /&gt;Poiché il regno è del Signore, egli domina su tutte le nazioni.&lt;br /&gt;A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra,&lt;br /&gt;davanti a lui si curveranno quanti discendono nella polvere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E io vivrò per lui, lo servirà la mia discendenza.&lt;br /&gt;Si parlerà del Signore alla generazione che viene;&lt;br /&gt;annunzieranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno:&lt;br /&gt;“Ecco l’opera del Signore! ”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;agire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Prova ogni giorno ad amministrare con tanta sapienza e intelligenza a scrutare i misteri dell’agire di Dio contenuti attraverso la Parola di Dio e la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-195786571505529596?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/195786571505529596/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/noemi-invocare-o-gesu-salvatore-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/195786571505529596'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/195786571505529596'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/noemi-invocare-o-gesu-salvatore-e.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-8013158390664453791</id><published>2011-05-20T02:14:00.000-07:00</published><updated>2011-05-20T02:15:38.541-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;&lt;strong&gt;EZECHIELE&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Vieni, Spirito Santo! Vincolo dell’amore eterno vieni Tu ad unirci nella pace: riconciliaci con Dio, rinnovaci nell’intimo, fa’ di noi verso tutti i testimoni e gli operatori dell’unità che viene dall’alto. Tu che sei l’estasi del Dio vivente, dono perfetto dell’Amante e dell’Amato nel loro amore creatore e redentore, vieni Tu ad aprirci alle sorprese dell’Eterno, anticipando in noi, poveri e pellegrini, la gloria della patria, intravista ma non posseduta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;lectio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Ez 1,1-3.2,1-3,4.10.14-16)&lt;br /&gt;1, 1 Il cinque del quarto mese dell’anno trentesimo, mentre mi trovavo fra i deportati sulle rive del canale Chebàr, i cieli si aprirono ed ebbi visioni divine. 2 Il cinque del mese - era l’anno quinto della deportazione del re Ioiachìn - 3 la parola del Signore fu rivolta al sacerdote Ezechiele figlio di Buzì, nel paese dei Caldei, lungo il canale Chebàr. Qui fu sopra di lui la mano del Signore.&lt;br /&gt;2, 1 Mi disse: “Figlio dell’uomo, alzati, ti voglio parlare”. 2 Ciò detto, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava. 3 Mi disse: “Figlio dell’uomo, io ti mando agli Israeliti, a un popolo di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri hanno peccato contro di me fino ad oggi. 4 Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: Dice il Signore Dio. 5 Ascoltino o non ascoltino - perché sono una genìa di ribelli - sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro. 6 Ma tu, figlio dell’uomo non li temere, non aver paura delle loro parole; saranno per te come cardi e spine e ti troverai in mezzo a scorpioni; ma tu non temere le loro parole, non t’impressionino le loro facce, sono una genìa di ribelli. 7 Tu riferirai loro le mie parole, ascoltino o no, perché sono una genìa di ribelli. 8 E tu, figlio dell’uomo, ascolta ciò che ti dico e non esser ribelle come questa genìa di ribelli; apri la bocca e mangia ciò che io ti do”. 9 Io guardai ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. Lo spiegò davanti a me; era scritto all’interno e all’esterno e vi erano scritti lamenti, pianti e guai.&lt;br /&gt;3, 1 Mi disse: “Figlio dell’uomo, mangia ciò che hai davanti, mangia questo rotolo, poi và e parla alla casa d’Israele”. 2 Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, 3 dicendomi: “Figlio dell’uomo, nutrisci il ventre e riempi le viscere con questo rotolo che ti porgo”. Io lo mangiai e fu per la mia bocca dolce come il miele. 4 Poi egli mi disse: “Figlio dell’uomo, và, recati dagli Israeliti e riferisci loro le mie parole. 10 Mi disse ancora: “Figlio dell’uomo, tutte le parole che ti dico accoglile nel cuore e ascoltale con gli orecchi. 14 Uno spirito dunque mi sollevò e mi portò via; io ritornai triste e con l’animo eccitato, mentre la mano del Signore pesava su di me. 15 Giunsi dai deportati di Tel- Avìv, che abitano lungo il canale Chebàr, dove hanno preso dimora, e rimasi in mezzo a loro sette giorni come stordito. 16 Al termine di questi sette giorni mi fu rivolta questa parola del Signore: “Figlio dell’uomo, ti ho posto per sentinella alla casa d’Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di famiglia sacerdotale (Cfr. 1,2-3), sacerdote egli stesso fin da giovane, Ezechiele è il terzo tra i profeti chiamati “Maggiori”, dopo Isaia e Geremia. Di quest’ultimo è contemporaneo.&lt;br /&gt;Ezechiele, il cui nome in ebraico significa: “Dio conceda forza”, lo troviamo tra i deportati in Babilonia nel primo assedio di Gerusalemme, nel 597 a.C., ad opera del re Nabucodonosor.&lt;br /&gt;La sua chiamata inaugurale avvenne con una grandiosa visione nel 593. Mentre stava in preghiera, scorge di trovarsi di fronte ad una teofania (Ez 1,21) e circondato dal suo splendore (kabôd).&lt;br /&gt;Nei Salmi JHWH è descritto come colui che «è assiso sui cherubini» (Sal 80,2; 99,1), che vola sulle ali del vento (Sal 18,11), preceduto da folgori, nembi di tempesta (Sal 29,10; 18,12s). Questa manifestazione divina avviene in un momento preciso della storia del popolo e soprattutto nella vita di Ezechiele: «lI cinque del mese dell’anno trentesimo» (1,1) che sta ad indicare, con tutta probabilità, l’età del profeta.&lt;br /&gt;La visione inaugurale, datata al «cinque del mese - era l’anno quinto della deportazione del re Ioiachìn» (1,2), indica l’inizio dell’attività profetica. E in quell’anno il Signore si è rivelato a Ezechiele (Cfr. Ger 1,1; Os 1,1; Gl 1,1; Gn 1,1; Sof 1,1; Ag 1,1; Zac 1,1), per fare di lui un profeta e far risuonare la Parola tra gli esiliati (1,3).&lt;br /&gt;Anche nella nostra vita c’è un tempo particolare in cui Dio vuole comunicarci qualcosa, far risuonare nella vita ordinaria la sua Parola.&lt;br /&gt;L’espressione «I cieli si aprirono» (1,2) è tipica delle teofanie. È il segno che Dio viene verso il suo popolo per prestare ad esso il suo soccorso e liberarlo dai nemici (Cfr. Is 63,19-64,1). Questa liberazione la vediamo in maniera completa e definitiva in Gesù di Nazareth.&lt;br /&gt;La vocazione di Ezechiele, come di qualsiasi altra persona designata al servizio divino, avviene in modo graduale fin quando «La mano del Signore fu sopra di lui» (Ez 1,3. Cfr. Nm 24,2; Gdc 3,10; 1Sam 16,13; Is 42,1; Mt 12,18).&lt;br /&gt;Cosa significa questo per un cammino spirituale? Anzitutto è da tenere presente il luogo dove avviene la chiamata per Ezechiele «Nel paese dei Caldei…» (1,3), cioè in Terra straniera. Questo sta ad indicare che il Dio di Israele non è un Dio confinato nei limiti di una tribù, di una nazione o di un altare. Egli è Colui che estende la sua Sovranità ovunque, capace di ricondurre a Lui ogni persona ovunque si trovi. Ed è ovunque ci si trova che bisogna “mangiare ciò che abbiamo davanti, il rotolo, per partire e parlare a tutti” (Cfr. 3,1). È un cammino interiore, fatto d’ascolto, meditazione, ruminazione e la preghiera della Parola di Dio avviene, come per il pio ebreo, come una “mormorazione” della Parola fino ad un’assimilazione completa della Scrittura. Infatti, «La radice della fede biblica sta nell’ascolto, attività vitale, ma anche esigente. Perché ascoltare significa lasciarsi trasformare a poco a poco, fino a essere condotti su strade spesso diverse da quelle che avremmo potuto immaginare chiudendoci in noi stessi… Da qui la tentazione di non aprirgli [a Gesù] la porta, di lasciarlo fuori della nostra esistenza reale. La storia del peccato, infatti, è sempre radicata nella storia del non ascolto…» (CEI, Comunicare il vangelo…, 29 giugno 2001, 13).&lt;br /&gt;Anche il profeta Geremia ricorda questa esperienza fin dai primi tempi della sua vocazione profetica: «Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore» (Ger 15,16).&lt;br /&gt;In questa situazione la Parola divina si presenta sempre salutare e «dà a chi l’osserva la vita» (Ez 20,21) e anche se disattesa, gioverà a far capire che Dio, attraverso i suoi messaggeri, sta in mezzo al suo popolo per illuminarlo e dirigerlo in attesa di “piantare la tenda” per sempre (Cfr. Gv 1,14).&lt;br /&gt;Per fare questo cammino, la lectio ci suggerisce che bisogna “aprire la bocca e mangiare”. È un movimento biblico, ma che ha stretto rapporto con questo imperativo: «ascolta ciò che ti dico» (2,8), un modo per manifestare pubblicamente l’obbedienza alla parola di JHWH.&lt;br /&gt;Il neo-eletto quindi non si scoraggi dell’incomprensione che incontrerà. Anzi ogni giorno «Getta nel Signore il tuo affanno ed egli ti darà sostegno, mai permetterà che il giusto vacilli» (Sal 54,23). Sono parole che incoraggiano ogni cammino vocazionale, ogni esistenza. È un sentirsi dentro e fuori «non temere» (Cfr. 2,6; 3,9). È un trovare in Lui un eloquente esempio di fedeltà vocazionale, una riscoperta del battesimo in parallelo al mandato riscoprendo «Le cose di lassù» (Col 3,1), lasciandosi guidare dallo Spirito “senza preoccuparsi per quello che bisogna dire” (Mt 10,19; Mc 13,11; Lc 21,14-15; Lc 12,11). Facendo così, sarà solidale con Colui che lo mandato: «Non vogliono ascoltar te, perché non vogliono ascoltar me» (Ez 3,7).&lt;br /&gt;In queste parole vi è una ribellione del popolo (2,4-6) a cui il chiamato deve intervenire con tranquillità sicuro perché sarà invincibilmente assistito dalla potenza divina e fatto partecipe del suo piano di salvezza.&lt;br /&gt;Cosa succede a livello vocazionale nella vita di questo grande profeta non è facile descriverlo, in quanto nei Testi vi sono ritocchi e dettagli aggiunti dai suoi discepoli. Egli stesso ripete più volte per noi queste parole: “qualcosa come…qualcosa che rassomiglia a…” (Cfr. Ez 8,2; 10,1.21), cioè immagini varie e tradizionali con cui cerca di esprimere qualcosa della sua esperienza di Dio. Ma di Ezechiele, come per Isaia e Geremia, diciamo che egli è chiamato al servizio della Parola di Dio e ne è cosciente.&lt;br /&gt;Ezechiele riconosce che, in un primo momento, nella sua bocca sentì il gusto di essere inviato – anche Geremia avvertì la stessa sensazione – di essere il portavoce di JHWH, il suo ministro.&lt;br /&gt;L’esperienza è graduale, è il primo zuccherino che Dio passa per preparare coloro dai quali esigerà molto. Dirà Gesù: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13).&lt;br /&gt;La Parola di Dio non solo fa alzare Ezechiele (2,1), ma lo rende amico del popolo: capace di ascoltare, di agire e di trasmettere - al popolo disperso in Babilonia - ciò che ascolta.&lt;br /&gt;Questa stessa esperienza insegna a fare proprio il contenuto di quanto ascoltiamo, la Parola di JHWH, per poi essere mandati alla “casa di Israele”, cioè a tutto il popolo di Dio, per instaurare una relazione nuova tra sé e i deportati, per instaurare un patto d’amicizia, d’amore per sempre, per consacrarli nella verità (Gv 17,7).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Ricordi qualche momento della tua vita in cui Dio si è manifestato per la prima volta?&lt;br /&gt;2. Ti apri agli altri, affidandoti all’ascolto e alla comprensione degli altri?&lt;br /&gt;3. Dopo l’ascolto della Parola, come comprometti la tua vita nell’ascolto?&lt;br /&gt;4. Quale obbedienza pubblica manifesti alla Parola di JHWH?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;preghiera&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Padre, non sappiamo più ascoltare; Padre, nessuno più ascolta nessuno: nessuno sa fare silenzio! Abbiamo perso il senso della contemplazione, perciò siamo così soli e vuoti, così rumorosi e insensati; e inevitabilmente idolatri!&lt;br /&gt;Anche quando l’angoscia ci assale donaci, o Padre, di non dubitare; o anche di dubitare, ma insieme di sempre più credere: di credere alla tua fedeltà e al tuo amore al di là di tutte le apparenze; e con il tuo Spirito, sempre presente nella nostra storia (David Maria Turoldo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;actio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Dedicati ogni giorno 15 minuti alla Parola di Dio affinché sia elemento decisivo, riferimento sostanzioso, quotidiano, originale, trasformatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-8013158390664453791?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/8013158390664453791/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/ezechiele-invocare-vieni-spirito-santo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/8013158390664453791'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/8013158390664453791'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/ezechiele-invocare-vieni-spirito-santo.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-6897381092790102288</id><published>2011-05-20T02:12:00.000-07:00</published><updated>2011-05-20T02:14:03.536-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color:#3366ff;"&gt;SUSANNA&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Siamo qui dinanzi a Te, o Spirito Santo: sentiamo il peso delle nostre debolezze, ma siamo tutti riuniti nel tuo nome; vieni a noi, assistici, scendi nei nostri cuori; insegnaci Tu ciò che dobbiamo fare, mostraci Tu il cammino da seguire, compi Tu stesso quanto da noi richiedi.&lt;br /&gt;Sii Tu solo a suggerire e guidare le nostre decisioni, perché Tu solo, con Dio Padre e con il Figlio suo, hai un nome santo e glorioso: non permettere che sia lesa da noi la giustizia, Tu che ami l'ordine e la pace; non ci faccia sviare l'ignoranza, non ci renda parziale l'umana simpatia, non ci influenzino cariche o persone; tienici stretti a Te con il dono della tua grazia, perché siamo una sola cosa in Te e in nulla ci discostiamo dalla verità; fa che, riuniti nel tuo santo nome, sappiamo contemperare bontà e fermezza insieme, così da far tutto in armonia con Te, nell'attesa che per il fedele compimento del dovere ci siano dati in futuro i premi eterni. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;lectio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Dan 13, 28-44)&lt;br /&gt;13,28 Il giorno dopo, tutto il popolo si adunò nella casa di Ioakìm, suo marito e andarono là anche i due anziani pieni di perverse intenzioni per condannare a morte Susanna. 29 Rivolti al popolo dissero: “Si faccia venire Susanna figlia di Chelkìa, moglie di Ioakìm”. Mandarono a chiamarla 30 ed essa venne con i genitori, i figli e tutti i suoi parenti. 31 Susanna era assai delicata d’aspetto e molto bella di forme; 32 aveva il velo e quei perversi ordinarono che le fosse tolto per godere almeno così della sua bellezza. 33 Tutti i suoi familiari e amici piangevano. 34 I due anziani si alzarono in mezzo al popolo e posero le mani sulla sua testa. 35 Essa piangendo alzò gli occhi al cielo, con il cuore pieno di fiducia nel Signore. 36 Gli anziani dissero: “Mentre noi stavamo passeggiando soli nel giardino, è venuta con due ancelle, ha chiuse le porte del giardino e poi ha licenziato le ancelle. 37 Quindi è entrato da lei un giovane che era nascosto, e si è unito a lei. 38 Noi che eravamo in un angolo del giardino, vedendo una tale nefandezza, ci siamo precipitati su di loro e li abbiamo sorpresi insieme. 39 Non abbiamo potuto prendere il giovane perché, più forte di noi, ha aperto la porta ed è fuggito. 40 Abbiamo preso lei e le abbiamo domandato chi era quel giovane, ma lei non ce l’ha voluto dire. Di questo noi siamo testimoni”. 41 La moltitudine prestò loro fede poiché erano anziani e giudici del popolo e la condannò a morte. 42 Allora Susanna ad alta voce esclamò: “Dio eterno, che conosci i segreti, che conosci le cose prima che accadano, 43 tu lo sai che hanno deposto il falso contro di me! Io muoio innocente di quanto essi iniquamente hanno tramato contro di me”. 44 E il Signore ascoltò la sua voce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il brano messo alla nostra lectio è preso dal capitolo 13 del libro di Daniele e andrebbe letto dal v. 1 al v. 62.&lt;br /&gt;Il Libro fu scritto in un periodo di crisi del popolo ebraico, al tempo in cui il popolo soffriva persecuzione ed oppressione. Esso racchiude fatti e visioni con parole di incoraggiamento per coloro che professano la sua stessa fede: il Signore abbatterà i tiranni e restaurerà la sovranità del suo popolo.&lt;br /&gt;Come testo letterario, quello che abbiamo letto è un passo deuterocanonico e non fa parte del testo ebraico. Si presenta diverso nella versione dei Settanta e in quella di Teodozione (Di quest’ultimo non conosciamo quasi nulla. Secondo Epifanio nacque nel Ponto [ad Efeso secondo Ireneo] ed era cristiano della setta di Marcione. Conobbe poi il giudaismo e si convertì oppure passò alla setta degli ebioniti [secondo Girolamo]. Studiò la lingua ebraica e tradusse la Bibbia al tempo dell’imperatore Commodo cioè fra il 180 ed il 192. Criticamente, la versione di Teodozione è la più sicura ed è quella che anche liturgicamente leggiamo).&lt;br /&gt;Anche se nel libro di Daniele abbiamo diversi autori o traduttori, quale messaggio vocazionale accogliamo, con l’aiuto di Susanna, nella nostra vita di tutti i giorni?&lt;br /&gt;Di Susanna, il cui nome in ebraico significa “giglio”, si parla solo in questo capitolo del libro di Daniele, quasi a raccontare il passaggio di Dio nella storia di ognuno di noi.&lt;br /&gt;Ebrea, «Di rara bellezza e timorata di Dio» (13,2), abitava in Babilonia col suo sposo Ioakìm, un uomo molto ricco (Cfr. 13,4).&lt;br /&gt;In questa sua storia, vi entrano due anziani che si sono invaghiti di lei e volendole fare violenza, le tesero un tranello. Ma ella si rifiutò di cedere alle loro brame e così fu accusata di adulterio.&lt;br /&gt;Quante volte nella nostra vita ci troviamo circondati, messi «Alle strette da ogni parte» (Cfr. 13,22-23) e sempre ci accompagna la domanda di un perché rivolta al Signore. Il Salmista ci ricorda e ci conforta: «Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano» (Sal 139,5).&lt;br /&gt;In questa situazione drammatica, Gesù ci ricorda che «Il Regno dei cieli soffre violenza» (Mt 11,12), segno della presenza del Regno. È la prova della vita a cui siamo chiamati, è la prova della fiducia da depositare sempre più nel Signore, che ci chiama a “soffrire della stessa violenza di Dio” (Cfr. Ger 20,7) che è un continuo bisogno di conversione (Cfr. Mt 4,7) restando «saldi e irreprensibili» (Cfr. 1Ts 3,13) fino alla fine, anche attraverso la persecuzione (Cfr. Mt 10,22).&lt;br /&gt;Anche Davide, messo alle strette risponde: «Sono in grande angoscia! Ebbene cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini!» (2Sam 24,14).&lt;br /&gt;La lectio sottolinea una fedeltà da accogliere vivere (Cfr. Mt 11,14) per udirne il mistero nascosto (Cfr. Mt 11,25). Questa fedeltà è da vivere non solo per quanto nella vita abbiamo scelto o intrapreso, ma soprattutto nel Signore perché tutto passi attraverso Lui.&lt;br /&gt;Susanna, poiché vuol rimanere fedele al Signore, sceglie di essere fedele al marito, anche a rischio della propria vita. Sceglie di mostrare «Zelo per la legge e dare la propria vita per l’alleanza dei nostri padri» (1Mac 2,50) che significa per noi entrare nel vangelo della grazia e della libertà, sapendo che Dio «restituirà di nuovo la speranza e la vita» (2Mac 7,23), sapendo che «È dal cielo che viene l’aiuto» (1Mac 3,19).&lt;br /&gt;La Parola di Dio è sicurezza nella vita di Susanna in qualsiasi decisione che ella prende, poiché così dice Dio: «Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori, per rendere a ciascuno secondo la sua condotta, secondo il frutto delle sue azioni» (Ger 17,10).&lt;br /&gt;Questa donna diviene testimone credibile del fatto che «Il Signore è fedele per sempre, rende giustizia agli oppressi» (Sal 146,6-7), però ognuno di noi sa «Se manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso» (2Tm 2,13).&lt;br /&gt;Ma cosa significa essere fedele a Dio? Significa ricevere la vocazione di «servo». Significa non ragionare più con la propria testa, per cingersi le vesti del Cristo (Gal 3,27). Una veste che conduce alla morte innocente, secondo il pensiero del Salmista: «Si avventano insieme contro l'anima del giusto e condannano il sangue innocente» (Sal 94,21). Sant’Atanasio e Sant’Agostino accostano il verdetto ingiusto contro Susanna al processo intentato a Gesù Cristo e al giudizio di Pilato.&lt;br /&gt;In questo cammino sofferente la volontà di Dio è la propria e ciò che non capisce, lo accoglie e medita dentro di sé (Cfr. Lc 2,19.51). È un continuo crescere nella fedeltà a Dio, un abbandonarsi totalmente a lui. Chi ne fa esperienza “Corre per la via dei comandamenti del Signore” (Sal 118,32), per testimoniare a tutti la stessa Legge di grazia e di libertà che si concretizza e si personalizza nel dono dello Spirito Santo che Cristo ha effuso «senza misura» (Gv 3,34).&lt;br /&gt;Correre per i sentieri dei Comandamenti è il grido di una persona che conosce per esperienza la gioia della fedeltà perseverante alla legge di Dio. Essa dilata il cuore. Respira a pieni polmoni l’aria pura della vera libertà per i sentieri della vita: in salita, stretti, ardui, ma tracciati dalla Parola di Dio, perché è Dio che «insegna a Efraim a camminare» e che «solleva il bimbo per dargli da mangiare» (Os 11,3-4).&lt;br /&gt;In quest’esperienza vi è fondamentalmente un fatto di sottomissione a Dio. Un restare soggetti che si concretizza nell’obbedienza alla Parola, ove “obbedire” significa “ascoltare la voce ponendosi sotto”. Il paradosso dell’esperienza cristiana, sta proprio in una sottomissione concepita come evento di liberazione e di fruttificazione. Come la terra produce il suo frutto non rifiutandosi all’acqua e al suolo, così la creatura che non si pone a lato (= disobbedienza) della Parola inviata da Dio viene sottratta alla molteplicità degli idoli e dischiusa ai frutti dello Spirito. In fondo, la sottomissione è una legge fondamentale della vita cristiana. È un salire il monte insieme al Cristo che porta la Croce e ridiscendere senza di lui perché irradiati dalla luce gloriosa del Crocifisso.&lt;br /&gt;Susanna ricorda agli anziani e a quanti oggi si comportano come loro: «Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, così il Signore corregge te. Osserva dunque i comandamenti del Signore tuo Dio» (Dt 8,5-6).&lt;br /&gt;Chiediamoci dunque: che cosa impedisce alla nostra vita di comprendere il valore della Parola del Signore? Che cosa ci impedisce di mettere fiducia in Lui? «Hai dimenticato Dio che ti ha procreato!» (Dt 32,18)&lt;br /&gt;Quello che ci rende difficile accettare la Parola del Signore è la profondità di conversione e di cambiamento che ci viene richiesto.&lt;br /&gt;Per capire nel profondo di noi stessi la Parola, è necessario cambiare vita, dare al Signore il cento dei nostri pensieri e delle nostre forze. Questo è il primo grande ostacolo che bisogna superare: la tentazione di difendere la vita che noi costruiamo intorno a noi stessi, invece di accettare una vita costruita sulla Parola del Signore.&lt;br /&gt;Nell’accogliere la Parola dobbiamo sentirne il peso fisico, perché la Parola scombina sempre i nostri piani, ma solo alla luce della gioia, della scoperta di una cosa bella può entrare nella nostra ferialità.&lt;br /&gt;È l’esperienza di Susanna che vive la sua vita con fede facendo agire Dio e la sua opera di redenzione e non in coloro, che nonostante erano i Giudici del popolo, spegnevano il desiderio in gola, che mettevano i loro paletti, che credevano di possedere Dio.&lt;br /&gt;In tutto questo c’è Qualcuno che ci insegna a mettere tutto nelle mani di Dio e a saperlo gridare: “l’abbiamo visto!” (Gv 20,25). Abbiamo visto lo stesso Signore che ogni giorno ci chiama ad aver uno sguardo, un sorriso, una speranza e una gioia incontenibile: a vivere quell’appartenenza a Dio.&lt;br /&gt;Appartenere a Dio è l’incontro con il Signore, è un continuo ascolto reciproco tra Lui e noi, perché lui vuol far festa (Cfr. Dan 13,63), perché la Parola ascoltata deve arrivare oltre ogni confine. È un cammino fatto nella gioia a pieni orizzonti che ci libera da ogni azione di male.&lt;br /&gt;Incontrare il Signore nelle strade dell’amore, dove l’Amore stesso vuole condurci significa che anche noi possiamo accogliere lo sfiduciato e depositare nel suo cuore, con quella stessa fiducia che abbiamo ricevuto, lo stesso amore che Dio continuamente riversa su di noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Che cosa impedisce alla mia vita di comprendere il valore della Parola del Signore? Che cosa mi impedisce di mettere fiducia in Lui?&lt;br /&gt;2. Sull’esempio di Susanna, come vivo la fedeltà a Dio e al popolo?&lt;br /&gt;3. Nello spazio della mia vita prima o poi si impone una chiarificazione netta della vita. Che cosa vale veramente? Per che cosa sono disposto a perdere tutto?&lt;br /&gt;4. Riconosco di appartenere a Dio che continuamente effonde su di me senza misura il dono dello Spirito Santo, per viverlo e farlo vivere?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;preghiera&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Vita della mia vita, sempre cercherò di conservare puro il mio corpo, sapendo che la tua carezza vivente mi sfiora tutte le membra. Sempre cercherò di allontanare ogni falsità dai miei pensieri, sapendo che tu sei la verità che nella mente mi ha accesa la luce della ragione. Sempre cercherò di scacciare ogni malvagità dal mio cuore e di farvi fiorire l’amore, sapendo che ha la tua dimora nel più profondo del cuore. E sempre cercherò nelle mie azioni di rivelare te, sapendo che è il tuo potere che mi dà la forza di agire (R. Tagore).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;actio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Per la vita di ogni giorno lasciatevi accompagnare dalle parole del profeta Isaia: «Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna» (Is 26,4).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-6897381092790102288?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/6897381092790102288/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/susanna-invocare-siamo-qui-dinanzi-te-o.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/6897381092790102288'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/6897381092790102288'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/susanna-invocare-siamo-qui-dinanzi-te-o.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-1104561318057370310</id><published>2011-05-20T02:07:00.000-07:00</published><updated>2011-05-20T02:11:57.742-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-GnEo4oz736Y/TdYwSKPuKrI/AAAAAAAADlU/rQqxKMNO7JU/s1600/the%2Bpassion.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; FLOAT: left; HEIGHT: 262px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5608723474482604722" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-GnEo4oz736Y/TdYwSKPuKrI/AAAAAAAADlU/rQqxKMNO7JU/s400/the%2Bpassion.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;IL SERVO DI JHWH&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Vieni Spirito Santo, tu che santifichi e dai vita: donaci uno sguardo vigilante che sappia discernere e penetrare le meraviglie compiute da Dio. Vieni Spirito Santo, tu che dai luce all’intimo splendore dell’anima: dissipa ogni ombra nascosta nelle profondità del cuore, rivelaci la bellezza e l’incanto che danno forma alla nostra esistenza. Vieni Spirito Santo, tu che penetri gli abissi e risvegli la vita: infondi in noi tenerezza e fiducia perché scorgiamo un frammento del tuo chiarore sul volto di ogni creatura. Vieni Spirito Santo, tu che accendi lo stupore degli occhi: ravviva i colori della speranza, inonda del tuo fulgore la storia e fai sorgere l’orizzonte atteso che realizza le promesse di pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;lectio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Is 49,1-6 )&lt;br /&gt;49,1 Il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunziato il mio nome. 2 Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all’ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra. 3 Mi ha detto: “Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria”. 4 Io ho risposto: “Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze. Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio”. 5 Ora disse il Signore che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele, - poiché ero stato stimato dal Signore e Dio era stato la mia forza - 6 mi disse: “È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti di Israele. Ma io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Con questo brano del secondo carme del Servo di JHWH, abbiamo una autobiografia nel quale il Servo parla della sua chiamata divina e della sua specifica vocazione-missione. Chi è questo servo?&lt;br /&gt;È fuori dubbio – in tutti i capitoli del Secondo Isaia, che va dal cap 40 al 55 – che il servo è una figura individuale e al contempo è Israele. È molto importante perché anche nel Nuovo Testamento queste due dimensioni sono riprese. Non si contraddicono, una non cancella l’altra. Perché?&lt;br /&gt;Perché il Messia impersona il popolo, pur essendo anche il suo Salvatore, naturalmente. Non è solo la sintesi del popolo, perché lo impersona. Ne è il rappresentante come il re.&lt;br /&gt;Queste due dimensioni sono ambedue presenti. Ed è inutile continuare a litigare per dire “non è il popolo” o “lo è”: è tutte e due senza che questo schiacci o livelli il significato di ciascuna attribuzione.&lt;br /&gt;È chiaro che “servo” è una cosa quando la si attribuisce al popolo e un’altra quando la si attribuisce al Messia. Questo legame profondo tra il Messia e il popolo, però, è fondamentale. E non bisogna perderlo.