venerdì 20 maggio 2011

GEREMIA


Invocare
Spirito di Dio, che agli inizi della creazione ti libravi sugli abissi dell'universo e trasformavi in sorriso di bellezza il grande sbadiglio delle cose, scendi ancora sulla terra e donale il brivido dei cominciamenti. Questo mondo che invecchia, sfioralo con l'ala della tua gloria. Restituiscici al gaudio dei primordi. Riversati senza misura su tutte le nostre afflizioni. Librati ancora sul nostro vecchio mondo in pericolo. E il deserto, finalmente, ridiventerà giardino e nel giardino fiorirà l'albero della giustizia e frutto della giustizia sarà la pace. Spirito di Dio, che presso le rive del Giordano sei sceso in pienezza sul capo di Gesù e l'hai proclamato Messia, dilaga su questa porzione del tuo Corpo mistico raccolta davanti a te. Adornala di una veste di grazia. Consacrala con l'unzione e invitala a portare il lieto annunzio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri e a promulgare l'anno di misericordia del Signore. Liberaci dalla paura di non farcela più. Dai nostri occhi partano inviti a sovrumane trasparenze. Dal nostro cuore si sprigioni audacia mista a tenerezza. Dalle nostre mani grondi la benedizione del Padre su tutto ciò che accarezziamo. Fa' risplendere di gioia i nostri corpi. Rivestici di abiti nuziali. E cingici con cinture di luce. Perché, per noi e per tutti, lo Sposo non tarderà (T. Bello).


Leggere (Ger 1,4-19; 15,16;16,1-9;20,7)
1,4 Mi fu rivolta la parola del Signore: 5 “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni”. 6 Risposi: “Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane”. 7 Ma il Signore mi disse: “Non dire: Sono giovane, ma và da coloro a cui ti manderò e annunzia ciò che io ti ordinerò. 8 Non temerli, perché io sono con te per proteggerti”. Oracolo del Signore. 9 Il Signore stese la mano, mi toccò la bocca e il Signore mi disse: “Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca. 10 Ecco, oggi ti costituisco sopra i popoli e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare”. 11 Mi fu rivolta questa parola del Signore: “Che cosa vedi, Geremia? ”. Risposi: “Vedo un ramo di mandorlo”. 12 Il Signore soggiunse: “Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla”. 13 Quindi mi fu rivolta di nuovo questa parola del Signore: “Che cosa vedi? ”. Risposi: “Vedo una caldaia sul fuoco inclinata verso settentrione”. 14 Il Signore mi disse: “Dal settentrione si rovescerà la sventura su tutti gli abitanti del paese. 15 Poiché, ecco, io sto per chiamare tutti i regni del settentrione. Oracolo del Signore. Essi verranno e ognuno porrà il trono davanti alle porte di Gerusalemme, contro tutte le sue mura e contro tutte le città di Giuda. 16 Allora pronunzierò i miei giudizi contro di loro, per tutto il male che hanno commesso abbandonandomi, per sacrificare ad altri dèi e prostrarsi davanti al lavoro delle proprie mani. 17 Tu, poi, cingiti i fianchi, alzati e dì loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti alla loro vista, altrimenti ti farò temere davanti a loro. 18 Ed ecco oggi io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. 19 Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti”. Oracolo del Signore.
15,16 Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore, perché io portavo il tuo nome, Signore, Dio degli eserciti.
16,1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2 “Non prendere moglie, non aver figli né figlie in questo luogo, 3 perché dice il Signore riguardo ai figli e alle figlie che nascono in questo luogo e riguardo alle madri che li partoriscono e ai padri che li generano in questo paese: 4 Moriranno di malattie strazianti, non saranno rimpianti né sepolti, ma saranno come letame sulla terra. Periranno di spada e di fame; i loro cadaveri saranno pasto degli uccelli dell’aria e delle bestie della terra”. 5 Poiché così dice il Signore: “Non entrare in una casa dove si fa un banchetto funebre, non piangere con loro né commiserarli, perché io ho ritirato da questo popolo la mia pace - dice il Signore - la mia benevolenza e la mia compassione. 6 Moriranno in questo paese grandi e piccoli; non saranno sepolti né si farà lamento per essi; nessuno si farà incisioni né si taglierà i capelli. 7 Non si spezzerà il pane all’afflitto per consolarlo del morto e non gli si darà da bere il calice della consolazione per suo padre e per sua madre. 8 Non entrare nemmeno in una casa dove si banchetta per sederti a mangiare e a bere con loro, 9 poiché così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Ecco, sotto i vostri occhi e nei vostri giorni farò cessare da questo luogo le voci di gioia e di allegria, la voce dello sposo e della sposa.
20,7 Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso. Sono diventato oggetto di scherno ogni giorno; ognuno si fa beffe di me.


