sabato 21 maggio 2011

ESTER


Invocare
Spirito di verità, inviatoci da Gesù per guidarci alla verità tutta intera, apri la nostra mente all’intelligenza delle Scritture. Fa’ che possiamo leggere la tua Parola liberi dai pregiudizi, perché possiamo meditare il tuo annuncio nella sua integrità e non selettivamente. Fa’ che impariamo ad ascoltare con cuore buono e perfetto la Parola che Dio ci rivolge nella vita e nella Scrittura, per custodirla e produrre frutto con la nostra perseveranza nella vita di ogni giorno con i tuoi stessi sentimenti e la tua stessa misericordia. Tu che vivi con il Padre e ci doni l’Amore, amen.

Leggere (Est 3,8-9; 4,13-17a)

3, [8] Amàn disse al re Assuero: "Vi è un popolo segregato e anche disseminato fra i popoli di tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo e che non osserva le leggi del re; non conviene quindi che il re lo tolleri. [9] Se così piace al re, si ordini che esso sia distrutto; io farò passare diecimila talenti d'argento in mano agli amministratori del re, perché siano versati nel tesoro reale".
4, [13] Mardocheo fece dare questa risposta a Ester: "Non pensare di salvare solo te stessa fra tutti i Giudei, per il fatto che ti trovi nella reggia. [14] Perché se tu in questo momento taci, aiuto e liberazione sorgeranno per i Giudei da un altro luogo; ma tu perirai insieme con la casa di tuo padre. Chi sa che tu non sia stata elevata a regina proprio in previsione d'una circostanza come questa?". [15] Allora Ester fece rispondere a Mardocheo: [16] "Và, raduna tutti i Giudei che si trovano a Susa: digiunate per me, state senza mangiare e senza bere per tre giorni, notte e giorno; anch'io con le ancelle digiunerò nello stesso modo; dopo entrerò dal re, sebbene ciò sia contro la legge e, se dovrò perire, perirò!". [17] Mardocheo se ne andò e fece quanto Ester gli aveva ordinato. [17a]Poi pregò il Signore, ricordando tutte le sue gesta.


Lo sfondo storico dello scritto biblico è fittizio: ci riporta all’epoca del re Assuero, il persiano Serse I, morto nel 465 a.C. In realtà, il libro di Ester riflette un periodo più recente di persecuzioni antisemite, quello siro-ellenistico del II secolo a.C. che vide la rivolta dei Maccabei.