&lt;br /&gt;Anche in Is 42,1-4 troviamo una presentazione del Servo di JHWH, ma questa volta è fatta da Dio, “l’ha suscitato Lui” (Cfr. Is 41,25). Il Signore dichiara che il suo Servo (‘ebed) che è un eletto (bahîr) e che la sua elezione è stata accompagnata da una particolare effusione dello Spirito «Ecco il mio servo (‘ebedî) che io sostengo, il mio eletto (behîrî) di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito (ruhî) su di lui; egli porterà il diritto (mis¹pat) alle nazioni» (Is 42,1).&lt;br /&gt;L’appellativo eletto (bahîr) appartiene oltre che al Servo di JHWH ad Israele, a tutto il popolo di Dio (Is 41,8-9; 43, 10.20; 44,2; 45, 4; 48, 10), ma con una differenza: il popolo non realizza la sua vocazione, perché cieco e sordo (Is 42,18-19), mentre il Servo sì, riesce ad ascoltare e vedere.&lt;br /&gt;In quest’appellativo possiamo cogliervi l’elezione divina accompagnata dall’effusione dello Spirito (rûah), che fa del Servo un carismatico, un capo del popolo tanto da avvicinarlo alla vita dei profeti.&lt;br /&gt;Questo servo-profeta è presentato da Dio come colui che ha ricevuto il compito di proclamare davanti a Israele e alle nazioni il diritto (mis¹pat) e la divina rivelazione (torah) (Is 42,4), perché sia da tutti osservata (Cfr. Lc 4, 16-21).&lt;br /&gt;Il Servo di JHWH rievocando e riconoscendo la propria chiamata radicata nel suo essere, la identifica con la sua stessa vita: «Il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunziato il mio nome» (Is 49,1).&lt;br /&gt;In questo versetto vi è racchiusa la vocazione, perché il verbo chiamare in parallelo sinonimico con fare memoria del nome, è un verbo vocazionale che in Is 49,1, conserva quella forza dialogica e dinamica.&lt;br /&gt;Dio chiama (qara’) il suo Servo e fa memoria del suo nome fin dal seno di sua madre. È un passaggio dal non essere all’essere, inizia ad esistere come Servo del Signore (‘ebed JHWH).&lt;br /&gt;In tutto questo il Servo del Signore guarda alla sua vocazione-missione come a qualcosa di costitutivo del suo stesso essere.&lt;br /&gt;Per esprimere questa qualità-verità di servo, il Servo di JHWH utilizza il verbo formare, plasmare, modellare (jasar) (Cfr. Ger. 1,5a): «Ora disse il Signore che mi ha plasmato (josrî) suo servo dal seno materno» (Is 49,5).&lt;br /&gt;In questo versetto il verbo plasmare è importante sia nel contesto della creazione e sia nel contesto della vocazione, perché evidenzia la piena unità nella persona del Servo tra chiamata alla vita, chiamata alla fede e chiamata profetica. Questo significa che Dio ha plasmato fin dal seno di sua madre il suo Servo a vivere una vocazione alla vita e al contempo una vocazione specifica che si identificano e si armonizzano perfettamente nell’unità della sua persona.&lt;br /&gt;Quale è questa missione? Il v. 2 recita così: «2aHa reso la mia bocca come spada affilata, 2bmi ha nascosto all’ombra della sua mano, 2ami ha reso freccia appuntita, 2bmi ha riposto nella sua faretra».&lt;br /&gt;Ho suddiviso il versetto in “a” e “b” per descrivere i concetti espressi nella chiamata divina. Uno relativo alla missione (2a) e uno relativo alla protezione divina (2b).&lt;br /&gt;Ogni chiamata, se ci fate caso, racchiude sempre questi aspetti. Il servo è consapevole di essere per vocazione “bocca” di Dio, ponendosi nella linea di quanti lo hanno preceduto nell’esercizio del ministero profetico della Parola. Ma il servo è colui che si nutre di quanto esce dalla bocca di Dio (Dt 8,3).&lt;br /&gt;Simboli di questo nutrimento sono la spada e la freccia i quali saranno strumento di forza penetrante, capacità di raggiungere i destinatari della sua missione, sia quelli vicini (spada) che quelli lontani (freccia).&lt;br /&gt;Armato della Parola di Dio che Dio ha posto sulla sua bocca, il Servo di JHWH, quale prode guerriero (Cfr. Sal 45,4-6; Gdc 6,12), assolve alla sua missione di portare il diritto e la dottrina a tutte le genti (Is 42, 1.4).&lt;br /&gt;Come bocca del Signore e protetto da Dio, il Servo è destinato ad essere strumento della manifestazione della sua gloria diffondendola:&lt;br /&gt;«Mi ha detto: “Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria”» (v. 3).&lt;br /&gt;Questo cammino di servizio può arrivare al fallimento (Cfr. v. 4), ma non come accadde a Mosé (Es 4,10) o a Geremia (Ger 1,6), ma dalla stessa missione, dalla sua attività profetica.&lt;br /&gt;In tutto questo il profeta è colui che affronta gli ostacoli facendo ricorso a tutta la sua fede, al fine di conservare integra la sua fiducia in Dio.&lt;br /&gt;Dentro questa situazione di fallimento non perde la speranza e continua a lavorare non per risultato o per interessi personali, ma unicamente per restare fedele a Dio e a se stesso (cfr. v. 4).&lt;br /&gt;È un cammino che ci induce a lamentarci col Signore, ma nello stesso momento è un cammino che fa scoprire, passo dopo passo, lo scopo della vita fino ad arrivare a Lui. Questo fa eco alla stessa risposta che Dio da’ al suo Servo reintegrandolo nella sua missione (v. 5).&lt;br /&gt;Al v. 5 viene descritta questa missione con due verbi “ricondurre” o “convertire” (sûb) e il verbo “riunire” o “raccogliere” (‘asaph). Due verbi che possono anche indicare una restaurazione socio-politica, ma qui vogliono più che altro parlare di una restaurazione di ordine spirituale. Infatti, il Servo è Colui che ha ricevuto il mandato di convertire Israele, cioè di farlo tornare al Dio dei padri, dal quale si era allontanato per prostrarsi ad altri idoli (Cfr. Is 44, 21-23).&lt;br /&gt;In questa dimensione spirituale della missione del Servo vi è un cammino di salvezza descritto dal verbo “riunire”. Chi si mette a servizio di JHWH sa benissimo che è chiamato a riunire i figli dispersi, a ricostruire l’unità dei figli intorno a Dio per poter unirli a lui in alleanza. Questo significa che la novità della missione non è limitata ad una cerchia di persone, ma è estesa a tutte le nazioni, così come è descritto dal v. 6.&lt;br /&gt;Infatti se inizialmente la missione del Servo tendeva a far compiere ai superstiti del popolo un nuovo esodo, adesso è costituito luce delle nazioni, quella stessa luce escatologica che per il ministero del Servo del Signore risplenderà sul popolo di Dio e per mezzo dello stesso servo estesa e comunicata a tutti i popoli della terra (Cfr. At 9,15; 22,15).&lt;br /&gt;Di fronte a questa chiamata, che richiede da lui una fedeltà quotidiana alla missione anche a costo della vita (Is 50,6), il Servo rivela quello che possiamo considerare il suo atteggiamento di sempre: «Non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro» (Is 50,5; Cfr. Gv 18,1-11).&lt;br /&gt;Questo atteggiamento, se da una parte evidenzia quella che possiamo considerare la risposta iniziale del Servo alla chiamata di Dio, dall’altra manifesta la sua capacità di comprendere, attraverso l’ascolto assiduo della parola di Dio, il disegno che il Signore ha su di lui e di aderirvi, attualizzando momento per momento il suo “sì” iniziale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Cosa dice a te la parola “Servo”?&lt;br /&gt;2. Porto paure dentro di me oppure “non oppongo resistenza”?&lt;br /&gt;3. Come nutro il mio sì iniziale per mettermi al servizio del popolo di Dio?&lt;br /&gt;4. La Parola di Dio è il mio primo strumento per capire il disegno che il Signore ha su di me?&lt;br /&gt;5. Quale vocazione alla vita vivo ogni giorno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;preghiera&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto capire meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello, che la Tua Parola ci ha mostrato. Fa che noi, sull’esempio di Maria, serva della Parola e tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola, Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;actio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Orientati sulla Parola di Dio per approfondire la coscienza della tua missione cercando forza nella preghiera &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-1104561318057370310?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/1104561318057370310/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/il-servo-di-jhwh-invocare-vieni-spirito.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/1104561318057370310'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/1104561318057370310'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/il-servo-di-jhwh-invocare-vieni-spirito.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-GnEo4oz736Y/TdYwSKPuKrI/AAAAAAAADlU/rQqxKMNO7JU/s72-c/the%2Bpassion.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-7128566003560776535</id><published>2011-05-20T02:06:00.000-07:00</published><updated>2011-05-20T02:07:46.231-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;DEBORA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;O Spirito di verità, che parlasti per bocca dei patriarchi e dei profeti, e riempisti le Sacre Scritture di celesti dottrine, di salutari precetti e di paterni ammonimenti, degnati di ritornare a parlarci affinchè la verità torni a regnare nel nostro cuore. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;lectio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Gdc 4,4-9.14.16)&lt;br /&gt;4, [4] In quel tempo era giudice in Israele una profetessa, Debora, moglie di Lappidot. [5] Essa sedeva sotto la palma che porta il suo nome, fra Rama e Betel, nella montagna di Efraim, e gli Israeliti salivano da lei per le loro vertenze giudiziarie. [6] Un giorno essa mandò a chiamare Barak, figlio di Abinoam, da Kedes di Neftali, e gli disse: «Il Signore, Dio di Israele, ti ordina di andare ad arruolare sul monte Tabor diecimila uomini delle tribù di Neftali e di Zabulon e di portarli con te. [7] Io attirerò verso di te, al torrente Kison, Sisara, comandante dell'esercito di Iabin, con i suoi carri e le sue truppe e lo metterò nelle tue mani».&lt;br /&gt;[8] Barak le disse: «Se verrai con me, ci andrò, ma se tu non verrai con me, io non mi muoverò». [9] Rispose Debora: «Vengo senz'altro, solo che la gloria dell'impresa alla quale ti accingi non sarà tua, perché il Signore metterà Sisara nelle mani di una donna». Poi Debora si mosse e andò a Kedes con Barak. [14] Disse allora Debora a Barak: «Alzati, perché questo è il giorno in cui il Signore metterà Sisara nelle tue mani. Il Signore non esce forse in campo davanti a te?». Barak scese dal monte Tabor e i suoi diecimila uomini lo seguirono. [16] Barak inseguì i carri da guerra e la fanteria fino a Caroset-Goim: tutto l'esercito di Sisara fu passato a fil di spada e non si salvò nessuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro dei Giudici occupa il periodo che va dalla morte di Giosuè all’istituzione della monarchia in Israele (1200-1025 a.C.) e presenta fatti staccati e particolarmente importanti relativi ai dodici "giudici", fra questi Debora.&lt;br /&gt;I "giudici" erano capi militari e politici che Dio suscitò in quel periodo per risolvere le crisi che il popolo di Israele viveva venendo a contatto con le popolazioni indigene e idolatre al momento del suo insediamento in Palestina.&lt;br /&gt;Le storie sono narrate secondo un preciso modello letterario e teologico:&lt;br /&gt;- "Israele pecca contro Dio".&lt;br /&gt;- "Dio lo consegna nelle mani dei suoi nemici".&lt;br /&gt;- "Gli israeliti piangono".&lt;br /&gt;- "Dio manda un "giudice" a salvarli e liberarli".&lt;br /&gt;- "La terra ha pace per un periodo più o meno lungo (di solito 40 anni)".&lt;br /&gt;Lo scopo è quello di insegnare che le crisi e le difficoltà di Israele trovano il loro fondamento nella sua infedeltà a Dio, quando cede alle suggestioni dell'idolatria. Da queste crisi solo Dio, che ha pietà delle sofferenze del popolo, potrà liberarlo (Gdc 2,11-19). Debora è l'unica donna detta "giudice" ed agisce nel senso moderno del termine risolvendo le dispute che sorgevano tra il popolo.&lt;br /&gt;La Bibbia ricorda anche il luogo dove emetteva le sue sentenze: sotto la palma di Debora tra Rama e Betel, sulle montagne di Efraim" (4,5). A Debora si affianca Giaele, un'altra eroina del libro, che ucciderà Sisara, capo dell'esercito nemico.&lt;br /&gt;La storia è ripetuta nei capitoli 4 e 5, nel primo in forma narrativa, nel secondo in forma poetica, dove la poesia raggiunge il suo apice nel "canto di Debora" che probabilmente, secondo l'opinione comune degli studiosi, è la più antica composizione della Bibbia.&lt;br /&gt;Quale pro-vocazione troverà la nostra lectio? Ritrovare fiducia nel Signore, di ritrovare quel dia-Logos, quel credere che il Cristo, il Logos fattosi carne, costituisce il ponte di comunicazione profonda tra Dio e l’umanità peccatrice e l’umanità tra loro.&lt;br /&gt;Il brano ci richiama spontaneamente alla creazione della donna descritta dalla riflessione sapienziale del Genesi: «Non è bene che l’uomo sia solo. Gli farò un aiuto, adatto a lui» (Gen 2,18).&lt;br /&gt;Fin da questa citazione, l’uomo e la donna appaiono come unità dei due, che porta quella capacità di esprimere l’amore, quell’amore nel quale si diventa dono, attuando il senso stesso del suo esistere reciprocamente l’uno per l’altro. Infatti, il primo passo da compiere nella nostra vita ordinaria è quello di affidarsi alle mani, alle braccia, all’ascolto dell’altro. La fede prima di essere un atto religioso, è un atto umano della persona. Tutti in qualche modo crediamo a qualcosa e ci affidiamo a qualcuno o mettiamo fiducia in qualcuno, tutti in qualche modo veniamo cercati come persone cui potersi affidare perché ritenuti affidabili. Questo significa che da soli non siamo sufficienti a noi stessi. Ci sarà sempre un Pietro che dirà: «Signore, dove andremo senza di te. Tu solo hai parole che danno la vita eterna» (Gv 6,68) o Gesù che ripeterà al nostro cuore: «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5).&lt;br /&gt;Abbiamo letto che Debora esercita il suo ruolo sotto una palma (v.5). La palma è un simbolo molto importante per la vita di chi confida nel Signore. Essa, nella sua simbologia, ricorda ciò che è elevato, ciò che è sublime e come non ricordare qui la sapienza divina «cresciuta come una palma in Engaddi» (Sir 24,14); o del Giusto che «fiorirà come palma», e vivendo all’ombra di essa porterà i suoi frutti (Sal 92,13).&lt;br /&gt;La Palma che è sopra Debora, la tradizione cristiana l’ha voluta tradurre dall’ebraico con la parola greca phoinix, che è il nome greco della palma, ma allo stesso tempo è il nome dell’uccello che chiamiamo fenice. La fenice è il simbolo dell’immortalità, perché si immaginava che quell’uccello rinascesse dalle sue ceneri.&lt;br /&gt;Anche noi, cristiani di oggi, facciamo quest’esperienza, partecipando alla morte di Cristo: «Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,3-4).&lt;br /&gt;Debora si presenta come la figura del giusto, tratteggiata come in un dipinto vasto e denso di colori a differenza dell’empio che viene visto come l’erba dei campi, ma effimera. Il giusto si erge verso il cielo, solido e maestoso come la palma e il cedro del Libano.&lt;br /&gt;Questo significa che il giusto, Debora, anzitutto si riconosce persona e in quanto tale è un “essere in relazione”. Infatti, ha una relazione con la casa del Signore e quindi con Lui. Di lei il sapiente scrive: «I giusti si esprimono con saggezza e parlano sempre con onestà: hanno nel cuore la parola del loro Dio, il loro cammino non sarà mai incerto» (Sal 37, 30-31).&lt;br /&gt;Nel Signore Debora ha riposto la fiducia e in Lui ha stabilito la sua dimora. Questa donna ha descritto questa fiducia in Dio cercando il senso perduto. All’umanità sfinita, distrutta, senza speranza, che ogni giorno dice: “La mia vita è giunta all’estremo, provo disgusto per la mia esistenza, è insipida, senza sale e significato…” (S. Kierkegaard), Debora si fa per questi il sale della vita, perché «se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini» (Mt 5,13).&lt;br /&gt;Debora è colei che ha ridato sapore alla vita del credente ridando sapore alla vita e come un’ape vola verso i “nuovi orizzonti”, dimostrando che Dio ha bisogno dell’umanità e così viceversa.&lt;br /&gt;Anche noi dobbiamo essere come un’ape che rientra all’arnia con i cestelli stracolmi di polline di vari colori, di varie specie di fiori. E nel ventre di questi laboriosi insetti, nettare di fiori diversi. Eppure il diverso polline, il vario nettare nulla tolgono al gustoso miele che riempie il favo: la diversità concorre alla ricchezza. È l’impasto che questi insetti danno alla varietà di polline e di nettare dentro il loro corpo che fa del diverso e del vario, un cibo gustoso come il miele, chiamando ciascuno all’incontro con Lui per richiamarlo all’amicizia e alla scoperta di un percorso da compiere.&lt;br /&gt;Questo percorso è descritto nei vv. 6-7 ricordando, anzitutto, chi è Dio nella nostra vita. Egli dal buio della notte al chiarore del mattino, fino alla luce del giorno si rivela, nel cammino della vita, come «La luce vera che illumina ogni uomo» (Gv 1,9).&lt;br /&gt;Debora colma di questa “Luce” invita e richiama Barak a fare quest’incontro col Signore sul Tabor, come Pietro Giacomo e Giovanni, dopo aver ascoltato le condizioni per seguire Cristo Gesù, furono invitati a salire su un alto monte – il Tabor – perché quest’incontro avvenisse in tutta purezza, trasparenza (Cfr. Mt 17,1-8)&lt;br /&gt;Per fare quest’incontro, la Parola di Dio ti mette in movimento verso il monte: è una “anagogia ministeriale” che avviene in quanto, trasportati verso l’alto, la Parola diventa sfondo glorioso, luminoso che rende capaci alla lettura sapienziale delle cose. Il monte è il luogo dove avviene la lettura sapienziale delle cose, richiamando la solitudine del Sinai dove Ezechiele dice che Israele era “nell’età dell’amore” (Ez 16,8). Il monte, quindi è un luogo per innamorati. Intimo, lontano dagli sguardi. Esso richiama anche l’Oreb dove Elia viene sfamato e dissetato mentre vede il volto di Dio dopo i penosi quaranta giorni di deserto (1Re 19,8.11). Debora ripete a tutti su questo monte: «Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio, e narrerò quanto per me ha fatto» (Sal 66, 16).&lt;br /&gt;Il monte, ancora, è il luogo della sazietà spirituale: “un banchetto preparerà Dio su questo monte” (Is 25,6).&lt;br /&gt;Guardando e leggendo attentamente la Parola di Dio, troveremo il percorso salvifico che Dio stesso ha tracciato, con la sua Parola, nel cammino esodale di Israele «Travolgendo il faraone e il suo esercito nel mar Rosso» (Sal 136, 15), «e mentre il tuo popolo intraprendeva un viaggio straordinario essi incorressero in una morte singolare» (Sap 19,5), oggi traccia il nostro cammino.&lt;br /&gt;Ma quanta fatica facciamo a vedere questo cammino! Camminare significa aprire strade invisibili, significa avanzare portando nel cuore il mistero di una presenza e abbracciarla. Significa insieme all’Apostolo Pietro «Rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1Pt 3,15), cioè esercitare un apostolato o una missione richiesti dalla stessa essenza dell’essere cristiano, perché il cristiano è un dono per l’altro, se no non è cristiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Quale ricerca di senso nella mia vita ordinaria?&lt;br /&gt;2. “Volo” anch’io come Debora, per superare i vari confini che chiudono il mio essere cristiano/a?&lt;br /&gt;3. Mi faccio mettere in movimento dalla Parola, per testimoniare il mio battesimo nella Chiesa e per la Chiesa?&lt;br /&gt;4. Nel mio quartiere, a scuola, nelle amicizie sono capace di dare sapore alla vita?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;preghiera&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Acclamate a Dio da tutta la terra,&lt;br /&gt;cantate alla gloria del suo nome,&lt;br /&gt;date a lui splendida lode.&lt;br /&gt;Dite a Dio: “Stupende sono le tue opere!&lt;br /&gt;A te si prostri tutta la terra,&lt;br /&gt;a te canti inni, canti al tuo nome”.&lt;br /&gt;Venite e vedete le opere di Dio,&lt;br /&gt;mirabile nel suo agire sugli uomini.&lt;br /&gt;Egli cambiò il mare in terra ferma,&lt;br /&gt;passarono a piedi il fiume;&lt;br /&gt;per questo in lui esultiamo di gioia:&lt;br /&gt;con la sua forza domina in eterno.&lt;br /&gt;Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,&lt;br /&gt;e narrerò quanto per me ha fatto.&lt;br /&gt;Sia benedetto Dio che non ha respinto la mia preghiera,&lt;br /&gt;non mi ha negato la sua misericordia (Salmo 66).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;actio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Cerca con umiltà di cuore mediante un’assidua lettura della Bibbia, la verità che scaturisce da essa e abbracciala per la vita&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-7128566003560776535?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/7128566003560776535/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/debora-invocare-o-spirito-di-verita-che.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/7128566003560776535'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/7128566003560776535'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/debora-invocare-o-spirito-di-verita-che.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-4696502455259973115</id><published>2011-05-20T02:04:00.000-07:00</published><updated>2011-05-20T02:06:05.438-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;RAAB&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Concedi, o Dio di accostarci con umiltà e santo timore a questa Parola che ci supera infinitamente; a questa realtà che è mistero della tua presenza.&lt;br /&gt;Fà che là dove la nostra mente non può arrivare giunga il nostro cuore mediante l’intuizione dell’amore; e tutto il nostro essere taccia davanti a Te, Ti contempli e Ti adori. Amen (Gregorio Battaglia, O.Carm.).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;lectio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Gs 2,1-11.14.18-21)&lt;br /&gt;2, [1] In seguito Giosuè, figlio di Nun, di nascosto inviò da Sittim due spie, ingiungendo: "Andate, osservate il territorio e Gerico". Essi andarono ed entrarono in casa di una donna, una prostituta chiamata Raab, dove passarono la notte.&lt;br /&gt;[2] Ma fu riferito al re di Gerico: "Ecco alcuni degli Israeliti sono venuti qui questa notte per esplorare il paese". [3] Allora il re di Gerico mandò a dire a Raab: "Fà uscire gli uomini che sono venuti da te e sono entrati in casa tua, perché sono venuti per esplorare tutto il paese". [4] Allora la donna prese i due uomini e, dopo averli nascosti, rispose: "Sì, sono venuti da me quegli uomini, ma non sapevo di dove fossero. [5] Ma quando stava per chiudersi la porta della città al cader della notte, essi uscirono e non so dove siano andati. Inseguiteli subito e li raggiungerete".&lt;br /&gt;[6] Essa invece li aveva fatti salire sulla terrazza e li aveva nascosti fra gli steli di lino che vi aveva accatastato. [7] Gli uomini li inseguirono sulla strada del Giordano verso i guadi e si chiuse la porta, dopo che furono usciti gli inseguitori.&lt;br /&gt;[8] Quelli non si erano ancora coricati quando la donna salì da loro sulla terrazza [9] e disse loro: "So che il Signore vi ha assegnato il paese, che il terrore da voi gettato si è abbattuto su di noi e che tutti gli abitanti della regione sono sopraffatti dallo spavento davanti a voi, [10] perché abbiamo sentito come il Signore ha prosciugato le acque del Mare Rosso davanti a voi, alla vostra uscita dall'Egitto e come avete trattato i due re Amorrei, che erano oltre il Giordano, Sicon ed Og, da voi votati allo sterminio. [11] Lo si è saputo e il nostro cuore è venuto meno e nessuno ardisce di fiatare dinanzi a voi, perché il Signore vostro Dio è Dio lassù in cielo e quaggiù sulla terra.&lt;br /&gt;[14] Gli uomini le dissero: "A morte le nostre vite al posto vostro, purché non riveliate questo nostro affare; quando poi il Signore ci darà il paese, ti tratteremo con benevolenza e lealtà".&lt;br /&gt;[18] Quando noi entreremo nel paese, legherai questa cordicella di filo scarlatto alla finestra, per la quale ci hai fatto scendere e radunerai presso di te in casa tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli e tutta la famiglia di tuo padre. [19] Chiunque allora uscirà dalla porta di casa tua, il suo sangue ricadrà sulla sua testa e noi non ne avremo colpa; chiunque invece sarà con te in casa, il suo sangue ricada sulla nostra testa, se gli si metterà addosso una mano. [20] Ma se tu rivelerai questo nostro affare, noi saremo liberi da ciò che ci hai fatto giurare". [21] Essa allora rispose: "Sia così secondo le vostre parole". Poi li congedò e quelli se ne andarono. Essa legò la cordicella scarlatta alla finestra.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Un brano un po’ lungo ma che vale la pena leggerlo per esteso insieme ai capitoli seguenti del medesimo Libro, oppure saltando al 6,22-25.&lt;br /&gt;Chi è Raab? Cosa c’entra in questa lectio vocazionale, dato che la storia, la Bibbia ci dice che era una prostituta di Gerico?&lt;br /&gt;Raab il cui nome in ebraico significa “grande”, rientra nella geneaologia di Gesù, che Matteo descrive nel suo Vangelo ricordandola insieme ad altre quattro donne: Rut la moabità; Betsabea, moglie di Uria, di cui si innamorò David, è la causa dell’assassinio di suo marito e Tamar e Raab due prostitute.&lt;br /&gt;Questo ci fa dire che anche nell’albero genealogico di Gesù vi è qualche “laguna nera”. Per questo la salvezza è destinata a tutti, iniziando proprio dai peccatori. I peccatori, i lontani, quelli che non facevano parte dell’anagrafe parrocchiale, questi sono i Suoi parenti (cfr Lc 15,1-7): «Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9,13; Mc 2,17; Lc 5,32).&lt;br /&gt;Nel simbolo di quella corda scarlatta da appendere, possiamo cogliere il perdono dei peccati (cfr. vv. 18-21). E i Padri della Chiesa hanno letto un riferimento alla salvezza procurataci attraverso il “sangue di Cristo”.&lt;br /&gt;Raab sarà ricordata come antenata di Gesù (era la madre della bisnonna di Davide), però agli occhi del Signore, sarà ricordata come parente stretta del Figlio di Dio (Cfr. Lc 8,21).&lt;br /&gt;Ella ospitò i due Esploratori ebrei, che Giosué aveva mandato in avanscoperta per rendersi conto delle possibilità di conquistare la città e, così, entrare facilmente nella Terra promessa. In questo contesto di scena Raab si presenta a ciascuno di noi animata da profondo senso di umanità, come colei capace di accogliere.&lt;br /&gt;La Bibbia, presenta più volte questa capacità di accoglienza. Ricordiamo in Lc 19,1-10 Zaccheo, “capo dei pubblicani” a Gerico; in Lc 7,36-50 “Simone il fariseo” a Cafarnao; in Lc 10,38-42 a casa degli amici Lazzaro, Marta e Maria a Betania; in Lc 24,13-35 nella casa di Cleopa ad Emmaus, per non dimenticare in Gen 18,1-15 l’accoglienza di Abramo alle querce di Mamre.&lt;br /&gt;In questi brani, ma sopratutto in ogni pagina della Bibbia, scorre «l’oggi del compimento delle Scritture» perché è l’oggi della salvezza (soteria). Nella Bibbia, infatti, Dio passeggia. Samt’Ambrogio riflettendo su Gen 3, 8 dice: «Dio passeggia nel paradiso quando leggo le Divine Scritture» (Lettera 49,3-4). Gli esploratori che mirano a Gerico e si fermano nella casa di Raab, sono il passaggio di Dio nella vita di ciascuno di noi, che ci chiama a condividere la sua stessa vita, che vuole fermarsi nella nostra casa, cioé nella vita di tutti i giorni.&lt;br /&gt;Raab ha scoperto Dio “che passeggiava”, ha scoperto la bellezza di Dio e quella Parola divina si è trasformata per lei in “luogo della intimità”. La Parola in quel momento per Raab si è trasformata in anagogìa (dal greco “anagogé”: “aná”: su e “ágo”: io conduco), cioé la visita degli Esploratori la “condotta, trasportata verso l’Alto”, ha fatto sì che la Parola del Signore diventasse anagogià per lei, specialmente quando ha visto e riconosciuto la sua vita mescolata alla sua sofferenza.&lt;br /&gt;La Parola per questa donna peccatrice diventa sfondo glorioso, luminoso che la rende capace di leggere sapientemente le cose che la circondavano, proprio quando queste cose sono impregnate di non senso sotto l’aspetto umano, di dolore all’ultimo grado.&lt;br /&gt;Perché Raab fa questa riflessione? Ella riesce a trovare la nuova chiave della vita proprio nella Bibbia: DABAR che significa Parola di Dio, sfondo luminoso della realtà; e MIDBAR che significa deserto, luogo del dolore, luogo abitato dai demoni.&lt;br /&gt;Allora il DABAR si manifesta nella durezza del MIDBAR: proprio lì dove non ti aspetteresti nessuna rivelazione, la Parola si rivela: «Io Sono il Signore tuo Dio, io ti prendo per mano e ti dico: non temere, sono qui per aiutarti» (Is 41,13).&lt;br /&gt;Raab scopre il suo futuro nella Parola del Signore, nella presenza dei due esploratori dentro di sé ode gli avvenimenti della divina parola: «Non temere: tu sei mio», «per me tu sei molto prezioso, io ti stimo e ti amo», «io sono con te» (Is 43,1.4-5).&lt;br /&gt;La vita di Raab, la sua casa è diventata dimora della salvezza perché la Parola di Dio l’ha cambiata dentro, perché accogliere la Parola significa esigenza di una vita diversa, una mentalità diversa. Raab da una vita contorta, accatastata (cfr. v. 6) diventa una donna nuova. Infatti, «Per cantare un cantico nuovo spogliatevi di tutto ciò che è vecchio. Un testamento nuovo non appartiene a uomini vecchi. Non possono imparare un cantico nuovo se non uomini nuovi» (Sant’Agostino, Commento al Salmo 32).&lt;br /&gt;La vocazione in Raab sta proprio in questo cambiamento, in questa conversione alla Parola di Dio, tanto da trasformarla in “donna folle” per Dio. Una donna dallo stile generoso di Dio per irrobustire la speranza così tenue e precaria del mondo.&lt;br /&gt;Uno stile che nasce dalla fede (cfr. v.11), una fede che i Padri della Chiesa hanno visto preannunciata la fede con cui le nazioni pagane avrebbero abbracciato il vangelo: per questi motivi, Raab viene annoverata fra le «primitiae gentium», cioé la “primizie dei pagani”.&lt;br /&gt;Di Raab non sapremo più nulla (qualche citazione sparsa), ma ciò che è sicuro, il Signore ha scelto di fermarsi nella sua vita e di risanare il cuore.&lt;br /&gt;La parola, nella potenza dello Spirito, ha trasformato quel colloquio occasionale in un incontro determinante. C’é la possibilità di un “passaggio”. occorre fermarsi, accogliere lo sconosciuto, egli non può “continuare nella notte il suo viaggio” se prima non lo si accoglie nella propria casa.