giovedì 4 febbraio 2010

MYRIAM


lectio (Es 15,20-21)
15, [20] Allora Maria, la profetessa, sorella di Aronne, prese in mano un timpano: dietro a lei uscirono le donne con i timpani, formando cori di danze. [21] Maria fece loro cantare il ritornello: "Cantate al Signore perché ha mirabilmente trionfato: ha gettato in mare cavallo e cavaliere!".


Myriam sorella di Mosè e Aronne, è una delle otto donne bibliche che portano il nome di Maria, il cui nome significa “signora o amata”.
Ella compare in Es 2,4 quando Mosè all’età di tre mesi, per salvarlo da un decreto del Faraone, fu messo in una cesta e posto nel canneto sulla riva del Nilo. Poi in un altro scenario, nel contesto di un dissenso familiare per la guida del popolo di Dio nel deserto.
In questi pochi versetti leggiamo la sua vita in chiave vocazionale accanto ai suoi fratelli Mosè e Aronne, al momento culminante dell’esperienza di liberazione dall’Egitto sotto la guida di Mosè, per intervento divino.
Myriam entra in scena quando il popolo di Israele sono arrivati dalla parte opposta del Mar Rosso, asciutti.
Dall’Autore Sacro, Maria ci viene presentata come “profetessa”. Il termine profeta significa “Colui che parla a nome di Qualcuno”, con le sue specifiche caratteristiche di profeta: “fermamente convinto di aver ricevuto dall’alto un messaggio speciale, escatologico, che trascende la loro diretta intuizione con l’ordine di trasmetterlo ad altri”.
Myriam anche se non è un vero profeta cioé, designato a tale scopo, assume queste in qualche modo queste caratteristiche in mezzo alla sua gente, in mezzo a coloro con cui ha condiviso sofferenze e oppressioni, si fa animatrice del coro e delle danze intonandone un ritornello di gioia che richiama l’Esodo. Ella capisce che «La vera profezia nasce da Dio, dall’amicizia con Lui, dall’ascolto attento della sua Parola nelle diverse circostanze della storia…» (Giovanni Paolo II). È una donna che in qualche modo, come dirà Mic 6,4, occupa un posto molto importante. Ella è chiamata da Dio in mezzo alla sua gente perché Lo riconosca, Lo serva e Lo testimoni in mezzo alle genti.
Myriam fa’ tutto questo, come profetessa, cioé con un carisma del tutto particolare ricevuto dal Signore a beneficio del popolo. Lo fa come animatrice di una comunità perché la sua gente trovi attraverso lei quell’intima forza persuasiva, la sua armonia con il Trascendente e formulare un nuovo programma di vita. Quest’armonia diventa un continuo ripetere col salmista: «Tu sei il mio Dio e io ti cerco. Sono assetato di te, ti desidero con tutto me stesso: sono terra arida, secca, senz’acqua. Così ti ho cercato nel tuo santuario per conoscere la tua forza e la tua gloria» (Sal 63 [62]).
Questo ripetere in continuazione, per gli Israeliti si è trasformato in spazio sacro a Dio, dove ognuno è chiamato a costruire l’uomo nella sua totalità perché egli esiste solo in quanto essere in relazione: «Cantate al Signore…» (v. 21), cioé una relazione fatta con regola e misura in modo che tutto sia un’armonia divina.
Il cantare di Myriam per la grandezza del Signore, si è trasformato in un cammino verso Lui nelle sue tre dimensioni:
a. dimensione interiore: verso l’interno di se stesso, perché è composto di un corpo, di un cuore, di una mente nell’unità di una sola persona;
b. dimensione orizzontale: verso la natura e tutto il creato, verso tutta l’umanità;
c. dimensione verticale: è la relazione con la Sorgente della vita che comunemente, come credenti, chiamiamo Dio.
Il Salmista dirà: «Cantate al Signore un canto nuovo» (Sal 149,1). Myriam è colei che invita a celebrare Dio con atteggiamenti profondi dell’anima, di esprimerlo con atteggiamenti interiori vibranti della propria vita, con gioia ed esultanza sempre nuova.
Myriam è colei che apre “l’orizzonte escatologico di Dio”. «Cantavano un canto nuovo: "Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione e li hai costituiti per il nostro Dio un regno di sacerdoti e regneranno sopra la terra"» (Ap 5,9-10).
È il cammino di ciascuno verso la Gerusalemme celeste; e chi è chiamato come Myriam, deve camminare, certo con “strumenti” adeguati, in quelle tre dimensioni insite della vita umana.
La nostra profetessa Myriam, forse ancora non conosceva queste tre dimensioni, ma sono dimensioni racchiuse anche nell’arte musicale.
Nella vita della beata Elisabetta della Trinità, monaca carmelitana francese (1880-1906), si narra che era una grande musicista e qualcuno ascoltandola suonare il Canto del nocchiero di Diemer disse: «…c’era qualcosa che emanava da lei, qualche cosa che veniva dalle profondità del suo essere e che lei traduceva nel suo modo di suonare, ed effondeva musica umanamente, naturalmente, ma anche soprannaturalmente. […] Era qualcosa che non veniva forse nemmeno da lei: come una grazia soprannaturale che passava da lei a noi, […] anche a persone non cristiane dava l’impressione di un essere capace di raggiungere ciò che sta al di là del contenuto umano di ciascuno…» (M.D.POINSENET, Questa presenza di Dio in te, Milano 1971, pp.253-254).
Quale insegnamento, quale messaggio possiamo ricavare per la nostra vita quotidiana dalla profetessa Myriam per metterci in cammino nelle vie di Dio?
Myriam trasmette alla sua gente una grazia soprannaturale che passava da lei al suo popolo, perché ognuno potesse conoscere la “grandezza di Dio Salvatore” che «Ha rovesciato i potenti dai troni e innalzato gli umili» (Lc 1,52).
Guardando questo nostro mondo che va avanti nella sua postmodernità, penso che il nostro essere non debba farsi incorporare dagli eventi, ma essere penetranti, psicologicamente esatti, teologicamente felici, essere continuamente miracolati dalla Libertà di Dio che attraversa a volte, senza limitarla, la libertà della creatura, lasciandosi incarnare dentro e farla agire per nostro mezzo.
Myriam è colei che fa da guida perché ognuno trovi la sua melodia e trovandola, diventa quando la esegue, “sacramento” di Dio: attrae tutti totalmente a sé e totalmente rimanda ad Altro e questo perché «La musica la più immateriale e arcana espressione di arte, che può avvicinare l’anima fino ai confini delle più alte esperienze spirituali, ha la sua grande parola da dire anche davanti al mondo di oggi…» (Paolo VI). Per questo «Gioisca Israele nel suo Creatore, esultino nel loro re i figli di Sion… Esultino i fedeli nella gloria, sorgano lieti dai loro giacigli» (Sal 149,2.5).
Mettersi nelle vie di Dio comporta gioia, esultanza e letizia perché sono autentici stati d’animo di vita vissuta. Il cantico di Myriam richiama anche alla danza nel suo valore originale di azione sacra, di levitazione spirituale del corporeo, innalzato all’Altissimo in pienezza di lode.
Tutto questo è un cammino avendo negli occhi la risurrezione di Gesù, che ci farà incontrare il Mistero in una eterna danza: «Io ero come un amôn ed ero la sua danza ogni giorno, danzando davanti a lui in ogni istante, danzando sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo» (Pr 8,30-31). «La danza, simbolo anche liturgico (2Sam 6,21; 1Cr 15,29; Sal 118,27) di contemplazione estetica ed estatica, diventa la celebrazione della bellezza del Creatore» (G. RAVASI, Dio vide che era bello…, Prato 1997, p. 16).
In questo cantare anche con il corpo vi è un ascoltare il ritmo: chi ha vissuto l'esperienza che il canto celebra non può non partecipare con tutto se stesso, con il suo corpo, oltre che con la sua voce.
Myriam imposta una sua coreografia, sopratutto perché proviene dall’esperienza sofferta e lo esprime guidandoci attraverso il canto.
Il canto esprime un’esperienza di vita vissuta con Dio, una vita vissuta sotto un’unica espressione: amore.
Quest’espressione chiama dai vari punti cardinali ogni uomo e donna a vivere il grande dono di sé, ad essere profeti per l’oggi contemporaneo.
In queste parole troviamo l’uomo capace di Dio! Egli è immagine di Dio e torna a Dio attraverso un cammino di donazione e consegna di sé!
Non è una vocazione ristretta, anche se Dio chiama alcuni a seguirlo in senso più stretto, ma tutti chiamati a vivere in una nuova dimensione di generosità e di amore, ognuno per la sua strada in un eterno canto d’amore.

