sabato 21 maggio 2011

GEDEONE




Invocare
O Spirito Santo, sei tu che unisci la mia anima a Dio: muovila con ardenti desideri e accendila con il fuoco del tuo amore. Quanto sei buono con me, o Spirito Santo di Dio: sii per sempre lodato e Benedetto per il grande amore che affondi su di me! Dio mio e mio Creatore è mai possibile che vi sia qualcuno che non ti ami? Per tanto tempo non ti ho amato! Perdonami, Signore.
O Spirito Santo, concedi all'anima mia di essere tutta di Dio e di servirlo senza alcun interesse personale, ma solo perché è Padre mio e mi ama. Mio Dio e mio tutto, c'è forse qualche altra cosa che io possa desiderare? Tu solo mi basti. AMEN (Santa Teresa d’Avila).

Leggere (Gdc 6,11-24)
6, 11 Ora l’angelo del Signore venne a sedere sotto il terebinto di Ofra, che apparteneva a Ioas, Abiezerita; Gedeone, figlio di Ioas, batteva il grano nel tino per sottrarlo ai Madianiti. 12 L’angelo del Signore gli apparve e gli disse: “Il Signore è con te, uomo forte e valoroso! ”. 13 Gedeone gli rispose: “Signor mio, se il Signore è con noi, perché ci è capitato tutto questo? Dove sono tutti i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato, dicendo: Il Signore non ci ha fatto forse uscire dall’Egitto? Ma ora il Signore ci ha abbandonati e ci ha messi nelle mani di Madian”. 14 Allora il Signore si volse a lui e gli disse: “Và con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non ti mando forse io? ”. 15 Gli rispose: “Signor mio, come salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera di Manàsse e io sono il più piccolo nella casa di mio padre”. 16 Il Signore gli disse: “Io sarò con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo”. 17 Gli disse allora: “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, dammi un segno che proprio tu mi parli. 18 Intanto, non te ne andare di qui prima che io torni da te e porti la mia offerta da presentarti”. Rispose: “Resterò finché tu torni”. 19 Allora Gedeone entrò in casa, preparò un capretto e con un’ efa di farina preparò focacce azzime; mise la carne in un canestro, il brodo in una pentola, gli portò tutto sotto il terebinto e glielo offrì. 20 L’angelo di Dio gli disse: “Prendi la carne e le focacce azzime, mettile su questa pietra e versavi il brodo”. Egli fece così. 21 Allora l’angelo del Signore stese l’estremità del bastone che aveva in mano e toccò la carne e le focacce azzime; salì dalla roccia un fuoco che consumò la carne e le focacce azzime e l’angelo del Signore scomparve dai suoi occhi. 22 Gedeone vide che era l’angelo del Signore e disse: “Signore, ho dunque visto l’angelo del Signore faccia a faccia! ”. 23 Il Signore gli disse: “La pace sia con te, non temere, non morirai! ”. 24 Allora Gedeone costruì in quel luogo un altare al Signore e lo chiamò Signore- Pace. Esso esiste fino ad oggi a Ofra degli Abiezeriti.