&lt;br /&gt;Il passaggio per Raab si è trasformato in “lasciare tutto”, quella prontezza che troveremo in ogni storia vocazionale. Ella continuerà a bere alle sorgenti della Parola, che anche se antenata di Cristo, Raab beve Cristo che è la vite, la sorgente della nuova vita. Ella si disseta alle sorgenti della nuova Parola passando continuamente dalla desolazione alla consolazione, dalla sfiducia alla speranza, dalla solitudine alla gioia di aver scoperto una nuova famiglia, da amare, da custodire, da condurre: una famiglia che oggi noi chiamiamo Chiesa;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Come accogli nella tua vita ordinaria la Parola di Dio?&lt;br /&gt;2. Quali gesti di umanità, ispirati dalla fede, vivi ogni giorno?&lt;br /&gt;3. Quale passo nella tua vita che diventa possibilità di un “passaggio”?&lt;br /&gt;4. Quale prontezza vivi ogni giorno per poter anche tu “lasciare tutto” per dedicarti ad una “nuova famiglia”?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;preghiera&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Padre, insegnami la sapienza del tempo presente, per entrare nell’oggi della tuo volere e vivere il servizio del domani. Concedimi la capacità dell’ascolto, perché possa sentire la Parola del tuo Figlio Gesù nelle mie orecchie e nel mio cuore e credere che questo è l’oggi della salvezza.&lt;br /&gt;Ti prego di aprire sempre i miei occhi per poterti sempre riconoscere e farti posto nella mia vita di ogni giorno.&lt;br /&gt;Nell’oggi della chiamata, possa essere pronto/a a rispondere all’oggi della salvezza che entra nella mia casa, per fare della mia vita un dono pieno per tutti. Amen&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;actio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Interrogarsi sulla dimensione vocazionale della propria esistenza, a partire dalla capacità di accogliere il messaggio liberante della Parola di Dio che ci pone in attesa della sua venuta&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-4696502455259973115?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/4696502455259973115/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/raab-invocare-concedi-o-dio-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/4696502455259973115'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/4696502455259973115'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/raab-invocare-concedi-o-dio-di.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-690275140893148071</id><published>2011-05-20T01:59:00.000-07:00</published><updated>2011-05-20T02:04:02.532-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-c-vCpkM3lBs/TdYuVEMChdI/AAAAAAAADlM/NsvD3lsh3zk/s1600/anna.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 157px; FLOAT: left; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5608721325372900818" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-c-vCpkM3lBs/TdYuVEMChdI/AAAAAAAADlM/NsvD3lsh3zk/s400/anna.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;&lt;strong&gt;ANNA, madre di Samuele&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Signore, Dio Padre, io non conosco il mio avvenire ma so che lo conosci Tu che mi vuoi bene.&lt;br /&gt;Fammi conoscere e amare ciò che Tu vuoi da me, perché il Tuo progetto su di me si realizzi.&lt;br /&gt;Donami un cuore limpido, capace di accogliere la Tua parola.&lt;br /&gt;Tu vuoi che nel mondo sia utile anch'io, che la mia vita sia donata con amore: fammi degno, Signore, di questa chiamata.&lt;br /&gt;Dammi la forza di seguirti e rendimi capace di sviluppare i doni che mi hai dato; fammi docile alla voce dello Spirito Santo.&lt;br /&gt;Fa’ che sempre, come Maria io compia con amore ciò che piace a Te.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;lectio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (1Sam 1,9-11)&lt;br /&gt;1, [9] Anna, dopo aver mangiato in Silo e bevuto, si alzò e andò a presentarsi al Signore. In quel momento il sacerdote Eli stava sul sedile davanti a uno stipite del tempio del Signore. [10] Essa era afflitta e innalzò la preghiera al Signore, piangendo amaramente. [11] Poi fece questo voto: "Signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava e ricordarti di me, se non dimenticherai la tua schiava e darai alla tua schiava un figlio maschio, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita e il rasoio non passerà sul suo capo".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il brano preso in considerazione, riguarda la preghiera di Anna, moglie di Elkana, al Signore piena di desiderio di avere un figlio.&lt;br /&gt;Quale cammino vocazionale può presentarci questa donna, che sembra che “cammini nell’oscurità” come lo fu Sara, rebecca, Rachele, come la madre di Sansone e la madre del Battista, Anna era sterile (1,5).&lt;br /&gt;Noi conosciamo questa donna perché madre di Samuele, ma forse, non conosciamo uno sfondo teologico.&lt;br /&gt;Anzitutto bisogna evidenziare l’azione di Dio. «Infatti sta scritto: Ti ho costituito padre di molti popoli; (è nostro padre) davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all'esistenza le cose che ancora non esistono» (Rm 4,17).&lt;br /&gt;In seconda analisi non bisogna dimenticare la gratuità di Dio che continua a portare avanti il suo piano di salvezza. È una grazia e guarda caso il nome di Anna in ebraico significa proprio “grazia”. Anna ha ottenuto quella grazia da Dio del dono della maternità.&lt;br /&gt;Quale maternità per ciascuno di noi? Il brano ci colloca all’origine dell’uomo e della donna: «Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi”» (Gen 1,28). In seguito, Dio, comunicando le conseguenze del peccato, dirà alla donna: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. verso tuo marito sarà il istinto, ma egli ti dominerà» (Gen 3,16).&lt;br /&gt;Questa è una Parola che rivela come sia proprio della donna il desiderare figli.&lt;br /&gt;Il tema della maternità è presentata da una parte come opportunità offerta da Dio alla donna perché si riscatti e realizzi il progetto divino che la riguarda nella femminilità. Dall’altra, se non vive in un continuo stato di conversione, questo dono si può trasformare in un idolo, in una falsità a cui farà sempre eco il senso della propria vita, oltre al legame affettivo per il proprio figlio.&lt;br /&gt;Il brano risaltà Anna come una donna castigata da Dio, ma che trova forza e rifugio nella preghiera, unica sua speranza; e sarà la sua preghiera ad aprirgli nuovi orizzonti.&lt;br /&gt;«Anna era afflitta e innalzò la preghiera al Signore, piangendo amaramente» (v. 10). È il momento buio della vita della donna che si abbandona alla preghiera, a quel rapporto confidenziale con Dio. La sua afflizione il suo pianto amaro non è altro che un cammino di trasformazione interiore, che occupa la sua mente, la sua volontà, la sua emozione, la sua memoria. Anna cade in un profondo silenzio per ascoltare la Parola di Dio.&lt;br /&gt;Anna è radicata nella sua natura attraverso la preghiera. Ella è cosciente di essere carente (infatti la parola “pregare” deriva dal latino “precari” cioé “essere carenti”), è cosciente dei limiti della sua condizione umana. Ed è questa stessa condizione umana che vuole avvicinare a Dio e vuole imparare, in qualche modo, ad ascoltarlo.&lt;br /&gt;Ella capovolgendo la sua situazione “di comodo” si reca al tempio. «Ti cerchiamo addolorati - scive Origene - […] Quando tu cercherai il Figlio di Dion cercalo dapprima nel Tempio, affrettati ad andare nel tempio, e lì troverai il Cristo, Verbo e Sapienza, cioé Figlio di Dio».&lt;br /&gt;In questo luogo sacro chiede a Dio il dono della maternità aggiungendovi un voto sorprendente perché contro natura di una mamma e forse, possiamo dire, che il voto è Dio stesso a suggerirlo: «Se vorrai considerare la miseria della tua schiava … e darai alla tua schiava un figlio maschio, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita e il rasoio non passerà sul suo capo» (v. 11).&lt;br /&gt;Anna capisce che deve iniziare un faticoso itinerario di fede che le farà scoprire un altro volto di Dio e il dono che riceverà in cambio lo perderà per la salvezza. infatti, con la fede ella entra sempre più nel progetto di salvezza che Dio sta attuando.&lt;br /&gt;Anna ha imparato ad ascoltare Dio. Ha imparato che nella storia vi sono segni preziosi del compimento del volere di Dio, ma sono velati e possono essere colti solo attraverso una rivelazione di luce interiore.&lt;br /&gt;Anna è una figlia di Israele e ritenere nel cuore gli avvenimenti della storia salvifica, per ella è una questione di vita. «Ora dunque, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, perché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso del paese che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi. Le osserverete dunque e le metterete in pratica perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli» (Dt 4,1.6).&lt;br /&gt;Nelle sue parole vi si legge una educazione da parte di Dio, perché riconoscendo la sua maternità come dono di Dio, non ha voluto impossessarsene. È una materntà dilatata, perché avviene un distacco che si fa dilatazione della vita. Chiunque sperimenta il distacco sa benissimo che la vita gli sembra più stretta, misera, povera, perché perdiamo qualcosa di bello.&lt;br /&gt;Anna ci insegna a saper ascoltare Dio nel silenzio, perché solo nel silenzio si può cogliere il mistero delle cose perché con la sua Parola ogni distacco, in realtà, arricchisce la vita, perché «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto» (Gv 12,24).&lt;br /&gt;Impariamo da Anna, madre del profeta Samuele, come, fin dal concepimento, del figlio, giorno dopo giorno, sia vitale liberarsi dall’immaginarlo come prolungamento di se stessi, proiezione delle proprie aspettative e non della verità che è dentro di noi.&lt;br /&gt;L’unica appartenenza possibile è quella reciproca dell’uomo con Dio: «Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egli in lui. E da questo conosciamo che dimora in noi: dallo Spirito che ci ha dato» (1Gv 3,24); ecco il vero tempio: l’uomo e Dio che dimorano l’uno nell’altro a consolidare quell’immagine e somiglianza secondo la quale siamo stati creati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Quale meraviglia, nella fede, suscita in te l’esperienza di Anna?&lt;br /&gt;2. Anna ha imparato ad ascoltare Dio e tu?&lt;br /&gt;3. Vivi la tua vita in piena libertà, nel faticoso itinerario di fede che ti farà scoprire un altro volto di Dio, capace di offrire la tua vita come segno di speranza riconoscendo in essa un dono del Signore?&lt;br /&gt;4. Uomo o donna, chiunque tu sia, a quale maternità ti senti chiamato/a?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;preghiera&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Quanto sono amabili le tue dimore, Signore degli eserciti!&lt;br /&gt;L'anima mia languisce e brama gli atri del Signore.&lt;br /&gt;Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi!&lt;br /&gt;Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passando per la valle del pianto la cambia in una sorgente,&lt;br /&gt;anche la prima pioggia l'ammanta di benedizioni.&lt;br /&gt;Cresce lungo il cammino il suo vigore,&lt;br /&gt;finché compare davanti a Dio in Sion.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera,&lt;br /&gt;porgi l'orecchio, Dio di Giacobbe.&lt;br /&gt;Vedi, Dio, nostro scudo, guarda il volto del tuo consacrato.&lt;br /&gt;Per me un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove,&lt;br /&gt;stare sulla soglia della casa del mio Dio&lt;br /&gt;è meglio che abitare nelle tende degli empi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poiché sole e scudo è il Signore Dio; il Signore concede grazia e gloria,&lt;br /&gt;non rifiuta il bene a chi cammina con rettitudine.&lt;br /&gt;[Signore degli eserciti,&lt;br /&gt;beato l'uomo che in te confida» (Salmo 84 [83], 2-3.5-13).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;actio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Dedica, ogni giorno, parte della tua vita all’ascolto della Parola del Signore, scoprendovi in essa la Parola di Dio per te da attuare nella vita quotidiana.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-690275140893148071?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/690275140893148071/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/anna-madre-di-samuele-invocare-signore.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/690275140893148071'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/690275140893148071'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/anna-madre-di-samuele-invocare-signore.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-c-vCpkM3lBs/TdYuVEMChdI/AAAAAAAADlM/NsvD3lsh3zk/s72-c/anna.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-3647365250596051352</id><published>2011-05-20T01:49:00.000-07:00</published><updated>2011-05-20T01:58:30.554-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;SAMUELE&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Vento impetuoso e libero,&lt;br /&gt;Spirito d’Amore e di novità,&lt;br /&gt;scuotimi dalle mie comodità,&lt;br /&gt;dai miei gesti di egoismo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Soffio dell’amore di Dio,&lt;br /&gt;Spirito Santo, mandaci&lt;br /&gt;un raggio della tua luce. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Soffia come e quando vuoi&lt;br /&gt;Su di noi, e infondici una vita nuova.&lt;br /&gt;Facci rinascere rinnovati&lt;br /&gt;dal tuo grande amore per noi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Così, a poco a poco&lt;br /&gt;anche noi diventeremo&lt;br /&gt;più buoni e più amici di Gesù. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;lectio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (1Sam 3,1-10)&lt;br /&gt;[1] Il giovane Samuele continuava a servire il Signore sotto la guida di Eli. La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti. [2] In quel tempo Eli stava riposando in casa, perché i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere. [3] La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuele era coricato nel tempio del Signore, dove si trovava l'arca di Dio. [4] Allora il Signore chiamò: "Samuele!" e quegli rispose: "Eccomi", [5] poi corse da Eli e gli disse: "Mi hai chiamato, eccomi!". Egli rispose: "Non ti ho chiamato, torna a dormire!". Tornò e si mise a dormire. [6] Ma il Signore chiamò di nuovo: "Samuele!" e Samuele, alzatosi, corse da Eli dicendo: "Mi hai chiamato, eccomi!". Ma quegli rispose di nuovo: "Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!". [7] In realtà Samuele fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. [8] Il Signore tornò a chiamare: "Samuele!" per la terza volta; questi si alzò ancora e corse da Eli dicendo: "Mi hai chiamato, eccomi!". Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovinetto. [9] Eli disse a Samuele: "Vattene a dormire e, se ti si chiamerà ancora, dirai: Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta". Samuele andò a coricarsi al suo posto.&lt;br /&gt;[10] Venne il Signore, stette di nuovo accanto a lui e lo chiamò ancora come le altre volte: "Samuele, Samuele!". Samuele rispose subito: "Parla, perché il tuo servo ti ascolta".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Samuele, secondo l’etimologia ebraica Semu’el significa: il “nome di Dio”, in altre parole “il suo nome è El”.&lt;br /&gt;Per rifarci a questo, il Testo sacro ci rimanda a 1,20 quando Anna, madre di Samuele domandò al Signore di avere un figlio.&lt;br /&gt;Il verbo che gioca in queste parole è sa’al (domandò), da cui viene il nome Sa’ul (domandato) (cfr. 1Sam 1,28).&lt;br /&gt;Samuele ci appare nell’Antico Testamento come figura poliedrica: sacerdote, profeta e giudice. Vive un momento di transizione ed è incaricato di gestirlo come protagonista. Anche la sua chiamata al ministero profetico avviene in un momento preciso della storia del popolo.&lt;br /&gt;Proviamo ad aprire la porta della Parola per leggere la situazione di allora per noi oggi.&lt;br /&gt;«La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti. In quel tempo Eli stava riposando in casa, perché i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere» (vv. 1-2).&lt;br /&gt;Questi versetti, ci presentano il frutto di un momento di crisi, di una storia triste, infeconda dal punto di vista della fede. C’è una incapacità di Eli a resistere alle forze disgregatrici che devastano la sua famiglia gettandola nell’incredulità e nella morte (1Sam 2,12-17); inoltre è incapace di mantenere i suoi figli nella fedeltà all’Alleanza (1Sam 2,22-30).&lt;br /&gt;A questa triste storia di peccato, di disordine della vita interiore spirituale, può far da contrasto un’altra storia, quella di Elkana, Anna e Samuele (cfr. 1Sam 1,9-20; 2,1-10), dove questa donna retta, fedele all’Alleanza, riceve la vita mentre Eli, incapace di mantenere la propria famiglia nell’Alleanza di JHWH, riceve la morte.&lt;br /&gt;In questo contrasto abbiamo il giovane Samuele che serve il Signore (2,11), cresce in statura e grazia (1Sam 2,26; cfr. Lc 2,52) a differenza dei figli di Eli, che non conoscono il Signore e crescono nella malizia e disprezzo di Dio (2,12).&lt;br /&gt;Questi sono i segni di speranza in questa triste storia dell’Alleanza tradita; sono i segni positivi che si intrecciano con quelli negativi. Ma questa storia, oltre a definirla “triste”, nello stesso tempo è una storia di speranza. Perché?&lt;br /&gt;Dice la Parola: «La lampada di Dio non era ancora spenta» (v. 3). Questa frase la troviamo subito dopo aver detto che la Parola era “rara” e le visioni non erano “frequenti”.&lt;br /&gt;In questa “rarità e frequenza” troviamo il filo di speranza, racchiuso nella lampada di Dio ancora accesa che vuole indicare la notte, un’ora propizia per la rivelazione, perché in quel momento della notte cessa il rumore delle cose, riposano i sensi del corpo e si ridestano quelli dell’anima.&lt;br /&gt;In questa storia buia, abbiamo ancora un po’ di luce. In questa notte qualcosa ancora brilla, qualcuno veglia, tanto quanto basta perché Dio svegli il sonno di Eli e di Samuele.&lt;br /&gt;Anche noi abbiamo una storia triste, buia; anche in noi vive quel disordine spirituale che anche per noi la Parola è “rara” e le “visioni non sono frequenti”, che sentiamo preziosa la Parola di Dio, perché alimento alla nostra vita, ci conforta, ci guida, ci da’ vita. Dice il salmista: «Lampada ai miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino» (Sal 119,105. Cfr. anche 119,107.130).&lt;br /&gt;In questa luce della Parola, Samuele scopre di essere chiamato dal Signore. Nei vv. 4-8, abbiamo l’azione di Dio che chiama, ma Samuele, pur vivendo al Tempio, non sa riconoscere la voce di Dio, la confonde con le altre a lui più familiari.&lt;br /&gt;Per tre volte Dio chiama. È la fatica di Dio per svegliare il giovane dal sonno, la fatica di tirarlo fuori della notte, perché non aveva una esperienza matura, piena, intensa di Dio.&lt;br /&gt;Egli qui le fa da mediatore, lo aiuta nel discernere la sua voce, la sua Parola, lo aiuta a discernere la voce familiare dalla voce di Dio (vv. 8-9).&lt;br /&gt;Grazie a questo discernimento che Samuele è consapevole che è Dio a chiamarlo; riconosce infatti la Parola del Signore e come un bambino, si affida ad essa, non si tira indietro (v. 10).&lt;br /&gt;Nella vocazione di Samuele ognuno dal più giovane al più anziano può scoprire la sua vocazione, anche se non tutti corrispondiamo a questa chiamata, non tutti siamo sempre pronti. Dio intanto chiama, bussa sempre, senza sosta.&lt;br /&gt;Il cristiano è l’uomo in continua ricerca, sempre in ascolto della Parola di Dio che lo chiama e via via gli rivela il grande mistero, sempre cosciente di avere conosciuto soltanto una piccola parte dell’infinito dono di Dio e quindi di non aver colto se non un inizio del disegno divino che «zampilla fino all’eternità» (cfr. Gv 4,14).&lt;br /&gt;In questo scenario ognuno può scoprire il gusto di intrattenersi con Dio e viceversa, “far riprendere a Dio il gusto a parlare con ciascuno di noi” per anche noi possiamo comunicare e portare a tutti i cuori Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Quale “voce” nella mia vita che mi fa camminare verso Dio?&lt;br /&gt;2. Qual’è la mia fatica nell’ascolto della Parola del Signore?&lt;br /&gt;3. Nella mia vita c’è un segno di speranza o continuo a chiudermi “nell’ombra della morte”?&lt;br /&gt;4. Riesco anch’io ad essere mediatore tra Dio e la gente come il sacerdote Eli?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;preghiera&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Indicami, Signore, la via dei tuoi decreti&lt;br /&gt;e la seguirò sino alla fine.&lt;br /&gt;Dammi intelligenza, perché io osservi la tua legge&lt;br /&gt;e la custodisca con tutto il cuore.&lt;br /&gt;Dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi,&lt;br /&gt;perché in esso è la mia gioia.&lt;br /&gt;Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti&lt;br /&gt;e non verso la sete del guadagno.&lt;br /&gt;Distogli i miei occhi dalle cose vane,&lt;br /&gt;fammi vivere sulla tua via.&lt;br /&gt;Con il tuo servo sii fedele alla parola&lt;br /&gt;che hai data, perché ti si tema» (Sal 119,33-38).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;actio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Spesso le nostre giornate sono piene di quelle mille “voci” che soffocano la voce più importante. Proviamo a metterle a fuoco facendo il proposito di rinunciarci almeno un poco, per dare spazio alla voce del Signore.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-3647365250596051352?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/3647365250596051352/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/samuele-invocare-vento-impetuoso-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/3647365250596051352'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/3647365250596051352'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/samuele-invocare-vento-impetuoso-e.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-5308095519177465443</id><published>2011-05-20T01:42:00.000-07:00</published><updated>2011-05-20T01:49:34.127-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-7cIM19MoPd8/TdYqhx38JmI/AAAAAAAADlE/5vUGewdj4dI/s1600/salomone.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 262px; FLOAT: left; HEIGHT: 369px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5608717145748547170" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-7cIM19MoPd8/TdYqhx38JmI/AAAAAAAADlE/5vUGewdj4dI/s400/salomone.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3366ff;"&gt;SALOMONE&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;invocare&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Vieni, Spirito di verità, luce delle tenebre, ricchezza dei poveri consolazione dei peregrini! Deh, vieni, tu, refrigerio, sollazzo e nutrimento dell'anima nostra!&lt;br /&gt;Deh, vieni e togli tutto quello che è in me di mio e infondi in me solo quello che è Tuo! Deh, vieni, tu che sei nutrimento d'ogni casto pensiero, circulo di ogni clementia e cumulo d'ogni purità!&lt;br /&gt;Deh, vieni e consuma in me tutto quello che è cagione che io non posso esser consumato da te! Deh, vieni, o Spirito [Consolatore], che sei sempre col Padre e con lo Sposo Cristo Gesù» (Santa Maria Maddalena De’ Pazzi)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;lectio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (1Re 3,3-15)&lt;br /&gt;3, [3] Salomone amava il Signore e nella sua condotta seguiva i principi di Davide suo padre; solamente offriva sacrifici e bruciava incenso sulle alture.&lt;br /&gt;[4] Il re andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici perché ivi sorgeva la più grande altura. Su quell'altare Salomone offrì mille olocausti. [5] In Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte e gli disse: "Chiedimi ciò che io devo concederti". [6] Salomone disse: "Tu hai trattato il tuo servo Davide mio padre con grande benevolenza, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questa grande benevolenza e gli hai dato un figlio che sedesse sul suo trono, come avviene oggi. [7] Ora, Signore mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide mio padre. Ebbene io sono un ragazzo; non so come regolarmi. [8] Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che ti sei scelto, popolo così numeroso che non si può calcolare né contare. [9] Concedi al tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male, perché chi potrebbe governare questo tuo popolo così numeroso?". [10] Al Signore piacque che Salomone avesse domandato la saggezza nel governare. [11] Dio gli disse: "Perché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te né una lunga vita, né la ricchezza, né la morte dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento per ascoltare le cause, [12] ecco faccio come tu hai detto. Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente: come te non ci fu alcuno prima di te né sorgerà dopo di te. [13] Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria come nessun re ebbe mai. [14] Se poi camminerai nelle mie vie osservando i miei decreti e i miei comandi, come ha fatto Davide tuo padre, prolungherò anche la tua vita". [15] Salomone si svegliò; ecco, era stato un sogno. Andò in Gerusalemme; davanti all'arca dell'alleanza del Signore offrì olocausti, compì sacrifici di comunione e diede un banchetto per tutti i suoi servi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Questo mese cercheremo di capire la saggezza, in chiave vocazionale, facendoci aiutare da Salomone, figlio di Betsabea e di Davide.&lt;br /&gt;Il brano proposto alla riflessione, descrive in pochissime parole il rapporto che aveva quest’uomo con Dio (cfr. v. 3), tanto che il profeta Natan lo chiama Iedidia, che in ebraico significa “prediletto del Signore” (2 Sam 12,25), una predilezione che nel Nuovo Testamento, ogni discepolo di Cristo Gesù, sarà il “prediletto del Signore” ad immagine dell’Unigenito Figlio.&lt;br /&gt;Salomone è ricordato nella tradizione biblica come il re, per eccellenza, ripieno di saggezza divina da lui stesso richiesta (cfr. v. 9).&lt;br /&gt;Chi è il sapiente secondo la cultura biblica?&lt;br /&gt;Salomone è considerato il fondatore della lettura sapienziale. Egli chiede il dono della sapienza per governare Israele e Dio gli concede un cuore saggio.&lt;br /&gt;La saggezza di cui Salomone è la figura esemplare è quella forma di conoscenza che non inerisce all’intelligenza ma al cuore: «concedi al tuo servo un cuore docile» (v. 9) il cui fine o senso riguarda l’ordine della giustizia: «perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male» (v. 9).&lt;br /&gt;L’atteggiamento di Salomone fa riportare alla mente quella preghiera attribuita a Mosè e ripeterla spesso: «Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore» (Sal 90,12. Cfr. Gen 2-3 e Dt 32). Il Salmo 90 è una meditazione di una comunità dove trova nel Signore rifugio stabile ed eterno. A partire dall’esperienza del dolore, la comunità medita sulla caducità umana e sulla realtà della morte.&lt;br /&gt;Per questo il salmista chiede di conquistare la “sapienza del cuore” che aiuta a discernere il cammino e a percorrerlo secondo la volontà di Dio.&lt;br /&gt;Di tutto questo l’orante è certo perché insiste da sempre su questo motivo: «Rivelami, Signore, la mia fine; quale sia la misura dei miei giorni e saprò quanto è breve la mia vita» (Sal 39,5).&lt;br /&gt;Non è una richiesta di conoscere quando è il giorno della nostra morte, ma di imparare a vivere con sapienza, coscienti di dare a questa vita la dignità perduta, di renderla ogni giorno degna agli occhi di Dio e del popolo, così come mostra coscientemente il vv. 6-7 del salmo: «Vedi, in pochi palmi hai misurato i miei giorni e la mia esistenza davanti a te è un nulla. Solo un soffio è ogni uomo che vive, come ombra è l'uomo che passa; solo un soffio che si agita, accumula ricchezze e non sa chi le raccolga».&lt;br /&gt;Allora è importante riconoscere il cuore anelante non solo quello nostro, ma di tutti. Il cuore dell’uomo, ricordiamolo, è sempre assetato, perché è sempre alla ricerca. Questa continua sete, sant’Agostino la definiva “cuore irrequieto” (Confessioni, 1,1,1). Si chiedeva il poeta francese Paul Valéry nella sua lirica “Disegno di un serpente”: «Esiste un cuore così duro da non potervi seminare un sogno?».&lt;br /&gt;La Bibbia descrive questo sogno dell’uomo nel “cuore”, cioé in quello spazio della relazione dove l’io si apre all’altro non per prenderlo e comprenderlo, ma per accoglierlo e servirlo, come una madre che, nel suo grembo accoglie la vita e si consacra al mistero del suo sviluppo e della sua nascita: «Così agirà chi teme il Signore; chi è fedele alla legge otterrà anche la sapienza. Essa gli andrà incontro come una madre, l'accoglierà come una vergine sposa; lo nutrirà con il pane dell'intelligenza, e l'acqua della sapienza gli darà da bere» (Sir 15,1-3).&lt;br /&gt;Infatti, è proprio in questo sogno che Salomone chiede il “cuore docile”, un “cuore giusto e buono” che non domanda per sé, ma per l’altro e la cui occupazione non è il desiderio dell’io da realizzare bensì il bisogno dell’altro da ascoltare: «hai domandato per te di amministrare la giustizia» (v. 11). In ebraico suona diversamente: «hai domandato per te l’intelligenza per ascoltare il diritto».&lt;br /&gt;La Sapienza che va richiesta al Signore è credere che la cosa più importante della vita non è ampliare e realizzare lo spazio dell’io desiderante, ma metterlo in crisi e convertirlo in amore e responsabilità per l’altro.&lt;br /&gt;In questo desiderio Dio è presente dando fioritura al principio della bontà e della giustizia: «Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria» (v. 13).&lt;br /&gt;Salomone è colui che ha colto la sorgente che zampilla nella sua vita. Codesta sorgente è in ciascuno di noi, e non viene da fuori, perché «Il regno di Dio è in voi» (Lc 17,21). Anche la donna che aveva perduto la sua dracma non la ritrovò fuori casa, ma dentro la casa (Lc 15,8-10).