venerdì 25 dicembre 2009

ABRAMO


lectio
Dal Libro della Genesi (12,1-4)
Il Signore disse ad Abram: «Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione; Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra». Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.

Il brano che racconta la storia di una chiamata seguita da una risposta: la storia della nostra fede, che ha inizio con Abramo padre dei credenti, è racchiuso nella redazione Jahvista e costituisce la preparazione alle gesta di Abramo e di tutti i patriarchi.
Dio si manifesta, dice:
«in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (v. 3c); è un riallacciarsi con la storia delle origini (Gen 2-11), una storia che ha inizio con Adàm (= che viene dal suolo, ebraico Adamah = terra, tradotto in seguito con nome proprio di persona Adamo) e la sua disobbedienza fonte di maledizione (= 5 volte in Gen 3,14.17; 4,11; 5,29; 9,25).
La storia di Abramo si apre con l’obbedienza ricolma di benedizione che nel brano è menzionato per 5 volte.
«Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso…».
Dio parla. Per Abramo è un fatto inaudito perché fino a quel momento era sempre lui a rivolgersi a Dio e non viceversa, ma quello che sconvolge di più Abramo è che Dio questa volta non si presenta come la perfezione, ma come colui che si china sull’uomo, instaurando con lui un rapporto di comunione e di dialogo. In questo rapporto con Dio, Abramo scopre un “di più” e accoglie il Suo invito a partire, a lasciare tutto.
Abramo parte lasciando ciò che sono le origini dell’uomo, rompendo il tronco vitale della sua terra; del suo popolo, del suo clan rinunciando a tutte le sicurezze che vi può trovare e accoglie il “di più” divino che lo ama e lo accompagna in ogni istante.
In questa sua accoglienza, Abramo porge l’orecchio a Dio con fiducia e obbedienza come se stesse ripercorrendo le parole del salmista: «Ascolta, o figlia, guarda e porgi l’orecchio dimentica la tua gente e la casa di tuo padre» (Sal 45,11). Sono parole che il cantore rivolge alla sua fidanzata e che alludono alla vocazione di Abramo che deve andar via dal suo paese, dalla sua gente, dalla sua patria, un destino legato a quello del re e del suo popolo ed è in questo destino che Abramo trova una gran benedizione.
Le parole del salmo:
Ascolta, guarda, porgi l’orecchio, sono per Abramo atteggiamenti fondamentali e che ognuno deve assumere nel rapportarsi con la Parola di Dio.
«Allora Abram partì». Il rapporto con Dio richiede anche una risposta. Abramo rispondendo obbedendo alla Parola di Dio. Obbedire rimanda alla radice latina ob-audire e vuol dire ascolto acconsentito, un ascolto che aderisce con il proprio “sì” a ciò che ascolta.
Abramo, infatti, esce dalla sua terra guidato dalla parola di Dio, che promette di dargli un nome e un grande popolo e questo perché «Il re Messia si è invaghito della tua bellezza» continua il salmista.
Nella chiamata che Dio fa ad Abramo, a ciascuno di noi vi è una bellezza racchiusa nell’obbedienza e nella fiducia, due fini che allargano il nostro orizzonte dove Dio sarà il termine di tutto.
Abramo parte e si orienta verso una grandezza, quella di Dio, non per entrare in un’utopia, ma per entrare nella pienezza del mistero, abbandonando il centro delle sue sicurezze per entrare in quello della grazia.
Ma perché obbedire così immediatamente? Perché non chiedere nulla? Perché non fare domande, esigere spiegazioni? Perché non porre condizioni? “Devo andar via dal mio paese”, per quale motivo? E poi verso dove? “trovarmi in terra sconosciuta «fuori» dalle mie sicurezze, «fuori» dal mio territorio, perché?
Abramo non si pone queste e altre domande, ma semplicemente obbedisce, risponde a Dio con un “sì”, non desidera sapere, perché il suo sapere adesso è nuovo, e questa novità è dischiusa nel Tu di Dio che gli ha parlato e si fida di Lui.
Il partire di Abramo, la fiducia che egli ripone in Dio ha fatto sì che san Paolo lo definisse «il padre di tutti i credenti» (Rm 4,11ss). Per noi è esempio continuo perché c’invita a fidarci della Parola abbandonandosi al suo Tu che non può deludere, fidarsi sempre e in ogni caso.
Ma com’è possibile, ti chiederai, obbedire, fidarsi senza garanzie? Nell’abbandono di Abramo, vi è un umiliarsi, perdersi che lo porta ad innalzarsi e arricchirsi: «Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione». Abramo si scopre ricco di una ricchezza che non consiste nell’avere tesori per sé, ma nell’arricchirsi per l’altro. Infatti, Dio aggiunge: «In te saranno benedette tutte le famiglie della terra». Sembra un percorrere le parole di Gesù quando dice: «Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,19-21).
È una promessa di felicità quanto è racchiuso nella benedizione, una felicità destinata a tutte le famiglie della terra. Non è il denaro il fine della benedizione, della chiamata di Abramo ma la chiamata alla felicità. Tu, io siamo voluti per essere felice. La felicità che insegna Abramo è molto strana, non si raggiunge curandosi del proprio io ma curandosi dell’altro e che la ricchezza non è un riempire il proprio salvadanaio, ma nel svuotarlo, non nel volere le cose per se, ma nel donarle.

interrogarsi
1. Cosa ti colpisce della figura di Abramo, al quale Dio rivolge la parola chiedendogli di lasciare tutto (paese, patria, famiglia) e partire? Cosa vuol dire per te “uscire”, come Abramo?
2. Riesci a sentire il senso di libertà e di felicità per il fatto di trovarti di fronte al Tu di Dio che ti ama?
3. Hai mai pensato al senso dell’obbedienza come fiducia e affidamento a Dio?
4. Hai mai pensato che la tua felicità è essere dono per l’altro?

preghiera
Signore oggi Tu mi rivolgi la parola, chiamandomi per nome e interessandoti alla mia storia.
Come Abramo, mi fido di te e mi abbandono a te perché so che sei l’Amore che non deludi e sconfiggi le tenebre del caos e della morte. Fa della mia vita una benedizione e una ricchezza per quanti incontrerò lungo la strada e al mio fianco. Amen

actio
Ripeti spesso e medita oggi questa parola: «Signore tu mi scruti e mi conosci… In te, mai sarò deluso… Per tutti i giorni della mia vita» (Sal 139,1; 31,2; 23,6).

3 commenti:

  1. Il Signore scruta e conosce ciascuno di noi, e infine chiama, perché ama, ognuno di noi. Per ogni uomo Dio ha un progetto, magari non di grande portata storica come quello di Abramo, ma alla portata delle nostre spalle. La nostra risposta qual'è?

    RispondiElimina