Nella vocazione di Gedeone, si manifesta il modo apparentemente strano con cui Dio sceglie i suoi “strumenti” per intervenire nella storia del suo popolo.
Come in altre vocazioni, che abbiamo già visto, anche per Gedeone l’annunzio è introdotto da una manifestazione divina.
Nei primi due versetti del nostro brano abbiamo due verbi che ci indicano una teofania: “venne” e “apparve”. Sono due verbi che raccontano una storia, qualcosa che è avvenuto una volta e per sempre, e avviene sempre ogni volta che si ascolta.
Chi viene e si siede sotto il terebinto non è uno dei tanti messaggeri di cui la Bibbia parla, ma Dio in persona (Cfr. Gen 16,7.10; 22,11; Is 3,6).
Nel testo, l’angelo del Signore (vv. 11.12.20.21.22) si identifica con Dio stesso, il quale appare a Gedeone in forma visibile, cammina cioè sulla sua strada, si siede accanto a lui, manifesta di conoscerlo e gli parla familiarmente come ad un amico: «Allora il Signore si volse a lui e gli disse… Il Signore gli disse» (vv. 14.16.22.23.24).
L’autore presenta un Dio che cammina, che siede, che appare e che parla, cioè che si manifesta familiarmente a Gedeone, figlio di Ioas, Abiezerita (v. 11) come fece con i progenitori in Eden (Gen 3,8) e con Abramo in Mamre (Gen 18,1.4).
Abbiamo di questa manifestazione divina un richiamo in Es 2,13-25, quando il Signore aveva prestato ascolto al grido del popolo oppresso in terra di Egitto dal Faraone e se ne prese cura chiamando e inviando Mosè (Es 3), così adesso presta ascolto al grido di Israele oppresso dai Madianiti chiamando e inviando Gedeone come liberatore e salvatore.
Dio si presenta a Gedeone mentre sta battendo il grano di nascosto per sottrarlo alla razzia dei Madianiti, come un viandante qualsiasi in cerca di un momento di riposo all’ombra di un albero. Questo modo di presentare il Signore che viene e che si siede sotto un albero (cfr. Gen 18,1-4) esprime familiarità e vicinanza. Ciò che vuole dirci l’autore è che Dio è vicino all’umanità e alla sua storia e che, nonostante il peccato, come già in Eden (Gen 3,8), egli continua a camminare sulla terra a fianco dell’uomo per offrire allo stesso la sua alleanza e tornare a conversare familiarmente con colui che ha creato e voluto a sua immagine e somiglianza.
All’introduzione della manifestazione segue il saluto (v. 12). Tale saluto si compone di due elementi: l’augurio “il Signore è con te”, un’espressione tipica che ritroviamo tutte le volte che Dio chiama e invia qualcuno per una missione particolare e importante (Cfr. Gen 26,3; 31,3; Es 3,12; Dt, 31,23; 1Sam 10,7; Ger 1,8) e l’appellativo “prode guerriero”.
Il primo elemento più che un augurio (Cfr. Rt 2,4) esprime una realtà. Se Dio è con Gedeone ed è presente a lui è una persona da lui assistita e protetta. La presenza divina, indicata nella formula augurale, è percepita da Gedeone come garanzia di protezione divina, rapportata e proporzionata alla difficoltà del momento e della sua stessa missione.
Gedeone non è chiamato da Dio col nome di famiglia, ma con l’appellativo “prode guerriero” (gribbor hehajil). Si tratta di un nome profetico di investitura, capace di esprimere il ruolo attivo che lo stesso Gedeone, per volere di Dio e col suo aiuto, è chiamato a svolgere nel quadro della storia della salvezza.
Come “prode guerriero”, egli è stato eletto è chiamato da Dio a operare la liberazione della sua tribù dall’oppressione dei Madianiti.
All’interno della chiamata divina, abbiamo da parte di Gedeone due obiezioni. La prima mette in questione la stessa affermazione del saluto stabilendo un confronto tra il presente colmo di miseria e un passato glorioso (cfr. v. 13). La seconda, paragonabile a quella di Mosè (Es 2,11; 4,10) o ad alcuni profeti (Cfr. Ger 1,6) anche con motivazioni diverse, riguarda lo stesso Gedeone.
Gedeone non è un personaggio di grande rilievo, lui stesso lo fa notare al Signore che lo chiama: "Signore mio, come salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera di Manasse, e io sono il più piccolo nella casa di mio padre" (v. 15. Cfr. Ger 1,6; 1Sam 16,7; Es 4,10).
Come mai il Signore sceglie uno strumento così debole, così disprezzabile, dalla famiglia più povera e, in questa famiglia, il più piccolo?
Le due obiezioni mettono in risalto la natura delle relazioni tra Dio e il suo popolo Israele. Mentre Dio dice a Gedeone: “il Signore è con te” (v. 12), Gedeone, facendosi portavoce del popolo e solidale con lo stesso, mette in discussione l’essere di Dio con Israele (v. 13), ma è stato Israele ad abbandonare Dio e non Dio (Cfr. Gdc 6,10).
Anche la missione di Gedeone, è formulata in due tempi: «Allora il Signore si volse a lui e gli disse: “Và (imperativo) con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non ti mando forse io?”… Il Signore gli disse: “Io sarò con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo”» (vv. 14.16).
La missione di Gedeone, come quella di Mosè e dei profeti Isaia e Geremia, è espressa con un verbo tecnico: inviare, mandare (salah), che indica sia il compito specifico conferito da Dio ai suoi inviati, sia il rapporto stretto che intercorre tra l’inviato e colui che invia che rende partecipe della stessa autorità (cfr. v. 14). Qualificato col nome profetico “prode guerriero”, Gedeone riceve da Dio il mandato di salvare (jasa) Israele dall’oppressione di Madian.
In questo mandato, Dio offre a Gedeone una duplice garanzia: la prima consiste nella constatazione della stessa forza fisica: “con questa tua forza” (v. 14); la seconda, nella promessa della protezione divina: “il Signore è con te” (v. 16); una promessa che riecheggia ed è formulata negli stessi termini in Es 3,12.
Anche qui, come nella vocazione di Mosè vi è la richiesta di un segno. Solo che in Mosè è Dio stesso ad offrire il segno, mentre in Gedeone è lo stesso Gedeone che, con tanta familiarità e rispetto, si rivolge a Dio per chiedergli un segno (v. 17), capace di attestare l’autenticità della teofania e della missione. Dio offre a Gedeone come segno concreto della sua inequivocabile presenza lo sprigionarsi miracoloso di un fuoco divorante, che trasforma il pranzo che Gedeone ha preparato (vv. 18-19) in olocausto gradito a Dio (cfr. Gdc 13,15-20).
Dio si impegna con Gedeone, come fece con Mosè, per tutto ciò che farà nell’espletamento del suo compito nel mediare la salvezza.

