martedì 19 ottobre 2010

GIUDITTA


Invocare
Mio Dio, dammi la fede, la fede vera, la fede pratica, la fede che fa entrare il Vangelo nella vita...
Mio Dio, dammi la fede di chi costruisce sulla pietra e non la fede morta di chi costruisce sulla sabbia....
Mio Dio, dammi la fede, la fede che fa meditare le tue parole per comprenderle e in seguito le fa praticare per tutta la vita, questa fede che costituisce la vita del giusto, poiché in effetti stabilisce la vita su delle fondamenta nuove, interamente diverse da quelle del resto degli uomini, e che sono follie ai loro occhi.... (Charles de Foucauld).

lectio (Gdt 8,1.9,1.10,1-3.5-10.12,20-13,1-2.4-8.10-11)

8, [1] In quei giorni venne a conoscenza della situazione Giuditta figlia di Merari, figlio di Oks, figlio di Giuseppe, figlio di Oziel, figlio di Elkia, figlio di Anania, figlio di Gedeone, figlio di Rafain, figlio di Achitob, figlio di Elia, figlio di Chelkia, figlio di Eliàb, figlio di Natanaèl, figlio di Salamiel, figlio di Sarasadai, figlio di Israele.
9, [1] Allora Giuditta cadde con la faccia a terra e sparse cenere sul capo e mise allo scoperto il sacco di cui sotto era rivestita e, nell'ora in cui veniva offerto nel tempio di Dio in Gerusalemme l'incenso della sera, Giuditta supplicò a gran voce il Signore.
10, [1] Quando Giuditta ebbe cessato di supplicare il Dio di Israele ed ebbe terminato di pronunziare tutte queste parole, [2] si alzò dalla prostrazione, chiamò la sua ancella particolare e scese nella casa, dove usava passare i giorni dei sabati e le sue feste. [3] […] si mise gli abiti da festa, che aveva usati quando era vivo suo marito Manàsse. [5] Poi affidò alla sua ancella un otre di vino, un'ampolla di olio; riempì anche una bisaccia di farina tostata, di fichi secchi e di pani puri e, fatto un involto di tutti questi recipienti, glielo mise sulle spalle. [6] Allora uscirono verso la porta della città di Betulia e trovarono pronti sul luogo Ozia e gli anziani della città, Cabri e Carmi. [7] Costoro, quando la videro trasformata nell'aspetto e con gli abiti mutati, restarono molto ammirati della sua bellezza e le dissero: "[8] Il Dio dei padri nostri ti conceda di trovar favore e di portare a termine quello che hai stabilito di fare, a vanto degli Israeliti e ad esaltazione di Gerusalemme". [9] Essa si chinò ad adorare Dio e rispose loro: "Fatemi aprire la porta della città e io uscirò per dar compimento alle parole augurali che mi avete rivolto". Quelli diedero ordine ai giovani di guardia di aprirle come aveva chiesto. [10] Così fecero e Giuditta uscì: essa sola e l'ancella che aveva con sé. Dalla città gli uomini la seguirono con gli sguardi mentre scendeva il monte, finché attraversò la vallata e non poterono più scorgerla.
12, [20] Oloferne si deliziò della presenza di lei e bevve abbondantemente tanto vino quanto non ne aveva mai bevuto solo in un giorno da quando era al mondo.
13, [1] Quando si fece buio, i suoi servi si affrettarono a ritirarsi. Bagoa chiuse dal di fuori la tenda e allontanò le guardie dalla vista del suo signore e ognuno andò al proprio giaciglio; in realtà erano tutti fiaccati, perché il bere era stato eccessivo. [2] Rimase solo Giuditta nella tenda e Oloferne buttato sul divano, ubriaco fradicio. [4] […] Giuditta, fermatasi presso il divano di lui, disse in cuor suo: "Signore, Dio d'ogni potenza, guarda propizio in quest'ora all'opera delle mie mani per l'esaltazione di Gerusalemme. [5] E' venuto il momento di pensare alla tua eredità e di far riuscire il mio piano per la rovina dei nemici che sono insorti contro di noi". [6] Avvicinatasi alla colonna del letto che era dalla parte del capo di Oloferne, ne staccò la scimitarra di lui; [7] poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: "Dammi forza, Signore Dio d'Israele, in questo momento". [8] E con tutta la forza di cui era capace lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa. [10] […] uscirono tutt'e due, secondo il loro uso, per la preghiera; attraversarono il campo, fecero un giro nella valle, poi salirono sul monte verso Betulia e giunsero alle porte della città.
[11] Giuditta gridò di lontano al corpo di guardia delle porte: "Aprite, aprite subito la porta: è con noi Dio, il nostro Dio, per esercitare ancora la sua forza in Israele e la sua potenza contro i nemici, come ha dimostrato oggi".

