venerdì 20 maggio 2011

ANNA, madre di Samuele


invocare
Signore, Dio Padre, io non conosco il mio avvenire ma so che lo conosci Tu che mi vuoi bene.
Fammi conoscere e amare ciò che Tu vuoi da me, perché il Tuo progetto su di me si realizzi.
Donami un cuore limpido, capace di accogliere la Tua parola.
Tu vuoi che nel mondo sia utile anch'io, che la mia vita sia donata con amore: fammi degno, Signore, di questa chiamata.
Dammi la forza di seguirti e rendimi capace di sviluppare i doni che mi hai dato; fammi docile alla voce dello Spirito Santo.
Fa’ che sempre, come Maria io compia con amore ciò che piace a Te.

lectio (1Sam 1,9-11)
1, [9] Anna, dopo aver mangiato in Silo e bevuto, si alzò e andò a presentarsi al Signore. In quel momento il sacerdote Eli stava sul sedile davanti a uno stipite del tempio del Signore. [10] Essa era afflitta e innalzò la preghiera al Signore, piangendo amaramente. [11] Poi fece questo voto: "Signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava e ricordarti di me, se non dimenticherai la tua schiava e darai alla tua schiava un figlio maschio, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita e il rasoio non passerà sul suo capo".

Il brano preso in considerazione, riguarda la preghiera di Anna, moglie di Elkana, al Signore piena di desiderio di avere un figlio.
Quale cammino vocazionale può presentarci questa donna, che sembra che “cammini nell’oscurità” come lo fu Sara, rebecca, Rachele, come la madre di Sansone e la madre del Battista, Anna era sterile (1,5).
Noi conosciamo questa donna perché madre di Samuele, ma forse, non conosciamo uno sfondo teologico.
Anzitutto bisogna evidenziare l’azione di Dio. «Infatti sta scritto: Ti ho costituito padre di molti popoli; (è nostro padre) davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all'esistenza le cose che ancora non esistono» (Rm 4,17).
In seconda analisi non bisogna dimenticare la gratuità di Dio che continua a portare avanti il suo piano di salvezza. È una grazia e guarda caso il nome di Anna in ebraico significa proprio “grazia”. Anna ha ottenuto quella grazia da Dio del dono della maternità.
Quale maternità per ciascuno di noi? Il brano ci colloca all’origine dell’uomo e della donna: «Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi”» (Gen 1,28). In seguito, Dio, comunicando le conseguenze del peccato, dirà alla donna: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. verso tuo marito sarà il istinto, ma egli ti dominerà» (Gen 3,16).
Questa è una Parola che rivela come sia proprio della donna il desiderare figli.
Il tema della maternità è presentata da una parte come opportunità offerta da Dio alla donna perché si riscatti e realizzi il progetto divino che la riguarda nella femminilità. Dall’altra, se non vive in un continuo stato di conversione, questo dono si può trasformare in un idolo, in una falsità a cui farà sempre eco il senso della propria vita, oltre al legame affettivo per il proprio figlio.
Il brano risaltà Anna come una donna castigata da Dio, ma che trova forza e rifugio nella preghiera, unica sua speranza; e sarà la sua preghiera ad aprirgli nuovi orizzonti.
«Anna era afflitta e innalzò la preghiera al Signore, piangendo amaramente» (v. 10). È il momento buio della vita della donna che si abbandona alla preghiera, a quel rapporto confidenziale con Dio. La sua afflizione il suo pianto amaro non è altro che un cammino di trasformazione interiore, che occupa la sua mente, la sua volontà, la sua emozione, la sua memoria. Anna cade in un profondo silenzio per ascoltare la Parola di Dio.
Anna è radicata nella sua natura attraverso la preghiera. Ella è cosciente di essere carente (infatti la parola “pregare” deriva dal latino “precari” cioé “essere carenti”), è cosciente dei limiti della sua condizione umana. Ed è questa stessa condizione umana che vuole avvicinare a Dio e vuole imparare, in qualche modo, ad ascoltarlo.
Ella capovolgendo la sua situazione “di comodo” si reca al tempio. «Ti cerchiamo addolorati - scive Origene - […] Quando tu cercherai il Figlio di Dion cercalo dapprima nel Tempio, affrettati ad andare nel tempio, e lì troverai il Cristo, Verbo e Sapienza, cioé Figlio di Dio».
In questo luogo sacro chiede a Dio il dono della maternità aggiungendovi un voto sorprendente perché contro natura di una mamma e forse, possiamo dire, che il voto è Dio stesso a suggerirlo: «Se vorrai considerare la miseria della tua schiava … e darai alla tua schiava un figlio maschio, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita e il rasoio non passerà sul suo capo» (v. 11).
Anna capisce che deve iniziare un faticoso itinerario di fede che le farà scoprire un altro volto di Dio e il dono che riceverà in cambio lo perderà per la salvezza. infatti, con la fede ella entra sempre più nel progetto di salvezza che Dio sta attuando.
Anna ha imparato ad ascoltare Dio. Ha imparato che nella storia vi sono segni preziosi del compimento del volere di Dio, ma sono velati e possono essere colti solo attraverso una rivelazione di luce interiore.
Anna è una figlia di Israele e ritenere nel cuore gli avvenimenti della storia salvifica, per ella è una questione di vita. «Ora dunque, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, perché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso del paese che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi. Le osserverete dunque e le metterete in pratica perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli» (Dt 4,1.6).
Nelle sue parole vi si legge una educazione da parte di Dio, perché riconoscendo la sua maternità come dono di Dio, non ha voluto impossessarsene. È una materntà dilatata, perché avviene un distacco che si fa dilatazione della vita. Chiunque sperimenta il distacco sa benissimo che la vita gli sembra più stretta, misera, povera, perché perdiamo qualcosa di bello.
Anna ci insegna a saper ascoltare Dio nel silenzio, perché solo nel silenzio si può cogliere il mistero delle cose perché con la sua Parola ogni distacco, in realtà, arricchisce la vita, perché «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto» (Gv 12,24).
Impariamo da Anna, madre del profeta Samuele, come, fin dal concepimento, del figlio, giorno dopo giorno, sia vitale liberarsi dall’immaginarlo come prolungamento di se stessi, proiezione delle proprie aspettative e non della verità che è dentro di noi.
L’unica appartenenza possibile è quella reciproca dell’uomo con Dio: «Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egli in lui. E da questo conosciamo che dimora in noi: dallo Spirito che ci ha dato» (1Gv 3,24); ecco il vero tempio: l’uomo e Dio che dimorano l’uno nell’altro a consolidare quell’immagine e somiglianza secondo la quale siamo stati creati.