&lt;br /&gt;La Sapienza è un continuo “accendere la lampada” e “spazzare la casa” per ritrovare se stessi dove vi è l’immagine di Dio, quella stessa immagine posta fin dal principio (Cfr. Gen 1,26).&lt;br /&gt;Salomone fa risplendere dentro se stesso questa immagine di Dio da poter contagiare tutto e tutti (Cfr. 1Re 5).&lt;br /&gt;Il “prediletto del Signore” sarà colui che fa risplendere in se stesso e negli altri «l’immagine dell’uomo celeste», il Figlio di Dio e dal suo seno sgorgherà per tutti, fiumi d’acqua viva (Gv 7,38).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;interrogarsi&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;1. Quale sogno responsabile mi porto dentro?&lt;br /&gt;2. In cosa consiste il “cuore docile” che Salomone invoca da Dio?&lt;br /&gt;3. Come faccio risplendere l’immagine di Dio che è in me?&lt;br /&gt;4. Quale saggezza vado coltivando: quella egoistica o una saggezza responsabile per l’altro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;preghiera&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;Cerco… sogno… desidero… voglio…&lt;br /&gt;Ogni giorno, Signore, il mio volere sempre più… vuole.&lt;br /&gt;Ma al mio cuore tutto questo non basta&lt;br /&gt;e resta sempre più vuoto.&lt;br /&gt;Ti prego, Signore, concedimi un cuore intelligente e saggio che sappia riconoscere il volto dell’altro. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;actio&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Ogni giorno medita la Parola, “accendi la lampada” e “spazza la casa” per ritrovare te stesso dove vi è l’immagine di Dio, facendola risplendere nel volto dell’altro &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-5308095519177465443?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/5308095519177465443/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/salomone-invocare-vieni-spirito-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/5308095519177465443'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/5308095519177465443'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2011/05/salomone-invocare-vieni-spirito-di.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-7cIM19MoPd8/TdYqhx38JmI/AAAAAAAADlE/5vUGewdj4dI/s72-c/salomone.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-1673199278365459911</id><published>2010-10-27T23:37:00.000-07:00</published><updated>2010-10-27T23:44:01.268-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/TMkbAepAFhI/AAAAAAAADew/BvB7RwNEuMs/s1600/vedsareptha.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 281px; FLOAT: left; HEIGHT: 210px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5532983312240350738" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/TMkbAepAFhI/AAAAAAAADew/BvB7RwNEuMs/s400/vedsareptha.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size:180%;color:#000099;"&gt;&lt;strong&gt;LA VEDOVA DI SAREPHTA &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Concedimi, o Signore, un po’ di tempo per le mie meditazioni sui segreti della tua scrittura. Non chiuderla a me che busso alla sua porta. Non senza uno scopo certamente tu, o Signore, facesti scrivere tante pagine piene di misteri. Non mancano certo gli amanti della parola santa che quali cervi si rifugiano in essa come in una foresta. In essa si ristorano. Scorazzano in essa da un angolo all’altro come in un prato. Vi pascolano. trovano riposo e ruminano.&lt;br /&gt;O Signore, fa’ che anch’io giunga a tanto: rivelami la tua scrittura. Ecco, la tua voce è la mia gioia. La tua parola è il desiderio mio oltre ogni desiderio. dammi ciò che amo. Tu sai che io amo: tu mi hai dato di amare. Non abbandonarmi, Signore. Non trascurare questo filo d’erba che ha sete di te. Quando scoprirò i segreti dei tuoi libri, allora ti loderà l’anima mia» (Sant’Agostino).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;lectio&lt;/strong&gt; (1Re 17,7-16)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;17,&lt;/strong&gt; [7] Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non pioveva sulla regione. [8] Il Signore parlò a lui e disse:&lt;br /&gt;[9] "Alzati, và in Zarepta di Sidòne e ivi stabilisciti. Ecco io ho dato ordine a una vedova di là per il tuo cibo". [10] Egli si alzò e andò a Zarepta. Entrato nella porta della città, ecco una vedova raccoglieva la legna. La chiamò e le disse: "Prendimi un pò d'acqua in un vaso perché io possa bere". [11] Mentre quella andava a prenderla, le gridò: "Prendimi anche un pezzo di pane". [12] Quella rispose: "Per la vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un pò di olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo". [13] Elia le disse: "Non temere; su, fà come hai detto, ma prepara prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, [14] poiché dice il Signore: La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non si svuoterà finché il Signore non farà piovere sulla terra". [15] Quella andò e fece come aveva detto Elia. Mangiarono essa, lui e il figlio di lei per diversi giorni. [16] La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunziata per mezzo di Elia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver presentato la vocazione del profeta Elia come una irruzione di Dio nella storia che viviamo, lasciandoci nel momento in cui Elia “beveva al torrente”.&lt;br /&gt;Col presentare la vedova di Sarephta, ci fa da introduzione la secca del torrente, la siccità che aumenta. Quel ‘poco’ carne, pane, acqua finiscono, ed il profeta per continuare il suo ministero, la sua esperienza di Dio, deve essere educato dai poveri a Sarephta, città della Fenicia e quindi terra pagana.&lt;br /&gt;Ci incamminiamo in punta di piedi in questo brano, con una espressione paolina: «Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio» (1Cor 1,27-29).&lt;br /&gt;In queste parole possiamo leggervi la vocazione di ciascuno di noi, anche della persona che, come Geremia, risponde al Signore così: «Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane» (1,6). È una debolezza che viene premiata, poiché, come è detto, il Signore «rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati […] protegge lo straniero, egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie degli empi» (Sal 146,7.9).&lt;br /&gt;Dal Testo leggiamo che il piano di Acab viene sconvolto ed Elia trova rifugio e sostentamento assieme alla vedova e al figlio di lei.&lt;br /&gt;La vedova si presenta con abiti da lutto, che raccoglie legna e alle parole del profeta che la invita a prendergli dell’acqua per dissetarlo, ella si presenta accogliente, si mette in movimento, la Parola stessa mette in movimento questa povera donna. Ma il profeta gli chiede insieme all’acqua anche del pane.&lt;br /&gt;Certo adesso si presenta una difficoltà per la situazione che la vedova sta vivendo insieme al figlio: «Per la vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un pò di olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo» (v. 12). Il profeta la conforta.&lt;br /&gt;La vedova è una donna pagana che mostrandosi nella sua semplicità e spontaneità nella più ardua disperazione, trova motivo di fiducia nella parola del profeta, nella Parola del Signore tanto da mettere in atto quanto dice il profeta.&lt;br /&gt;L’obbedienza di questa donna ha permesso di anteporre la ragione a quanto le veniva detto, tutto ha permesso l’incontro con Dio, tanto che alla fine, la vedova farà la sua professione di fede: «Ora so che tu sei un uomo di Dio e che la vera parola del Signore è sulla tua bocca» (1Re 17,24).&lt;br /&gt;Questa donna diventa modello di obbedienza, modello di ascolto di colei che accoglie la Parola con fede, perché «La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono» (Eb 11,1).&lt;br /&gt;Il profeta sperimenta a casa di questa pagana, di questa vedova l’accoglienza e la solidarietà e la Parola e la Carità non si esauriscono.&lt;br /&gt;La vedova è simbolo di una realtà piccola, povera (infatti Sareptha è una piccola città), dove ognuno può collocarsi, trovare il senso della sua vocazione: l’amore di Dio e l’amore del prossimo e il profeta, ha trovato senso alla sua vocazione.&lt;br /&gt;La vedova per ciascuno di noi è esempio di condivisione dei valori che non si esauriscono mai, nonostante la siccità dominante all’esterno.&lt;br /&gt;Anche Gesù presenta questo esempio di vita (cfr. Mc 12,41-44; cfr. anche Lc 4,25-26), ad andare alla sua scuola: ella è come Gesù… dona tutto se stessa (cfr. Lc 10,33-37). Anche in questa povera donna si manifesta una chiamata, un dono del Signore: essere profeta. Infatti, «Chi accoglie un profeta… avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche un solo bicchiere di acqua fresca auno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa» (Mt 10,41-42).&lt;br /&gt;Da queste parole traspare che Gesù non si aspetta che i suoi discepoli, i suoi profeti vengano accettati in patria (cfr. Lc 4,24-26), ma c’é una missione che Lui ha ricevuto e per la quale è disposto a offrire la sua vita.&lt;br /&gt;In qualche modo, anche la vedova di Sareptha offre la sua vita partendo dall’ascolto della parola del profeta nella condivisione della propria esistenza. L’espressione «non temere…» (v. 13) è la stessa parola di Dio che passa nella vita di tante persone che troviamo nella Bibbia, ma anche al di fuori di essa, perché è la carezza di Dio che tocca il cuore e chiama alla vita e alla donazione di sé.&lt;br /&gt;La vedova è segno di una continua presenza di Dio nella storia di chi a Lui si affida per camminare, accogliere la Sua parola nella propria esistenza anche quando la vita si presenta dura, «Con tutta la tua anima e con tutta la tua forza» (Dt 6,4-5). Nella Mishnà, una parte del Talmud (sec. II d.C.), troviamo abbozzata una risposta: «Con tutta l’anima» vuol dire «perfino se Egli ti strappa l’anima», cioé fino al martirio; «con tutta la tua forza» significa «con tutti i tuoi beni», cioé con tutte le tue sostanze, alla vedova viene chiesto anche il figlio, il suo bene più prezioso, come lo fu per Abramo: «…prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò» (Gen 22,2).&lt;br /&gt;La vedova è colei che si fida di Dio senza riservare niente per sé e senza aspettarsi da lui alcun miracolo, perché capace di giocare la propria vita su Dio, con un atteggiamento di fiducia, di apertura e di disponibilità completa alle sue vie e alla sua provvidenza. Ella è come la vedova del Vangelo che «nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere» (Mc 12,43-44) per divenire icona di una fede vissuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;interrogarsi&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;1.&lt;/strong&gt; Nella tua precarietà o condizione di miseria, trovi spazio per accogliere la Parola di Dio?&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2.&lt;/strong&gt; Sei capace di obbedire, anteponendo la ragione a quanto ti viene chiesto dalla Parola di Dio, per conoscere “il Dio di Elia”?&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3.&lt;/strong&gt; Sei pronto anche tu, come la vedova, a condividere quel poco che hai senza difficoltà a credere in Dio che ha cura dei poveri?&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;4.&lt;/strong&gt; Alle parole «non temere…», anche tu sei pronto a rispondere come la vedova con una sorta di giuramento, di fiducia in Dio, che ispira e guida a scelte di abbandono totale a lui?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;preghiera&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Nella nostra povertà, Signore, gridiamo a te all’estremo delle nostre forze. Tu ci hai guariti, ci hai sollevati dal fango molle della nostra condizione. L’abbondanza di prima si è cambiata in carestia; la città santa e il suo tempio sono diventati Zareptha, città pagana. Siamo rimasti soli; soli con i nostri “figli unici”, senza altro che non sia siccità e fame. Al colmo della solitudine, tu vieni e ci chiedi ancora una volta il “tutto ciò che abbiamo per vivere”.&lt;br /&gt;Tu bussi nuovamente alla porta del nostro cuore e ci ricordi che solo “Dio è il Signore”. Ci chiedi “l’acqua della tribolazione e il pane dell’afflizione” e non possiamo darti altro che “un pugno di farina e un po’ d’olio”.&lt;br /&gt;Sentiamo, Signore, sulla nostra pelle l’incapacità di dare; non è più come prima quando vivevamo nella ricchezza, ora quel poco che ci resta “lo mangeremo e poi moriremo”.&lt;br /&gt;Riempi o Signore la fragile giara della nostra vita, perché ne possiamo mangiare a sazietà e non venir meno alla tua Parola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;actio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Per agire nella vita devi sapere che il discepolo del Signore è colui che rende testimonianza non per un ideale astratto ma aderisce pienamente al vangelo secondo l’insegnamento di san Paolo: «Io non mi vergogno del vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza» (Rm 1,16-17).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-1673199278365459911?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/1673199278365459911/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2010/10/la-vedova-di-sarephta-invocare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/1673199278365459911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/1673199278365459911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2010/10/la-vedova-di-sarephta-invocare.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/TMkbAepAFhI/AAAAAAAADew/BvB7RwNEuMs/s72-c/vedsareptha.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-1212536670530440364</id><published>2010-10-21T23:22:00.000-07:00</published><updated>2010-10-21T23:29:27.182-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/TMEvIDGEaJI/AAAAAAAADdw/6lDCrq3f_Gk/s1600/selia.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 270px; FLOAT: left; HEIGHT: 338px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5530753632703899794" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/TMEvIDGEaJI/AAAAAAAADdw/6lDCrq3f_Gk/s400/selia.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;ELIA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;INVOCARE&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Vieni, Spirito Santo, riempi della tua luce la nostra mente per capire il vero significato della tua Parola.&lt;br /&gt;Vieni, Spirito Santo, accendi nei nostri cuori il fuoco del tuo amore per infiammare la nostra fede.&lt;br /&gt;Vieni, Spirito Santo, riempi la nostra persona con la tua forza per rinvigorire ciò che in noi è debole nel nostro servizio a Dio.&lt;br /&gt;Vieni, Spirito Santo, con il dono della prudenza per frenare il nostro entusiasmo che ci impedisce ad amare Dio e il prossimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;LEGGERE&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;span style="color:#990000;"&gt;(1Re 16,23-34-17,1-6)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;16, [23] Nell'anno trentunesimo di Asa re di Giuda, divenne re di Israele Omri. Regnò dodici anni, di cui sei in Tirza. [24] Poi acquistò il monte Someron da Semer per due talenti d'argento. Costruì sul monte e chiamò la città che ivi edificò Samaria dal nome di Semer, proprietario del monte. [25] Omri fece ciò che è male agli occhi del Signore, peggio di tutti i suoi predecessori. [26] Imitò in tutto la condotta di Geroboamo, figlio di Nebàt, e i peccati che quegli aveva fatto commettere a Israele, provocando con le loro vanità a sdegno il Signore, Dio di Israele. [27] Le altre gesta di Omri, tutte le sue azioni e le sue prodezze, sono descritte nel libro delle Cronache dei re di Israele. [28] Omri si addormentò con i suoi padri e fu sepolto in Samaria. Al suo posto divenne re suo figlio Acab.&lt;br /&gt;[29] Acab figlio di Omri divenne re su Israele nell'anno trentottesimo di Asa re di Giuda. Acab figlio di Omri regnò su Israele in Samaria ventidue anni. [30] Acab figlio di Omri fece ciò che è male agli occhi del Signore, peggio di tutti i suoi predecessori. [31] Non gli bastò imitare il peccato di Geroboamo figlio di Nebàt; ma prese anche in moglie Gezabele figlia di Et-Bàal, re di quelli di Sidone, e si mise a servire Baal e a prostrarsi davanti a lui. [32] Eresse un altare a Baal nel tempio di Baal, che egli aveva costruito in Samaria. [33] Acab eresse anche un palo sacro e compì ancora altre cose irritando il Signore Dio di Israele, più di tutti i re di Israele suoi predecessori. [34] Nei suoi giorni Chiel di Betel ricostruì Gerico; gettò le fondamenta sopra Abiram suo primogenito e ne innalzò le porte sopra Segub suo ultimogenito, secondo la parola pronunziata dal Signore per mezzo di Giosuè, figlio di Nun.&lt;br /&gt;17, [1] Elia, il Tisbita, uno degli abitanti di Gàlaad, disse ad Acab: "Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io".&lt;br /&gt;[2] A lui fu rivolta questa parola del Signore: [3] "Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. [4] Ivi berrai al torrente e i corvi per mio comando ti porteranno il tuo cibo". [5] Egli eseguì l'ordine del Signore; andò a stabilirsi sul torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. [6] I corvi gli portavano pane al mattino e carne alla sera; egli beveva al torrente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Percorriamo, con questa lectio, una parte dell’esperienza del profeta Elia partendo dal suo contesto storico, socio-politico-religioso che ci fa capire che la chiamata al servizio di Dio appare in un momento preciso della storia che viviamo (cfr. 16,23). Infatti, i versetti 23-34 del cap. 16 del 1Re fanno una lettura teologica degli eventi storici.&lt;br /&gt;Il v. 1 inizia ricordandoci il periodo storico con la ascesa al trono di Omri. Egli, per la storia, fu un grande re. Unificò con la sua politica il regno del nord (Israele) e i popoli siro-fenici stringendo rapporti economici notevoli, ampliando scambi commerciali. Per garantire i suoi confini e stabilizzare i rapporti commerciali con i sirofenici. Omri fondò Samaria come capitale del regno del Nord dedicando un tempio a Baal (cfr. 1Re 16,29-32) divinità sirofenicia. Eppure, anche lui «Fece ciò che è male agli occhi del Signore, peggio di tutti i suoi predecessori» (16,25). Ma con la salita al trono di Acab, figlio di Omri, questa integrazione cambiò d’aspetto raggiungendo l’apice: Acab sposò Gezabele che era di Tiro-Sidone, città sirofenicia.&lt;br /&gt;Era usanza nell’antichità ogni riconoscimento politico-commerciale, concedendo all’altra parte l’esercizio del culto. Gezabele, infatti, continuò in Israele il culto fenicio circondandosi anche dei “profeti” come strumenti e ministri del culto di Baal. Così venne a crearsi una disgregazione socio-religiosa: nella corte del regno del nord e nei ceti borghesi della città si adorava Baal, tra il popolo, invece, si adorava JHWH.&lt;br /&gt;Questa disgregazione dei valori della vita, anche religiosa, ha creato una situazione di crisi e di morte (cfr. 16,34).&lt;br /&gt;Ma anche Acab «Fece ciò che è male agli occhi del Signore, peggio di tutti i suoi predecessori […] si mise a servire Baal e a prostrarsi davanti a lui. Eresse un altare a Baal nel tempio di Baal, che egli aveva costruito in Samaria. Acab eresse anche un palo sacro e compì ancora altre cose irritando il Signore Dio di Israele, più di tutti i re di Israele suoi predecessori» (16,30-33).&lt;br /&gt;In questa lettura teologica notiamo la fine dello jahwismo, cioè la perdita di identità del popolo di Israele, la fine dell’ideale egualitario e fraterno dell’Alleanza. Ed è qui che entra in scena il profeta Elia rendendosi conto che così non si può andare avanti.&lt;br /&gt;Una cosa che notiamo subito in 17,1 che non viene narrata la vocazione di Elia così come succede per altri personaggi biblici, l’Autore ci dice soltanto che Elia è «uno degli abitanti di Galaad», ed entra in scena esercitando il ministero di profeta annunciando, per la situazione di peccato, un tempo di siccità dalla durata di tre anni.&lt;br /&gt;Quante volte, anche nella nostra vita, prima di parlare di “vocazione” abbiamo vissuto (o viviamo) un periodo di siccità?&lt;br /&gt;In questo annuncio Elia vuole far capire la vita contrapposta alla situazione di morte e di violenza e a tutta la situazione di idolatria nei confronti di JHWH che è il Dio della vita, che si interessa della vita del popolo, a differenza di Acab, nonostante il suo interessamento religioso.&lt;br /&gt;In questi 6 versetti del cap. 17 abbiamo dei simboli che fanno riferimento a Dio: la pioggia e la rugiada.&lt;br /&gt;Questi due simboli vogliono indicare la Parola di Dio (cfr. Dt 32,2; Sir 39,6; Is 55,10-11) che scende come pace e giustizia (Sal 72,5-7). È simbolo dell’amore di Dio (in particolare la rugiada) per Israele (Os 14,6), simbolo dell’amore fraterno (Sal 133,3).&lt;br /&gt;Ma anche Elia è simbolo, parabola della Parola di Dio. Dice il Siracide: «Sorse Elia, profeta, simile al fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola» (48,1), cioè, la parola non proviene da lui, ma da Dio, per cui la sua parola è parola di Dio: non parola su Dio ma parola di Dio.&lt;br /&gt;Quindi la siccità annunciata dal profeta indica l’assenza della Parola di Dio, l’assenza dell’amore di Dio. E quando c’è questo tipo di siccità, la nostra vita si muove tra il non senso e la ricerca di senso con una continua disseminazione di “perché” (cfr. Dt 11,16-17; Ez 22,24; Am 4,7). Ciò che denuncia Elia è l’ “atomizzazione” della società.&lt;br /&gt;Si respira nell’aria anche nella nostra società questo fenomeno dove ognuno fa per sé, si rinchiude nel propria caverna e vive la propria vita, generando disgregazione (cfr. Ger 14,1-10).&lt;br /&gt;Elia annunzia la sua lettura teologica della realtà, che coincide con la visione che Dio ha di questa realtà. Perché questa coincidenza?&lt;br /&gt;Il nome di Elia (‘eliyyahu) significa “mio Dio è JHWH”. Infatti, egli è colui che vive di questa presenza, che sta alla «presenza di Dio», ossia ascolta prega e vive la Parola di Dio. Ma il popolo sembra non vivere sotto il primato della Parola di Dio, è confuso, si fa abbindolare dalla prima attrazione o necessità. Ha bisogno di far ritorno alle sorgenti della fede, di farsi nutrire da Dio (vv. 2-6).&lt;br /&gt;Anche in questi versetti abbiamo dei simboli della Parola di Dio: carne, pane, acqua, gli stessi che ebbe il popolo nel deserto (Es 16,8.12).&lt;br /&gt;Saranno i corvi a portare il cibo a Elia, cioè quell’animale impuro (Dt 14,14), non adatto ai sacrifici sull’altare di JHWH e che simboleggia il soggiorno di Elia in terra pagana, fuori di Israele.&lt;br /&gt;In questo tempo particolare Elia deve vivere nel nascondimento, facendo ritorno alle fonti della fede, là dove è nato un popolo libero dalla schiavitù (Giordano-Passaggio-Pasqua).&lt;br /&gt;In questo nascondimento si sente protetto da Dio (cfr. Sal 32,21) e nello stesso tempo sperimenta l’assenza di Dio, il peccato del popolo simboleggiato dal corvo.&lt;br /&gt;Col suo nascondimento, Elia rende visibile la siccità e le sue gravi conseguenze: assenza di valori, di amore fraterno, di solidarietà, presenza di morte.&lt;br /&gt;Anche Gesù, col suo nascondimento di Nazareth sperimenta questa situazione, ma sarà la sua morte a far risorgere il popolo.&lt;br /&gt;Elia ci insegna che in ogni nostra situazione, vi è un suo significato nascosto che spesso non siamo capaci di decifrare. Egli è convinto che la vita e la creazione intera è governata da regole e leggi segrete. Di qui, l’invito a scoprire il senso profondo delle cose. Non basta però scoprirlo.&lt;br /&gt;Ogni conoscenza dell’uomo e del mondo comincia dalla conoscenza di Dio. Infatti, Elia «beveva al torrente» (17,6), cioè presso Dio «che dà la guarigione agli infermi con l’aspersione delle acque» (Pseudo-Ephrem).&lt;br /&gt;Questo non distoglie dalla realtà, ma fa proprio il contrario: nella luce di Dio, l’uomo e il mondo acquistano la loro vera dimensione.&lt;br /&gt;Insieme al profeta, siamo chiamati a coltivare “l’arte di farci domande” per trovare senso alla vita, per scoprire ogni giorno il segreto della felicità e la realizzazione personale.&lt;br /&gt;Il Regno di Dio, dice il profeta, è l’ultima strada percorribile per evitare di correre verso la catastrofe, per trasformare la convivenza umana (anche quella religiosa) in un inno alla vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;INTERROGARSI&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;1. Il profeta Elia insegna che la vita è un dono. Di quale dono personale vai particolarmente fiero?&lt;br /&gt;2. Anche tu come Elia vivi alla «presenza di Dio» ossia, ascolti preghi e vivi la Parola di Dio?&lt;br /&gt;3. Hai mai pensato che la Parola di Dio inabita anche le tue parole?&lt;br /&gt;4. Da quale realtà ti senti particolarmente interpellato?&lt;br /&gt;- situazioni di ingiustizia e sfruttamento;&lt;br /&gt;- situazioni di paura, di fallimento;&lt;br /&gt;- situazioni di lontananza da Dio;&lt;br /&gt;- situazioni di non senso di fronte alla vita;&lt;br /&gt;- situazioni di non amore;&lt;br /&gt;- situazioni di testimonianza e di donazione gioiosa.&lt;br /&gt;5. Ti senti chiamato nella tua situazione di “siccità” ad essere profeta portando la Parola di Dio a tutti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;PREGHIERA&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Signore, non sono migliore degli altri e mi hai collocato a salvezza degli altri. La mia luce è così tenue che a fatica vedo la strada per me, e devo diventare un segnale per tutti.&lt;br /&gt;Sono anch’io farina del sacco comune, sono un uomo come gli altri e vuoi che la mia debolezza sia forza dei deboli; che la mia povertà sia ricchezza dei poveri; che la mia infermità sia speranza per tutti.&lt;br /&gt;Signore, io non sono migliore degli altri.&lt;br /&gt;Purifica le mie labbra con i carboni ardenti della tua santità e la mia tenebra sarà luce e la mia parola messaggio. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;AZIONE&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Prova a metterti davanti a questa Parola ascoltata, falla “bruciare” dentro di te e obbedisci a quanto ti chiede. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-1212536670530440364?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/1212536670530440364/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2010/10/elia-invocare-vieni-spirito-santo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/1212536670530440364'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/1212536670530440364'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2010/10/elia-invocare-vieni-spirito-santo.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/TMEvIDGEaJI/AAAAAAAADdw/6lDCrq3f_Gk/s72-c/selia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-5210721610204895862</id><published>2010-10-19T11:59:00.000-07:00</published><updated>2010-10-19T12:06:29.437-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/TL3rgw5_1hI/AAAAAAAADdY/te3YwWhDEXE/s1600/Caravaggio+GiudittaeOloferne.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 318px; FLOAT: left; HEIGHT: 276px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5529834865597339154" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/TL3rgw5_1hI/AAAAAAAADdY/te3YwWhDEXE/s400/Caravaggio+GiudittaeOloferne.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;GIUDITTA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;lectio&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; (Gdt 8,1.9,1.10,1-3.5-10.12,20-13,1-2.4-8.10-11) &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;8, [1] In quei giorni venne a conoscenza della situazione Giuditta figlia di Merari, figlio di Oks, figlio di Giuseppe, figlio di Oziel, figlio di Elkia, figlio di Anania, figlio di Gedeone, figlio di Rafain, figlio di Achitob, figlio di Elia, figlio di Chelkia, figlio di Eliàb, figlio di Natanaèl, figlio di Salamiel, figlio di Sarasadai, figlio di Israele.&lt;br /&gt;9, [1] Allora Giuditta cadde con la faccia a terra e sparse cenere sul capo e mise allo scoperto il sacco di cui sotto era rivestita e, nell'ora in cui veniva offerto nel tempio di Dio in Gerusalemme l'incenso della sera, Giuditta supplicò a gran voce il Signore.&lt;br /&gt;10, [1] Quando Giuditta ebbe cessato di supplicare il Dio di Israele ed ebbe terminato di pronunziare tutte queste parole, [2] si alzò dalla prostrazione, chiamò la sua ancella particolare e scese nella casa, dove usava passare i giorni dei sabati e le sue feste. [3] […] si mise gli abiti da festa, che aveva usati quando era vivo suo marito Manàsse. [5] Poi affidò alla sua ancella un otre di vino, un'ampolla di olio; riempì anche una bisaccia di farina tostata, di fichi secchi e di pani puri e, fatto un involto di tutti questi recipienti, glielo mise sulle spalle. [6] Allora uscirono verso la porta della città di Betulia e trovarono pronti sul luogo Ozia e gli anziani della città, Cabri e Carmi. [7] Costoro, quando la videro trasformata nell'aspetto e con gli abiti mutati, restarono molto ammirati della sua bellezza e le dissero: "[8] Il Dio dei padri nostri ti conceda di trovar favore e di portare a termine quello che hai stabilito di fare, a vanto degli Israeliti e ad esaltazione di Gerusalemme". [9] Essa si chinò ad adorare Dio e rispose loro: "Fatemi aprire la porta della città e io uscirò per dar compimento alle parole augurali che mi avete rivolto". Quelli diedero ordine ai giovani di guardia di aprirle come aveva chiesto. [10] Così fecero e Giuditta uscì: essa sola e l'ancella che aveva con sé. Dalla città gli uomini la seguirono con gli sguardi mentre scendeva il monte, finché attraversò la vallata e non poterono più scorgerla.&lt;br /&gt;12, [20] Oloferne si deliziò della presenza di lei e bevve abbondantemente tanto vino quanto non ne aveva mai bevuto solo in un giorno da quando era al mondo.