Un brano molto lungo, ma che andrebbe letto fin dal primo capitolo. Il libro di Giuditta, infatti, racchiude la storia della vittoria del popolo eletto sui nemici, grazie all’intervento di una donna: Giuditta.
Quale discorso vocazionale troviamo in questa donna, giovane vedova, bella, saggia, pia e risoluta, che prima si troverà a lottare contro l’inerzia del suo popolo e poi contro l’esercito assiro?
La presentazione di questa donna viene fatta da una genealogia. Nella cultura israelita deriva dalla organizzazione per clan e per tribù. La gran parte dei diritti e dei privilegi della persona venivano all’individuo per la sua appartenenza al clan e alla tribù.
La genealogia quindi è importante in quanto si presenta come documento scritto di questa appartenenza (vedi Gn 5,1-11; Es 6,14-24; 1Cr 1-9; Esd 2,59-63).
Davanti ai versetti della genealogia di Giuditta è da chiedersi: Chi è Giuditta? Da dove viene?
L’autore non ha semplicemente raccolto qualche ricordo sparso per completare il suo album di vita, ma fin dal principio trasmette la testimonianza della fede di un popolo. I dettagli della storia ci sfuggono, ma Dio è all’opera.
Anzitutto abbiamo davanti due nomi che sono simbolo di un messaggio: Betulia e Giuditta. Sono entrambi simboli di qualcosa. Betulia significa “Casa del Signore” e Giuditta “La Giudea”.
In questo primo versetto abbiamo un sostantivo che presenta Giuditta come figlia seguita da altri 14 sostantivi maschili.
Nella storia di Giuditta, penso che questo vocabolo sia la chiave di lettura per noi, oggi. Il figlio nell’Antico Testamento viene visto come un dono di Dio (Gen 1,28; Dt 28,4-11; Is 54,1; Sal 128,3). La traduzione della Bibbia Cei termina questo versetto, a differenza della Vulgata, con «figlio di Israele» che nella traduzione della Bibbia interconfessionale viene tradotto con «Giacobbe, capostipite del popolo d’Israele.
Possiamo cogliere un pensiero per noi che non va inteso nel senso di generazione, ma di elezione.
Israele e gli Israeliti, sopratutto le persone pie, si fanno chiamare figli di Dio (Es 4,22; Is 1,2). ma la filiazione divina, per il popolo biblico, non è da vedere sul lato della natura, oppure nel rapporto naturale tra Dio e l’uomo (cfr. Mt 5,9), ma nell’elezione da parte di Dio (cfr. Os 2) e nell’operato dell’uomo.
La tradizione sapienziale e giudaica dà molta importanza alla vita delle persone giuste, pie. Il testo ebraico di Sir 4,1-10 ha questa conclusione di promessa: «E Dio ti chiamerà figlio e sarà benigno con te (ti farà grazia) e ti salverà dalla fossa (dalla distruzione)».
Con queste parole di promessa, ognuno di noi può scoprire la sua via, la sua chiamata che ogni giorno il Signore rivolge.
Ed è quello che ha fatto Giuditta, questa donna straordinaria che ha mostrato fede nel Signore in momenti bui della vita. Quattro sono i punti per orientare, insieme a questa donna, la nostra vocazione: 1. la fiducia in Dio; 2; il valore della preghiera; 3. la fedeltà alla Parola (Legge di Mosè); 4. la potenza di Dio.
Questi quattro punti, fanno parte non solo dell’esodo del popolo d’Israele, ma anche quello di ciascuno di noi. In questa vicenda, Dio è continuamente presente con una particolare provvidenza che testimonia il suo amore e la fedeltà per il popolo, nonostante la sua resistenza.
Anche noi, come Giuditta, siamo scelti direttamente da Dio, per una missione di servizio in favore del popolo eletto, divenendo strumento della provvidenza divina, portatori dei doni, servi di Dio in mezzo al suo popolo.
Giuditta si fa anche modello di vocazione in quanto agisce per il bene di tutto il popolo. la sua vocazione è orientata verso una missione, di cui Dio resta il sostegno primo; vocazione e missione sono rese autentiche dai prodigi con cui Dio le accompagna perché tutto il popolo possa credere.
La fede di Giuditta rappresenta la fede di un popolo (ricordo che il suo nome significa “la giudea”), e dire fede non significa credere a delle proposizioni, ma ad una Persona che per il cristiano è Cristo.
Al contrario di Oloferne che ha segnato la sua vita dalla Parola che dice: «Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, che pone nella carne il suo sostegno e il cui cuore si allontana dal Signore. Egli sarà come un tamerisco nella steppa, quando viene il bene non lo vede; dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere» (Ger 17,5-6).
Il cristiano è una persona che ha un nuovo modo di vivere e che fa della sua fede non un insieme di gesti cultuali o di imposizioni moralistiche, ma l’ottica fondamentale, la logica che ispira tutta la sua esistenza.
Quando si accetta la fede, non si accetta soltanto un messaggio, non si accetta un’ideologia, un insieme di valori e di metodi organizzati secondo i canoni di una particolare cultura, ma si aderisce al Cristo medesimo, si sceglie lui, la sua persona, la sua presenza viva nella storia. Ed è nella misura in cui cerca di credere, cioé di “affidarsi a Dio” che avverte la sconvolgente irruzione che Dio fa nella sua vita con la violenza della sua grandezza, che supera tempo e spazio dando nuova identità a ciascuno dei suoi figli.
Questa sarà, allora, la nuova Betulia, il nuovo Tempio del Signore dove sgorgherà l’acua viva per tutti i popoli.