interrogarsi
1. Quale meraviglia, nella fede, suscita in te l’esperienza di Anna?
2. Anna ha imparato ad ascoltare Dio e tu?
3. Vivi la tua vita in piena libertà, nel faticoso itinerario di fede che ti farà scoprire un altro volto di Dio, capace di offrire la tua vita come segno di speranza riconoscendo in essa un dono del Signore?
4. Uomo o donna, chiunque tu sia, a quale maternità ti senti chiamato/a?

preghiera
«Quanto sono amabili le tue dimore, Signore degli eserciti!
L'anima mia languisce e brama gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente.

Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi!
Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio.

Passando per la valle del pianto la cambia in una sorgente,
anche la prima pioggia l'ammanta di benedizioni.
Cresce lungo il cammino il suo vigore,
finché compare davanti a Dio in Sion.

Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera,
porgi l'orecchio, Dio di Giacobbe.
Vedi, Dio, nostro scudo, guarda il volto del tuo consacrato.
Per me un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove,
stare sulla soglia della casa del mio Dio
è meglio che abitare nelle tende degli empi.

Poiché sole e scudo è il Signore Dio; il Signore concede grazia e gloria,
non rifiuta il bene a chi cammina con rettitudine.
[Signore degli eserciti,
beato l'uomo che in te confida» (Salmo 84 [83], 2-3.5-13).

actio
Dedica, ogni giorno, parte della tua vita all’ascolto della Parola del Signore, scoprendovi in essa la Parola di Dio per te da attuare nella vita quotidiana.

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