&lt;br /&gt;13, [1] Quando si fece buio, i suoi servi si affrettarono a ritirarsi. Bagoa chiuse dal di fuori la tenda e allontanò le guardie dalla vista del suo signore e ognuno andò al proprio giaciglio; in realtà erano tutti fiaccati, perché il bere era stato eccessivo. [2] Rimase solo Giuditta nella tenda e Oloferne buttato sul divano, ubriaco fradicio. [4] […] Giuditta, fermatasi presso il divano di lui, disse in cuor suo: "Signore, Dio d'ogni potenza, guarda propizio in quest'ora all'opera delle mie mani per l'esaltazione di Gerusalemme. [5] E' venuto il momento di pensare alla tua eredità e di far riuscire il mio piano per la rovina dei nemici che sono insorti contro di noi". [6] Avvicinatasi alla colonna del letto che era dalla parte del capo di Oloferne, ne staccò la scimitarra di lui; [7] poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: "Dammi forza, Signore Dio d'Israele, in questo momento". [8] E con tutta la forza di cui era capace lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa. [10] […] uscirono tutt'e due, secondo il loro uso, per la preghiera; attraversarono il campo, fecero un giro nella valle, poi salirono sul monte verso Betulia e giunsero alle porte della città.&lt;br /&gt;[11] Giuditta gridò di lontano al corpo di guardia delle porte: "Aprite, aprite subito la porta: è con noi Dio, il nostro Dio, per esercitare ancora la sua forza in Israele e la sua potenza contro i nemici, come ha dimostrato oggi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un brano molto lungo, ma che andrebbe letto fin dal primo capitolo. Il libro di Giuditta, infatti, racchiude la storia della vittoria del popolo eletto sui nemici, grazie all’intervento di una donna: Giuditta.&lt;br /&gt;Quale discorso vocazionale troviamo in questa donna, giovane vedova, bella, saggia, pia e risoluta, che prima si troverà a lottare contro l’inerzia del suo popolo e poi contro l’esercito assiro?&lt;br /&gt;La presentazione di questa donna viene fatta da una genealogia. Nella cultura israelita deriva dalla organizzazione per clan e per tribù. La gran parte dei diritti e dei privilegi della persona venivano all’individuo per la sua appartenenza al clan e alla tribù.&lt;br /&gt;La genealogia quindi è importante in quanto si presenta come documento scritto di questa appartenenza (vedi Gn 5,1-11; Es 6,14-24; 1Cr 1-9; Esd 2,59-63).&lt;br /&gt;Davanti ai versetti della genealogia di Giuditta è da chiedersi: Chi è Giuditta? Da dove viene?&lt;br /&gt;L’autore non ha semplicemente raccolto qualche ricordo sparso per completare il suo album di vita, ma fin dal principio trasmette la testimonianza della fede di un popolo. I dettagli della storia ci sfuggono, ma Dio è all’opera.&lt;br /&gt;Anzitutto abbiamo davanti due nomi che sono simbolo di un messaggio: Betulia e Giuditta. Sono entrambi simboli di qualcosa. Betulia significa “Casa del Signore” e Giuditta “La Giudea”.&lt;br /&gt;In questo primo versetto abbiamo un sostantivo che presenta Giuditta come figlia seguita da altri 14 sostantivi maschili.&lt;br /&gt;Nella storia di Giuditta, penso che questo vocabolo sia la chiave di lettura per noi, oggi. Il figlio nell’Antico Testamento viene visto come un dono di Dio (Gen 1,28; Dt 28,4-11; Is 54,1; Sal 128,3). La traduzione della Bibbia Cei termina questo versetto, a differenza della Vulgata, con «figlio di Israele» che nella traduzione della Bibbia interconfessionale viene tradotto con «Giacobbe, capostipite del popolo d’Israele.&lt;br /&gt;Possiamo cogliere un pensiero per noi che non va inteso nel senso di generazione, ma di elezione.&lt;br /&gt;Israele e gli Israeliti, sopratutto le persone pie, si fanno chiamare figli di Dio (Es 4,22; Is 1,2). ma la filiazione divina, per il popolo biblico, non è da vedere sul lato della natura, oppure nel rapporto naturale tra Dio e l’uomo (cfr. Mt 5,9), ma nell’elezione da parte di Dio (cfr. Os 2) e nell’operato dell’uomo.&lt;br /&gt;La tradizione sapienziale e giudaica dà molta importanza alla vita delle persone giuste, pie. Il testo ebraico di Sir 4,1-10 ha questa conclusione di promessa: «E Dio ti chiamerà figlio e sarà benigno con te (ti farà grazia) e ti salverà dalla fossa (dalla distruzione)».&lt;br /&gt;Con queste parole di promessa, ognuno di noi può scoprire la sua via, la sua chiamata che ogni giorno il Signore rivolge.&lt;br /&gt;Ed è quello che ha fatto Giuditta, questa donna straordinaria che ha mostrato fede nel Signore in momenti bui della vita. Quattro sono i punti per orientare, insieme a questa donna, la nostra vocazione: 1. la fiducia in Dio; 2; il valore della preghiera; 3. la fedeltà alla Parola (Legge di Mosè); 4. la potenza di Dio.&lt;br /&gt;Questi quattro punti, fanno parte non solo dell’esodo del popolo d’Israele, ma anche quello di ciascuno di noi. In questa vicenda, Dio è continuamente presente con una particolare provvidenza che testimonia il suo amore e la fedeltà per il popolo, nonostante la sua resistenza.&lt;br /&gt;Anche noi, come Giuditta, siamo scelti direttamente da Dio, per una missione di servizio in favore del popolo eletto, divenendo strumento della provvidenza divina, portatori dei doni, servi di Dio in mezzo al suo popolo.&lt;br /&gt;Giuditta si fa anche modello di vocazione in quanto agisce per il bene di tutto il popolo. la sua vocazione è orientata verso una missione, di cui Dio resta il sostegno primo; vocazione e missione sono rese autentiche dai prodigi con cui Dio le accompagna perché tutto il popolo possa credere.&lt;br /&gt;La fede di Giuditta rappresenta la fede di un popolo (ricordo che il suo nome significa “la giudea”), e dire fede non significa credere a delle proposizioni, ma ad una Persona che per il cristiano è Cristo.&lt;br /&gt;Al contrario di Oloferne che ha segnato la sua vita dalla Parola che dice: «Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, che pone nella carne il suo sostegno e il cui cuore si allontana dal Signore. Egli sarà come un tamerisco nella steppa, quando viene il bene non lo vede; dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere» (Ger 17,5-6).&lt;br /&gt;Il cristiano è una persona che ha un nuovo modo di vivere e che fa della sua fede non un insieme di gesti cultuali o di imposizioni moralistiche, ma l’ottica fondamentale, la logica che ispira tutta la sua esistenza.&lt;br /&gt;Quando si accetta la fede, non si accetta soltanto un messaggio, non si accetta un’ideologia, un insieme di valori e di metodi organizzati secondo i canoni di una particolare cultura, ma si aderisce al Cristo medesimo, si sceglie lui, la sua persona, la sua presenza viva nella storia. Ed è nella misura in cui cerca di credere, cioé di “affidarsi a Dio” che avverte la sconvolgente irruzione che Dio fa nella sua vita con la violenza della sua grandezza, che supera tempo e spazio dando nuova identità a ciascuno dei suoi figli.&lt;br /&gt;Questa sarà, allora, la nuova Betulia, il nuovo Tempio del Signore dove sgorgherà l’acua viva per tutti i popoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;interrogarsi&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;1. Dalla lettura della Bibbia appare chiaro che Dio chiama per primo e che, quando chiama, Dio è fedele. Che cosa significa affermare che la vocazione parte da Dio?&lt;br /&gt;2. La tua vita vocazionale è orientata dai quattro punti citati, come lo fu per Giuditta?&lt;br /&gt;3. La tua fede in Dio ti fa fare giornalmente dei “nuovi passi”? Quali?&lt;br /&gt;4. Sei presente nel mondo, come Giuditta, difendendo e promuovendo la vita?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;preghiera&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?&lt;br /&gt;Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore?&lt;br /&gt;Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme;&lt;br /&gt;se contro di me divampa la battaglia, anche allora ho fiducia.&lt;br /&gt;Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco:&lt;br /&gt;abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita,&lt;br /&gt;per gustare la dolcezza del Signore ed ammirare il suo santuario.&lt;br /&gt;Egli mi offre un luogo di rifugio nel giorno della sventura.&lt;br /&gt;Mi nasconde nel segreto della sua dimora, mi solleva sulla rupe.&lt;br /&gt;E ora rialzo la testa sui nemici che mi circondano;&lt;br /&gt;immolerò nella sua casa sacrifici d'esultanza,&lt;br /&gt;inni di gioia canterò al Signore (Salmo 27).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;actio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Prova ad ascoltare - leggendo - attentamente questa poesia e cerca, nella tua vita, di attualizzarla:&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Per quell’Io più profondo&lt;br /&gt;perché nulla si perda&lt;br /&gt;perché nulla sia invano.&lt;br /&gt;Mi ascolti?&lt;br /&gt;Per quel frammento di cielo&lt;br /&gt;sepolto in ognuno&lt;br /&gt;perché anche il mio possa schiudersi…&lt;br /&gt;perché anch’io possa Esserci.&lt;br /&gt;Mi ascolti? (Fornarini Lucia). &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-5210721610204895862?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/5210721610204895862/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2010/10/giuditta-lectio-gdt-81.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/5210721610204895862'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/5210721610204895862'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2010/10/giuditta-lectio-gdt-81.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/TL3rgw5_1hI/AAAAAAAADdY/te3YwWhDEXE/s72-c/Caravaggio+GiudittaeOloferne.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-1659459997554014353</id><published>2010-08-18T23:41:00.000-07:00</published><updated>2010-08-18T23:50:59.134-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/TGzTtxVeh-I/AAAAAAAADag/NTWh8F94jb4/s1600/ReDavide.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5507009227658266594" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 276px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/TGzTtxVeh-I/AAAAAAAADag/NTWh8F94jb4/s400/ReDavide.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size:130%;color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;DAVIDE&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#990000;"&gt;&lt;strong&gt;lectio (1Sam 16,1-13)&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;16, [1] Il Signore disse a Samuele: "Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l'ho rigettato perché non regni su Israele? Riempi di olio il tuo corno e parti. Ti ordino di andare da Iesse il Betlemmita, perché tra i suoi figli mi sono scelto un re". [2] Samuele rispose: "Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà". Il Signore soggiunse: "Prenderai con te una giovenca e dirai: Sono venuto per sacrificare al Signore. [3] Inviterai quindi Iesse al sacrificio. Allora io ti indicherò quello che dovrai fare e tu ungerai colui che io ti dirò". [4] Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a Betlemme; gli anziani della città gli vennero incontro trepidanti e gli chiesero: "E' di buon augurio la tua venuta?". [5] Rispose: "E' di buon augurio. Sono venuto per sacrificare al Signore. Provvedete a purificarvi, poi venite con me al sacrificio". Fece purificare anche Iesse e i suoi figli e li invitò al sacrificio. [6] Quando furono entrati, egli osservò Eliab e chiese: "E' forse davanti al Signore il suo consacrato?". [7] Il Signore rispose a Samuele: "Non guardare al suo aspetto né all'imponenza della sua statura. Io l'ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l'uomo. L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore". [8] Iesse fece allora venire Abìnadab e lo presentò a Samuele, ma questi disse: "Nemmeno su costui cade la scelta del Signore". [9] Iesse fece passare Samma e quegli disse: "Nemmeno su costui cade la scelta del Signore". [10] Iesse presentò a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripetè a Iesse: "Il Signore non ha scelto nessuno di questi". [11] Samuele chiese a Iesse: "Sono qui tutti i giovani?". Rispose Iesse: "Rimane ancora il più piccolo che ora sta a pascolare il gregge". Samuele ordinò a Iesse: "Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui". [12] Quegli mandò a chiamarlo e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e gentile di aspetto. Disse il Signore: "Alzati e ungilo: è lui!". [13] Samuele prese il corno dell'olio e lo consacrò con l'unzione in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore si posò su Davide da quel giorno in poi. Samuele poi si alzò e tornò a Rama.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;In questi versetti viene narrata la consacrazione di Davide, figlio di Iesse, a re di Israele. Guardando il contesto di questo brano, sull’esempio del profeta Samuele, chiediamoci: perché un re, quando abbiamo Dio come re? (cfr. 1Sam 8,6). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La risposta l’abbiamo nella promessa che Dio fece ad Abramo di renderlo “nazioni”, di far nascere da lui dei "re" (Gen 17,6). Come pure, di avere un re come tutti gli altri popoli (1Sam 8,5); quindi una richiesta che sembra rientrare nei diritti civili. Dio risponde autorizzando il profeta ad esaudire la richiesta (1Sam 8,7-9) e qui su indicazione del Signore, Samuele unge re Saul “capo sopra Israele”, col compito specifico di liberare il popolo di Dio dalle mani del nemico (1Sam 10,1). In seguito alla infedeltà all’Alleanza, Dio ordina al profeta Samuele di ungere segretamente Davide e con questa elezione, inizia un fondamento particolare della storia della Salvezza nel Libro di Samuele.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La vocazione di Davide ha elementi comuni alla vocazione di Giosuè (cfr. Nm 27,18-20). Ma più di vocazione il termine esatto in questo caso è «elezione divina», manifestata a Davide per mezzo di Samuele. Per capire l’elezione divina abbiamo dei verbi: provvedere (ra’â) (v.1b) e contenuta esplicitamente nel verbo scegliere (bahar) (vv. 8-10).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il primo verbo (ra’â) indica l’azione di Dio, che guarda quasi per cercare l’eletto e, individuandolo, lo riserva per sé (cfr. v. 1b).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il secondo verbo (bahar) è un termine tecnico che nella Bibbia vuole indicare l’elezione divina del re, prima ancora di quella del popolo.C’è qualcosa di particolare che avviene nella scelta, una prassi che Dio segue costantemente nella storia della salvezza, in modo che «Nessuno abbia a gloriarsi davanti a lui» (cfr 1Cor 1,29): la linea di benedizione non passa mai attraverso la primogenitura, basta pensare Giacobbe preferito a Esaù (Gen 27), Efraim a Manasse (Gen 48,14-19), Giuda a Ruben (Gen 49,8-12). Così avviene anche nella famiglia di Iesse: Davide preferito a Eliab. Dio affida il compito di operare la salvezza a persone meno qualificate sul piano umano (cfr. Gdc 6,11) perché la bontà di Dio si manifesti chiaramente. per questo sceglie Davide, persona non di grande considerazione anche davanti alla sua famiglia, «Per confondere i forti e ridurre a nulla le cose che sono» (1Cor 1,27-29).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La vocazione di Davide è anche una consacrazione regale, un re-pastore capace di governare il suo popolo con saggezza e giustizia (cfr. Sal 78,70-72). Davide è l’unto del Signore, un’espressione che indica la stretta relazione che c’è tra Dio e il suo re. Entrato in casa di Iesse, Samuele osservando i figli e, guardando Eliab, chiede a Dio: «È forse davanti al Signore il suo consacrato?» (v. 6).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Credo che questa sia una domanda che ciascuno deve farsi dinanzi a Dio: chiedere se siamo chiamati da Lui, se siamo i suoi consacrati, se siamo i suoi prescelti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per capire, orientiamo la nostra riflessione sulla persona di Davide su tre piste:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;1.&lt;/strong&gt; Davide è un pastore. Pensare Davide pastore ci riporta ai suoi antenati pastori, alla fede e quindi, ad Abramo, padre nella fede. Dire Davide che è un pastore ci richiama alla profezia di cui uno, una volta investito, verrà chiamato nuovo pastore del popolo. È da notare che Davide regnerà per quarant’anni (cfr. 2Sam 5,4), un numero che ritorna con frequenza nella Bibbia per esprimere l’idea della perfezione, che solo in Dio ha il suo compimento.Abbiamo allora un rimando al vero pastore: «Io sono il vero pastore. Il vero pastore dà la sua vita per le sue pecore… Ed ho ancora altre pecore, e dovrò pascerle; vi sarà un solo gregge ed un solo pastore» (Gv 10, 11-16). L’evangelista Matteo del vero pastore dice che è anche «Figlio di Davide, figlio di Abramo» (Mt 1,1)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;2.&lt;/strong&gt; Davide è preso di mezzo al gregge.«Così dice il Signore: “Sono io che ti ho preso dai pascoli, mentre andavi dietro alle pecore, perché tu fossi capo del mio popolo Israele”» (2Sam 7,8). Questo ci mostra un modo chiaro e costante dell’agire di Dio; la chiamata di Dio si manifesta quando ci troviamo nel pieno della vita, nel pieno dei nostri impegni. Possiamo confrontare a riguardo, la chiamata di Gedeone, contadino astuto, la chiamata di Sansone, avventuriero dal cuore tenero etc.Dio rispettando la persona con il suo carattere, il suo passato, ma anche la professione e le più piccole aspirazioni di ciascuno, inserisce la chiamata all’interno del lavoro: Davide da pastore di pecore sarà pastore di uomini, così come Pietro da pescatore di pesci a pescatori di uomini.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;3.&lt;/strong&gt; Davide… l’ultimo, il più piccolo.Dio, quando chiama non guarda chi siamo, a quale stirpe apparteniamo, se della famiglia siamo i più grandi, cioé coloro ai quali è riservato un posto particolare. Dio passa davanti a questi e va oltre e sceglie l’ultimo, il più piccolo che sta con le pecore, colui che è indifeso e inesperto.In questi tre punti notiamo subito la “stranezza” di Dio, che agisce in un modo che contrasta con il comune agire umano.Infatti, quando noi agiamo e scegliamo siamo mossi, cioé spinti e attratti, dal valore che cogliamo riflesso nell’altro: la sua virtù, la sua forza, il suo coraggio, la sua intelligenza, la sua maestria o la sua saggezza. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non è così che Dio rivela il segreto del suo agire: egli invita il suo profeta a non guardare tutto questo (cfr. v. 7). Ciò che conta per Dio non è quanto appare e, apparendo, si offre allo sguardo e al giudizio altrui, ma è l’altro nella sua nuda alterità sulla quale veglia il suo amore.L’insegnamento che otteniamo da questa elezione divina, non è che Dio abbia delle preferenze, quindi escludendo alcuni e accogliendo altri, ma al contrario, egli essendo libertà d’amore si china gratuitamente su tutti dicendo: «ti amo».&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La grandezza di ogni persona, per la Bibbia, è nell’essere «tu» che Dio istituisce con il suo Tu e alla cui libertà di risposta egli affida il suo amore che non resta sterile, ma è sempre efficace: «Come, infatti, la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata» (Is 55,10-11).&lt;/div&gt;In questa piena libertà, anche l’elezione di Davide si trasforma in amore pur se nel secondo Libro di Samuele, quest’uomo sbaglia, si pente, ricomincia. In tutto questo noi scopriamo dentro di noi l’amore che ci guida nelle strade della vita, il volto di Dio manifestato in Cristo Gesù, il nostro volto capace di amare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#990000;"&gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;1.&lt;/strong&gt; L’uomo biblico è costitutivamente uomo responsoriale. Come ti poni davanti al Tu divino che ti chiama ogni giorno a prendere una decisione di fronte a Lui?&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2.&lt;/strong&gt; Hai paura di non essere amato, di essere rifiutato, scartato perché indifeso, inesperto?&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3.&lt;/strong&gt; Davide è stato scelto non per sé, ma per l’altro. Anche tu ti senti chiamato per l’altro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#990000;"&gt;preghiera&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Indicami, Signore, la via dei tuoi decreti e la seguirò sino alla fine.Dammi intelligenza, perché io osservi la tua legge e la custodisca con tutto il cuore.Dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi, perché in esso è la mia gioia.Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti e non verso la sete del guadagno.Distogli i miei occhi dalle cose vane, fammi vivere sulla tua via.Allontana l'insulto che mi sgomenta, poiché i tuoi giudizi sono buoni.Ecco, desidero i tuoi comandamenti;per la tua giustizia fammi vivere (Sal 119,33-37.39-40).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#990000;"&gt;actio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Prova a portare nella vita di ogni giorno queste parole S. Gregorio di Nazianzo: «Scruta seriamente te stessa, il tuo essere, il tuo destino; donde vieni e dove dovrai posarti; cerca di conoscere se è vita quella che vivi o se c’è qualcosa di più».&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-1659459997554014353?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/1659459997554014353/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2010/08/davide-lectio-1sam-161-13-16-1-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/1659459997554014353'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/1659459997554014353'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2010/08/davide-lectio-1sam-161-13-16-1-il.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/TGzTtxVeh-I/AAAAAAAADag/NTWh8F94jb4/s72-c/ReDavide.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-1609246359478142047</id><published>2010-05-15T03:11:00.000-07:00</published><updated>2010-05-15T03:24:06.886-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/S-51nVDt19I/AAAAAAAADXA/BXL_43PBakw/s1600/zippora.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5471439915829811154" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 164px; CURSOR: hand; HEIGHT: 261px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/S-51nVDt19I/AAAAAAAADXA/BXL_43PBakw/s400/zippora.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3366ff;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;ZIPPORAH &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;lectio (Es 4,19-20.24-26)&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;4, [19] Il Signore disse a Mosè in Madian: "Va', torna in Egitto, perché sono morti quanti insidiavano la tua vita!". [20] Mosè prese la moglie e i figli, li fece salire sull'asino e tornò nel paese di Egitto. Mosè prese in mano anche il bastone di Dio.[24] Mentre si trovava in viaggio, nel luogo dove pernottava, il Signore gli venne contro e cercò di farlo morire. [25] Allora Zippora prese una selce tagliente, recise il prepuzio del figlio e con quello gli toccò i piedi e disse: "Tu sei per me uno sposo di sangue". [26] Allora si ritirò da lui. Essa aveva detto sposo di sangue a causa della circoncisione.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mosheh in fuga dal faraone, si rifugia nel paese di Madian dove è accolto dal sacerdote Ietro che gli dà in moglie la propria figlia Zipporah (Es 2,21). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non abbiamo molte notizie nei riguardi di questa donna, ma possiamo cogliere alcuni momenti particolari importanti, perché ogni parola del Testo Sacro è come un «colore - scrive un poeta contemporaneo - perché la tua mente ritorni a viaggiare…a ritroso nel tempo per afferrare un profumo…un sapore» o come insegnano i rabbini, saper leggere gli spazi bianchi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La Parola di Dio è un continuo manifestarsi nella vita di Mosheh «servo di Dio» per eccellenza (Sal 105,26) e prende moglie e figli e fa ritorno in Egitto. I familiari di Mosheh sperimenteranno la condivisione delle difficoltà a cui il servo di Dio va incontro nel liberare il popolo dall’oppressione Egiziana, quasi a rivivere la rappresentazione della fuga in Egitto della Famiglia di Nazaret e il suo ritorno (cfr. Mt 2,13-15).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Zipporah, nel nostro brano si presenta come una donna intelligente, pratica, energica, piena di iniziativa, oltre che sollecita e amorosa moglie e madre.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il cammino che fa Zipporah insieme al marito traspare di docilità, sottomissione in un continuo silenzio religioso. Ma durante questo cammino abbiamo un episodio misterioso ed enigmatico: Dio affronta Mosheh e vuole farlo morire. Ricordiamo qui l’episodio con Giacobbe (cfr. Gen 32,23-32) ma con una differenza Giacobbe era solo, mentre Mosheh ha accanto a sé una donna dove poter trovare rifugio: Zipporah. È lei che diventa improvvisamente protagonista della lotta, infatti, sfida Dio pur di salvare il marito.Le lotte misteriose e pericolose che ritroviamo nella Sacra Scrittura, stanno a significare che si può compiere il disegno di Dio solo se si fa pienamente la sua volontà e per adempiere il volere divino, bisogna anzitutto purificarsi dalla propria volontà. Mosheh non è circonciso, ma Dio lo chiama!&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quest’irruzione brusca e violenta di Dio nella vita di Mosè è la prova, la notte, il combattimento, l’ «agonia». Mosè ne deve conoscere l’abbattimento, l’umiliazione, perché la forza che abiterà in lui, non è sua ma di Dio, per questo ha bisogno di purificarsi.Questa purificazione avviene per mezzo di Zipporah. Ella intuisce, sa che la circoncisione è il segno della risposta positiva dell’uomo all’Alleanza di Dio allora prese una selce tagliente, recise il prepuzio del figlio Ghersom e con la membrana asportata toccò i genitali del marito (i «piedi» sono un eufemismo). Ella proclama anche delle parole solenni «sposo di sangue…» cioé un uomo che non si può sposare senza che vi fosse un’effusione di sangue. Sono espressioni che ancora oggi, nella lingua araba, sia marito che circoncisione hanno la stessa radice.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Perché la circoncisione? I genitali sono gli organi che donano la vita; il sangue rappresenta la vita stessa. Il coltello di pietra ci fa capire che siamo chiaramente in un contesto rituale e Zipporah, figlia di un sacerdote, in questo caso si rivela sacerdotessa compiendo un rituale che salva. Infatti, l’esito del gesto dona vita al marito placando l’ira di Dio.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel gesto della circoncisione abbiamo l’invito alla conversione così come narra Ger 4 che è un rinnovare la vita che nell’espressione ebraica indica la circoncisione per il Signore, l’eliminare il prepuzio del proprio cuore.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il significato della circoncisione è collegato al matrimonio al tempo del fidanzamento, un rito di iniziazione. Nella storia dei Sichemiti pare che si parli proprio di questo (cfr. Gen 34). Anche in altri testi della Sacra Scrittura noi troviamo il termine circoncidere. Geremia parla di «cuore incirconciso» (Ger 1,4); «orecchio incirconciso» è l’orecchio che non ascolta (Ger 6,10); «labbra incirconcise» (Es 6,12) sono le labbra incapaci di parlare.Possiamo capire che essere circoncisi per un primo momento significò essere adatti a una vita matrimoniale normale; solo in seguito assume un significato etico-religioso, segno di Alleanza con Dio, di aggregazione con il popolo di Dio, di appartenenza al popolo eletto. Mosheh fa ritorno in Egitto, compie la sua missione, ma grazie a Zipporah egli ritorna rinnovato, disponibile con un progetto del tutto nuovo ed estremamente impegnativo, capace di progetto e meraviglia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I versetti di questo brano ci restano enigmatici, ma certamente dietro qualcosa si cela, forse attraverso il colore rosso che &lt;em&gt;«È il colore più acceso… è la vita che esplode… ma è anche il colore del sole che muore. Rosse… sono le foglie dell’autunno più mite o un dispetto che ancora ti brucia e il sapore amaro della vendetta… ma può essere anche un’eterna promessa d’amore»&lt;/em&gt; (L. FORNARINI, &lt;em&gt;Scarabocchi perché&lt;/em&gt;, Borgosatollo 1999, p. 8).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dietro queste parole poetiche noi possiamo cogliere quel “rosso” d’amore che Zipporah ha in sé per suo marito Mosheh, quel rosso d’amore che si fa pontefice tra l’uomo e Dio in una situazione terribile, perché provato da Dio. È l’amore che spinge questa donna ad essere sacerdotessa per l’altro praticando un rito, l’amore spinge Zipporah ad essere corresponsabile della vita di fede di Mosheh e non un semplice modo di essere moglie o restare sottomessa al marito. È l’amore che sceglie la vita, è l’amore che aiuta Mosheh ad incontrare Dio per attuare il Suo volere. È l’aiuto che Dio mette di fronte all’uomo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quest’aiuto noi lo troviamo descritto meglio da Gen 2,18, non nel senso di servirlo, ma aiuto che «sta di fronte a lui» termine che indica identità di natura e nel medesimo tempo complementarietà. Ed è in questa complementarietà che possiamo trovare la canzone d’amore che Zipporah rivolge al marito come espressione del cuore, interpellazione dell’altro, comunione stessa con l’altro. Infatti, Zipporah segue Mosheh nelle sue vicende condividendo il tutto, restando sottomessa a lui il quale «era molto mansueto di ogni uomo che è sulla terra» (Nm 12,3) e a Dio che sapeva essere giusto, difensore e salvatore dei retti di cuore (Cfr. Sal 7,11-12). Zipporah sa’ che, amare è riconoscere il dono dell’altro per me diventanto, al tempo stesso, dono per lui. Amare è confessare che la vita sta tutta in questa relazione rischiosa e feconda che è il reciproco dono.Dicevamo che i versetti sono misteriosi ed enigmatici anche perché tra i due vi è del mistero che viene velato dalla notte, una notte senza spettatori così come fu per Giacobbe, come fu per Adamo e anche per altri personaggi. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il «Dio dei mille agguati e di un solo interminabile silenzio» ha scritto il teologo Pier Angelo Sequeri, che continuano a moltiplicarsi “bucando” le incrostazioni della storia. È il mistero dell’amore fra l’uomo e la donna che non sarà mai una realtà solamente umana, perché affonda le sue radici in Dio e rimane radicalmente aperto a lui aprendosi alla storia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La storia umana, la tua storia come pure la storia di ogni coppia, è incrociata dalla storia di Dio che è storia di compassione che si prende a cuore la sofferenza umana e associa ciascuno di noi a questa storia di liberazione e di amore.In questo mistero d’amore vi è la profezia quotidiana perché in cammino verso l’incontro con Dio per testimoniarlo con fede e speranza, facendo regnare solo l’amore.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’amore diventa, in questo modo, vocazione: eterna promessa d’amore. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;1. Hai mai provato a cercare in te il “colore rosso” della tua vita, che ti fa essere pontefice tra l’uomo e Dio?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;2. Come vivi quel “rosso” d’amore che Dio ha seminato nel tuo cuore?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;3. Sei pronto/a anche tu come Zipporah ad essere sacerdote per l’altro?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;4. Sull’esempio di Zipporah, prova a chiederti quale coraggio mostri nel vivere la tua vita, come doni la speranza e con quali gesti la testimoni.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;preghiera&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Padre buono, tutto hai creato in modo stupendo: in Adamo l’intera umanità era presente in unità perfetta, maschio e femmina avevi creato gli uomini, ben sapevi che l’amore fa l’unità e che l’amore non è amore se non ha su chi riversarvio se non c’è chi lo riceva e lo ricambi. Tu volesti dare all’uomo la gioia di poter esprimere l’amore, poiché a tua immagine l’avevi creato, per amare ed essere amato. Ed ecco la donna, «carne della sua carne» che potesse stargli di fronteper ricevere e ricambiare l’amore.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quale momento sublime per Adamo: le corde del suo cuore si mettono a vibrare e il canto, inciso da te, suo Creatore, sgorga a rivelare che il cuore umano è fatto per amare.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;actio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Prova a portare nella vita di ogni giorno queste parole: &lt;em&gt;«Mirabile è l’opera da lui compiuta nel mistero pasquale: egli ci ha fatti passare dalla schiavitù del peccato e della morte alla gloria di proclamarci stirpe eletta, regale sacerdozio, gente santa, popolo di sua conquista, per annunziare al mondo la tua potenza, o Padre, che dalle tenebre ci hai chiamati allo splendore della tua luce»&lt;/em&gt; (Prefazio domeniche Ordinarie I).&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-1609246359478142047?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/1609246359478142047/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2010/05/zipporah-lectio-es-419-20.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/1609246359478142047'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/1609246359478142047'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2010/05/zipporah-lectio-es-419-20.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/S-51nVDt19I/AAAAAAAADXA/BXL_43PBakw/s72-c/zippora.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-6212129386669840242</id><published>2010-04-06T07:51:00.000-07:00</published><updated>2010-04-06T08:00:34.488-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/S7tLQZT73TI/AAAAAAAADRo/9ASrYIn7wDc/s1600/mos%C3%A8.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 176px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/S7tLQZT73TI/AAAAAAAADRo/9ASrYIn7wDc/s320/mos%C3%A8.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5457038118533979442" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MOSHEH      &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;lectio&lt;/span&gt; (Es 3,1-15)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;3, [1] Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb. [2] L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. [3] Mosè pensò: "Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?". [4] Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: "Mosè, Mosè!". Rispose: "Eccomi!". [5] Riprese: "Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!". [6] E disse: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe". Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;[7] Il Signore disse: "Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. [8] Sono sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Hittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo, il Gebuseo. [9] Ora dunque il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto l'oppressione con cui gli Egiziani li tormentano. [10] Ora va'! Io ti mando dal faraone. Fa' uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!". [11] Mosè disse a Dio: "Chi sono io per andare dal faraone e per far uscire dall'Egitto gli Israeliti?". [12] Rispose: "Io sarò con te. Eccoti il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, servirete Dio su questo monte".&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;[13] Mosè disse a Dio: "Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?". [14] Dio disse a Mosè: "Io sono colui che sono!". Poi disse: "Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi". [15] Dio aggiunse a Mosè: "Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Il nome di Mosheh appare nella Bibbia ebraica 770 volte. Il suo nome sia in ebraico che in arabo viene spiegato a partire dalla radice mashah che significa estrarre, ritirare. Mosheh nasce in Egitto quando il popolo d’Israele era sottomesso alla schiavitù (Es 1,11) e correva il rischio di sparire come popolo. Per accellerare il processo di morte del popolo, ogni figlio nato maschio doveva morire (Es 1,16). Mosheh è salvato dalle acque dalla figlia del Faraone e, da schiavo che era, diventa come suo figlio (Es 2,1-10). Il nome egiziano che riceve il bimbo, probabilmente è teoforico come Tut-moses (= figlio di [nato da] Tut… di Ra).&lt;br /&gt;Ma in Mosheh rimane viva la consapevolezza di essere ebreo e la schiavitù dei fratelli fa nascere in lui la solidarietà verso di loro (Es 2,11-12), ma è costretto a fuggire (Es 2,15).&lt;br /&gt;Nel nome di Mosheh, secondo l’ebraico, letto da sinistra a destra, vi è l’anagramma del Nome ineffabile: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ha-Shem&lt;/span&gt;, che nel testo assume una nuova azione storico-salvifica di Dio: si dà un nome nuovo a chi ha un nuovo compito. Di solito si deriva da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;hajah &lt;/span&gt;(hawah = essere) quasi a dire che JHWH fa essere ciò che viene ad essere. In questo presentarsi di Dio abbiamo la chiamata di Mosheh.&lt;br /&gt;I primi 6 versetti che narrano la chiamata di Mosheh, il libro del Deuteronomio ce le ricorda così: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Non è più sorto in Israele un profeta come Mosheh - lui con il quale il Signore parlava faccia a faccia - per tutti i segni e prodigi che il Signore lo aveva mandato a compiere nel paese di Egitto, contro il faraone, contro i suoi ministri e contro tutto il suo paese, e per la mano potente e il terrore grande con cui Mosheh aveva operato davanti agli occhi di tutto Israele». &lt;/span&gt;(Dt 34,10-12).&lt;br /&gt;Questi versetti parlano di grandezza di un uomo per quanto ha fatto, ma la grandezza di Mosheh non consiste in questo, ma in ciò che gli è stato fatto: Dio lo chiama e gli parla confidandogli i suoi disegni sulla storia d’Israele e di tutta l’umanità. Ma come avviene questa chiamata?&lt;br /&gt;La chiamata che Dio fa non ha pretese, non richiede luoghi o professioni particolari. Mosheh stava pascolando il gregge del suocero nel deserto (v. 1). Dio ci viene incontro dovunque ci troviamo e qualsiasi cosa facciamo, in particolare nel deserto della nostra esistenza. Ecco perché l’incontro si presenta nel triplice aspetto di straordinario, affascinante e misterioso:&lt;br /&gt;1. straordinario: quel roveto non si consumava. (v. 2);&lt;br /&gt;2. affascinante: Mosheh pensò: “Voglio avvicinarmi a vedere” (v. 3);&lt;br /&gt;3. misterioso: “Non avvicinarti! Mosheh allora si velò il viso” (vv. 5-6).&lt;br /&gt;Anche nella nostra vita possiamo incontrare questo triplice aspetto della nostra fede che si fa incontro.&lt;br /&gt;Mosheh vede qualcosa di straordinario che lo attrae: l’Angelo del Signore che appare in fiamme di fuoco in mezzo ad un roveto per dire, usando un linguaggio metaforico, che Dio, quando viene incontro all’uomo, sfugge alla sua presa e al suo possesso. È la straordinarietà di Dio che si fa sempre più affascinante e che ci fa avvicinare a Lui (v. 3), come fu per Giacobbe a Bethel (Gen 28,16-17) e come sarà per Giosuè presso Gerico (Gs 5,13-15).&lt;br /&gt;In questa straordinarietà della vita ordinaria, Dio irrompe personalmente, si fa incontro bruciando di passione per la vita chiamandoci per nome.&lt;br /&gt;Il chiamare di Dio è una missione perché la storia di ogni giorno ha un suo faraone e noi dobbiamo dare risposta all’Amore che provoca. «La storia umana - la tua storia come pure la storia di ogni ragazzo e ragazza - è incrociata dalla storia di Dio che è storia di compassione che si prende a cuore la sofferenza umana e associa ciascuno di noi in questa storia di liberazione e di amore» (Carmine Di Sante).&lt;br /&gt;Mosheh fa l’incontro con il Dio della storia e in quel momento coniuga il passato con il presente, coniuga la fede con la vita, per questo Mosheh parlava faccia a faccia con Dio, inizia una nuova storia affascinante e misteriosa, anzi Dio vuole continuare la storia con Mosheh. È da notare che il dialogo con Mosheh si allarga al popolo al quale lo stesso Mosheh appartiene e che assilla il pensiero di Dio (v. 7). Questo pensiero fa’ “scendere” Dio, lo fa chinare all’altezza dell’uomo, ma ha bisogno di Mosheh per far “salire” da quella terra «verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele» (v. 8).&lt;br /&gt;Nel cammino del popolo insieme a Mosheh, vi è il nostro cammino che parte dall’Alto (Dio) e che scende nella miseria del nostro niente (cfr. v. 7), per poi risalire di nuovo verso l’Alto (Dio). In questo cammino che si fa continuo incontro, Dio è presente (v. 12), cammina accanto a noi.&lt;br /&gt;La nostra vocazione è diventare figli e morire a una logica della prassi mondana, far morire l’uomo vecchio e rinascere a nuova vita, alla logica del dono, del Regno ed è la rivelazione fatta a Mosheh e allo stesso tempo a tutto il popolo attraverso la nuova “carta d’identità” che Mosheh richiede e che si fa chiave di lettura per tutti: ‘Ehyeh ‘asher ‘ehyeh viene tradotta con Sarò chi sarò oppure Io sono chi sono.&lt;br /&gt;L’Ebreo, il Semita hanno una diversa nozione del tempo, coniugano in due forme differenti a seconda che l’azione che descrivono sia compiuta o incompiuta. Il presente si esprime aggiungendo un pronome personale al nome. Quindi la “nuova carta d’identità” che da’ Dio deve dunque essere compresa al di fuori della nostra scala temporale, avendo nell’insieme passato, presente e futuro che possiamo tradurre così: «Io sarò sempre quello che sono». È la chiave di un mistero, del mistero dell’uomo dove il Nome ineffabile danza in quel roveto che continua bruciare.&lt;br /&gt;Anche ‘ehyeh è come YHWH un Tetragramma che si scrive alla stessa maniera, che sommate vengono in tutto otto lettere per significare l’intero mistero della rivelazione fatta a Mosheh e, attraverso di lui a Israele e a tutta l’umanità. Otto lettere in cui è racchiusa la nuova creazione, la vita infatti «Dio non è Dio dei morti ma dei vivi» (Lc 20,38), ciò che da’ futuro, consistenza alla vita religiosa è vivere la logica della risurrezione, dove avviene uno scontro drastico tra il «Dio dei morti» e il «Dio dei vivi».&lt;br /&gt;È la logica del Regno dove c’è vita, comunione, dove c’è attività, Dio è presente e ti fa sentire dentro di te quella voce che ti sussurra dolcemente: “Io sono e sarò sempre presente, sarò con te in ogni istante della tua vita e della tua vicenda, sarò con te oltre la morte e non ti farò mancare nulla di quello che ti ho promesso e ti ho dato con la vita. Basta che tu ti fidi di me e osservi fedelmente la mia Parola”.&lt;br /&gt;Questo cammino di risurrezione, non è legato esclusivamente al Nuovo Testamento, ma a tutta la Rivelazione. Infatti, è un cammino fondamentale fin da quando Dio si manifestò come «Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe» (Cfr. Es 3,6).&lt;br /&gt;È un cammino di speranza fatto dai nostri padri nella fede. È un cammino di risurrezione e se Mosè chiama Dio in questo modo e perché quei grandi uomini hanno posto la loro speranza, la loro fiducia totalmente a Dio, ed ora sono con Lui e vivono con Lui e per mezzo di Lui e questo perché «Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui».&lt;br /&gt;Da questo momento Dio non è più il comune ‘Elohim conosciuto dai patriarchi col nome di ‘El Shaddai (Es 6,3), l’El delle Montagne, Colui che basta a Se stesso diranno i rabbini, l’Onnipotente fonte di ogni fecondità.&lt;br /&gt;L’ ‘Elohim è anche un altro (‘ehyeh) che si fa amore sulle strade della vita insieme a ciascuno di noi e questo va comunicato e tramandato a tutti (cfr. v.15), «Poiché chi più ama più osa» (San Gregorio Magno).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;1. Come vivi nella tua quotidianità il triplice aspetto di Dio: 1. straordinario; 2. affascinante; 3. misterioso?&lt;br /&gt;2. Il triplice aspetto descritto, in una sola parola lo chiamiamo Amore: Sei convinto/a che è l’amore che libera da ogni schiavitù e che cambia il mondo?&lt;br /&gt;3. Mosè, chiamato da Dio, impegna la sua vita per il popolo in situazione di schiavitù. La chiamata di Dio nella vita di ciascuno, è sempre per una missione e un servizio: si sta realizzando così anche nella tua vita?&lt;br /&gt;4. C’è ancora un roveto che arde senza consumarsi: Sei pronto/a anche tu a scoprire che cos’è per poi partire come Mosheh?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;preghiera&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Signore era un giorno tra i tanti quando Mosè,&lt;br /&gt;pascolando il gregge nel deserto fu sorpreso dalla Tua voce&lt;br /&gt;con cui ti rivelavi come Dio della compassione e della tenerezza.&lt;br /&gt;Fa' Signore che ancora oggi io possa ascoltare la tua rivelazione e, come Mosè, risponderti con il mio: "Eccomi" per essere capace di amare come tu ami.&lt;br /&gt;Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;actio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nel cammino della tua vita, medita e porta nel tuo quotidiano queste parole: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non temere… Io sono il Signore e camminerò con te.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-6212129386669840242?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/6212129386669840242/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2010/04/mosheh-lectio-es-31-15-3-1-ora-mose.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/6212129386669840242'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/6212129386669840242'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2010/04/mosheh-lectio-es-31-15-3-1-ora-mose.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/S7tLQZT73TI/AAAAAAAADRo/9ASrYIn7wDc/s72-c/mos%C3%A8.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-1798934216061098362</id><published>2010-02-04T03:29:00.000-08:00</published><updated>2010-02-04T03:59:35.966-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/S2q2DSFdfOI/AAAAAAAADIs/wVzygjBIa88/s1600-h/miriam+danzante.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 150px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/S2q2DSFdfOI/AAAAAAAADIs/wVzygjBIa88/s320/miriam+danzante.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5434356067886529762" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 0, 153);font-size:130%;" &gt;MYRIAM  &lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;lectio &lt;/span&gt;(Es 15,20-21)&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:78%;" &gt;15, [20] &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Allora Maria, la profetessa, sorella di Aronne, prese in mano un timpano: dietro a lei uscirono le donne con i timpani, formando cori di danze. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:78%;" &gt;[21] &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Maria fece loro cantare il ritornello: "Cantate al Signore perché ha mirabilmente trionfato: ha gettato in mare cavallo e cavaliere!".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Myriam sorella di Mosè e Aronne, è una delle otto donne bibliche che portano il nome di Maria, il cui nome significa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“signora o amata”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Ella compare in Es 2,4 quando Mosè all’età di tre mesi, per salvarlo da un decreto del Faraone, fu messo in una cesta e posto nel canneto sulla riva del Nilo. Poi in un altro scenario, nel contesto di un dissenso familiare per la guida del popolo di Dio nel deserto.&lt;br /&gt;In questi pochi versetti leggiamo la sua vita in chiave vocazionale accanto ai suoi fratelli Mosè e Aronne, al momento culminante dell’esperienza di liberazione dall’Egitto sotto la guida di Mosè, per intervento divino.&lt;br /&gt;Myriam entra in scena quando il popolo di Israele sono arrivati dalla parte opposta del Mar Rosso, asciutti.&lt;br /&gt;Dall’Autore Sacro, Maria ci viene presentata come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“profetessa”&lt;/span&gt;. Il termine profeta significa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Colui che parla a nome di Qualcuno”&lt;/span&gt;, con le sue specifiche caratteristiche di profeta: “fermamente convinto di aver ricevuto dall’alto un messaggio speciale, escatologico, che trascende la loro diretta intuizione con l’ordine di trasmetterlo ad altri”.&lt;br /&gt;Myriam anche se non è un vero profeta cioé, designato a tale scopo, assume queste in qualche modo queste caratteristiche in mezzo alla sua gente, in mezzo a coloro con cui ha condiviso sofferenze e oppressioni, si fa animatrice del coro e delle danze intonandone un ritornello di gioia che richiama l’Esodo. Ella capisce che «La vera profezia nasce da Dio, dall’amicizia con Lui, dall’ascolto attento della sua Parola nelle diverse circostanze della storia…» (Giovanni Paolo II). È una donna che in qualche modo, come dirà Mic 6,4, occupa un posto molto importante. Ella è chiamata da Dio in mezzo alla sua gente perché Lo riconosca, Lo serva e Lo testimoni in mezzo alle genti.&lt;br /&gt;Myriam fa’ tutto questo, come profetessa, cioé con un carisma del tutto particolare ricevuto dal Signore a beneficio del popolo. Lo fa come animatrice di una comunità perché la sua gente trovi attraverso lei quell’intima forza persuasiva, la sua armonia con il Trascendente e formulare un nuovo programma di vita. Quest’armonia diventa un continuo ripetere col salmista: «Tu sei il mio Dio e io ti cerco. Sono assetato di te, ti desidero con tutto me stesso: sono terra arida, secca, senz’acqua. Così ti ho cercato nel tuo santuario per conoscere la tua forza e la tua gloria» (Sal 63 [62]).&lt;br /&gt;Questo ripetere in continuazione, per gli Israeliti si è trasformato in spazio sacro a Dio, dove ognuno è chiamato a costruire l’uomo nella sua totalità perché egli esiste solo in quanto essere in relazione: «Cantate al Signore…» (v. 21), cioé una relazione fatta con regola e misura in modo che tutto sia un’armonia divina.&lt;br /&gt;Il cantare di Myriam per la grandezza del Signore, si è trasformato in un cammino verso Lui nelle sue tre dimensioni:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;a.&lt;/span&gt; dimensione interiore: verso l’interno di se stesso, perché è composto di un corpo, di un cuore, di una mente nell’unità di una sola persona;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b.&lt;/span&gt; dimensione orizzontale: verso la natura e tutto il creato, verso tutta l’umanità;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;c. &lt;/span&gt;dimensione verticale: è la relazione con la Sorgente della vita che comunemente, come credenti, chiamiamo Dio.&lt;br /&gt;Il Salmista dirà: «Cantate al Signore un canto nuovo» (Sal 149,1). Myriam è colei che invita a celebrare Dio con atteggiamenti profondi dell’anima, di esprimerlo con atteggiamenti interiori vibranti della propria vita, con gioia ed esultanza sempre nuova.&lt;br /&gt;Myriam è colei che apre “l’orizzonte escatologico di Dio”. «Cantavano un canto nuovo: "Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione e li hai costituiti per il nostro Dio un regno di sacerdoti e regneranno sopra la terra"» (Ap 5,9-10).&lt;br /&gt;È il cammino di ciascuno verso la Gerusalemme celeste; e chi è chiamato come Myriam, deve camminare, certo con “strumenti” adeguati, in quelle tre dimensioni insite della vita umana.&lt;br /&gt;La nostra profetessa Myriam, forse ancora non conosceva queste tre dimensioni, ma sono dimensioni racchiuse anche nell’arte musicale.&lt;br /&gt;Nella vita della beata Elisabetta della Trinità, monaca carmelitana francese (1880-1906), si narra che era una grande musicista e qualcuno ascoltandola suonare il Canto del nocchiero di Diemer disse: «…c’era qualcosa che emanava da lei, qualche cosa che veniva dalle profondità del suo essere e che lei traduceva nel suo modo di suonare, ed effondeva musica umanamente, naturalmente, ma anche soprannaturalmente. […] Era qualcosa che non veniva forse nemmeno da lei: come una grazia soprannaturale che passava da lei a noi, […] anche a persone non cristiane dava l’impressione di un essere capace di raggiungere ciò che sta al di là del contenuto umano di ciascuno…» (M.D.POINSENET, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Questa presenza di Dio in te&lt;/span&gt;, Milano 1971, pp.253-254).&lt;br /&gt;Quale insegnamento, quale messaggio possiamo ricavare per la nostra vita quotidiana dalla profetessa Myriam per metterci in cammino nelle vie di Dio?&lt;br /&gt;Myriam trasmette alla sua gente una grazia soprannaturale che passava da lei al suo popolo, perché ognuno potesse conoscere la “grandezza di Dio Salvatore” che «Ha rovesciato i potenti dai troni e innalzato gli umili» (Lc 1,52).&lt;br /&gt;Guardando questo nostro mondo che va avanti nella sua postmodernità, penso che il nostro essere non debba farsi incorporare dagli eventi, ma essere penetranti, psicologicamente esatti, teologicamente felici, essere continuamente miracolati dalla Libertà di Dio che attraversa a volte, senza limitarla, la libertà della creatura, lasciandosi incarnare dentro e farla agire per nostro mezzo.&lt;br /&gt;Myriam è colei che fa da guida perché ognuno trovi la sua melodia e trovandola, diventa quando la esegue, “sacramento” di Dio: attrae tutti totalmente a sé e totalmente rimanda ad Altro e questo perché «La musica la più immateriale e arcana espressione di arte, che può avvicinare l’anima fino ai confini delle più alte esperienze spirituali, ha la sua grande parola da dire anche davanti al mondo di oggi…» (Paolo VI). Per questo «Gioisca Israele nel suo Creatore, esultino nel loro re i figli di Sion… Esultino i fedeli nella gloria, sorgano lieti dai loro giacigli» (Sal 149,2.5).&lt;br /&gt;Mettersi nelle vie di Dio comporta gioia, esultanza e letizia perché sono autentici stati d’animo di vita vissuta. Il cantico di Myriam richiama anche alla danza nel suo valore originale di azione sacra, di levitazione spirituale del corporeo, innalzato all’Altissimo in pienezza di lode.&lt;br /&gt;Tutto questo è un cammino avendo negli occhi la risurrezione di Gesù, che ci farà incontrare il Mistero in una eterna danza: «Io ero come un amôn ed ero la sua danza ogni giorno, danzando davanti a lui in ogni istante, danzando sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo» (Pr 8,30-31). «La danza, simbolo anche liturgico (2Sam 6,21; 1Cr 15,29; Sal 118,27) di contemplazione estetica ed estatica, diventa la celebrazione della bellezza del Creatore» (G. RAVASI, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dio vide che era bello…&lt;/span&gt;, Prato 1997, p. 16).&lt;br /&gt;In questo cantare anche con il corpo vi è un ascoltare il ritmo: chi ha vissuto l'esperienza che il canto celebra non può non partecipare con tutto se stesso, con il suo corpo, oltre che con la sua voce.&lt;br /&gt;Myriam imposta una sua coreografia, sopratutto perché proviene dall’esperienza sofferta e lo esprime guidandoci attraverso il canto.&lt;br /&gt;Il canto esprime un’esperienza di vita vissuta con Dio, una vita vissuta sotto un’unica espressione: amore.&lt;br /&gt;Quest’espressione chiama dai vari punti cardinali ogni uomo e donna a vivere il grande dono di sé, ad essere profeti per l’oggi contemporaneo.&lt;br /&gt;In queste parole troviamo l’uomo capace di Dio! Egli è immagine di Dio e torna a Dio attraverso un cammino di donazione e consegna di sé!&lt;br /&gt;Non è una vocazione ristretta, anche se Dio chiama alcuni a seguirlo in senso più stretto, ma tutti chiamati a vivere in una nuova dimensione di generosità e di amore, ognuno per la sua strada in un eterno canto d’amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;1. &lt;/span&gt;Il cantare di Myriam per la grandezza del Signore, si è trasformato in un cammino verso Lui nelle sue tre dimensioni… e il tuo canto, a che punto è?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;2.&lt;/span&gt; Myriam guida attraverso la musica a immergerci con passione nel cuore della nostra vita. C’è un piccolo angolo ancora a te sconosciuto, chiuso, che solo in questo istante si apre?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;3.&lt;/span&gt; Cosa significa per te cantare e danzare al Signore?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;4.&lt;/span&gt; Il Signore oggi ci chiama ad essere suoi strumenti, animatori di comunità: sono pronto ad “aprire le danze” per cantare davanti a tutti la Bellezza e Grandezza di Dio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;preghiera&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Signore Gesù, in Te la terra e il cielo si sono incontrati. Tu sei l’Alleanza in persona, il Figlio eterno che ha fatto suo il tempo degli uomini, e ha aperto a noi il tempo della Gloria.&lt;br /&gt;Donaci di credere in Te e di seguirTi nella verità delle opere e dei giorni del nostro cammino per confessarTi con le labbra e col cuore come il Signore della nostra vita, in una eterna danza divina.&lt;br /&gt;Fa’ che di Te sappiamo essere testimoni credibili, con umiltà e dolcezza, con la forza contagiosa ed irradiante di una nuova chiave musicale: l’Amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;agire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nel cammino della tua vita, medita e porta nel tuo quotidiano queste parole: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Noi ti rendiamo grazie, o Dio, ti rendiamo grazie: invocando il tuo nome, raccontiamo le tue meraviglie»&lt;/span&gt; (Sal 74 [75], 2).&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-1798934216061098362?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/1798934216061098362/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2010/02/myriam-lectio-es-1520-21-15-20-allora.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/1798934216061098362'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/1798934216061098362'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2010/02/myriam-lectio-es-1520-21-15-20-allora.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/S2q2DSFdfOI/AAAAAAAADIs/wVzygjBIa88/s72-c/miriam+danzante.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-8727450865285558074</id><published>2010-01-18T14:24:00.000-08:00</published><updated>2010-01-18T14:48:07.433-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/S1TkvFHNklI/AAAAAAAADGc/NhRBZm-i5Ng/s1600-h/giuseppe+venduto.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 320px; height: 138px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/S1TkvFHNklI/AAAAAAAADGc/NhRBZm-i5Ng/s320/giuseppe+venduto.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5428214948365701714" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 0, 153);font-size:130%;" &gt;GIUSEPPE&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;     &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;lectio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;(Gen 37,3-8.18.21-22.26-36.45,2-9.46,1-7)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;37, [3] Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, e gli aveva fatto una tunica dalle lunghe maniche. [4] I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non potevano parlargli amichevolmente. [5] Ora Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai fratelli, che lo odiarono ancor di più. [6] Disse dunque loro: "Ascoltate questo sogno che ho fatto. [7] Noi stavamo legando covoni in mezzo alla campagna, quand'ecco il mio covone si alzò e restò diritto e i vostri covoni vennero intorno e si prostrarono davanti al mio". [8] Gli dissero i suoi fratelli: "Vorrai forse regnare su di noi o ci vorrai dominare?". Lo odiarono ancora di più a causa dei suoi sogni e delle sue parole.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;[18] Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono di farlo morire. [21] Ma Ruben sentì e volle salvarlo dalle loro mani, dicendo: "Non togliamogli la vita". [22] Poi disse loro: "Non versate il sangue, gettatelo in questa cisterna che è nel deserto, ma non colpitelo con la vostra mano"; egli intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a suo padre. [26] Allora Giuda disse ai fratelli: "Che guadagno c'è ad uccidere il nostro fratello e a nasconderne il sangue? [27] Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perché è nostro fratello e nostra carne". I suoi fratelli lo ascoltarono. [28] Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d'argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti. Così Giuseppe fu condotto in Egitto. [29] Quando Ruben ritornò alla cisterna, ecco Giuseppe non c'era più. Allora si stracciò le vesti, [30] tornò dai suoi fratelli e disse: "Il ragazzo non c'è più, dove andrò io?". [36] Intanto i Madianiti lo vendettero in Egitto a Potifar, consigliere del faraone e comandante delle guardie.