interrogarsi1. Dalla lettura della Bibbia appare chiaro che Dio chiama per primo e che, quando chiama, Dio è fedele. Che cosa significa affermare che la vocazione parte da Dio?
2. La tua vita vocazionale è orientata dai quattro punti citati, come lo fu per Giuditta?
3. La tua fede in Dio ti fa fare giornalmente dei “nuovi passi”? Quali?
4. Sei presente nel mondo, come Giuditta, difendendo e promuovendo la vita?

preghieraIl Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore?
Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme;
se contro di me divampa la battaglia, anche allora ho fiducia.
Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore ed ammirare il suo santuario.
Egli mi offre un luogo di rifugio nel giorno della sventura.
Mi nasconde nel segreto della sua dimora, mi solleva sulla rupe.
E ora rialzo la testa sui nemici che mi circondano;
immolerò nella sua casa sacrifici d'esultanza,
inni di gioia canterò al Signore (Salmo 27).

actio
Prova ad ascoltare - leggendo - attentamente questa poesia e cerca, nella tua vita, di attualizzarla:Per quell’Io più profondo
perché nulla si perda
perché nulla sia invano.
Mi ascolti?
Per quel frammento di cielo
sepolto in ognuno
perché anche il mio possa schiudersi…
perché anch’io possa Esserci.
Mi ascolti? (Fornarini Lucia).

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