Questo mese presentiamo questa bella pagina dove viene presentata la vita del profeta Geremia. Abbiamo preso il testo biblico da più parti in modo da vedere meglio, con un colpo d’occhio la sua vocazione e missione.
La cosa che notiamo, che è sempre stata di generazione in generazione sulla bocca di tutti, è “Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane” (v. 6). Anche Geremia era giovane (circa 20 anni) quando la Parola di Dio risuonò sulla sua vita per essere inviato al popolo.
Nella prima parte (1,4-16) viene inquadrata la Vocazione di questo giovane. Cosa notiamo? Anzitutto c’è un’epoca (descritta nei primi tre versetti), la nostra epoca dove collocare il messaggio di vita ed è in questa epoca (a differenza della vocazione di Mosé, di Gedeone, di Isaia) che la Parola agisce, irrompe nella vita serena e tranquilla di questo giovane (v. 4). In Geremia non abbiamo una teofania, ma l’azione di Dio (factum dice il testo latino), mediante la Sua Parola, nella strada del giovane. In francese strada fa “route”. Una parola che viene dal latino “rumpere viam” e letteralmente vuol dire “aprire un passaggio, praticare un sentiero”.
La Parola provoca una rottura dentro la storia della vita, la nostra storia, quella di ogni giorno; una volta assimilata, ruminata ci porta ad essere persone che costruiscono la strada di Dio, che tracciano il sentiero.
Perché tutto questo? Perché Dio “conosce” (v. 5) il suo popolo, cioè lo ama: «Ascoltate questa parola che il Signore ha detto riguardo a voi, Israeliti, e riguardo a tutta la stirpe che ho fatto uscire dall’Egitto: “Soltanto voi ho eletto tra tutte le stirpi della terra…”» (Am 3,1-2a) e lo vuole “formare”. Un verbo che non indica tanto una crescita pedagogica, ma che richiama alla creazione (Cfr. Gen 2,19; 2,7-8; Ger 18,2-4; Sal 139,13-16); in questo verbo viene indicato l’uomo plasmato da Dio. Cosa significa?
La vocazione è una realtà che è dentro la persona umana, nel suo essere: è la parte della sua costituzione. L’uomo in quanto tale, è uno che è stato chiamato dalla Parola del Signore (Cfr. Gen 1: “Dio disse…”).
Un altro verbo che ci aiuta è “consacrare”, un verbo che significa “separare”: Dio è santo e proprio perché è santo, consacra, cioè “separa” per una missione. Dio “separa” da tutto ciò che può costituire uno ostacolo alla missione profetica. Ed è in questo contesto che Dio rivolge questa parola: “ti ho stabilito profeta delle nazioni”.
La missione a cui viene chiamato Geremia, ciascuno di noi è un dono di Dio (“ti ho STABILITO” oppure “ti ho FATTO”). È Dio che ci ha FATTO profeta delle nazioni.
Alla luce della Parola di Dio, Geremia prende coscienza che c’è un progetto di Dio su di lui, un progetto che è inscritto sul suo stesso essere uomo… Bisogna andare lontano per scoprire quello che Dio vuole da ciascuno di noi: è sufficiente, alla luce della Parola di Dio, si guardi dentro come è fatto per scoprire il progetto di Dio su di lui. È la gratuità di Dio. Egli ti ha amato sin dall’inizio, ti ha dato la vita, tu sei il frutto delle sue mani, tu sei Suo dono.
La gratuità di Dio è inscritta nel tuo stesso essere. Ciò che tu hai non è tuo, è dono di Dio, la tua intelligenza come tutte le tue qualità che caratterizzano la tua personalità è dono Suo. Tu, non è che non vali niente. Tu sei un valore davanti a Dio, perché sei dono Suo. E poiché il nostro Dio è un Dio generoso che dona “a perdere”, ecco che questo dono – che tu sei – lo dona agli altri, alle “Nazioni”. È sempre Lui che questo dono se lo conserva per sé ma per donarlo agli altri (Cfr. Ef 1,4-14).