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;45, [2] Ma diede in un grido di pianto e tutti gli Egiziani lo sentirono e la cosa fu risaputa nella casa del faraone. [3] Giuseppe disse ai fratelli: "Io sono Giuseppe! Vive ancora mio padre?". Ma i suoi fratelli non potevano rispondergli, perché atterriti dalla sua presenza. [4] Allora Giuseppe disse ai fratelli: "Avvicinatevi a me!". Si avvicinarono e disse loro: "Io sono Giuseppe, il vostro fratello, che voi avete venduto per l'Egitto. [5] Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita. [6] Perché già da due anni vi è la carestia nel paese e ancora per cinque anni non vi sarà né aratura né mietitura. [7] Dio mi ha mandato qui prima di voi, per assicurare a voi la sopravvivenza nel paese e per salvare in voi la vita di molta gente. [8] Dunque non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio ed Egli mi ha stabilito padre per il faraone, signore su tutta la sua casa e governatore di tutto il paese d'Egitto. [9] Affrettatevi a salire da mio padre e ditegli: Dice il tuo figlio Giuseppe: Dio mi ha stabilito signore di tutto l'Egitto. Vieni quaggiù presso di me e non tardare.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;46, [1] Israele dunque levò le tende con quanto possedeva e arrivò a Bersabea, dove offrì sacrifici al Dio di suo padre Isacco. [2] Dio disse a Israele in una visione notturna: "Giacobbe, Giacobbe!". Rispose: "Eccomi!". [3] Riprese: "Io sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di scendere in Egitto, perché laggiù io farò di te un grande popolo. [4] Io scenderò con te in Egitto e io certo ti farò tornare. Giuseppe ti chiuderà gli occhi".&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;[5] Giacobbe si alzò da Bersabea e i figli di Israele fecero salire il loro padre Giacobbe, i loro bambini e le loro donne sui carri che il faraone aveva mandati per trasportarlo. [6] Essi presero il loro bestiame e tutti i beni che avevano acquistati nel paese di Canaan e vennero in Egitto; Giacobbe cioè e con lui tutti i suoi discendenti; [7] i suoi figli e i nipoti, le sue figlie e le nipoti, tutti i suoi discendenti egli condusse con sé in Egitto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia di Giuseppe (Gen 37,39-50; Es 1,1-7) è inserita tra quelle storie esemplari di esperienza di Dio di coloro che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Erano giusti agli occhi di Dio, osservando in modo irreprensibile tutti i comandamenti e i precetti del Signore»&lt;/span&gt; (Lc 1,6). Ma la storia di Giuseppe ha in sé un significato più profondo. Si presenta come una storia completa, a differenza degli altri racconti che la precedono.&lt;br /&gt;In questa storia ognuno può leggere la propria storia, perché la persona di Giuseppe con le sue vicende è molto simbolica, specialmente con fatti riguardanti la passione di Cristo Gesù.&lt;br /&gt;Il testo inizia col dire: «Israele amava …» (37,3), sono parole piene di tutto l’amore di un padre verso il proprio figlio, come se fosse l’unigenito. Giuseppe era il figlio della vecchiaia, il suo bastone. In lui Giacobbe aveva riposto, forse, le sue speranze tanto da fargli una tunica dalle lunghe maniche, cioé rivestirlo delle cose più belle.&lt;br /&gt;Ma in questa storia vi è anche l’idea della preferenza di Dio per il minore (cfr. Abele su Caino; Giacobbe su Esaù).&lt;br /&gt;Quest’atteggiamento di Giacobbe nei riguardi di Giuseppe ha portato odio nei suoi confronti e in particolare per i sogni strani che Giuseppe andava raccontando.&lt;br /&gt;Quante volte nelle scene di vita familiare, ancora oggi, troviamo questi dissensi, nei figli, tra fratelli… ma forse anche attraverso questo vi è un disegno di Dio? Nello sfondo di questa scena biblica vi è una carezza-dono di Dio che non riusciamo a percepire, perché ci troviamo in uno scenario fatto di odio e sogni, cioé in una scena buia.&lt;br /&gt;Forse la Parola non ci dice nulla, però qualcosa sta per nascere nel cuore di ciascuno, ma è notte è non riusciamo a vedere e a leggere i segni: i nostri occhi e il nostro cuore non hanno quella capacità di andare verso la luce verso la vita, come i fratelli di Giuseppe che coltivavano su di lui minacce di morte e nient’altro.&lt;br /&gt;In questo brano anche la persona di Giacobbe è significativa, egli da una parte rimprovera Giuseppe, forse con dolcezza, dall’altra invece cerca di comprendere (v. 8) con quella acutezza che il Signore gli aveva dato.&lt;br /&gt;Anche Maria, la madre di Gesù, cercava di capire nel suo cuore i fatti a cui ogni giorno andava incontro (Cfr. Lc 2,51), ricordando quella carezza-dono di Dio nella sua stessa vita.&lt;br /&gt;Proviamo allora anche noi di fermarci per comprendere il testo con quella acutezza spirituale che via via si va affinando, sì che ora in ogni parola, riga, frase, fatto, personaggio del testo, siamo capaci di scorgere Cristo Gesù, spaccando il guscio della noce per mangiarne il contenuto (Cfr. S. Girolamo, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lettera 58,9&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;Anche qui abbiamo una storia di odio e di violenza, dove dietro le parole ognuno legge sua storia, legge i fatti di ogni giorno che in qualche modo lo conducono alla vita, lo conducono all’incontro con il Signore della storia e della vita.&lt;br /&gt;Giuseppe e minacciato di morte come Gesù. Giuseppe è minacciato di morte come Don Giuseppe Diana († 19-03-1994), Don Pino Puglisi († 15-09-1993. E' in corso il suo processo di beatificazione come martire: già conclusa la fase diocesana, la documentazione è ora all'esame della Congregazione per le cause dei Santi in Vaticano) e tanti altri come loro, per la scelta di vita che hanno fatto. Ma il loro sangue ha portato altri germogli di speranza nel cuore e nella vita di tanta gente, proprio come dice la famosa frase di Tertulliano «Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani».&lt;br /&gt;Il cammino della vita procede, ma ogni tanto bisogna fermarsi per capire questa frase del salmista: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«La pietra che i costruttori hanno scartata, è diventata pietra angolare, è questa è l’opera meravigliosa del Signore»&lt;/span&gt; (Sal 118,22-23).&lt;br /&gt;Giacobbe, vecchio, in questa vicenda si ferma e ripercorre la sua storia. Nel ricordo di aver ingannato suo fratello, ora i suoi figli rifanno la stessa storia ingannando lui, facendo credere che il figlio della sposa prediletta, è morto sbranato da un animale feroce.&lt;br /&gt;Quante volte ci nascondiamo dietro una bestia feroce, per non dire la verità, per non fare la Verità! Anche qui possiamo leggere la storia di Dio che cammina con noi, che ci chiama a servirlo, anche in modo strano perché il suo amore è grande e senza confini. Infatti, l’Autore sacro fa notare in maniera discreta che dovunque Giuseppe si trova Dio è con lui, che dal cuore del perdono continua a chiamare molti a seguirlo.&lt;br /&gt;Infatti, in questa esperienza da cui viene ispirata tutta la vicenda, quello a cui si ispira Giuseppe verso i suoi fratelli è la legge del perdono, cuore di ogni storia.&lt;br /&gt;Questa storia è la storia di Gesù, è il prolungamento di quella di Giuseppe: è il figlio rifiutato, crocifisso, che diventa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Il primogenito tra i morti»&lt;/span&gt; (Ap 1,5).&lt;br /&gt;In questa vicenda Dio, come a Giacobbe, ci spinge a metterci in viaggio (Gen 46,1-7) su strade sconosciute, straniere, nuove.&lt;br /&gt;Nella vita di ogni giorno anche noi abbiamo un sì da dire a Dio, bisogna partire e ricominciare. La vicenda della sequela non pone età, anzi sembra di sfuggita di ripercorre con Gen 46,4 un episodio dell’Apostolo Pietro: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi". Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: "Seguimi"»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Quando eravamo bambini, alle domande che facevamo alle persone adulte si otteneva questa risposta: “quando sarai grande capirai!”.&lt;br /&gt;Giuseppe anche lui, nonostante scelto da Dio ha atteso attraverso tribolazioni per capire che dietro i suoi sogni, dietro a quanto i suoi occhi vedevano, vi era l’operato di Dio e quindi poteva affermare: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Dunque non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio»&lt;/span&gt; (45,8).&lt;br /&gt;Forse, anche noi come Giuseppe, in questo momento non riusciamo a capire il pensiero di Dio, non riusciamo a vedere i suoi disegni su di noi, ma «Nella Bibbia, come nella vita - scrive Kierkegaard - si cammina in avanti e si comprende all’indietro».&lt;br /&gt;In questa lunga vicenda di Giuseppe, possiamo vedere la trasformazione che Dio opera in noi, quando camminiamo insieme a Lui.&lt;br /&gt;Dio capovolge qualsiasi storia perché vive dietro e dentro la nostra storia per ridarci vita, infatti il Signore non gode della nostra morte, ma della vita (cfr. Ez 18,32).&lt;br /&gt;In questo cammino insieme al Signore si rinasce a vita, siamo gli uomini nuovi, che piano piano apprenderemo di essere “gli eletti”, chiamati a lottare contro ogni tipo di carestia, per andare incontro alla vita vera.&lt;br /&gt;La vita di Giuseppe che esce da una situazione buia (la cisterna) è simbolo di luce e salvezza per tutti, perché è l’uomo nuovo che risponde affermativamente alla chiamata, perché raduna, raccoglie spinto dall’amore, sotto un’unica tenda: «Abiterai nella terra di Gosen…» (Gen 45,10), cioé “la parte migliore del paese”.&lt;br /&gt;Giuseppe è l’uomo che da rifiutato viene salvato e da salvato diviene il salvatore: è colui che comincia a dare speranza, vita a un popolo.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E tu…?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;1.&lt;/span&gt; Hai mai riflettuto sul potere distruttivo dell’odio e della gelosia, sentimenti che crescono sopratutto nell’ambito delle relazioni parentali?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;2.&lt;/span&gt; Hai mai cercato di capire chi è Dio nella tua vita?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;3.&lt;/span&gt; Ti lasci trasformare dall’amore di Dio per essere suo strumento, oppure continui a soccombere al male?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;4. &lt;/span&gt;Ti senti più salvato o salvatore? perché?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;"&gt;preghiera&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il forte che schiaccia il debole, il furbo che inganna il semplice, il ricco che affama il povero, l’uomo che domina l’uomo: è questa Signore la storia. Ma tu, Signore, sei dentro la storia e ogni giorno, dal di dentro, capovolgi la mia storia, la trasformi e la rinnovi con la potenza del tuo Amore che continuamente mi chiama ad amare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;actio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Prova a riflettere dentro la tua vita con le parole di un saggio: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«I miei occhi hanno visto la salvezza preparata da Te»&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; (Gv 21,18-19).&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-8727450865285558074?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/8727450865285558074/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2010/01/giuseppe-lectio-gen-373-8.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/8727450865285558074'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/8727450865285558074'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2010/01/giuseppe-lectio-gen-373-8.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/S1TkvFHNklI/AAAAAAAADGc/NhRBZm-i5Ng/s72-c/giuseppe+venduto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-6284985279747214673</id><published>2010-01-04T09:15:00.000-08:00</published><updated>2010-01-04T09:25:51.571-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/S0IkXM7HXUI/AAAAAAAADDc/_dQq_LrrcH4/s1600-h/Hagar+e+ismaele.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 242px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/S0IkXM7HXUI/AAAAAAAADDc/_dQq_LrrcH4/s320/Hagar+e+ismaele.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5422936882332261698" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 0, 153);font-size:130%;" &gt;HAGAR &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);font-size:130%;" &gt;lectio &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;(Gen 16,3-4.6-11.15; 21,8-20)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;16, [3] Così, al termine di dieci anni da quando Abram abitava nel paese di Canaan, Sarai, moglie di Abram, prese Agar l'egiziana, sua schiava e la diede in moglie ad Abram, suo marito. [4] Egli si unì ad Agar, che restò incinta. Ma, quando essa si accorse di essere incinta, la sua padrona non contò più nulla per lei. [6] Abram disse a Sarai: "Ecco, la tua schiava è in tuo potere: falle ciò che ti pare". Sarai allora la maltrattò tanto che quella si allontanò. [7] La trovò l'angelo del Signore presso una sorgente d'acqua nel deserto, la sorgente sulla strada di Sur, [8] e le disse: "Agar, schiava di Sarai, da dove vieni e dove vai?". Rispose: "Vado lontano dalla mia padrona Sarai". [9] Le disse l'angelo del Signore: "Ritorna dalla tua padrona e restale sottomessa". [10] Le disse ancora l'angelo del Signore: "Moltiplicherò la tua discendenza e non si potrà contarla per la sua moltitudine". [11] Soggiunse poi l'angelo del Signore: "Ecco, sei incinta: partorirai un figlio e lo chiamarai Ismaele, perché il Signore ha ascoltato la tua afflizione. [15] Agar partorì ad Abram un figlio e Abram chiamò Ismaele il figlio che Agar gli aveva partorito.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;21, [8] Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un grande banchetto quando Isacco fu svezzato. [9] Ma Sara vide che il figlio di Agar l'Egiziana, quello che essa aveva partorito ad Abramo, scherzava con il figlio Isacco. [10] Disse allora ad Abramo: "Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco". [11] La cosa dispiacque molto ad Abramo per riguardo a suo figlio. [12] Ma Dio disse ad Abramo: "Non ti dispiaccia questo, per il fanciullo e la tua schiava: ascolta la parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la sua voce, perché attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe. [13] Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della schiava, perché è tua prole". [14] Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il fanciullo e la mandò via. Essa se ne andò e si smarrì per il deserto di Bersabea. [15] Tutta l'acqua dell'otre era venuta a mancare. Allora essa depose il fanciullo sotto un cespuglio [16] e andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d'arco, perché diceva: “Non voglio veder morire il fanciullo!”. Quando gli si fu seduta di fronte, egli alzò la voce e pianse. [17] Ma Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le disse: “Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo là dove si trova. [18] Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una grande nazione”. [19] Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d'acqua. Allora andò a riempire l'otre e fece bere il fanciullo. [20] E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e divenne un tiratore d'arco.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riprendiamo una vicenda drammatica, passata tra le righe, presentando la persona di Sarah.&lt;br /&gt;In queste pagine leggiamo una storia di esclusione, di violenza, di sofferenza e disagio, di elezione nella persona di Hagar. Forse non è facile capire, ma entriamo dentro il mistero, cercando di stare &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;“ricurvi”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; sulla Parola per poter scavare sulle parole, il “pozzo” dell’amore di Dio per il suo popolo.&lt;br /&gt;Anzitutto, subito leggiamo un’indicazione di tempo (16,3), un tempo che vuole dire a ciascuno di noi che per costruire un futuro, abbiamo bisogno di fare esperienza, di maturare. Per arrivare a questo, bisogna avere quella capacità di saper ascoltare la Parola di Dio e farla entrare dentro il nostro cuore, perché il Signore ci guidi nelle Sue vie.&lt;br /&gt;Certo, non è facile fare questo cammino perché spesso i fatti, la stessa Parola di Dio, non sono concordi col nostro pensiero e si creano delle rotture, lacerazioni come la lacerazione tra Sarah e la sua schiava Hagar.&lt;br /&gt;Notiamo come dietro questa lacerazione vi è una follia, stoltezza da parte di Sarah così come descrive il Sapiente: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;«Donna irrequieta è follia, una sciocca che non sa nulla»&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; (Sap 9,13; cfr. Qo 2,2).&lt;br /&gt;Sappiamo benissimo che questi atteggiamenti conducono solo alla lite e qualcuno deve sempre subire. Ora, per il brano, questo qualcuno è Hagar a cui l’Angelo del Signore è chiamato a risanare il pensiero del cuore.&lt;br /&gt;Il brano presenta tre segni del risanamento: 1) &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;l’Angelo stesso&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;; 2) &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;la sorgente d’acqua&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;; 3) &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;l’essere incinta&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;.&lt;br /&gt;Il primo che indica l’Angelo, cioé il “messaggero di JHWH”, la stessa Parola di Dio che si manifesta, perché tutto ritorni in una perfetta armonia.&lt;br /&gt;Il secondo è la sorgente d’acqua. L’acqua è simbolo del caos, per la sua assenza di forma e questo è un richiamo alla libro della Genesi, alle condizioni esistenti prima della creazione del mondo. Ma l’acqua viene anche raffigurata come simbolo della vita che per i cristiani è Cristo stesso, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;«Acqua viva che sgorga da Gerusalemme»&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; (Zc 14,8).&lt;br /&gt;L’ultimo elemento indicato è l’essere incinta. Dentro la donna vi è una grande promessa: una discendenza numerosa che non si può contare.&lt;br /&gt;Questi tre elementi (ognuno può metterne in risalto anche altri) sono motivo per Hagar di ritorno dalla padrona&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt; «Imparando in silenzio, con tutta sottomissione»&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;. (1Tm 2,11).&lt;br /&gt;Quest’atteggiamento sembra un anticipo di quanto sarà del popolo in Egitto quando erano schiavi, sottoposti all’ideale egizio (cfr. Gen 50,18), e che da «lontano» dovrà far ritorno alla terra promessa (a Dio).&lt;br /&gt;Hagar vuole andare lontano dalla sua Padrona (16,8), &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;«Il figlio più giovane, raccolse le sue cose, partì per un paese lontano»&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; (Lc 15,13). Sono espressioni che indicano l’allontanarsi da Dio, perdersi. Ma sarà Dio stesso a manifestarsi nel deserto della vita invitando a far ritorno.&lt;br /&gt;Per Hagar il ritornare dalla sua Padrona diventa motivo di abbassamento, di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;«curvare le spalle»&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; alla Parola ascoltata dall’Angelo perché, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;«Ecco, dice il Signore: Curvate le spalle, servite il re di Babilonia e dimorerete nella terra da me data ai vostri padri» &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;(Bar 2,21).&lt;br /&gt;In qualche modo Hagar sperimenta l’esilio, dove tutto si presenta ostacolo e resistenza e fiduciosa alle parole dell’Angelo per un affettuoso abbraccio con la sua Padrona, fa ritorno. Hagar trova forza non solo nelle parole dell’Angelo, ma nel figlio che porta in grembo (16,11) a cui darà nome Ismaele (= Dio ascolta) che raccoglie le speranze, proiettandole nel futuro.&lt;br /&gt;Ismaele nasce, ma quell’abbraccio affettuoso non è avvenuto. Le vie di Dio si sono presentate più misteriose, ai nostri occhi sempre più contorti, dolorosi se non entriamo profondamente nella Sua Parola.&lt;br /&gt;Hagar patisce una triplice violenza. la prima quella di essere schiava, espropriata della propria libertà per essere a servizio di Abramo e di Sarah, esucutrice non del proprio ma del loro progetto.&lt;br /&gt;La seconda violenza è quella della gelosia che si trasforma in furia vendicativa, non solo nei confronti di Hagar ma anche in quello del bambino. La terza è quella dello stesso Abramo il quale, invece di prendere le difese di Hagar, la espone alla vendetta di Sarah e ne diventa corresponsabile anche se il testo biblico si accontenta di dare una giustificazione teologica all’accaduto (21,12-14).&lt;br /&gt;A te che leggi queste pagine ti invito a non scandalizzarti di questo anche se Paolo definisce Abramo come «il padre della fede» (Rm 4,11) e Sarah viene presentata come esempio da imitare (Eb 11,11). Ma anche in questi comportamenti si nasconde il pensiero di Dio.&lt;br /&gt;Ognuno di noi può trovare risposta nella Bibbia che non è storia di uomini e donne ideali, ma la storia dell’amore di Dio per l’umanità, per ogni uomo e donna così come sono e che una volta incontrato Dio, cominciano a cambiare la loro vita. Infatti, se la Bibbia fosse una raccolta di storie edificanti, avrebbe poco da insegnarci. Ecco perché fin dall’inizio ho detto bisogna stare “ricurvi sulla Parola”, perché la Parola possa “slegarci” dalla nostra schiavitù, perché Dio sta dalla parte degli sconfitti, da quanti sono schiacciati dalla macchina della storia.&lt;br /&gt;In Hagar troviamo la storia di una donna perdente, ma troviamo anche lo stesso Dio di Abramo che capovolge la sua storia di morte in storia di vita (21,13). È in queste righe che possiamo individuare il senso profondo della Bibbia e di accoglierla come Parola di Dio.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;«Abramo carica sulle spalle di Hagar pane e acqua…»&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; (21,14). Sono i simboli della vita che l’umanità carica ogni giorno sulle sue spalle, che è chiamata a portare, simboli della fatica, simboleggiati dal peso sulle spalle.&lt;br /&gt;I simboli del pane e dell’acqua, nella Bibbia, raffigurano la presenza di Dio che continua a prendersi cura anche nella disperazione, in situazione di morte per realizzare il suo disegno: Abramo consegna ad Hagar il figlio perché da questi, anche se il cammino conduce alla morte, il deserto fiorirà (cfr. Is 32,15), nascerà una grande nazione (cfr. Is 49,15). Questa sicurezza il brano la racchiude nelle parole che l’Angelo comunica ad Hagar: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;«Che hai? non temere!»&lt;/span&gt; (21,17).&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;Sono parole che il nostro cuore accoglie ogni volta volta che la nostra storia si presenta esclusa, sono parole di sostegno per la vita.&lt;br /&gt;Nei simboli che Abramo consegna possiamo leggere i simboli della cristianità, frutto dell’amore di Dio che consegna il Figlio unigenito “mettendo sulle spalle” un nuovo pane e una nuova acqua (il patibolo), perché anche da Lui, «sorgente zampillante» nasca un nuovo popolo.&lt;br /&gt;Dio può fare che questo succeda. Egli che con la sua forza può fare tutto, e ce ne ha dato prova con Cristo, liberandolo dalla morte lo fece rivivere, oggi continua a liberarci dalla nostra situazione di morte per ricondurci alla vita: è il passaggio dalla stagione invernale alla stagione primaverile che tutti siamo chiamati a fare, dove tutto sboccia, la resurrezione “cammina”, il futuro è garantito.&lt;br /&gt;È l’amore singolare e universale di Dio: nel senso che Dio ama ciascuno personalmente, nella sua realtà individuale e non in quanto appartenente a un gruppo, ad un popolo, ad una nazione, ad una religione. Dio ama in modo universale, nel senso che il suo amore si estende a tutti in modo gratuito, senza distinzioni o preferenze perché il Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe è anche il Dio di Ismaele di cui ascolta il gemito.&lt;br /&gt;Il brano termina nella prospettiva del futuro di Ismaele: un cacciatore, un capostipite di una tribù nomade.&lt;br /&gt;Anche il cristiano è chiamato ad essere nomade, cacciatore: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;«Da ora sarai cacciatore di uomini»&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; (Lc 5,10). È una investitura che rende partecipe della stessa missione di Gesù, perché abilitato per conquistare al Vangelo molti, anzi tutti gli uomini così come fa il cacciatore che prende al laccio gli uccelli e il pescatore con la rete i pesci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);font-size:130%;" &gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;1.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; Nella vita ognuno di noi vive una storia di esclusione, quali sono stati i momenti in cui ti sei sentito/a messo/a da parte ed escluso/a?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;2.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; Anche oggi, Dio ti viene incontro con le parole: “Che hai? non temere!”, quale la tua reazione di fronte a Lui che ti sostiene?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;3.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; Dio ama singolarmente e universalmente, come vivi dentro di te questo immenso amore di Dio?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;4.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; Forse anche tu sei in un paese lontano, lontano da Dio, sei pronto/a ad alzarti in piedi, a curvare le spalle e metterti in marcia verso Dio?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;5.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; Nella tua situazione, ti senti pronto/a ad essere «cacciatore»?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);font-size:130%;" &gt;preghiera&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;Grazie o Signore perché il tuo amore si riversa su tutti gratuitamente senza nessuna preferenza. Ascolta la mia voce e dacci la forza di saper rispondere sempre all'odio con l'amore, all'ingiustizia con un totale impegno per la giustizia, alla miseria con la condivisione, alla guerra con la pace.&lt;br /&gt;Donami o Signore il rinnovato coraggio di seguirti nelle tue vie anche se mi sembrano impraticabili. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);font-size:130%;" &gt;actio&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;Medita oggi queste parole e portale nella tua vita quotidiana: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;«Sostienimi secondo la tua Parola e avrò vita; non deludermi nella mia speranza»&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; (Sal 119,116) &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;«Non temere, perché io sono con te»&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; (Is 43,5).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-6284985279747214673?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/6284985279747214673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2010/01/hagar-lectio-gen-163-4.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/6284985279747214673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/6284985279747214673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2010/01/hagar-lectio-gen-163-4.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/S0IkXM7HXUI/AAAAAAAADDc/_dQq_LrrcH4/s72-c/Hagar+e+ismaele.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-908548915139366776</id><published>2009-12-31T04:57:00.000-08:00</published><updated>2009-12-31T05:05:24.556-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/SzyhfFwZuYI/AAAAAAAADCc/ZiZD302Enbs/s1600-h/delacroix+giacobbe+lotta+con+l%27angelo.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 320px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/SzyhfFwZuYI/AAAAAAAADCc/ZiZD302Enbs/s320/delacroix+giacobbe+lotta+con+l%27angelo.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5421385606940440962" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 0, 153);font-size:130%;" &gt;GIACOBBE       &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;lectio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dal Libro della Genesi (32,23-32)&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;32, [23] Durante quella notte egli (Giacobbe) si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici figli e passò il guado dello Iabbok. [24] Li prese, fece loro passare il torrente e fece passare anche tutti i suoi averi. [25] Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell'aurora. [26] Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all'articolazione del femore e l'articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. [27] Quegli disse: "Lasciami andare, perché è spuntata l'aurora". Giacobbe rispose: "Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!". [28] Gli domandò: "Come ti chiami?". Rispose: "Giacobbe". [29] Riprese: "Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!". [30] Giacobbe allora gli chiese: "Dimmi il tuo nome". Gli rispose: "Perché mi chiedi il nome?". E qui lo benedisse. [31] Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel "Perché - disse - ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva". [32] Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all'anca.