sabato 21 maggio 2011

RUTH


Invocare
Padre misericordioso, manda anche me, in questo tempo santo della preghiera e dell’ascolto della tua Parola, il tuo angelo santo, perché possa ricevere l’annuncio della salvezza e, aprendo il cuore, possa offrire il mio sì all’Amore. Manda su di me, ti prego, il tuo Spirito santo, quale ombra che mi avvolge, quale potenza che mi colma. Fin da adesso, o Padre, io non voglio dirti altro che il mio “Sì!”; dirti: “Eccomi, sono qui per te. Fa’ di me ciò che ti piace”. Amen.



Leggere (Rt 2,1-3.8-11)
2, 1 Noemi aveva un parente del marito, uomo potente e ricco della famiglia di Elimèlech, che si chiamava Booz. 2 Rut, la Moabita, disse a Noemi: “Lasciami andare per la campagna a spigolare dietro a qualcuno agli occhi del quale avrò trovato grazia”. Le rispose: “Và, figlia mia”. 3 Rut andò e si mise a spigolare nella campagna dietro ai mietitori; per caso si trovò nella parte della campagna appartenente a Booz, che era della famiglia di Elimèlech. 8 Allora Booz disse a Rut: “Ascolta, figlia mia, non andare a spigolare in un altro campo; non allontanarti di qui, ma rimani con le mie giovani; 9 tieni d’occhio il campo dove si miete e cammina dietro a loro. Non ho forse ordinato ai miei giovani di non molestarti? Quando avrai sete, và a bere dagli orci ciò che i giovani avranno attinto”. 10 Allora Rut si prostrò con la faccia a terra e gli disse: “Per qual motivo ho trovato grazia ai tuoi occhi, così che tu ti interessi di me che sono una straniera? ”. 11 Booz le rispose: “Mi è stato riferito quanto hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuo marito e come hai abbandonato tuo padre, tua madre e la tua patria per venire presso un popolo, che prima non conoscevi.


«Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel Regno di Dio» (Lc 13,29).
Con le parole dell’Evangelista Luca, cogliamo il personaggio femminile di Ruth, il cui nome è di difficile interpretazione. Alcuni vi scoprono la radice ebraica di “vedere” e altri quella di “riempire”, mentre c’è chi pensa al significato di “compagna” (re’ut). Altri ancora, e forse adatta anche al nostro brano, hanno assunto l'ipotesi che Ruth derivi da “rwh” che significa “essere irrigato a sazietà” (“riempire” d’acqua) e, per metafora, “essere colmo di beni”, uno dei termini usati dai profeti per indicare la benedizione del Signore nei confronti del suo popolo.
La nostra lectio più che sulla scena, vuole convergere sul nome della donna e in particolare su quest’ultimo significato dato.
Questo perché Dio parla in una maniera adatta all'uomo. Come Gesù, pienezza della Parola di Dio, è veramente Colui che è adatto ad incontrare l'uomo per raggiungere in profondità la totalità del suo cuore.
Infatti, la Parola di Dio non è destinata soltanto all'intelligenza dell'uomo, ma a tutta la persona, proprio perché l'uomo non è solo né primariamente in grado di capire quello che Dio gli vuol dire, ma è capace di ricevere quello che Dio gli vuol dare attraverso la sua Parola: vita, amore, perdono, sapienza e l'uomo perciò riceve ogni comunicazione di Dio, ogni sua «parola» con tutto se stesso, col cuore prima che con l'intelligenza. Perciò Gesù ebbe a dire che il Padre rivela i suoi misteri ai piccoli e ai poveri e li tiene nascosti ai sapienti (Cfr. Mt 11,25): i piccoli si lasciano raggiungere nel cuore, mentre i dotti si lasciano raggiungere solo nell'intelligenza, non sono disponibili a lasciarsi cambiare la vita: perciò la Parola di Dio non riesce a diventare vita per loro, rimane estranea alla loro esistenza.
C’è nella vita di Ruth e di ogni uomo e donna una sete che solo Dio può colmare, una sete che ci conduce certamente a Lui.
L'uomo è veramente un vuoto, un vuoto che attende di essere riempito, irrigato a sazietà, è terra assetata e arida (Sal 63, 2) che attende l'acqua per fiorire, è ossa aride (Cfr. Ez 37) che attendono un soffio vitale per poter rinascere, è tristezza che attende motivi di gioia per cambiare la veste da lutto in abito di danza (Sal 29,12). Donde può mai venire la vita a quest'uomo votato alla morte? (Rm 7,24; cfr. Gv 5,24; Sal 78,11; Ez 31,14).
Forse ci è difficile capirlo, non saremo i primi. Anche l’apostolo Pietro non riusciva a capire con la sua intelligenza perché non usava il cuore, non si faceva irrigare fino in fondo, a sazietà. Gesù infatti gli rispose: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo» (Gv 13,7).
Quando siamo davanti a Lui, davanti alla Parola lasciamoci amare, poi cerchiamo di comprendere: prima obbedire, poi capire. Prima l'incontro cuore a cuore, poi arriva anche l'intelligenza.
Ruth è la donna capace di farsi irrigare fino in fondo prima di fare un’ulteriore scelta di vita, prima di scoprire la grandezza del dono.
C’è una condizione nella vita di ciascuno che, grazie a Ruth, possiamo scoprire insieme al Salmista: «Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente… Le lacrime sono il mio pane… Mentre mi dicono “Dove è il tuo Dio”. Questo io ricordo e il mio cuore si strugge… In me si abbatte l’anima mia; perciò di te mi ricordo» (Sal 42, 2-5.7).
Sia nel nostro brano (il nome di Ruth e lei che va a spigolare), sia nel Salmo troviamo la sete e la fame: una condizione che ci conduce in maniera continua alla ricerca di Dio perché esiliati, cacciati fuori dal luogo di origine, del proprio benessere, dalla propria patria, etc.
In tutti c’è un ricordare e un ritornare a spigolare per rivivere e ascoltare meglio la voce che chiama perché «Chi ha sete venga a me» (Gv 7,37) perché «Chi crede in me non avrà più sete» (Gv 6,35).
Ruth è simbolo di quanti si accosteranno alla voce del Signore, di quanti realizzeranno le parole del profeta Amos: «Ecco verranno giorni – dice il Signore Dio – in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane, né sete di acqua, ma d’ascoltare la parola del Signore» (Am 8,11).
Con una profezia e con una benedizione il profeta annuncia che prima o poi se non altro al momento della morte, non ci sazierà più niente fuori di Dio. Non ci sazierà più il benessere, né la salute, né la fama, né il potere. Anzi avremo sempre più insoddisfazione fino al momento in cui cominceremo ad avere sete e fame della Parola di Dio.
Ruth è la donna che prende coscienza di questo e si fa avanti, va a spigolare perché la sua vita si realizzi in un incontro terreno in preparazione dell’incontro finale con l’Autore della vita, che, a sua volta, sarà Lui a donare a Ruth e a tutti la sua spiga.
Una prima spiga la troviamo nell’albero genealogico del Messia perché questa donna scelta da Dio entri nella storia della salvezza e quindi deve, in qualche maniera, far parte del popolo eletto. Questo privilegio le viene riconosciuto dallo stesso Booz, suo marito: «Tu hai abbandonato tuo padre, tua madre e la tua patria per venire presso un popolo, che prima non conoscevi» (v. 11).
Queste parole, composte in maniera diversa, le ritroviamo nel Vangelo sulla bocca di Gesù, mentre veniva interrogato su come possedere la vita eterna: «Amen vi dico, non c’è nessuno che ha lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi, a causa di me e a causa del vangelo» (Mc 10,29).
Queste sono le parole che ci rendono poveri e piccoli, facendoci scoprire il tesoro inestimabile per il quale si lascia tutto: è una chance che Gesù dona perché tutti possiamo passare, grazie alla nostra povertà, per le porte della vita. Il Regno è amare Lui, che si è fatto fratello per poter essere incontrato e baciato da noi (Ct 8,1). Si è fatto ultimo di tutti, perché amando il più povero, amiamo Lui; e amando Lui amiamo tutti.
In queste persone che vanno dietro a Gesù vi è un rapporto libero da ogni idolatria perché tutto ritorna secondo il disegno di Dio, vivendo il tutto come un dono dall’Alto e da condividere con tutti (cfr. Rt 2, 8-9).
Farsi discepoli significa scoprire nello sguardo di Dio l’unico bene. Discepolo è colui che si lascia conquistare dal Signore, come Ruth, come Paolo, è un lasciar perdere tutto e correre per conquistarlo (Fil 3,8.12). È l’adesione personale a Colui che è povero e che porta la croce e ciò costituisce il momento essenziale della sequela; ogni altro motivo sarebbe insufficiente perché nella parola dell’annuncio evangelico che tutti trovano Gesù e motivano la loro adesione.
La ricompensa avviene già quaggiù sulla terra, perché nella comunione fraterna della comunità cristiana i discepoli trovano ampiamente i beni lasciati (Mc 10,30).
Sia nel Vangelo che nella vicenda di Ruth vi è un centro che fa parte della fede cristiana: lasciare tutto per Cristo Gesù, lasciarsi sedurre dal Dio che ci è apparso in Gesù.
Soltanto chi ha questa «Superna conoscenza di Cristo Gesù» (Fil 3,8), è presso Dio, ha scoperto – spigolando – la perla preziosa (Mt 13,46), abbandona tutto con gioia lasciandosi irrigare dentro e fuori di sé, perché ha la pienezza della vita del regno che è riservato ai poveri.