Interrogarsi
1. A quale tipo di oppressione il Signore mi chiama, oggi?
2. Sono pronto a rispondere a Dio che mi chiama, oppure chiedo “segni” o faccio obiezioni prima del “sì”?
3. Il “non temere” si ripete sempre nella nostra vita. Accolgo l’invito della Parola di Dio per viverla e testimoniarla con coraggio?
4. Come mi impegno, nella vita di ogni giorno, a mediare la salvezza?

Pregare
Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria,
per la tua fedeltà, per la tua grazia. Perché i popoli dovrebbero dire:
“Dov’è il loro Dio? ”. Il nostro Dio è nei cieli, egli opera tutto ciò che vuole.
Gli idoli delle genti sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo.
Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono,
hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano.
Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano;
dalla gola non emettono suoni. Sia come loro chi li fabbrica
e chiunque in essi confida. Israele confida nel Signore:
egli è loro aiuto e loro scudo. Confida nel Signore la casa di Aronne:
egli è loro aiuto e loro scudo. Confida nel Signore, chiunque lo teme:
egli è loro aiuto e loro scudo. Il Signore si ricorda di noi, ci benedice:
benedice la casa d’Israele, benedice la casa di Aronne.
Il Signore benedice quelli che lo temono, benedice i piccoli e i grandi.
Vi renda fecondi il Signore, voi e i vostri figli.
Siate benedetti dal Signore che ha fatto cielo e terra.
I cieli sono i cieli del Signore, ma ha dato la terra ai figli dell’uomo.
Non i morti lodano il Signore, né quanti scendono nella tomba.
Ma noi, i viventi, benediciamo il Signore ora e sempre (Sal 115 [113B]).

Agire
Orientare ogni giorno la nostra vita secondo l’invito della Parola di Dio: “Tutto posso in Colui che mi dà la forza” (Fil 4,13).

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