mercoledì 27 ottobre 2010


LA VEDOVA DI SAREPHTA



Invocare
«Concedimi, o Signore, un po’ di tempo per le mie meditazioni sui segreti della tua scrittura. Non chiuderla a me che busso alla sua porta. Non senza uno scopo certamente tu, o Signore, facesti scrivere tante pagine piene di misteri. Non mancano certo gli amanti della parola santa che quali cervi si rifugiano in essa come in una foresta. In essa si ristorano. Scorazzano in essa da un angolo all’altro come in un prato. Vi pascolano. trovano riposo e ruminano.
O Signore, fa’ che anch’io giunga a tanto: rivelami la tua scrittura. Ecco, la tua voce è la mia gioia. La tua parola è il desiderio mio oltre ogni desiderio. dammi ciò che amo. Tu sai che io amo: tu mi hai dato di amare. Non abbandonarmi, Signore. Non trascurare questo filo d’erba che ha sete di te. Quando scoprirò i segreti dei tuoi libri, allora ti loderà l’anima mia» (Sant’Agostino).

lectio (1Re 17,7-16)17, [7] Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non pioveva sulla regione. [8] Il Signore parlò a lui e disse:
[9] "Alzati, và in Zarepta di Sidòne e ivi stabilisciti. Ecco io ho dato ordine a una vedova di là per il tuo cibo". [10] Egli si alzò e andò a Zarepta. Entrato nella porta della città, ecco una vedova raccoglieva la legna. La chiamò e le disse: "Prendimi un pò d'acqua in un vaso perché io possa bere". [11] Mentre quella andava a prenderla, le gridò: "Prendimi anche un pezzo di pane". [12] Quella rispose: "Per la vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un pò di olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo". [13] Elia le disse: "Non temere; su, fà come hai detto, ma prepara prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, [14] poiché dice il Signore: La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non si svuoterà finché il Signore non farà piovere sulla terra". [15] Quella andò e fece come aveva detto Elia. Mangiarono essa, lui e il figlio di lei per diversi giorni. [16] La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunziata per mezzo di Elia.