Interrogarsi
1. Rileggendo la vicenda di Ruth, prova a richiamare e a vedere quanta forza essa sprigiona ancora nella tua vita: prova a chiederti se il tuo cammino si è fatto tiepido e pigro o se mantiene la freschezza originaria.
2. Ci facciamo irrigare a sazietà dalla Parola di Dio per poi viverla con tutti?
3. Quali esperienze e atteggiamenti interiori favoriscono o impediscono la tua spigolatura così da tradurre in preghiera in tuo “sì” al Signore?

Pregare
Spirito d'amore, Tu che sei amore in tutta la tua persona, l'Amore unico e ideale, vieni a trasformare in amore tutta la nostra vita. Donaci di amare alla maniera di Dio, il quale non mette limiti all'apertura del suo cuore, tu che ne sei il dono integrale.
Donaci di amare ad esempio di Cristo, che ha testimo¬niato all'umanità una bontà mirabile offrendo per essa il sacrificio della vita.
Donaci di amare con tutta la spontaneità del nostro essere, ma insieme con tutta l'energia spirituale che ci viene da te.
Donaci di amare in maniera sincera e disinteressata, distaccandoci completamente dalle nostre ambizioni personali. Donaci di amare prodigandoci volentieri e senza attendere ricompensa, dimenticando ciò che diamo e ciò che sopportiamo.
Donaci di amare anche nelle delusioni e negli sgarbi, amare fino alla fine anche senza ricevere alcun contraccambio.
Donaci di amare con pazienza instancabile, senza irritarci dei difetti altrui e dei torti ricevuti.
Donaci di amare e di crescere sempre più nell'amore, facendoci scoprire progressivamente tutto ciò che esige quell'amore perfetto che si trova solo in te.
Donaci di trovare la nostra gioia nell'amore e di cercare la nostra vera felicità nel far contenti gli altri.

Agire
Impegnarsi in una vita sempre più piena nella ricerca del Bene assoluto nella continua donazione di sé.

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