Certo, come in ogni storia vocazionale, ci vuole tempo e pratica per riconoscere che siamo un Dono di Dio, per cui poniamo ostacoli (v.6), facciamo le nostre obiezioni davanti a Dio. Qui entrano in gioco le nostre pause di perdere l’autonomia.
L’obiezione di fondo nasconde una paura molto seria: la paura di non essere ascoltato, capito, amato dagli altri che sono più grandi di lui, esperti…
Ma il Signore vuole proprio questo, per questo chiama Geremia (vv. 7-8). Deve essere chiaro a tutti che la missione profetica viene da Dio, è dono suo, è che la parola del profeta è frutto della sapienza di Dio e della sua presenza come un fedele compagno di viaggio. Egli è colui che ripete sempre: “Non temere… io sono con te”.
«La parola che Dio mi metterà in bocca, quella dirò» (Nm 22,38; Cfr. Dt 18,15.18). Dio fa a Geremia, a ciascuno di noi il dono della sua Parola. Non si possiede altro che una Parola, quella di Dio. E attraverso il profeta Dio veglierà sul suo popolo: «Ti ho posto come sentinella alla casa di Israele» (Ez 3,16. Cfr. Os 9,8). Dio non si addormenta mai (Sal 120,4), non cadrà mai nell’indifferenza e apatia. Attraverso il profeta-sentinella, Dio distrugge ciò che non è conforme al suo progetto e costruire ciò che è conforme ad esso.
Concludiamo la lectio con la missione del chiamato alla vita profetica. I vv. 17-19 ci ricordano il movimento da fare: “cingiti i fianchi” – “alzati”, è il movimento della Parola. Il profeta è una persona in cammino, è il mendicante di Dio, il suo viandante (v. 17), è sempre desto. In questo cammino egli deve armarsi di coraggio, perché la Parola che annunzierà susciterà conflitti poiché è una parola esigente, che va alla radice.
In questo cammino risuonerà sempre: “Io sono con te” e nei periodi di crisi vocazionale, più volte farà memoria della prima chiamata (Ger 15,16). Tutto ciò lo ricorda come un innamoramento (Ger 20,7). Dio l’ha affascinato totalmente che Geremia non si sposerà. Il suo celibato è segno dell’amore di Dio per il suo popolo (Os 2,16) e della risposta sponsale che il popolo deve dare a Dio.

Interrogarsi
1. Il mio rapporto con Dio è vissuto all’insegna di timidezza e paura oppure di franchezza e schiettezza?
2. So fidarmi di Dio anche quando non capisco le sue vie, i suoi progetti, la sua volontà?
3. Dinanzi alle richieste di Dio guardo solo alle mie capacità o alle mie debolezze o confido nella forza che mi viene dal Signore?
4. Ho il coraggio di testimoniare la mia fede anche a costo di essere “emarginato”?
5. Lascio che la Parola di Dio faccia irruzione nella mia vita e mi guidi per i sentieri di Dio?

Pregare
Signore Gesù, ti chiedo scusa se spesso guardo a me stesso e alle mie debolezze e, impaurito, mi rifiuto di seguirti e assumermi le responsabilità del Vangelo. Ti ringrazio perché a volte usi violenza con me e mi porti lì dove non pensavo e non volevo.
Ti sono grato perché, nonostante le mie fragilità, Tu ti fidi di me e mi affidi la missione di essere tuo gioioso testimone nel mondo.

Agire
Ogni giorno sia un abbandono fiducioso alla volontà di Dio. Ripeti: “Non capisco le tue vie, Signore, ma tu sei l’unico che conosce la mia strada”.

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