interrogarsi
1. Il cantare di Myriam per la grandezza del Signore, si è trasformato in un cammino verso Lui nelle sue tre dimensioni… e il tuo canto, a che punto è?
2. Myriam guida attraverso la musica a immergerci con passione nel cuore della nostra vita. C’è un piccolo angolo ancora a te sconosciuto, chiuso, che solo in questo istante si apre?
3. Cosa significa per te cantare e danzare al Signore?
4. Il Signore oggi ci chiama ad essere suoi strumenti, animatori di comunità: sono pronto ad “aprire le danze” per cantare davanti a tutti la Bellezza e Grandezza di Dio?

preghiera
Signore Gesù, in Te la terra e il cielo si sono incontrati. Tu sei l’Alleanza in persona, il Figlio eterno che ha fatto suo il tempo degli uomini, e ha aperto a noi il tempo della Gloria.
Donaci di credere in Te e di seguirTi nella verità delle opere e dei giorni del nostro cammino per confessarTi con le labbra e col cuore come il Signore della nostra vita, in una eterna danza divina.
Fa’ che di Te sappiamo essere testimoni credibili, con umiltà e dolcezza, con la forza contagiosa ed irradiante di una nuova chiave musicale: l’Amore.

agire
Nel cammino della tua vita, medita e porta nel tuo quotidiano queste parole: «Noi ti rendiamo grazie, o Dio, ti rendiamo grazie: invocando il tuo nome, raccontiamo le tue meraviglie» (Sal 74 [75], 2).