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come per Giacobbe, anche nella vita personale di ciascuno di noi accadono cose strane. Il brano che, in questo mese, l’Autore sacro ci mette davanti è molto difficile per il suo genere letterario.&lt;br /&gt;In questo capitolo della Genesi si narra dell’incontro di Giacobbe con un personaggio, non definito bene, in una notte sul torrente Jabbok.&lt;br /&gt;Notiamo nel brano il contesto della notte e della solitudine in cui avviene l’incontro. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Giacobbe rimase solo»&lt;/span&gt; (v. 25).&lt;br /&gt;Il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“restare solo”&lt;/span&gt;, nella notte, può portare paura, ma favorisce l’incontro con Dio; perché cessa la chiacchiera del giorno e si rimane nella solitudine e in ascolto.&lt;br /&gt;La “chiacchiera” è il vani-loquio, metafora dell’inautenticità dell’esistenza umana che si perde nell’anonimato del “si dice” impersonale.&lt;br /&gt;Un’esperienza simile l’abbiamo con un personaggio autorevole del Sinedrio: Nicodemo: quest’uomo si incontra con Gesù di notte (cfr Gv 3,1-21).&lt;br /&gt;La notte, luogo del silenzio, sottrae l’uomo alla chiacchiera del parlare vano, ed è per la Bibbia, la condizione dell’esistenza autentica come esistenza di fronte a Dio.&lt;br /&gt;Nell’esperienza di Giacobbe, Dio si presenta con l’ambiguità del prossimo, provocante ed inquietante: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«E un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora»&lt;/span&gt; (v.25). È l’anonimato di Dio che viene incontro a ciascuno di noi, attraverso la voce di un maestro, di un saggio, di un amico o di un estraneo; riconoscerlo e consegnarsi non è rinuncia a quanto è stato fino a quel momento, ma passione e confronto che esigono impegno e lotta.&lt;br /&gt;La lotta per Giacobbe diventa il suo Getsemani (probabile aramaico &lt;span style="font-style: italic;"&gt;gat s&lt;span style="font-size:130%;"&gt;e&lt;/span&gt;manê&lt;/span&gt; = "frantoio"), in altre parole il suo frantoio luogo in cui dovrà essere rotto, spezzato, macinato; vivere un’agonia, un combattimento, un'esperienza di morte.&lt;br /&gt;Per Giacobbe credere è lottare, dove le ragioni per il sì o per il no si scontrano e dove, all’improvviso, il sì s'impone sul no, per forza interna: «Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all'articolazione del femore e l'articolazione del femore … Giacobbe rispose: "Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!". … Riprese: "Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!". Giacobbe allora gli chiese: "Dimmi il tuo nome". Gli rispose: "Perché mi chiedi il nome?". E qui lo benedisse» (vv. 26-30).&lt;br /&gt;Osea, scriverà così su quest'episodio: «Da adulto (Giacobbe) lottò con Dio, lottò con l'angelo e vinse, pianse e domandò grazia» (Os 12,4-5).&lt;br /&gt;Abbiamo qui un evento che appare come “un domandare grazia”, che nel libro della Sapienza è tradotto con la pietà, la preghiera: «Gli assegnò la vittoria in una lotta dura, perché sapesse che la pietà è più potente di tutto» (Sap 10,12).&lt;br /&gt;Bisogna essere adulti, crescere e rafforzarsi sempre per lottare nella fede, anche se nella lotta della fede, Dio è più forte di ogni resistenza e prima o poi Lui entra nella nostra vita con una mossa impensabile e imprevista.&lt;br /&gt;Il profeta Geremia sperimenta quest’azione irruenta di Dio nella sua vita come lo stesso sgambetto con il quale Giacobbe viene vinto, come un frantoio che frantuma le pietre: «Signore, tu mi hai sedotto e io non ho saputo resisterti. Hai ricorso alla forza e hai ottenuto quello che volevi» (Ger 20,7).&lt;br /&gt;È l’enigma di Dio che affascina e sfugge alla presa umana. Non possiamo appropriarcene: «Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora» (v. 27). Gesù dirà a Giovanni Battista all'inizio della proclamazione del Regno: «Lascia fare per adesso, perché ci conviene adempiere così ogni giustizia. Allora lo lascia fare» (Mt 3,15), e quando tutto sta per compiersi dirà ai suoi discepoli: «Lasciate. Fino a questo punto!» (Lc 22,51).&lt;br /&gt;Ritornando al nostro brano, sembra a prima vista che è l’uomo a vincere, ma c’è qualcosa di più in quella lotta orante: Giacobbe è costretto a rivelare il suo nome: affida nelle mani del misterioso personaggio (di Dio), l’intera sua personalità.&lt;br /&gt;Anche in Giacobbe abbiamo il cambiamento del nome. Il suo nome Giacobbe che significa “soppiantatore” del fratello Esaù, (vedi Gen 25,25-26) adesso è Israele (yisra'el = "Egli lotta con El"), interpretato liberamente come “contendere con Dio”: «Perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!» (v. 29).&lt;br /&gt;In questa sua lotta, in questa sua insistenza, l’uomo non dispera solamente ma si mette faccia a faccia con Dio, si misura nei suoi disegni, si confronta con le promesse di Dio. E non urlerà più, non piangerà più perché qualcosa di nuovo è nato in lui, qualcosa sta crescendo dentro di lui: è la potenza della Parola efficace che penetra fino alle proprie midolla (Cfr Eb 4,12).&lt;br /&gt;Ma anche se Giacobbe chiede il nome al misterioso personaggio, ancora una volta Dio si mostra imprevisto, rifiutandosi di dire il nome, perché è inaccessibile, segue in un silenzio benedicente, perché nel nome di Dio vi è benedizione: «In ogni luogo dove io vorrò ricordare il mio nome, verrò a te e ti benedirò» (Es 20,24). «La sua benedizione si diffonde come un fiume e irriga come un’inondazione la terra» (Sir 39,32).&lt;br /&gt;È una benedizione che inabita concretamente ogni frammento ed istante dell’esistenza umana, perché nella nostra lotta orante con Dio, ci troviamo con Lui «faccia a faccia» (v. 31), come l’esperienza di Mosè al Sinai, dove Dio iniziò a rivelarsi come l'Essere: «Io sono colui che sono» (Es 3,14).&lt;br /&gt;È un’esperienza diretta, dinamica perché si esce trasformati interiormente e l’esperienza di Giacobbe insegna che questa trasformazione consiste nella sua elevazione a partner di Dio, essere responsabile, senza perdere il sapore (Cfr. Mt 5,13), perché chiamato a dare sapore, non solo alla propria vita, ma anche a quella di quanti incontrerà nel suo cammino. «E chiunque ha lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi a causa del mio nome, riceverà molto di più» (Mt 19,29).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;1.&lt;/span&gt; La solitudine ti fa paura oppure è lo spazio dove tacciono le voci della chiacchiera per ascoltare ed incontrare Dio?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;2.&lt;/span&gt; Quale lotta della fede affronto ogni giorno, per poter vivere una nuova identità del mio Io, di fronte a Dio?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;3.&lt;/span&gt; Come Giacobbe, sono capace di affidare la mia vita nelle mani di Dio?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;4.&lt;/span&gt; Sono pronto ad essere partner di Dio, a dare sapore alla mia vita per vivere con responsabilità, dove lui mi chiama a dare sapore?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;preghiera&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Signore, tu sei presenza discreta e silenziosa che non ti imponi con la forza ma ti nascondi e attendi con pazienza. A volte mi sembri lontano o assente e lotto tra il credere e il non credere. Ma tu Signore, sei più forte delle mie resistenze e trionfi sulla mia incredulità e debolezze. Dona sapore alla mia vita perché io, con responsabilità, possa dare sapore a quanti ogni giorno incontro nella mia vita, non per me, ma per chi ha più di me bisogno di te.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;actio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ripeti spesso e medita questa Parola:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Guardando a lui sarete raggianti, restando con lui non saranno confusi i vostri volti» &lt;/span&gt;(cfr Sal 34,6).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-908548915139366776?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/908548915139366776/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2009/12/giacobbe-lectio-dal-libro-della-genesi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/908548915139366776'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/908548915139366776'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2009/12/giacobbe-lectio-dal-libro-della-genesi.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/SzyhfFwZuYI/AAAAAAAADCc/ZiZD302Enbs/s72-c/delacroix+giacobbe+lotta+con+l%27angelo.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-2804798063434678947</id><published>2009-12-26T07:20:00.000-08:00</published><updated>2009-12-26T07:28:47.971-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/SzYrnOWLlOI/AAAAAAAADBs/OD9JFJZYNMg/s1600-h/abramo+e+sarah.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 260px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/SzYrnOWLlOI/AAAAAAAADBs/OD9JFJZYNMg/s320/abramo+e+sarah.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5419567154452993250" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 0, 153);font-size:180%;" &gt;SARAH&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;lectio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dal Libro della Genesi (16,1-2; 18,1-2.9-15; 21,1-2)&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;16,[1] Sarai, moglie di Abram, non gli aveva dato figli. Avendo però una schiava egiziana chiamata Agar, [2] Sarai disse ad Abram: "Ecco, il Signore mi ha impedito di aver prole; unisciti alla mia schiava: forse da lei potrò avere figli".&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;18,[1] Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno. [2] Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, [9] Poi gli dissero: "Dov'è Sara, tua moglie?". Rispose: "E' là nella tenda". [10] Il Signore riprese: "Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio". Intanto Sara stava ad ascoltare all'ingresso della tenda ed era dietro di lui. [11] Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne. [12] Allora Sara rise dentro di sé e disse: "Avvizzita come sono dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!". [13] Ma il Signore disse ad Abramo: "Perché Sara ha riso dicendo: Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia? [14] C'è forse qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio". [15] Allora Sara negò: "Non ho riso!", perché aveva paura; ma quegli disse: "Sì, hai proprio riso".&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;21,[1] Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. [2] Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lettura di queste pagine della Genesi, racchiude le vicende di Sarai moglie di Abramo anche se le pagine citate, riportano le vicende di Agar.&lt;br /&gt;La storia di Sarai si presenta, a ciascuno di noi, con un duplice aspetto: sterilità e gratuità.&lt;br /&gt;La Bibbia non dice tanto sulla sterilità di Sarai, ma in penombra noi possiamo vedere la sua sofferenza e la sofferenza d’ogni sterilità: «Ecco, il Signore mi ha impedito…» (16,2).&lt;br /&gt;Questa donna, sterile, incarna la sofferenza per la maternità mancata, ma al contempo ha dentro di sé una grande forza di volontà a non rassegnarsi e ricorre ai metodi allora consentiti. Sara non è l’unica donna nella Bibbia che si trova impedita, sterile: vedi per esempio Anna moglie di Elkana (Cfr. 1Sam 1,1ss).&lt;br /&gt;Per questa sua grande fortezza gli viene mutato il nome: «Dio disse ancora ad Abramo: non chiamare più tua moglie Sarai; d’ora in poi il suo nome è Sarah. per mezzo di lei ti darò un figlio» (Gen 17,15-16).&lt;br /&gt;Qui abbiamo un gioco di parole che nella lingua ebraica assume vari significati: da Sara&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;i&lt;/span&gt; a Sara&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;h&lt;/span&gt;. Il nome che termina con la lettera &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;i&lt;/span&gt;, come in ebraico terminano certi suffissi di possesso, sembra sottolineare la presunzione di Sarai nel momento in cui decise in cuor suo di dare la sua ancella al marito per aiutarlo a garantire la discendenza, che tanto desidera e che Dio promette. Ma non era quello l’aiuto che Sarai poteva dare a suo marito, ma da una &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Sarah &lt;/span&gt;capace di rinunciare a ogni possessiva presunzione di sé a vantaggio della propria uterina ( il significato della lettera&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt; h&lt;/span&gt;) natura di donna e di madre responsabile di figli autentici.&lt;br /&gt;Il cambiamento del nome, nella Bibbia indica il progetto di Dio sulla persona, sul popolo; infatti, il nome Sarah significa “Mia principessa”. Sarah, infatti, sarà madre di numerosi re. Questa forza di volontà il Signore la benedice, visita Abramo e fa una promessa inaudita.&lt;br /&gt;L’«Inaudito» si rende presente nella vita di questa coppia, diventa un punto d'incontro perché la sterilità sia feconda, perché Sara dia frutto: generi!&lt;br /&gt;L’annuncio che Dio fa è inaudito perché sfida l’ordine naturale, ma &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«c’è forse qualcosa impossibile per il Signore?»&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Nella Bibbia, queste sono parole che si ripetono quando Dio chiama qualcuno per realizzare il suo disegno d’amore (cfr Lc 1,19-20.37). Queste sono parole che ogni volta si ripetono quando Dio fa visita a ciascuno di noi e trova qualche ostacolo, quando la nostra vita è come un deserto senza vita, infeconda: «&lt;span style="font-style: italic;"&gt;come una terra arida senza acqua» &lt;/span&gt;(Sal 62,2), come un deserto bruciato, come un vicolo cieco, come un orizzonte chiuso senza speranza, come un vuoto incolmabile senza attesa, come un grembo di donna incapace di generare. Avere sete di Dio è già un dono di Dio. Lasciata a se stessa, la carne non è altro che rifiuto, occhi chiusi, orecchie turate, cuore indurito (Mt 13,10-15).&lt;br /&gt;Spesso, questa è la nostra vita! Non ha senso vivere per vivere; ha senso vivere se si loda Dio: la grazia divina non solo sorpassa infinitamente la vita fisica, ma è quella che le conferisce significato.&lt;br /&gt;È una pagina di fede quella che abbiamo davanti, una fede che diventa rischio. «Si tratta di due orizzonti lontani verso i quali l’uomo si deve incamminare con un lungo e defatigante itinerario che raffigura la dialettica della fede, sempre sospesa ala promessa e al rischio» (G. Ravasi).&lt;br /&gt;Ma proprio perché la fede si trasforma in rischio, la fede di Sarah davanti alle parole dell’Inaudito conosce il dubbio, il sospetto, l’esitazione, la sospensione: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Allora Sarah rise dentro di sé e disse: "Avvizzita come sono dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!"» &lt;/span&gt;(18,21).&lt;br /&gt;Vi è un po’ d'ironia nell’atteggiamento di Sarah e una reazione da parte dell’Inaudito, dei Tre personaggi (Dio).&lt;br /&gt;La storia di questa donna insegna che non esiste situazione disperata che Dio non sappia capovolgere: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Tornerò da te alla stessa data e Sarah avrà un figlio»&lt;/span&gt; (18,14). Alla reazione di Dio vi è paura e imbarazzo e una certa autodifesa: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;«"Non ho riso!"»&lt;/span&gt; (18,15).&lt;br /&gt;Nella Bibbia il riso ha vari significati, ma nel riso di Sarah e nella sua autodifesa possiamo leggere il nostro riso, le nostre finzioni dinanzi alla Parola di Dio, dinanzi alla sua Parola che continuamente chiama; ma è un riso che Dio sa trasformare in nuova umanità, promessa, certezza, vita, dono per l’altro… perché il Signore «non ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra Devastata, ma tu sarai chiamata Mio compiacimento e la tua terra, Sposata» (Is 62,4); il figlio che nasce prenderà nome Isacco, cioè “JHWH ha riso”.&lt;br /&gt;Sì, Dio ride dinanzi agli ostacoli. Il Suo riso spazza ogni nostra perplessità, paura, ogni male degli uomini: «Colui che è assiso nei cieli se ne ride, il Signore si fa beffe» (Sal 2,4; cfr anche Sal 37,13; 59,9).&lt;br /&gt;«È un riso che disarma nel senso più vero, privando della sua forza l’apparente potente predominio dell’incredulità e dell’arroganza» (Gerhard Ebeling).&lt;br /&gt;«Nel tempo che Dio aveva fissato» (21,2). C’è un tempo che Dio fissa per Sarah, per ciascuno di noi, per farci visita. Nel tempo stabilito, il riso di Dio visita Sarah portando vittoria sulla sua sterilità, portando il dono di generare, il miracolo della nascita, il passaggio dall’essere infecondo ad essere fecondo: la vita; perché essere visitati da Dio è incontrare la vita.&lt;br /&gt;Generare, per la Bibbia, non è l’espressione di una legge naturale ma l’evento dell’amore di Dio personale dove tutto si trasforma in dono.&lt;br /&gt;Nell’incontro con la vita Sarah scopre “un di più” che viene dall’amore personale di Dio dove per Sarah, inizia un nuovo rapporto, un nuovo cammino.&lt;br /&gt;Nell’atteggiamento di Sarah, sembra ricordare le parole di Gesù: «Chi rimane in me, fa molto frutto. Chi non rimane in me viene gettato via» (Gv 15,5-6).&lt;br /&gt;Questo è il dilemma posto da Gesù ai discepoli: accettare di essere innestati in Lui o essere soppressi, perché «senza di me non potete fare nulla» (Gv 15,5).&lt;br /&gt;Chi rimane «in me». Gesù pone l’accento in questo rimanere in Lui perché fonte e mèta della vita personale e comunitaria, è l’unico sentiero di fecondità evangelica e pastorale perché ha in sé la fecondità di Cristo che ha dato se stesso per amore. Il portare frutto dipende dal rapporto personale dei discepoli con Gesù. Diversamente si è sterili, secchi, inutili a se stessi e agli altri.&lt;br /&gt;«Allora sarete miei discepoli» (Gv 15,8). È una conclusione significativa. Si è discepoli solo in conseguenza del rimanere in Cristo ed è da questo rimanere in Lui che scaturisce il dovere della testimonianza.&lt;br /&gt;Anche Sarah, nella sua vita, scoprendo il “di più”, ha dimorato nella Parola dell’Eterno dando senso e valore alla sua stessa vita e a quella degli altri generando a tutti Isacco, il sorriso di Dio, divenendo madre d’Israele.&lt;br /&gt;Questa sua maternità si fa gratuità fino alla morte, fino al raggiungimento della Terra che Dio promise di dare.&lt;br /&gt;Sarah muore a centoventisette anni la sua gratuità fu di esempio per tutti, anche in terra straniera e Abramo acquista nella terra Ittita, da Efron figlio di Zocar, la caverna di Macpela per seppellirvi Sarah (Gen 23).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;1. &lt;/span&gt;Quali situazioni di “infecondità” riscontri nella tua vita e nella società in cui vivi?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;2.&lt;/span&gt; Qual è il senso della visitazione di Dio a Sara… di Dio nella tua vita?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;3.&lt;/span&gt; Nella tua vita, c’è l’apertura personale verso Dio dove vi incontrate e parlate da amici?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;4.&lt;/span&gt; Come ti rapporti, nella società in cui vivi, in modo sterile o gratuito?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;5.&lt;/span&gt; Quale è il tempo che Dio ha fissato per te?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;preghiera&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Hai un compito, anima mia, un grande compito, se vuoi. Scruta seriamente te stessa, il tuo essere, il tuo destino; donde vieni e dove dovrai posarti; cerca di conoscere se è vita quella che vivi o se c’è qualcosa di più.&lt;br /&gt;Hai un compito, anima mia, purifica, perciò, la tua vita: considera, per favore, Dio e i suoi misteri, indaga cosa c’era prima di questo universo e che cosa esso è per te, da dove è venuto e qual sarà il suo destino.&lt;br /&gt;Ecco il tuo compito, anima mia, purifica, perciò, la tua vita. Accostati al Dio che ti parla nel Figlio suo e saprai la via della gioia. (S. Gregorio di Nazianzo, † 410)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;actio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Medita oggi queste parole e portale nella tua vita quotidiana:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Noi siamo liuti, tu il suonatore. Non sei tu che emetti sospiri attraverso essi? Noi siamo flauti, ma il soffio è tuo, o Signore! Noi siamo dei monti, ma l’eco è tua, o Signore!».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-2804798063434678947?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/2804798063434678947/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2009/12/sarah-lectio-dal-libro-della-genesi-161.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/2804798063434678947'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/2804798063434678947'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2009/12/sarah-lectio-dal-libro-della-genesi-161.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/SzYrnOWLlOI/AAAAAAAADBs/OD9JFJZYNMg/s72-c/abramo+e+sarah.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7467230014825668040.post-1579185609909135403</id><published>2009-12-25T11:26:00.000-08:00</published><updated>2009-12-25T11:36:39.286-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/SzUOdBMjQFI/AAAAAAAADA8/uboncS9SmSw/s1600-h/abramo.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 209px; height: 267px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/SzUOdBMjQFI/AAAAAAAADA8/uboncS9SmSw/s320/abramo.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5419253618310332498" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 0, 153);font-size:180%;" &gt;ABRAMO &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);font-size:130%;" &gt;lectio&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;Dal Libro della Genesi (12,1-4)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;Il Signore disse ad Abram: «Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione; Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra».&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il brano che racconta la storia di una chiamata seguita da una risposta: la storia della nostra fede, che ha inizio con Abramo padre dei credenti, è racchiuso nella redazione Jahvista e costituisce la preparazione alle gesta di Abramo e di tutti i patriarchi.&lt;br /&gt;Dio si manifesta, dice: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;«in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;(v. 3c); è un riallacciarsi con la storia delle origini (Gen 2-11), una storia che ha inizio con Adàm (= che viene dal suolo, ebraico &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;Adamah &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;= terra, tradotto in seguito con nome proprio di persona Adamo) e la sua disobbedienza fonte di maledizione (= 5 volte in Gen 3,14.17; 4,11; 5,29; 9,25).&lt;br /&gt;La storia di Abramo si apre con l’obbedienza ricolma di benedizione che nel brano è menzionato per 5 volte.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;«Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso…».&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;Dio parla. Per Abramo è un fatto inaudito perché fino a quel momento era sempre lui a rivolgersi a Dio e non viceversa, ma quello che sconvolge di più Abramo è che Dio questa volta non si presenta come la perfezione, ma come colui che si china sull’uomo, instaurando con lui un rapporto di comunione e di dialogo. In questo rapporto con Dio, Abramo scopre un “di più” e accoglie il Suo invito a partire, a lasciare tutto.&lt;br /&gt;Abramo parte lasciando ciò che sono le origini dell’uomo, rompendo il tronco vitale della sua terra; del suo popolo, del suo clan rinunciando a tutte le sicurezze che vi può trovare e accoglie il “di più” divino che lo ama e lo accompagna in ogni istante.&lt;br /&gt;In questa sua accoglienza, Abramo porge l’orecchio a Dio con fiducia e obbedienza come se stesse ripercorrendo le parole del salmista: «Ascolta, o figlia, guarda e porgi l’orecchio dimentica la tua gente e la casa di tuo padre» (Sal 45,11). Sono parole che il cantore rivolge alla sua fidanzata e che alludono alla vocazione di Abramo che deve andar via dal suo paese, dalla sua gente, dalla sua patria, un destino legato a quello del re e del suo popolo ed è in questo destino che Abramo trova una gran benedizione.&lt;br /&gt;Le parole del salmo: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;Ascolta, guarda, porgi l’orecchio,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; sono per Abramo atteggiamenti fondamentali e che ognuno deve assumere nel rapportarsi con la Parola di Dio.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;«Allora Abram partì».&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; Il rapporto con Dio richiede anche una risposta. Abramo rispondendo obbedendo alla Parola di Dio. Obbedire rimanda alla radice latina ob-audire e vuol dire ascolto acconsentito, un ascolto che aderisce con il proprio “sì” a ciò che ascolta.&lt;br /&gt;Abramo, infatti, esce dalla sua terra guidato dalla parola di Dio, che promette di dargli un nome e un grande popolo e questo perché «Il re Messia si è invaghito della tua bellezza» continua il salmista.&lt;br /&gt;Nella chiamata che Dio fa ad Abramo, a ciascuno di noi vi è una bellezza racchiusa nell’obbedienza e nella fiducia, due fini che allargano il nostro orizzonte dove Dio sarà il termine di tutto.&lt;br /&gt;Abramo parte e si orienta verso una grandezza, quella di Dio, non per entrare in un’utopia, ma per entrare nella pienezza del mistero, abbandonando il centro delle sue sicurezze per entrare in quello della grazia.&lt;br /&gt;Ma perché obbedire così immediatamente? Perché non chiedere nulla? Perché non fare domande, esigere spiegazioni? Perché non porre condizioni? “Devo andar via dal mio paese”, per quale motivo? E poi verso dove? “trovarmi in terra sconosciuta «fuori» dalle mie sicurezze, «fuori» dal mio territorio, perché?&lt;br /&gt;Abramo non si pone queste e altre domande, ma semplicemente obbedisce, risponde a Dio con un “sì”, non desidera sapere, perché il suo sapere adesso è nuovo, e questa novità è dischiusa nel Tu di Dio che gli ha parlato e si fida di Lui.&lt;br /&gt;Il partire di Abramo, la fiducia che egli ripone in Dio ha fatto sì che san Paolo lo definisse «il padre di tutti i credenti» (Rm 4,11ss). Per noi è esempio continuo perché c’invita a fidarci della Parola abbandonandosi al suo Tu che non può deludere, fidarsi sempre e in ogni caso.&lt;br /&gt;Ma com’è possibile, ti chiederai, obbedire, fidarsi senza garanzie? Nell’abbandono di Abramo, vi è un umiliarsi, perdersi che lo porta ad innalzarsi e arricchirsi: «Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione». Abramo si scopre ricco di una ricchezza che non consiste nell’avere tesori per sé, ma nell’arricchirsi per l’altro. Infatti, Dio aggiunge: «In te saranno benedette tutte le famiglie della terra». Sembra un percorrere le parole di Gesù quando dice: «Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,19-21).&lt;br /&gt;È una promessa di felicità quanto è racchiuso nella benedizione, una felicità destinata a tutte le famiglie della terra. Non è il denaro il fine della benedizione, della chiamata di Abramo ma la chiamata alla felicità. Tu, io siamo voluti per essere felice. La felicità che insegna Abramo è molto strana, non si raggiunge curandosi del proprio io ma curandosi dell’altro e che la ricchezza non è un riempire il proprio salvadanaio, ma nel svuotarlo, non nel volere le cose per se, ma nel donarle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);font-size:130%;" &gt;interrogarsi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;1.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; Cosa ti colpisce della figura di Abramo, al quale Dio rivolge la parola chiedendogli di lasciare tutto (paese, patria, famiglia) e partire? Cosa vuol dire per te “uscire”, come Abramo?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;2.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; Riesci a sentire il senso di libertà e di felicità per il fatto di trovarti di fronte al Tu di Dio che ti ama?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;3.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; Hai mai pensato al senso dell’obbedienza come fiducia e affidamento a Dio?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;4.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; Hai mai pensato che la tua felicità è essere dono per l’altro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);font-size:130%;" &gt;preghiera&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Signore oggi Tu mi rivolgi la parola, chiamandomi per nome e interessandoti alla mia storia.&lt;br /&gt;Come Abramo, mi fido di te e mi abbandono a te perché so che sei l’Amore che non deludi e sconfiggi le tenebre del caos e della morte. Fa della mia vita una benedizione e una ricchezza per quanti incontrerò lungo la strada e al mio fianco. Amen&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);font-size:130%;" &gt;actio&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;Ripeti spesso e medita oggi questa parola: «Signore tu mi scruti e mi conosci… In te, mai sarò deluso… Per tutti i giorni della mia vita» (Sal 139,1; 31,2; 23,6).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7467230014825668040-1579185609909135403?l=personaggibiblici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/feeds/1579185609909135403/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2009/12/abramo.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/1579185609909135403'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7467230014825668040/posts/default/1579185609909135403'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://personaggibiblici.blogspot.com/2009/12/abramo.html' title=''/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/SzUOdBMjQFI/AAAAAAAADA8/uboncS9SmSw/s72-c/abramo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry></feed>