Dopo aver presentato la vocazione del profeta Elia come una irruzione di Dio nella storia che viviamo, lasciandoci nel momento in cui Elia “beveva al torrente”.
Col presentare la vedova di Sarephta, ci fa da introduzione la secca del torrente, la siccità che aumenta. Quel ‘poco’ carne, pane, acqua finiscono, ed il profeta per continuare il suo ministero, la sua esperienza di Dio, deve essere educato dai poveri a Sarephta, città della Fenicia e quindi terra pagana.
Ci incamminiamo in punta di piedi in questo brano, con una espressione paolina: «Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio» (1Cor 1,27-29).
In queste parole possiamo leggervi la vocazione di ciascuno di noi, anche della persona che, come Geremia, risponde al Signore così: «Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane» (1,6). È una debolezza che viene premiata, poiché, come è detto, il Signore «rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati […] protegge lo straniero, egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie degli empi» (Sal 146,7.9).
Dal Testo leggiamo che il piano di Acab viene sconvolto ed Elia trova rifugio e sostentamento assieme alla vedova e al figlio di lei.
La vedova si presenta con abiti da lutto, che raccoglie legna e alle parole del profeta che la invita a prendergli dell’acqua per dissetarlo, ella si presenta accogliente, si mette in movimento, la Parola stessa mette in movimento questa povera donna. Ma il profeta gli chiede insieme all’acqua anche del pane.
Certo adesso si presenta una difficoltà per la situazione che la vedova sta vivendo insieme al figlio: «Per la vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un pò di olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo» (v. 12). Il profeta la conforta.
La vedova è una donna pagana che mostrandosi nella sua semplicità e spontaneità nella più ardua disperazione, trova motivo di fiducia nella parola del profeta, nella Parola del Signore tanto da mettere in atto quanto dice il profeta.
L’obbedienza di questa donna ha permesso di anteporre la ragione a quanto le veniva detto, tutto ha permesso l’incontro con Dio, tanto che alla fine, la vedova farà la sua professione di fede: «Ora so che tu sei un uomo di Dio e che la vera parola del Signore è sulla tua bocca» (1Re 17,24).
Questa donna diventa modello di obbedienza, modello di ascolto di colei che accoglie la Parola con fede, perché «La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono» (Eb 11,1).
Il profeta sperimenta a casa di questa pagana, di questa vedova l’accoglienza e la solidarietà e la Parola e la Carità non si esauriscono.
La vedova è simbolo di una realtà piccola, povera (infatti Sareptha è una piccola città), dove ognuno può collocarsi, trovare il senso della sua vocazione: l’amore di Dio e l’amore del prossimo e il profeta, ha trovato senso alla sua vocazione.
La vedova per ciascuno di noi è esempio di condivisione dei valori che non si esauriscono mai, nonostante la siccità dominante all’esterno.
Anche Gesù presenta questo esempio di vita (cfr. Mc 12,41-44; cfr. anche Lc 4,25-26), ad andare alla sua scuola: ella è come Gesù… dona tutto se stessa (cfr. Lc 10,33-37). Anche in questa povera donna si manifesta una chiamata, un dono del Signore: essere profeta. Infatti, «Chi accoglie un profeta… avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche un solo bicchiere di acqua fresca auno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa» (Mt 10,41-42).
Da queste parole traspare che Gesù non si aspetta che i suoi discepoli, i suoi profeti vengano accettati in patria (cfr. Lc 4,24-26), ma c’é una missione che Lui ha ricevuto e per la quale è disposto a offrire la sua vita.
In qualche modo, anche la vedova di Sareptha offre la sua vita partendo dall’ascolto della parola del profeta nella condivisione della propria esistenza. L’espressione «non temere…» (v. 13) è la stessa parola di Dio che passa nella vita di tante persone che troviamo nella Bibbia, ma anche al di fuori di essa, perché è la carezza di Dio che tocca il cuore e chiama alla vita e alla donazione di sé.
La vedova è segno di una continua presenza di Dio nella storia di chi a Lui si affida per camminare, accogliere la Sua parola nella propria esistenza anche quando la vita si presenta dura, «Con tutta la tua anima e con tutta la tua forza» (Dt 6,4-5). Nella Mishnà, una parte del Talmud (sec. II d.C.), troviamo abbozzata una risposta: «Con tutta l’anima» vuol dire «perfino se Egli ti strappa l’anima», cioé fino al martirio; «con tutta la tua forza» significa «con tutti i tuoi beni», cioé con tutte le tue sostanze, alla vedova viene chiesto anche il figlio, il suo bene più prezioso, come lo fu per Abramo: «…prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò» (Gen 22,2).
La vedova è colei che si fida di Dio senza riservare niente per sé e senza aspettarsi da lui alcun miracolo, perché capace di giocare la propria vita su Dio, con un atteggiamento di fiducia, di apertura e di disponibilità completa alle sue vie e alla sua provvidenza. Ella è come la vedova del Vangelo che «nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere» (Mc 12,43-44) per divenire icona di una fede vissuta.

interrogarsi1. Nella tua precarietà o condizione di miseria, trovi spazio per accogliere la Parola di Dio?
2. Sei capace di obbedire, anteponendo la ragione a quanto ti viene chiesto dalla Parola di Dio, per conoscere “il Dio di Elia”?
3. Sei pronto anche tu, come la vedova, a condividere quel poco che hai senza difficoltà a credere in Dio che ha cura dei poveri?
4. Alle parole «non temere…», anche tu sei pronto a rispondere come la vedova con una sorta di giuramento, di fiducia in Dio, che ispira e guida a scelte di abbandono totale a lui?

preghiera
Nella nostra povertà, Signore, gridiamo a te all’estremo delle nostre forze. Tu ci hai guariti, ci hai sollevati dal fango molle della nostra condizione. L’abbondanza di prima si è cambiata in carestia; la città santa e il suo tempio sono diventati Zareptha, città pagana. Siamo rimasti soli; soli con i nostri “figli unici”, senza altro che non sia siccità e fame. Al colmo della solitudine, tu vieni e ci chiedi ancora una volta il “tutto ciò che abbiamo per vivere”.
Tu bussi nuovamente alla porta del nostro cuore e ci ricordi che solo “Dio è il Signore”. Ci chiedi “l’acqua della tribolazione e il pane dell’afflizione” e non possiamo darti altro che “un pugno di farina e un po’ d’olio”.
Sentiamo, Signore, sulla nostra pelle l’incapacità di dare; non è più come prima quando vivevamo nella ricchezza, ora quel poco che ci resta “lo mangeremo e poi moriremo”.
Riempi o Signore la fragile giara della nostra vita, perché ne possiamo mangiare a sazietà e non venir meno alla tua Parola.

actio
Per agire nella vita devi sapere che il discepolo del Signore è colui che rende testimonianza non per un ideale astratto ma aderisce pienamente al vangelo secondo l’insegnamento di san Paolo: «Io non mi vergogno del vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza» (Rm 1,16-17).