Ester, chiamata anche Hadassah (Est 2,7) che in ebraico significa “mirto”, è una delle donne più conosciute e ricordate in Israele, anche perché in suo ricordo ogni anno viene celebrata la festa dei Purìm (= sorti).
La sua vita è descritta nell’omonimo libro ove il nome di Dio, nella versione ebraica, rimane celato, nascosto.
Sembra strano ma Dio più si limita, meno interviene, più è necessaria l'assunzione da parte di ciascuno della sua specifica identità umana. Dio, di fronte all'uomo, non può fare altro - come suggerisce un grande mistico del 1500, Itschaq Luria - che contrarsi, nascondersi in se stesso, fingere di essere nulla: solo così può lasciare uno spazio di autonomia e di responsabilità all'uomo.
Nel libro, infatti, appare una salvezza conseguita attraverso l’abilità di Mardocheo e il fascino di Ester, quindi elementi umani e non mediante intervento divino, anche se si afferma chiaramente che Egli guida le vicende umane e si prende cura del suo popolo.
Ester, «donna di presenza bellissima e di aspetto affascinante» (2,7), vive col cugino Mardocheo che l’ha adottata durante il terrore di una strage di ebrei ordinata da un editto reale, voluto dal primo ministro Aman, fieramente avverso a Israele.
Insieme a questa donna, il cui nome nella tradizione rabbinica significa “la nascosta” mentre in persiano “stareh”, “stella”; la forma originaria è rappresentata dal nome della dea babilonese Ishtar appaiono altre due persone contrapposte: Mardocheo e Aman.
Mardocheo rappresenta quel “resto” (Cfr. Is 10,20ss) che Dio si riserva in ogni generazione per far conoscere il suo nome alle nazioni affinché queste si incontrino con l’Autore della vita.
Aman, invece, è il simbolo del nemico, di Satana, che costantemente insidia e vuole distruggere gli eletti di Dio perché non ci sia salvezza per l’umanità e questi resti «nelle tenebre e nell’ombra di morte» (Lc 1,79).
Ma guardiamo a questa lectio come una parabola che Dio stesso vuole offrirci, per farci comprendere cosa vuole dalla nostra vita. A ciascuno di noi “scoprire il cuore di Dio nelle parole di Dio, perché possa con ardore anelare alle realtà eterne” (San Gregorio Magno).
Il versetto che a mio avviso fa da chiave per noi è il 4,14: «Chi sa che tu non sia stata elevata a regina proprio in previsione d'una circostanza come questa?».Ester è chiamata attraverso la storia al discernimento. Infatti, “La Scrittura è la storia di quel giudizio-discernimento che il Dio vivente compie nella trama dell’esistenza d’Israele e della Chiesa, e in secondo luogo, del discernimento che l’uomo, chiamato nella comunità dei redenti, deve operare per entrare nel piano di Dio” (J. Guillet). Ester è cosciente che «Il Signore Dio la prese e la pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse» (Gen 2,15).
Ester è chiamata a non fuggire dalla sua realtà e dalla propria identità (Cfr. Gio 1,3), neanche quando ci si avvicina al potere che apparentemente tutto risolve: arriva comunque un momento in cui deve rispondere ad una sollecitazione esterna, spesso urgente, se non ad una spinta interna. E questa pressione, nel caso della nostra storia in forma molto evidente, è stretta conseguenza della assenza di Dio (Cfr. 1Re 17).
In questo versetto vi è la chiamata in un pieno silenzio per fermarsi ed ascoltare l’ascolto di Dio, perché Dio è colui che sempre ripete: «Ho osservato la miseria del mio popolo … ho udito il suo grido» (Es 3,7).
È in quest’ascolto che Ester diviene nella sua piccolezza e nel suo nascondimento dono per l’altro, dono per il suo popolo come difesa dal nemico perché sa che «Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita» (Sal 16,5). Sa che non è il potere, le cose della terra che deve possedere, ma le cose di Dio vera ricchezza da trasmettere e da cui tutto il resto deriva (Cfr Est 4,16).
Ester, dopo aver ascoltato, è chiamata - nonostante il suo fascino - a trasformazione e questo lo vuole fare attraverso la preghiera meno pagana e più confidente (Cfr. Mt 6,7-8) realizzando quanto scrive l’Autore della Lettera agli Ebrei: «Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime… e fu esaudito per la sua pietà» (Eb 5,7).
In questa preghiera Ester si confonde con il suo popolo e passa dal singolare al plurale perché la sua voce si trasforma in quella del suo popolo oppresso (Cfr. Es 34,9; Dt 9,26).
Alla base di questa invocazione c'è la certezza dell'invincibilità dell'amore divino il quale interverrà operando un vero e proprio ribaltamento (Cfr. Dn 10,10-12), come quello annunziato dai profeti per il “giorno del Signore”: l'empio che si era esaltato sarà umiliato, il perseguitato sarà intronizzato e glorificato, alla morte subentra la vita, allo sterminio la salvezza (Cfr. Is 2,9; 5,15; Lc 14,11; 18,14).
C’è un percorso umano dove tutti siamo chiamati a preoccuparcene. Questo percorso è l’amore che ci conduce a farci carico dell’altro in ogni sua necessità, ad essere «Partecipi delle gioie e dei dolori degli altri» (1Pt 3,8), a «Portare i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo» (Gal 6,2). Questo percorso è un insegnamento di Dio che a sua volta insegna ad ascoltare per servire.
Quest’insegnamento di Dio passa da una preghiera sofferente, dove vi è la creatività di affidarsi al braccio di Dio, al suo atto creativo. La sua preghiera è un «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori» (1Pt 3,15).
Ester, in quest’atto creativo, ha trovato la parola di Dio per sé e per il suo popolo ed incarna l’intervento di Dio operando sull’uomo nella sua stessa storia: rabbia, pianto, paura, desiderio, attesa, speranza. Incarnare l’intervento di Dio è capire che il piano di Dio non è un destino ma una vocazione e di conseguenza farLo zampillare nella vita di tutti i giorni, «Perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi» (2Cor 4,7). È narrare ciò che il Signore ha fatto per chi crede in Lui (Cfr. Sal 66).
Ester è simile a un fiume d’acqua fresca che tutto feconda, fa fiorire e verdeggiare. «Mardocheo disse: tutte queste cose sono accadute per opera di Dio. Mi ricordo di un sogno: c’era una piccola sorgente che si trasformava in fiume; spuntava una luce, brillava il sole e l’acqua era abbondante. Questo fiume è Ester...! Attraverso lei il Signore ha salvato il suo popolo, ci ha liberati da tutti i mali e ha operato segni e prodigi grandiosi» (dal capitolo 10 del testo greco).
In questa vicenda Ester rivive quanto la Parola di Dio è stata nella sua storia e nella storia del suo popolo accogliendone il monito: «Siate forti nell'osservare ed eseguire quanto è scritto nel libro della legge di Mosè, senza deviare né a destra, né a sinistra, senza mischiarvi con queste nazioni che rimangono fra di voi; non pronunciate neppure il nome dei loro dèi, non ne fate uso nei giuramenti; non li servite e non vi prostrate davanti a loro: ma restate fedeli al Signore vostro Dio, come avete fatto fino ad oggi» (Gs 23,6-8). Infatti, ogni nostra azione, davanti a Dio, supera il tempo e si radica nel cuore dell’eternità e lì parla per noi! (Cfr. Mt 25,31-46).

interrogarsi

1. Hai provato a leggere gli stessi fatti secondo un progetto di cui non riesci forse a capire la trama? Prova a vedere qualche fatto della vita passata che ti ha fatto soffrire e che oggi leggi con occhi diversi.
2. Il dono di Dio ci colma di gioia, ma potrebbe anche sovraccaricarci di responsabilità. Quale fedeltà vivo nel mio cammino di fede? (puoi aiutarti, se vuoi, con il Vangelo secondo Matteo 25,14-30).
3. Quale discernimento nella vita di ogni giorno per amare quanti il Signore fa passare dalla mia vita, “portando i pesi gli uni degli altri”?
4. Con che spirito occupi il tuo posto nella vita? Con gioia, con rassegnazione, con invidia, con frustrazione, con spirito di servizio, in un dialogo d’amore con Dio?
5. Quale “parola ben misurata” (Est 4,17s), cioè “parole opportune ed adeguate”, usiamo nel testimoniare la nostra fede?

Pregare

A tutti i cercatori del tuo volto mostrati, Signore; a tutti i pellegrini dell'assoluto, vieni incontro, Signore; con quanti si mettono in cammino
e non sanno dove andare cammina, Signore; affiancati e cammina con tutti i disperati sulle strade di Emmaus; e non offenderti se essi non sanno che sei tu ad andare con loro, tu che li rendi inquieti e incendi i loro cuori; non sanno che ti portano dentro: con loro fermati poiché si fa sera e la notte è buia e lunga, Signore (David M. Turoldo).

Agire

Trovare momenti di sosta e di riflessione, per rispondere sempre meglio all’opera della redenzione con l’osservanza del comandamento dell’amore.

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